Edilizia: come l’Intelligenza Artificiale può migliorare produttività, costi e rendimenti

Edilizia: come l’Intelligenza Artificiale può migliorare produttività, costi e rendimenti

Uno studio Suffolk-MIT mostra come l’integrazione dell’AI tra progettazione, BIM, permessi, logistica e cantiere possa ridurre tempi e costi

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più rapidamente negli studi di progettazione, negli uffici tecnici e nei cantieri. Ma il punto non è semplicemente utilizzare un nuovo software capace di generare immagini, analizzare documenti o automatizzare alcune attività.

La questione è molto più ampia: cosa succede quando l’AI viene utilizzata lungo l’intero processo edilizio, dalla progettazione alla gestione dei permessi, dagli approvvigionamenti alla programmazione del cantiere?

È proprio questa la prospettiva analizzata dallo studio Construction in the Age of AI, realizzato da Suffolk insieme al Massachusetts Institute of Technology (MIT). La ricerca prova a misurare l’effetto dell’intelligenza artificiale non su una singola attività, ma sull’intero ciclo di vita di un intervento.

I risultati indicano un potenziale importante: in determinati scenari, l’integrazione delle tecnologie di AI può portare a riduzioni significative dei tempi di realizzazione e dei costi complessivi di progetto.

Perché proprio l’edilizia?

Il settore delle costruzioni convive da tempo con un problema strutturale: la produttività cresce molto più lentamente rispetto a quella di altri comparti industriali.

Progetti complessi, informazioni frammentate, varianti, ritardi nelle forniture, interferenze tra lavorazioni e tempi autorizzativi difficili da prevedere continuano a incidere pesantemente sull’efficienza.

È in questo contesto che l’intelligenza artificiale può diventare interessante.

Non tanto perché sostituisce il progettista, il direttore dei lavori o l’impresa, quanto perché può collegare informazioni che oggi vengono gestite separatamente e supportare decisioni più rapide durante tutte le fasi dell’intervento.

La vera trasformazione, secondo la ricerca Suffolk-MIT, arriva quindi quando l’AI smette di essere uno strumento isolato e diventa parte di un ecosistema digitale e una piattaforma informativa integrata basati su BIM, Common Data Environment e dati strutturati.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle costruzioni non rappresenta dunque una semplice ottimizzazione del software di studio o di cantiere, ma una riorganizzazione sistemica dell’intero processo edilizio.

L’integrazione tra dati di progettazione, logistica di fornitura ed esecuzione trasforma l’impostazione tradizionale basata sul “progetta prima e calcola i costi dopo”, introducendo un modello predittivo e collaborativo. Per i professionisti del settore AEC, la vera sfida dei prossimi anni risiederà nella capacità di strutturare i dati di progetto e di cantiere, condicio sine qua non per accedere ai benefici economici e finanziari dell’era dell’IA.

Perché allora l’AI non è già diffusa in tutti i cantieri?

Il potenziale è elevato, ma le difficoltà non mancano. La prima riguarda i dati.

L’intelligenza artificiale funziona bene quando può utilizzare informazioni affidabili, aggiornate e strutturate. Nella pratica, invece, i dati di un progetto sono spesso distribuiti tra progettisti, committente, impresa, fornitori e subappaltatori.

Documenti, modelli, computi, cronoprogrammi e informazioni di cantiere possono trovarsi su piattaforme diverse e utilizzare strutture differenti.

Senza una base dati coerente, anche l’algoritmo più evoluto ha possibilità limitate.

C’è poi il tema dell’automazione fisica. Trasformare un modello BIM in istruzioni direttamente utilizzabili da robot o sistemi di fabbricazione richiede ancora un forte lavoro di integrazione, mentre la variabilità tipica dei cantieri rende più difficile replicare le logiche dell’automazione industriale.

A tutto questo si aggiungono questioni relative all’affidabilità degli output, alla protezione dei dati, alle responsabilità professionali e alla necessità di mantenere sempre una supervisione umana sulle decisioni più rilevanti.

Dalla progettazione al cantiere: dove può intervenire l’AI

Lo studio individua sei aree nelle quali l’intelligenza artificiale può produrre gli effetti più rilevanti:

progettazione;
prefabbricazione e produzione offsite;
autorizzazioni;
programmazione dei lavori;
gestione della manodopera e dei subappalti;
approvvigionamenti e logistica.

Non si tratta però di sei ambiti indipendenti.

Il vantaggio maggiore nasce proprio dalla loro integrazione: una modifica progettuale può aggiornare i costi, influenzare gli ordini dei materiali, modificare il cronoprogramma e cambiare l’organizzazione delle squadre in cantiere.

