Giunti di dilatazione in edilizia: tipologie, dimensionamento e interferenze con gli impianti

Giunti di dilatazione in edilizia: tipologie, dimensionamento e interferenze con gli impianti

Scopri cosa sono i giunti di dilatazione in edilizia, come si dimensionano, le principali tipologie e come gestire gli impianti con il BIM

Una struttura edilizia è soggetta a movimenti che possono derivare da variazioni di temperatura, ritiro dei materiali, deformazioni sotto carico, cedimenti differenziali, azione del vento e azioni sismiche.

Quando questi fenomeni interessano parti diverse dell’edificio, la continuità rigida tra gli elementi può generare tensioni, fessurazioni, distacchi e danneggiamenti. I giunti di dilatazione, o più in generale i giunti di movimento, consentono di assorbire gli spostamenti previsti attraverso una separazione progettata tra le diverse parti dell’opera.

La presenza di un giunto interessa però anche la progettazione degli impianti. Tubazioni, canalizzazioni, passerelle e condotte che attraversano questa discontinuità devono poter assecondare gli spostamenti relativi tra le parti strutturali, senza subire danneggiamenti e senza compromettere la funzionalità delle reti.

Questa esigenza richiede un coordinamento tra struttura e impianti fin dalle fasi di progettazione. Un software BIM per la progettazione MEP consente di modellare le reti in ambiente tridimensionale, verificarne la posizione rispetto agli elementi strutturali e individuare le interferenze con i giunti prima della realizzazione.

In questo articolo analizziamo le principali tipologie di giunto, i criteri per il loro dimensionamento e le soluzioni per gestire gli attraversamenti degli impianti. Vediamo inoltre come utilizzare il modello BIM per verificare le interferenze in corrispondenza dei giunti e definire le soluzioni progettuali più appropriate.

Cosa sono i giunti di dilatazione in edilizia?

I giunti di dilatazione sono discontinuità progettate che permettono a parti adiacenti di una costruzione di muoversi reciprocamente senza trasferire integralmente deformazioni e sollecitazioni. Rientrano nella più ampia categoria dei giunti di movimento, che comprende soluzioni con funzioni differenti in relazione alla causa e all’entità dello spostamento previsto.

Il termine “giunto di dilatazione” viene utilizzato spesso in senso generale per indicare diverse tipologie di giunti di movimento. Una separazione può essere progettata per assorbire variazioni dimensionali dovute alla temperatura, controllare gli effetti del ritiro, separare corpi di fabbrica con comportamento differente oppure consentire gli spostamenti prodotti dall’azione sismica.

La geometria del giunto deve essere definita in funzione degli spostamenti attesi. L’ampiezza della separazione, la profondità e il sistema di chiusura devono essere compatibili con i movimenti previsti e con le caratteristiche degli elementi interessati.

Un aspetto importante riguarda la continuità del giunto. Se una parte dell’edificio deve potersi muovere rispetto a un’altra, la discontinuità deve essere mantenuta anche negli elementi che attraversano il giunto, comprese finiture, impermeabilizzazioni e componenti impiantistici.

Perché si utilizzano i giunti di dilatazione?

Le cause dei movimenti di una costruzione sono diverse e possono agire contemporaneamente. La progettazione del giunto parte quindi dall’individuazione delle azioni che possono produrre spostamenti relativi tra le parti dell’opera.

Vediamo quali sono i principali fenomeni da considerare.

Dilatazione e contrazione termica

Le variazioni di temperatura modificano le dimensioni dei materiali da costruzione. Quando la temperatura aumenta, gli elementi tendono a dilatarsi, mentre con il raffreddamento tendono a contrarsi. L’entità della variazione dipende dal coefficiente di dilatazione del materiale, dalla variazione termica e dalla lunghezza dell’elemento.

Se la struttura non può deformarsi liberamente, le variazioni dimensionali generano tensioni interne. Il fenomeno assume maggiore rilevanza negli edifici di grandi dimensioni, nei quali anche piccoli allungamenti unitari possono produrre spostamenti significativi tra parti distanti dell’opera.

