Laurea abilitante per ingegneri e abolizione dell’Esame di Stato dal 2027?
La laurea in ingegneria diventerà abilitante: cosa cambia per Esame di Stato, tirocinio, Albo, classi di laurea e tempi della riforma
La laurea magistrale in ingegneria è destinata a diventare abilitante.
Secondo quanto annunciato nel corso del 70° Congresso nazionale degli ingegneri, il tavolo tecnico MUR dovrebbe concludere i lavori nell’ottobre 2026; successivamente dovranno essere approvati il regolamento e i provvedimenti ministeriali attuativi.
L’obiettivo è partire con il nuovo assetto già dal prossimo anno accademico.
La riforma punta a trasferire l’abilitazione all’interno del percorso universitario attraverso un tirocinio pratico-valutativo e una verifica delle competenze professionali.
Cambierà anche l’Albo degli ingegneri, con cinque settori e la progressiva revisione della Sezione B.
La trasformazione del percorso di accesso alla professione si inserisce in un contesto in cui agli ingegneri sono richieste competenze sempre più specialistiche e digitali. Tra queste rientra il BIM (Building Information Modeling), ormai centrale nella progettazione e nella gestione dei processi costruttivi. Scopri i corsi BIM e certificazione ACCA per approfondire metodologie, strumenti e percorsi di qualificazione professionale è possibile consultare i .
Come funzionerà la laurea abilitante per ingegneri?
La base normativa è l’articolo 4 della legge 8 novembre 2021, n. 163, che consente di rendere abilitanti ulteriori titoli universitari che oggi permettono l’accesso a un Esame di Stato e non richiedono un tirocinio post-lauream.
La legge 163/2021 ha già introdotto lauree abilitanti per altre professioni e ha previsto un meccanismo per estendere il modello ad ulteriori titoli universitari. L’articolo 4 stabilisce che l’estensione può avvenire mediante uno o più regolamenti adottati su proposta del MUR, di concerto con il Ministero competente per la vigilanza sulla professione.
Il nuovo modello dovrebbe integrare nel corso di laurea magistrale un tirocinio pratico-valutativo e una verifica delle competenze professionali. Superato il percorso previsto, il titolo universitario consentirebbe di conseguire anche l’abilitazione, evitando un successivo Esame di Stato separato.
Nella proposta illustrata dal CNI alla Conferenza dei Rettori nell’aprile 2026, il Tirocinio Pratico-Valutativo (TPV) è quantificato in 9 CFU in presenza:
TPV proposto dal CNI
Contenuto
3 CFU
tematiche ordinistiche e deontologiche
6 CFU
attività tecnico-applicative coerenti con il settore professionale
Totale
9 CFU in presenza
Si tratta però della proposta del CNI, non ancora della disciplina definitiva: numero di CFU, modalità della prova e organizzazione del tirocinio dovranno essere verificati sul testo dei provvedimenti attuativi.
Laurea abilitante significa che non ci sarà più nessuna prova professionale?
La riforma non elimina la verifica delle competenze professionali: la porta all’interno del corso universitario. Il cambiamento principale riguarda quindi il momento dell’abilitazione, non la rinuncia a valutarne i requisiti.
Attualmente laurea e abilitazione sono due passaggi distinti. Il laureato consegue il titolo accademico e, se intende abilitarsi alla professione regolamentata, sostiene successivamente l’Esame di Stato previsto dal D.P.R. 328/2001.
Con la laurea abilitante, invece, formazione accademica, tirocinio pratico-valutativo e verifica professionale diventerebbero parti dello stesso percorso.
Il passaggio può essere sintetizzato così:
Sistema attuale
Sistema della laurea abilitante
Laurea magistrale
Laurea magistrale con percorso abilitante
Esame di Stato successivo
Verifica professionale integrata nel percorso
Abilitazione separata
Abilitazione contestuale al titolo
Successivo accesso all’Albo
Accesso all’Albo sulla base della nuova abilitazione
L’abilitazione professionale e l’iscrizione all’Albo restano concetti distinti: i provvedimenti attuativi dovranno coordinare il nuovo titolo abilitante con le procedure di iscrizione all’Ordine professionale.
