Oli motore usati e rischio cancerogeno: le indicazioni Inail per valutare l’esposizione cutanea

Oli motore usati e rischio cancerogeno: le indicazioni Inail per valutare l’esposizione cutanea

Il fact sheet Inail analizza le criticità del monitoraggio: composizione variabile degli oli, assenza di indicatori specifici e necessità di interpretare correttamente i dati ambientali e biologici

Il cambio dell’olio e il contatto con utensili o superfici imbrattate possono esporre i lavoratori agli agenti cancerogeni presenti negli oli minerali usati nei motori. Il problema riguarda anche le imprese edili nelle attività di manutenzione dei mezzi e delle attrezzature con motore a combustione interna.

A questo tema è dedicato il fact sheet “Esposizione ad oli minerali precedentemente utilizzati nei motori a combustione interna e rischi cancerogeni per la salute dei lavoratori”, pubblicato dall’Inail il 7 ottobre 2026. Il documento affronta una difficoltà concreta: valutare l’esposizione in assenza di traccianti normati e di valori limite professionali specifici per questi oli.

Perché la scheda dell’olio nuovo non basta

Durante il funzionamento del motore, il lubrificante modifica la propria composizione. I processi di degradazione e l’accumulo di prodotti della combustione e dell’usura possono determinare la presenza di idrocarburi policiclici aromatici, metalli e particolato.

Secondo il documento Inail, la composizione dell’olio usato varia anche in funzione dell’efficienza del motore, della frequenza delle sostituzioni e del chilometraggio. La filtrazione può ridurre alcune componenti solide, ma non restituisce al prodotto le caratteristiche iniziali.

La classificazione riportata nella scheda dati di sicurezza dell’olio nuovo non esaurisce quindi la valutazione del rischio dopo l’impiego. Occorre considerare le trasformazioni della miscela e le condizioni in cui il lavoratore viene a contatto con essa.

La nota “cute” richiama un’esposizione da valutare nelle attività reali

Il decreto interministeriale dell’11 febbraio 2021 ha recepito le direttive europee 2019/130 e 2019/983, intervenendo sugli allegati XLII e XLIII del D.Lgs. 81/2008. L’inquadramento comprende i lavori che comportano penetrazione cutanea degli oli minerali precedentemente usati nei motori; per questi oli è prevista la nota “cute”.

L’assenza di un valore limite numerico specifico non equivale all’assenza di rischio. Il punto operativo è individuare le occasioni di contatto: schizzi durante lo svuotamento, manipolazione di componenti unti, uso di attrezzi contaminati e permanenza dell’olio sulla pelle.

Monitoraggio ambientale e biologico: cosa possono indicare

Il fact sheet distingue diversi strumenti di indagine. Per l’esposizione cutanea richiama tecniche di rimozione del contaminante dalla pelle mediante supporti imbevuti, detti wipes, e dispositivi di intercettazione, come i pads, sui quali raccogliere e analizzare il contaminante.

Il monitoraggio biologico può contribuire a stimare l’assorbimento di alcuni componenti della miscela. Non esiste però un indicatore specifico che descriva da solo l’esposizione complessiva agli oli motore usati.

Per gli idrocarburi policiclici aromatici, l’Inail esamina l’impiego dell’1-idrossipirene urinario, un metabolita del pirene utilizzato come indicatore indiretto dell’esposizione a miscele di IPA. La sua interpretazione richiede cautela: il rapporto tra pirene e altri IPA cambia tra miscele e lavorazioni, mentre alimentazione e fumo possono contribuire ai livelli misurati.

Il confronto con i valori di riferimento della popolazione generale deve quindi essere contestualizzato. Tali riferimenti non costituiscono una soglia che certifichi la sicurezza dell’esposizione agli oli usati.

Anche l’eventuale ricerca dei metalli richiede una scelta motivata degli analiti. Il documento evidenzia, per esempio, che per il cromo conta lo stato di ossidazione: una misura del cromo totale non consente, da sola, di quantificare la componente di cromo esavalente.

Le ricadute per la manutenzione di mezzi e attrezzature

Per applicare queste indicazioni alle attività di un’impresa edile, un primo passaggio operativo è ricostruire le fasi nelle quali l’olio usato può raggiungere la pelle: scarico dal motore, raccolta, movimentazione e pulizia dei componenti. Questa ricostruzione permette di collegare le eventuali misurazioni alle condizioni osservate durante il lavoro.

La prevenzione deve intervenire sulle modalità operative e sulla contaminazione di utensili e superfici. I dispositivi di protezione servono a contenere l’esposizione residua.

Il fact sheet richiama guanti resistenti alla miscela, indumenti protettivi e protezione degli occhi quando possono verificarsi schizzi. Nitrile e neoprene sono indicati come possibili materiali per i guanti, con spessore appropriato: la scelta deve comunque essere coerente con il prodotto e con le condizioni d’impiego.

Alle protezioni si affiancano la rimozione tempestiva degli indumenti contaminati e la detersione della cute. L’obiettivo operativo è evitare che il contatto con l’olio si prolunghi o si ripeta durante le diverse fasi della manutenzione.

Approfondimenti

Per il quadro generale degli adempimenti si rimanda all’approfondimento sulla valutazione del rischio cancerogeno. Nel caso degli oli usati, l’analisi deve concentrarsi sulle mansioni e sulle modalità effettive di esposizione, considerando anche l’eventuale formazione di aerosol.

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