Il giunto consente alle parti della costruzione di assecondare le variazioni dimensionali senza trasferirle integralmente agli elementi adiacenti. La separazione deve rimanere compatibile con il movimento massimo previsto e il relativo sistema di chiusura deve poterlo seguire senza perdere la propria funzione.

Ritiro dei materiali

Il ritiro è una riduzione delle dimensioni che interessa diversi materiali da costruzione. Nel calcestruzzo, per esempio, può dipendere dalla perdita di acqua, dalle variazioni di umidità e dai fenomeni che si verificano durante la maturazione. Il ritiro può produrre deformazioni anche dopo la fase iniziale di presa e indurimento.

Quando il movimento è impedito, il ritiro può generare tensioni di trazione e favorire la formazione di fessure. Il rischio aumenta nelle strutture estese e negli elementi con geometrie o vincoli che limitano la libera deformazione.

La posizione e la configurazione dei giunti devono quindi essere coerenti con la geometria della struttura, con la distribuzione degli elementi e con i movimenti attesi. Anche i materiali di riempimento e i sistemi di chiusura devono risultare compatibili con le deformazioni previste.

Cedimenti differenziali

I cedimenti differenziali si verificano quando parti diverse della costruzione subiscono abbassamenti verticali differenti. Il fenomeno può dipendere dalle caratteristiche del terreno, dalla distribuzione dei carichi, dalla geometria delle fondazioni o dalla presenza di condizioni geotecniche non uniformi.

Se due parti dell’edificio restano rigidamente collegate, un cedimento differenziale può produrre deformazioni importanti nella struttura e negli elementi non strutturali. Pareti, pavimenti, tamponamenti e finiture possono subire fessurazioni o distacchi quando lo spostamento supera la capacità di deformazione dei collegamenti.

Quando la soluzione progettuale prevede la separazione tra corpi di fabbrica soggetti a comportamenti differenti, il giunto deve risultare compatibile anche con gli eventuali spostamenti verticali relativi. Finiture e impianti non devono creare collegamenti rigidi tali da vanificare la separazione prevista.

Deformazioni sotto carico

Le strutture subiscono deformazioni quando sono sottoposte ai carichi permanenti e variabili previsti dal progetto. Oltre alla deformazione immediata, alcuni materiali possono sviluppare deformazioni nel tempo. Nel calcestruzzo, per esempio, il comportamento a lungo termine comprende fenomeni quali il creep (o scorrimento viscoso), che può modificare la risposta degli elementi strutturali sotto carico costante o prolungato.

Se elementi con rigidezza, luce, geometria o condizioni di carico differenti sono collegati tra loro, le diverse deformazioni possono produrre spostamenti relativi. La configurazione del giunto deve quindi considerare anche la possibile combinazione di tali deformazioni con gli effetti termici, il ritiro e gli eventuali cedimenti.

Azione del vento

L’azione del vento può produrre spostamenti orizzontali e deformazioni dell’edificio. L’effetto dipende dalla forma della costruzione, dalla sua altezza, dalla posizione e dalle caratteristiche del vento. Negli edifici alti o particolarmente flessibili, gli spostamenti possono assumere valori significativi e interessare anche gli elementi non strutturali.

Quando parti della costruzione presentano comportamenti differenti, il giunto deve consentire gli spostamenti relativi previsti senza che involucro, finiture o impianti introducano vincoli incompatibili.

Movimenti sismici

Durante un terremoto, le parti dell’edificio possono subire spostamenti orizzontali e verticali che dipendono dalla risposta dinamica della struttura. Il fenomeno può assumere particolare rilevanza quando corpi di fabbrica adiacenti hanno caratteristiche diverse per massa, rigidezza, altezza o periodo di vibrazione.

Se due parti strutturali possono muoversi in modo differente, una distanza insufficiente può provocare il contatto tra gli edifici o tra corpi di fabbrica appartenenti alla stessa costruzione. Questo fenomeno, noto come martellamento, può produrre danni agli elementi strutturali e non strutturali.