Quali lauree in ingegneria diventeranno abilitanti?
Saranno interessate dalla riforma 21 classi di laurea magistrale. Tra le lauree destinate a diventare abilitanti dovrebbe esserci: ingegneria civile, ingegneria della sicurezza, ingegneria per l’ambiente e il territorio, ingegneria aerospaziale, chimica, elettrica, meccanica, navale, dell’automazione, informatica, delle telecomunicazioni, biomedica e gestionale.
Anche la laurea triennale in ingegneria diventerà abilitante?
Il riassetto dell’Albo dovrebbe procedere verso la progressiva scomparsa della sezione dedicata agli ingegneri junior.
La riforma presentata dal CNI è centrata sulla laurea magistrale abilitante e prevede parallelamente la progressiva disattivazione della Sezione B dell’Albo.
Oggi il D.P.R. 328/2001 distingue infatti la professione di ingegnere, collegata alla Sezione A, da quella di ingegnere iunior, collegata alla Sezione B.
Nella proposta CNI la Sezione B dovrebbe essere progressivamente disattivata, prevedendo però un periodo transitorio di almeno cinque anni per tutelare gli studenti già iscritti ai corsi di primo livello.
Saranno previsti percorsi che consentano, per gli appartenenti alla sezione A dell’albo, l’accesso a settori diversi da quello di appartenenza.
Che cosa succederà a chi è già laureato in ingegneria? E’ prevista l’abolizione retroattiva dell’Esame di Stato ingegneria
La riforma non prevede un’automatica abilitazione retroattiva di tutti i laureati in ingegneria, né la trasformazione automatica delle vecchie lauree in titoli abilitanti, né l’abolizione dell’Esame di Stato.
Chi ha conseguito la laurea prima dell’entrata in vigore del nuovo percorso abilitante non dovrebbe perdere la possibilità di conseguire l’abilitazione tramite Esame di Stato secondo il sistema transitorio. La riforma dovrà infatti salvaguardare i titoli e i diritti già maturati.
L’Esame di Stato resterà disponibile per i laureati magistrali o del vecchio ordinamento che abbiano conseguito il titolo prima dell’introduzione della laurea abilitante.
La futura laurea abilitante riguarda il percorso formativo organizzato secondo le nuove regole. Non basta quindi avere conseguito in passato una laurea appartenente alla stessa classe perché il titolo acquisisca automaticamente gli effetti del nuovo percorso professionale.
Sarà il regime transitorio del regolamento a stabilire nel dettaglio i casi particolari.
Come cambierà l’Albo degli ingegneri?
Il progetto di riforma prevede il passaggio dagli attuali tre settori dell’Albo a cinque settori, separando in particolare ingegneria biomedica e clinica e ingegneria gestionale.
Il CNI propone questa articolazione:
Nuovo settore proposto
Ambito
Ingegneria civile e ambientale
opere civili, territorio, ambiente
Ingegneria industriale
sistemi e processi industriali
Ingegneria dell’informazione
elettronica, informatica, telecomunicazioni e ambiti collegati
Ingegneria biomedica e clinica
tecnologie e sistemi applicati all’ambito biomedico
Ingegneria gestionale
organizzazione, processi, sistemi gestionali
La riorganizzazione serve ad adeguare la struttura dell’Albo alla trasformazione degli studi universitari e delle specializzazioni professionali.
Sono inoltre allo studio percorsi che consentano agli iscritti alla Sezione A di accedere a settori diversi da quello originario, secondo modalità che dovranno essere definite dalla riforma.
Perché viene riformato l’accesso alla professione di ingegnere?
Uno dei problemi alla base della riforma è il crescente distacco tra il numero dei laureati in ingegneria e quello di chi completa il percorso di abilitazione professionale. I dati più recenti del Centro Studi CNI mostrano un forte calo degli abilitati.
Nel 2024 hanno ottenuto l’abilitazione 4.229 ingegneri, il 54,4% in meno rispetto ai 9.279 registrati nel 2023. Nello stesso anno gli ingegneri iunior abilitati sono stati 628, con una riduzione del 51% rispetto al 2023.
