Violenza e molestie sul lavoro: dalla valutazione dei rischi alla programmazione delle misure
La scheda Inail 2026 collega la valutazione dei rischi agli interventi sull’organizzazione, alla gestione delle segnalazioni e al sostegno dopo gli episodi
Prevenire violenza e molestie sul lavoro richiede misure diverse per chi subisce le condotte, per chi le mette in atto e per chi vi assiste. È il criterio operativo sviluppato nel fact sheet “Violenza e molestie sul lavoro: dalla valutazione alle strategie di intervento”, pubblicato dall’Inail il 19 ottobre 2026.
Il documento offre a datori di lavoro e professionisti della prevenzione indicazioni per trasformare l’analisi del rischio in interventi coerenti con il contesto aziendale.
La scheda distingue tre livelli di azione: intervenire sulle condizioni che favoriscono il fenomeno, riconoscere e contenere precocemente le situazioni critiche, gestire le conseguenze degli episodi. A ciascun livello associa interventi rivolti ai diversi soggetti coinvolti.
Dalla valutazione dei rischi alla programmazione delle misure
Il quadro normativo comprende la lettera z-bis dell’art. 15, comma 1, del D.Lgs. 81/2008, introdotta dal D.L. 159/2025, convertito dalla legge 198/2025. La disposizione inserisce tra le misure generali di tutela la programmazione della prevenzione delle condotte violente o moleste, con espresso riferimento ai lavoratori definiti dall’art. 2 e ai luoghi di lavoro dell’art. 62.
L’Inail richiama inoltre l’art. 28 e colloca la valutazione di violenza e molestie nel processo di gestione dei rischi psicosociali. Il principio generale della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza costituisce il riferimento per esaminare anche queste esposizioni.
Le indicazioni della scheda sono strumenti di prevenzione da adattare all’organizzazione: non introducono un nuovo modello obbligatorio di DVR né una procedura identica per tutte le attività.
Quali condizioni organizzative considerare
La valutazione non può limitarsi agli episodi già segnalati. Il documento richiama condizioni che possono favorire comportamenti aggressivi o molesti: carichi eccessivi, pressione sui tempi, lavoro in solitario, ruoli poco chiari, comunicazione insufficiente e scarso supporto.
Anche le modalità di gestione del personale hanno rilievo. Un ambiente che tollera umiliazioni, prevaricazioni o discriminazioni può ostacolare l’emersione degli episodi; il timore di ritorsioni e procedure di segnalazione complesse possono rendere il fenomeno meno visibile.
L’analisi deve comprendere inoltre le interazioni con soggetti esterni e gli ambienti digitali utilizzati per lavorare. Le condotte possono manifestarsi anche attraverso strumenti di comunicazione a distanza.
Genere, età, provenienza, disabilità e condizioni contrattuali vanno considerati per comprendere eventuali differenze di esposizione e vulnerabilità. L’Inail precisa che queste caratteristiche non costituiscono le cause della violenza.
Interventi distinti per le persone coinvolte
Per le persone esposte o vittime, la prevenzione parte dall’organizzazione: distribuzione sostenibile dei carichi, gestione dei turni e del lavoro isolato, disponibilità di supporto e procedure di segnalazione comprensibili. La formazione dovrebbe aiutare a riconoscere i segnali critici e ad attivare le risorse disponibili. Dopo un episodio, la scheda contempla assistenza qualificata, protezione dalle ritorsioni ed eventuali adattamenti temporanei delle condizioni di lavoro.
Per gli autori delle condotte, interni o esterni all’organizzazione, gli interventi riguardano la chiarezza delle regole, l’esercizio del ruolo e la gestione dei conflitti. Il documento indica anche azioni per prevenire la recidiva, comprese misure proporzionate e tracciabili ed eventuali provvedimenti disciplinari, secondo il contesto applicabile.
Per i testimoni, l’obiettivo è rendere possibile una segnalazione sicura e un comportamento consapevole. Servono canali accessibili, tutela dalle ritorsioni e formazione sul riconoscimento degli episodi e sulle modalità di intervento che non espongano a ulteriori rischi. Anche chi assiste può avere bisogno di supporto dopo l’evento.
Questa distinzione consente di individuare bisogni e responsabilità differenti, evitando di concentrare tutta la prevenzione sulla capacità della persona esposta di gestire una situazione aggressiva.
Segnalazioni, tempi di risposta e verifica delle misure
La scheda invita a collegare la valutazione a ruoli, procedure, canali di segnalazione, tempi di risposta e monitoraggio. Per chi supporta l’impresa nella gestione della sicurezza, il passaggio operativo consiste nel verificare come questi elementi funzionino concretamente.
Una procedura dovrebbe consentire alle persone di sapere a chi rivolgersi e all’organizzazione di attivare le risorse necessarie. Dopo un episodio, l’analisi delle condizioni che lo hanno favorito può orientare la revisione delle misure organizzative e del supporto disponibile.
Il percorso proposto dall’Inail affianca così la gestione del singolo evento al miglioramento delle condizioni di lavoro, coinvolgendo le figure della prevenzione aziendale.
Approfondimenti
Per l’inquadramento generale e l’integrazione del DVR resta il riferimento alla valutazione dei rischi in ottica di genere.
Per tradurre la valutazione dei rischi in misure di prevenzione coerenti con l’organizzazione aziendale, puoi utilizzare un software per la sicurezza sul lavoro, a supporto della redazione del DVR.
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