In questo caso la separazione deve garantire lo spazio necessario alla risposta sismica delle parti adiacenti. Il dimensionamento deve tenere conto del comportamento dinamico delle strutture e dei criteri stabiliti dalle NTC 2018 per evitare il contatto tra costruzioni contigue. La distanza deve quindi risultare sufficiente a prevenire il martellamento nelle condizioni di progetto. La stessa attenzione deve riguardare gli elementi che attraversano la separazione, perché tubazioni, canalizzazioni, passerelle e altri componenti possono subire deformazioni relative importanti anche quando la struttura mantiene la propria capacità portante.

Perché si utilizzano i giunti di dilatazione

Quali tipi di giunto esistono in edilizia?

Il termine giunto di movimento può essere utilizzato come categoria generale per indicare discontinuità che permettono o controllano movimenti tra elementi adiacenti.

La classificazione può essere effettuata in base alla funzione, alla causa del movimento e agli elementi costruttivi interessati. Tra le principali tipologie si possono distinguere:

giunti di dilatazione termica, destinati ad assorbire le variazioni dimensionali causate dagli sbalzi di temperatura;
giunti di contrazione, predisposti per controllare gli effetti della contrazione dei materiali e indirizzare la formazione delle fessure in punti prestabiliti;
giunti di costruzione, previsti per gestire le interruzioni delle lavorazioni e garantire la corretta continuità tra parti realizzate in momenti differenti;
giunti strutturali, che separano parti dell’edificio e permettono movimenti relativi tra corpi di fabbrica o porzioni della struttura;
giunti sismici, dimensionati per garantire una distanza sufficiente tra parti soggette a movimenti relativi durante un evento sismico;
giunti per pavimentazioni, massetti e finiture, necessari per assorbire i movimenti degli strati di finitura e limitare la formazione di fessure e distacchi;
giunti di facciata, progettati per assecondare i movimenti dell’involucro e preservare la tenuta all’acqua, all’aria e le altre prestazioni richieste.

Una costruzione può quindi richiedere più tipologie di giunto e uno stesso giunto può svolgere più funzioni, in relazione alla posizione, ai movimenti previsti e agli elementi coinvolti. La progettazione deve verificare la continuità della separazione tra le parti interessate e la compatibilità dei relativi dettagli con struttura, involucro, finiture e impianti.

Tipi di giunto in edilizia

Come si dimensiona un giunto di dilatazione?

Il dimensionamento di un giunto di dilatazione parte dalla valutazione dei movimenti relativi che il giunto deve poter assorbire. Non esiste quindi una larghezza valida indistintamente per qualsiasi edificio: geometria, materiali, condizioni ambientali, vincoli e comportamento strutturale concorrono alla definizione dello spostamento di progetto.

Nel caso della sola variazione termica lineare, una relazione di base utile a comprendere il fenomeno è:

ΔL = α × L × ΔT

dove:

ΔL è la variazione di lunghezza;
α è il coefficiente di dilatazione termica lineare del materiale;
L è la lunghezza dell’elemento considerato;
ΔT è la variazione di temperatura presa in esame.

A solo scopo esemplificativo, assumendo un coefficiente α pari a 12 × 10⁻⁶ K⁻¹, una lunghezza di 30 m e una variazione termica di 50 K, si ottiene una variazione teorica di lunghezza di circa 18 mm:

ΔL = 12 × 10⁻⁶ × 30 × 50 = 0,018 m = 18 mm

Il valore ottenuto non coincide automaticamente con la larghezza da assegnare al giunto. Nel progetto reale devono essere considerati, a seconda del caso:

movimenti nelle diverse direzioni;
ritiro e deformazioni differite;
cedimenti o altri spostamenti imposti;
tolleranze costruttive;
temperatura e condizioni al momento della posa;
larghezza iniziale del giunto;
capacità di movimento del sigillante, del profilo o del sistema di copertura;
geometria e dettagli degli elementi adiacenti;
eventuali requisiti di impermeabilità, resistenza al fuoco, isolamento acustico o transitabilità.

Per un giunto sismico, invece, il criterio di dimensionamento non può essere ricondotto alla sola dilatazione termica: devono essere utilizzati gli spostamenti derivanti dalla progettazione strutturale e devono essere rispettate le prescrizioni applicabili delle NTC.

Giunto di dilatazione e giunto sismico: qual è la differenza?