Il fenomeno è ancora più significativo se rapportato alla crescita della popolazione universitaria. Per l’anno accademico più recente analizzato dal CNI, gli immatricolati nelle classi che permettono l’accesso alla professione di ingegnere e ingegnere iunior sono quasi 68.000, circa il 6% in più rispetto all’anno precedente.
Il problema non riguarda dunque la mancanza di interesse per gli studi di ingegneria, ma anche il rapporto tra formazione universitaria, abilitazione e appartenenza all’Ordine.
Già sui dati 2023 il Centro Studi CNI rilevava che soltanto il 29,7% dei potenziali laureati magistrali di riferimento aveva conseguito l’abilitazione.
La laurea abilitante mira anche a ridurre questa distanza, integrando il passaggio professionale nel percorso accademico.
Esame di Stato ingegnere: cosa vale nel 2026?
Nel 2026 chi rientra nell’attuale ordinamento deve ancora seguire le regole vigenti e sostenere l’Esame di Stato.
Per la Sezione A l’Esame di Stato comprende, secondo la disciplina vigente, prove scritte, prova orale e prova pratica; l’organizzazione è collegata ai diversi settori professionali previsti dal D.P.R. 328/2001. Le università stanno infatti svolgendo normalmente le sessioni 2026 sulla base dell’Ordinanza MUR n. 694/2026.
La distinzione temporale è quindi essenziale:
Situazione
Regola
Laureati soggetti all’ordinamento attuale
Esame di Stato ancora richiesto
Studenti del futuro corso abilitante
Abilitazione integrata nel corso di studi
Laureati precedenti non ancora abilitati
regime transitorio da definire; prevista salvaguardia dell’Esame di Stato
Studenti di primo livello / Sezione B
disciplina transitoria da definire
FAQ sulla laurea abilitante e sull’abolizione dell’Esame di Stato
Quando sarà abolito l’Esame di Stato per ingegneri?
Il tavolo tecnico ministeriale dovrebbe concludere i lavori nell’ottobre 2026 e saranno poi necessari i provvedimenti attuativi. Nel 2026 l’Esame di Stato continua regolarmente a svolgersi.
La laurea in ingegneria è già abilitante?
No, le normali lauree magistrali in ingegneria non sono ancora diventate abilitanti per effetto della riforma in discussione. L’attuale abilitazione continua a essere conseguita secondo le regole vigenti.
Con la laurea abilitante non si farà più l’Esame di Stato?
Non si dovrebbe più sostenere un Esame di Stato separato dopo la laurea. La valutazione delle competenze professionali sarà però integrata nel percorso universitario attraverso tirocinio e prova abilitante.
Chi è già laureato sarà automaticamente abilitato?
No. Le informazioni disponibili non prevedono un’abilitazione automatica retroattiva dei laureati. Per chi ha conseguito il titolo prima del nuovo ordinamento è previsto un regime transitorio.
La laurea triennale in ingegneria diventerà abilitante?
La proposta oggi in discussione riguarda soprattutto le lauree magistrali. Parallelamente è prevista la progressiva revisione della Sezione B dell’Albo degli ingegneri, dedicata agli ingegneri iunior.
Che fine farà l’ingegnere iunior?
La proposta CNI prevede la progressiva disattivazione della Sezione B, con una fase transitoria di almeno cinque anni a tutela degli studenti già inseriti nei percorsi interessati.
Quante classi di laurea diventeranno abilitanti?
La notizia più recente indica 21 classi di laurea magistrale. L’elenco definitivo dovrà però essere verificato nel regolamento e nel decreto ministeriale attuativo.
La laurea abilitante permette automaticamente l’iscrizione all’Albo?
Il titolo consentirà di conseguire l’abilitazione professionale secondo il nuovo sistema. Le modalità amministrative di iscrizione all’Albo e il coordinamento con i nuovi settori dovranno essere disciplinati dai provvedimenti attuativi.
Qual è la norma di riferimento?
Il principale riferimento è l’articolo 4 della legge 8 novembre 2021, n. 163, che consente di estendere il modello delle lauree abilitanti ad ulteriori professioni.
Fonte: Read More