È questo “effetto domino” controllato a rappresentare uno degli aspetti più interessanti dell’AI applicata alle costruzioni.

Progettare più velocemente, valutando più alternative

La progettazione è probabilmente l’ambito nel quale l’impiego dell’AI risulta oggi più immediato.

Gli strumenti generativi e gli algoritmi di ottimizzazione possono aiutare il progettista a esplorare numerose alternative verificando contemporaneamente parametri differenti: costi, prestazioni energetiche, efficienza strutturale, vincoli progettuali e requisiti normativi.

Il vantaggio non consiste soltanto nel “disegnare più velocemente”.

L’aspetto più interessante è la possibilità di spostare alcune valutazioni nelle fasi iniziali del progetto, quando intervenire sulle scelte progettuali è ancora relativamente semplice ed economico.

Secondo i dati analizzati nello studio, l’automazione può ridurre sensibilmente i tempi del ciclo di progettazione e i relativi costi di ingegneria. A questo si aggiungono strumenti ormai consolidati nell’ambito BIM, come la clash detection, e approcci come il Target Value Design e il Design for Manufacture and Assembly.

La ricerca ha calcolato una riduzione del ciclo di progettazione fino al 35–40% e risparmio sui costi di progettazione/ingegneria fino al 21%. L’ottimizzazione strutturale consente inoltre un risparmio fino al 10% sul costo totale di costruzione.

BIM, produzione Offsite e Prefabbricazione (Offsite Manufacturing – OSM): progettare pensando già alla produzione

Un altro passaggio riguarda il rapporto tra modello digitale e prefabbricazione.

Se il BIM contiene informazioni sufficientemente affidabili e dettagliate, il modello può diventare la base per organizzare la produzione di componenti ed elementi fuori dal cantiere.

L’AI può contribuire all’ottimizzazione del processo: dalla suddivisione degli elementi alla produzione, fino alla logistica e alla sequenza di montaggio.

L’integrazione tra modelli BIM pronti per la produzione (fabrication-ready) e l’IA industriale consente di spostare quote rilevanti di lavoro dal cantiere alla fabbrica protetta.

Secondo la ricerca, questa integrazione può tradursi in una riduzione significativa dei tempi complessivi (contrazione dei tempi di progetto fino al 32%, con picchi del 47% nella costruzione modulare volumetrica) e una riduzione dei costi totali di cantiere fino al 14%, soprattutto nei sistemi modulari e nelle costruzioni con un elevato livello di prefabbricazione.

Permessi edilizi (Permitting): l’AI può accelerare le verifiche?

Il tema delle autorizzazioni è particolarmente interessante, anche se i dati dello studio fanno riferimento prevalentemente al contesto statunitense.

Negli Stati Uniti la forte frammentazione delle giurisdizioni e dei regolamenti rende l’iter autorizzativo particolarmente complesso.

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per confrontare automaticamente le informazioni contenute nei modelli BIM con requisiti e prescrizioni trasformati in regole digitali.

L’obiettivo non è eliminare il ruolo dell’amministrazione, ma automatizzare una parte delle verifiche ripetitive e individuare più rapidamente eventuali non conformità.

Esperienze come PermitFlow, CivCheck, eCheck in California o CORENET X a Singapore mostrano già possibili applicazioni del cosiddetto automated code checking.

Perché questo modello possa funzionare su larga scala, però, serve un presupposto fondamentale: norme e regolamenti devono essere disponibili anche in formati strutturati e leggibili dalle macchine.

Dal cronoprogramma statico a un cantiere che si aggiorna continuamente

Uno degli ambiti con le maggiori ricadute operative riguarda la programmazione dei lavori.

Il tradizionale cronoprogramma fotografa una sequenza di attività definita in fase di pianificazione. Ma il cantiere reale cambia continuamente.

Una consegna arriva in ritardo, una lavorazione dura più del previsto, il meteo interrompe alcune attività, una squadra non è disponibile oppure una variante modifica la sequenza prevista.

Con strumenti di machine learning e modelli 4D è possibile immaginare un cronoprogramma molto più dinamico, capace di aggiornarsi in funzione dello stato reale del progetto.

L’AI può simulare diverse sequenze di lavorazione e suggerire nuove configurazioni per ridurre tempi morti, sovrapposizioni e interferenze.

Non a caso lo scheduling viene considerato nello studio uno dei principali elementi di collegamento tra approvvigionamenti, organizzazione delle squadre e avanzamento dei lavori.

Materiali e forniture: non conta solo quanto costano, ma quando arrivano

La gestione degli approvvigionamenti è un altro punto critico.

Nel settore delle costruzioni i materiali rappresentano una componente rilevante del costo complessivo dell’intervento. Ma per un’impresa non è sufficiente acquistare al prezzo migliore.