La differenza principale è nella causa del movimento e nel criterio utilizzato per il dimensionamento: il giunto di dilatazione è associato principalmente alle variazioni dimensionali e alle deformazioni previste in esercizio, mentre il giunto sismico deve consentire gli spostamenti relativi indotti dalla risposta delle strutture durante l’azione sismica. In particolare:

giunto di dilatazione: assorbe principalmente le variazioni dimensionali causate dalla temperatura e dal ritiro dei materiali. La separazione limita il trasferimento delle deformazioni tra le parti della costruzione e riduce il rischio di tensioni, fessurazioni e danneggiamenti. Il dimensionamento deve tenere conto delle variazioni dimensionali e delle deformazioni previste nelle condizioni di esercizio;
giunto sismico: consente alle parti della costruzione di muoversi in modo indipendente durante un evento sismico. La separazione deve garantire una distanza sufficiente a evitare il contatto tra le parti e il conseguente martellamento. Il dimensionamento deve considerare la risposta delle strutture adiacenti e gli spostamenti relativi previsti dalla progettazione sismica.

Le due esigenze possono comunque interessare lo stesso giunto. Una separazione può infatti dover assorbire sia le variazioni dimensionali dovute alla temperatura e al ritiro sia i movimenti prodotti dal sisma. In questo caso dimensioni, materiali di riempimento e sistemi di chiusura devono essere compatibili con tutte le condizioni di movimento previste.

La differenza tra le due tipologie dipende quindi dalla causa del movimento e dalle condizioni di progetto. La progettazione deve considerare tutti i fenomeni che possono produrre movimenti relativi tra le parti della costruzione e verificare che la separazione rimanga efficace in ciascuna condizione.

Giunti sismici e componenti non strutturali

Il giunto sismico separa le diverse porzioni dell’edificio e permette loro di muoversi in modo indipendente durante un terremoto. La separazione deve però essere mantenuta anche negli elementi non strutturali. Se tamponamenti, facciate, finiture o impianti creano collegamenti rigidi tra i corpi di fabbrica, possono infatti ostacolare la deformazione della struttura e trasferire sollecitazioni indesiderate.

Per questo motivo, gli elementi non strutturali devono essere progettati in modo compatibile con gli spostamenti previsti in corrispondenza del giunto.

I principali elementi da considerare sono:

tamponamenti e tramezzi, che devono poter seguire la deformazione della struttura senza creare vincoli rigidi. Collegamenti non adeguati possono provocare fessurazioni, distacchi e sollecitazioni aggiuntive sugli elementi strutturali;
facciate e rivestimenti, per i quali occorre prevedere sistemi di fissaggio e dettagli che permettano gli spostamenti relativi, senza compromettere la stabilità e la tenuta dell’involucro;
controsoffitti, pavimentazioni e parapetti, che devono essere collegati alla struttura in modo da non ostacolare le deformazioni e da evitare danneggiamenti o distacchi;
impianti, che devono poter attraversare il giunto senza creare un collegamento rigido tra i corpi di fabbrica. Tubazioni, canalizzazioni, passerelle e cavidotti devono quindi poter assorbire gli spostamenti previsti.

Particolare attenzione va quindi posta ai collegamenti tra gli elementi non strutturali e la struttura, nonché ai dettagli costruttivi in corrispondenza del giunto. Questi devono permettere ai diversi componenti di assecondare le deformazioni dell’edificio senza ostacolare il movimento relativo tra le porzioni strutturali. Il giunto deve quindi essere mantenuto anche negli elementi che collegano o attraversano i corpi di fabbrica, così da evitare che la separazione prevista nella struttura venga vanificata da collegamenti rigidi introdotti dagli elementi secondari.

Cosa succede agli impianti che attraversano un giunto strutturale?

Un impianto che attraversa un giunto strutturale deve consentire il movimento relativo tra le parti dell’edificio. Se la rete è rigidamente collegata ai due lati del giunto, può infatti creare un collegamento rigido tra corpi che dovrebbero muoversi indipendentemente. Le conseguenze possono riguardare sia l’impianto sia la struttura:

deformazione o rottura dei componenti dell’impianto;
perdita di tenuta delle connessioni;
danneggiamento o distacco degli elementi di supporto;
trasferimento di azioni indesiderate alla struttura;
danneggiamento degli elementi strutturali in corrispondenza dei collegamenti;
perdita della funzionalità della rete.

Per gestire l’attraversamento occorre quindi definire una configurazione compatibile con la tipologia dell’impianto e con gli spostamenti previsti. In funzione delle caratteristiche della rete possono essere necessari tratti flessibili, raccordi deformabili, giunti che consentano lo spostamento o curve appositamente dimensionate.

Il punto di partenza deve essere sempre lo spostamento previsto dalla progettazione strutturale. Il progettista MEP deve conoscere l’entità e la direzione della deformazione e verificare che la configurazione prevista per l’impianto sia in grado di assecondarla.

Anche il sistema di supporto dell’impianto deve essere progettato in funzione del giunto. Un raccordo deformabile può infatti risultare inefficace se staffaggi o punti di ancoraggio impediscono alla rete di muoversi liberamente.

La verifica deve quindi riguardare l’intero attraversamento e i relativi collegamenti, per accertare che rete, supporti e struttura siano compatibili con gli spostamenti previsti.

Come verificare nel modello BIM gli attraversamenti dei giunti di movimento

La verifica degli attraversamenti dei giunti può essere eseguita direttamente nel modello BIM, in modo da valutare non solo la posizione del giunto, ma anche la compatibilità degli elementi che lo attraversano con le deformazioni attese.

La progettazione integrata BIM MEP consente di coordinare le informazioni provenienti dai diversi ambiti progettuali (strutturale, architettonico e impiantistico) mettendole in relazione all’interno di un unico modello. Questo permette di valutare la posizione delle reti rispetto ai giunti e di controllare la compatibilità delle soluzioni di progetto prima della fase esecutiva.

La verifica in ambiente BIM consente quindi di accertare se la configurazione delle reti e dei relativi collegamenti lascia lo spazio necessario agli spostamenti previsti, in modo da individuare le eventuali interferenze già in fase di progettazione.

Vediamo come impostare questa verifica e come trasformare le criticità individuate in correzioni progettuali.

Modellare il volume di rispetto del giunto (movement envelope)

Il primo passaggio consiste nella definizione del volume di rispetto del giunto, o movement envelope, cioè del volume che rappresenta lo spazio necessario per consentire gli spostamenti relativi tra le parti dell’edificio.

La geometria dell’envelope deve derivare dai dati della progettazione strutturale. Occorre considerare:

l’ampiezza del giunto;
la direzione degli spostamenti;
i valori massimi di movimento previsti nelle condizioni di progetto;
le eventuali componenti orizzontali e verticali dello spostamento.

Quando il giunto deve assorbire più componenti di movimento, il volume di controllo deve rappresentare la combinazione degli spostamenti rilevanti.

Nel modello BIM questo spazio può essere rappresentato attraverso un volume di ingombro associato al giunto. La fascia di controllo deve estendersi per l’intera zona nella quale gli elementi possono entrare in conflitto con la separazione strutturale.

Per esempio, un giunto tra due corpi di fabbrica può prevedere uno spostamento prevalentemente orizzontale, ma anche una componente verticale. In questo caso un semplice piano di separazione non rappresenta in modo sufficiente il comportamento previsto. Un volume tridimensionale consente invece di controllare l’intero spazio interessato dal movimento.

Il modello deve inoltre tenere conto, quando necessario, dello spazio strutturalmente disponibile e di quello che deve rimanere libero per garantire il corretto funzionamento dei componenti del giunto.

Questa distinzione risulta importante soprattutto in presenza di:

sistemi di chiusura;
coprigiunti;
impermeabilizzazioni;
altri elementi che occupano parte della separazione.

Individuare le interferenze tra fascia del giunto e impianti

Una volta definito il volume di rispetto, è possibile verificare la presenza di interferenze con le reti MEP. Il controllo deve comprendere non solo le tubazioni e le canalizzazioni, ma anche passerelle, cavidotti, condotte, staffaggi, supporti e altri componenti che possono attraversare la zona di movimento.