Il materiale deve arrivare nel momento giusto.

Una consegna anticipata può creare problemi di stoccaggio e movimentazione. Una consegna in ritardo può fermare squadre e lavorazioni, con conseguenze che si propagano sul resto del cronoprogramma.

L’AI può utilizzare dati storici, disponibilità dei fornitori, tempi di consegna e avanzamento effettivo del cantiere per supportare la gestione degli ordini e individuare con maggiore anticipo possibili criticità.

In questa prospettiva, la previsione del prezzo diventa solo una parte del problema: altrettanto importante è ottimizzare il lead time e garantire continuità alle lavorazioni.

Il caso studio: 11 mesi in meno e 32 milioni di dollari risparmiati

Per valutare l’effetto combinato delle diverse tecnologie, la ricerca applica il modello a un progetto residenziale reale completato nel 2024 a San Francisco.

Si tratta di un complesso multifamiliare di circa 16.700 m², con un budget iniziale di 179 milioni di dollari e una durata complessiva prevista di 51 mesi. Applicando in maniera integrata le diverse leve analizzate — progettazione, permitting, pre-costruzione, cantiere, logistica e programmazione — il modello stima:

32 milioni di dollari di riduzione dei costi, pari a circa il 18% del budget complessivo, e 11 mesi risparmiati, con una riduzione della durata da 51 a 40 mesi.

La voce sulla quale il modello registra il maggiore risparmio economico è il cantiere: dai 128 milioni di dollari iniziali a una riduzione stimata di circa 28 milioni.

Anche la progettazione mostra benefici rilevanti, con una riduzione dei tempi stimata intorno al 30%.

Naturalmente non si tratta di valori automaticamente replicabili in ogni intervento. Sono risultati derivati da un modello applicato a uno specifico caso studio.

Il dato interessante è soprattutto un altro: risparmiare tempo in edilizia significa anche ridurre il capitale immobilizzato e gli oneri finanziari dell’operazione.

Meno tempo significa anche migliori condizioni finanziarie

Nel settore immobiliare la durata di un progetto non è soltanto una questione organizzativa.

Ogni mese aggiuntivo significa capitale impegnato più a lungo, maggiori interessi, maggiore esposizione alle oscillazioni dei prezzi e ritardo nell’avvio dei ricavi.

Nel caso analizzato, l’integrazione delle tecnologie AI produce quindi conseguenze anche sui principali indicatori finanziari.

Il modello Suffolk-MIT stima un aumento dell’Unlevered IRR di 5-6 punti percentuali e un miglioramento dello Yield on Cost di 1-2 punti percentuali.

È uno degli aspetti più interessanti dello studio: l’AI non viene valutata semplicemente in termini di produttività del singolo tecnico o della singola squadra, ma rispetto alla sostenibilità economica complessiva dell’intervento.

Il Confronto: Baseline vs Modello Ottimizzato con IA

Budget complessivo iniziale: 179 milioni di dollari.
Durata totale di partenza: 4,5 anni (51 mesi) dall’avvio della progettazione alla chiusura.
Risparmio sui Costi Totali: 18% (pari a 32 milioni di dollari risparmiati, portando il costo complessivo a 147 milioni di dollari).
Riduzione dei Tempi Totali: 22% (pari a 11 mesi risparmiati, riducendo la durata complessiva da 51 a 40 mesi).

Impatto Finanziario Fase per Fase (Dati Modello Suffolk-MIT)

Fase del Progetto
Budget Baseline (USD M)
Risparmio Costi (%)
Durata Baseline (Mesi)
Risparmio Tempi (%)
Tempi Risparmiati

Acquisizione Terreno
27,0 M$

3 mesi

Permessi (Entitlement)
1,4 M$
-4% (0,05 M$)
11 mesi
-19%
2 mesi

Progettazione (Design & Eng.)
6,0 M$
-20% (1,2 M$)
24 mesi
-30%
7 mesi

Pre-costruzione (Precon)
3,0 M$
-10% (0,3 M$)
9 mesi
-14%
1 mese

Costruzione (Cantiere)
128,0 M$
-22% (28,0 M$)
30 mesi
-14%
7 mesi

Oneri Finanziari (Finance)
7,0 M$
-17% (1,2 M$)


Escalation dei Costi
7,0 M$
-17% (1,2 M$)


TOTALE PROGETTO
179,0 M$
-18% (-32 M$)
51 mesi
-22%
11 mesi

(Nota: La somma algebrica dei mesi risparmiati non coincide esattamente con il totale a causa della parziale sovrapposizione temporale tra le fasi operative).

 

Fonte: suffolk.com, MIT media lab, Center for Real Estate

 

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