La MEP coordination permette di confrontare le diverse discipline all’interno di un unico ambiente di coordinamento e di individuare le situazioni nelle quali la distribuzione degli impianti non risulta compatibile con la geometria del giunto.

La presenza di un impianto nella fascia di movimento non significa però necessariamente che esista un’interferenza da eliminare. Se l’attraversamento è previsto dal progetto, l’impianto deve poter assorbire lo spostamento relativo tra le due parti dell’edificio attraverso una soluzione adeguata, come un raccordo deformabile, un tratto flessibile o una configurazione specifica dei supporti.

Il problema si verifica quando l’impianto o i suoi supporti impediscono il movimento previsto dal giunto. Un collegamento rigido tra i due lati può infatti trasferire gli spostamenti alla rete e provocare deformazioni, danneggiamenti o perdita di funzionalità.

Per questo motivo, il controllo geometrico deve essere seguito da una valutazione tecnica dell’interferenza. Occorre verificare se l’attraversamento può assecondare gli spostamenti previsti e se i suoi componenti, compresi supporti e collegamenti, risultano adeguati.

È inoltre opportuno verificare la posizione dei punti fissi e dei punti scorrevoli della rete. La sola presenza di un elemento flessibile non garantisce infatti la compatibilità dell’impianto con il movimento se il sistema di supporto impedisce alla tubazione o alla canalizzazione di assorbire lo spostamento previsto.

Dalla clash alla correzione del dettaglio impiantistico

L’individuazione di una clash (collisione) nel modello BIM rappresenta il punto di partenza per una verifica progettuale più approfondita.

Il processo di clash detection e clash management consente di individuare, analizzare e gestire le interferenze tra il movement envelope del giunto e gli elementi MEP, come tubazioni, canalizzazioni, passerelle, cavidotti, supporti e staffaggi.

Una collisione geometrica non corrisponde però necessariamente a un errore progettuale. L’attraversamento del giunto può essere previsto e risultare corretto se l’impianto presenta caratteristiche compatibili con il movimento previsto dalla struttura. La verifica deve quindi stabilire se l’interferenza rappresenta una reale incompatibilità oppure se può essere risolta attraverso una specifica soluzione tecnica.

Una particolare attenzione deve essere riservata ai supporti e agli ancoraggi. Anche un componente flessibile può risultare inefficace se il sistema di staffaggio impedisce il movimento della rete. Al contrario, una semplice sovrapposizione geometrica può non rappresentare una criticità se la soluzione progettuale garantisce lo spazio e la libertà di movimento necessari.

In funzione dell’esito della verifica, la soluzione può prevedere:

lo spostamento del percorso della rete;
il riposizionamento di supporti e ancoraggi;
la modifica della posizione di punti fissi e scorrevoli;
l’inserimento di tratti flessibili o raccordi deformabili;
l’impiego di componenti specifici per l’attraversamento del giunto.

Il coordinamento segue quindi un processo iterativo articolato nelle seguenti fasi:

individuazione della clash, per identificare gli elementi MEP che interferiscono con la fascia di movimento del giunto;
verifica degli spostamenti di progetto, sulla base dei dati forniti dalla progettazione strutturale e delle condizioni di movimento previste;
definizione della soluzione, con la scelta della modifica più appropriata per il percorso della rete, i supporti o il sistema di attraversamento;
aggiornamento del modello, con l’inserimento della soluzione concordata nel modello disciplinare;
nuova federazione dei modelli, per verificare la soluzione all’interno del contesto complessivo del progetto attraverso lo scambio dei modelli in formato IFC Model;
verifica della risoluzione, per accertare che la clash sia stata eliminata e che sia garantita la libertà di movimento richiesta;
controllo delle nuove interferenze, per verificare che la modifica non abbia creato criticità con altre reti MEP, elementi strutturali o componenti architettonici.

Il risultato finale è una soluzione impiantistica verificata rispetto al movement envelope e agli spostamenti previsti dalla struttura, con una gestione delle interferenze che consente di risolvere le criticità prima della fase esecutiva.

Dalla clash alla correzione del dettaglio impiantistico

Per gestire in modo efficace il coordinamento tra struttura e impianti e verificare le interferenze direttamente nel modello tridimensionale, affidati a un software BIM per la progettazione MEP. Il modello consente di progettare e coordinare le reti impiantistiche, individuare le criticità e valutare le soluzioni prima della fase esecutiva.

Verifica già nel modello BIM come gli impianti attraversano i giunti di movimento, controlla gli spazi necessari agli spostamenti e risolvi le interferenze prima che diventino problemi in cantiere.

FAQ – Giunti di dilatazione in edilizia

Quanto deve essere largo un giunto di dilatazione?

Non esiste una larghezza standard valida per ogni intervento. La dimensione deve derivare dagli spostamenti previsti e dalle caratteristiche del sistema di giunto. È inoltre necessario considerare le tolleranze costruttive e lo spazio richiesto dai componenti di chiusura.

Chi definisce le caratteristiche del giunto in fase di progetto?

La definizione del giunto richiede il coordinamento tra le diverse discipline. Il progettista strutturale individua gli spostamenti di progetto e le esigenze della struttura, mentre architetti e progettisti MEP devono verificare la compatibilità delle rispettive soluzioni.

Come si gestisce un giunto nelle opere di impermeabilizzazione?

L’impermeabilizzazione deve mantenere la propria continuità senza impedire il movimento delle parti separate. La soluzione può richiedere sistemi specifici per giunti, con materiali e dettagli compatibili con:

ampiezza e direzione degli spostamenti;
esposizione all’acqua e agli agenti atmosferici;
caratteristiche del supporto;
prestazioni richieste all’involucro.

Un giunto deve essere riportato anche nei pavimenti?

Sì, quando la pavimentazione si trova sopra una discontinuità strutturale o deve assecondare movimenti propri del sistema costruttivo. Il giunto deve evitare che massetti, pavimenti e rivestimenti creino un ponte rigido tra le parti separate.

Come si gestiscono i giunti nei controsoffitti?

Il controsoffitto deve consentire gli spostamenti relativi delle strutture alle quali è collegato. In corrispondenza del giunto possono quindi essere necessarie soluzioni specifiche per struttura portante, pannelli e finiture, con particolare attenzione alla continuità visiva e alla sicurezza degli elementi.

Cosa bisogna verificare oltre alla geometria dell’impianto?

La verifica non deve limitarsi alla posizione delle reti. Occorre controllare anche i componenti che ne condizionano il comportamento, come:

staffaggi e sospensioni;
punti di ancoraggio;
giunti e raccordi;
attraversamenti di pareti e solai;
spazio disponibile per manutenzione e ispezione.

È possibile evitare che un impianto attraversi il giunto?

Quando la distribuzione lo consente, lo spostamento del percorso può rappresentare la soluzione più semplice. Se l’attraversamento è inevitabile, occorre invece progettare una soluzione che garantisca la compatibilità con i movimenti previsti.

Come vengono gestiti i giunti nel modello BIM?

Il giunto può essere rappresentato nel modello attraverso elementi dedicati, parametri informativi o geometrie di controllo. È utile associare al modello anche le informazioni necessarie alla verifica, come:

posizione e identificativo del giunto;
direzioni degli spostamenti;
valori di progetto;
discipline coinvolte;
requisiti per gli attraversamenti.

Il modello BIM può sostituire la verifica strutturale del giunto?

No. Il modello BIM supporta il coordinamento e la verifica geometrica, ma non sostituisce i calcoli e le valutazioni dei progettisti. I dati relativi agli spostamenti devono provenire dalla progettazione strutturale e costituire il riferimento per le verifiche MEP.

Cosa succede se il giunto viene modificato durante il progetto?

Una modifica del giunto può avere conseguenze su più discipline. È quindi necessario aggiornare il modello federato e verificare nuovamente gli elementi interessati, in particolare:

percorsi degli impianti;
supporti e ancoraggi;
finiture;
impermeabilizzazioni;
elementi di facciata.

Perché è importante documentare le soluzioni adottate per i giunti?

Una corretta documentazione facilita il coordinamento tra progettazione, direzione lavori e imprese. Il modello BIM, insieme a elaborati grafici e schede tecniche, permette di mantenere tracciabili le scelte progettuali e le eventuali modifiche introdotte durante lo sviluppo dell’opera.

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