La valutazione del rischio ROA (radiazioni ottiche artificiali)

La valutazione del rischio ROA (radiazioni ottiche artificiali)

Valutazione rischio ROA: cosa sono le radiazioni ottiche artificiali, perché sono dannose, rimedi e protezione. Cosa deve fare il datore di lavoro?

In questo articolo ti parlerò della valutazione del rischio ROA, di cosa sono le radiazioni ottiche artificiali, perché sono dannose per la salute dei lavoratori, quali sono i dispositivi individuali di protezione da utilizzare, la differenza tra le radiazioni coerenti e non coerenti, cosa deve fare il datore di lavoro per cercare di contenere le conseguenze negative per i suoi dipendenti.

Le ROA possono essere emesse da attività di saldatura, lampade germicide per la disinfezione e sterilizzazione, lampade abbronzanti, corpi incandescenti come il metallo fuso, laser, display, monitor, ecc. e costituiscono un pericolo, soprattutto per gli occhi e la pelle.

Al riguardo ti ricordo che il datore di lavoro deve necessariamente elaborare un documento con la valutazione dei rischi: è un obbligo che non può delegare! Il documento dovrà includere tutti i rischi a cui i dipendenti sono esposti.

Ti consiglio di affidarti ad un software per la valutazione dei rischi professionale e semplice da usare. Potrai accedere a relazioni sempre aggiornate secondo la normativa vigente ed evitare così di commettere errori.

Cosa sono le ROA?

La sigla “ROA” sta per radiazioni ottiche artificiali.

Le sorgenti ROA possono essere presenti in moltissime attività lavorative: saldatura, lavorazione metalli, sanità, estetica, laboratori, industria, fonderie, trattamenti con UV, illuminazione tecnica, sistemi laser, dispositivi scenici e sistemi di disinfezione.

Si tratta di tutte quelle radiazioni elettromagnetiche nella gamma di lunghezza d’onda compresa tra 100 mm e 1 mm. Lo spettro delle radiazioni ottiche si divide in radiazioni:

ultraviolette (UV);
visibili (VIS);
infrarossi (IR).

Le radiazioni ultraviolette hanno una lunghezza d’onda compresa tra 100 e 400 mm, la banda è suddivisa in UVA (315-400 nm), UVB (280-315 nm) e UVC (100-280 nm); le radiazioni visibili hanno una lunghezza d’onda compresa tra 380 e 780 nm; le radiazioni infrarossi hanno una lunghezza d’onda compresa tra 780 nm e 1 mm. La regione degli infrarossi è suddivisa in IRA (780-1400 nm), IRB (1400-3000 nm) e IRC (3000 nm-1 – 1 mm).

ROA: le radiazioni ultraviolette, visibili, infrarossi

Le sorgenti di radiazioni coerenti e non coerenti

Le sorgenti possono essere distinte in:

coerenti, come i laser;
non coerenti, come lampade, sistemi LED, sorgenti UV, infrarossi, forni, saldature, lampade germicide e sorgenti per trattamenti medici, estetici o industriali.

Radiazioni ROA: quali sono i rischi per la salute?

Le radiazioni ottiche artificiali sono molto dannose per l’uomo in quanto l’esposizione prolungata può provocare danni agli occhi (cristallino, cornea, retina..) ed alla pelle (ustioni, cataratta, fotosensibilità). Di seguito ti propongo una immagine in cui sono elencati tutti i problemi specifici relativi all’occhio e alla pelle.

In generale, le radiazioni UV sono associate soprattutto a effetti fotochimici su cute e occhio, mentre le radiazioni infrarosse sono legate prevalentemente a effetti termici. Particolare attenzione va posta anche al rischio da luce blu per la retina e ai rischi specifici connessi alle sorgenti laser.

Radiazioni ottiche artificiali: i rischi per la salute: gli occhi e la pelle

Esistono, poi, dei rischi indiretti da considerare:

disturbi visivi temporanei;
rischio incendio/esplosione;
rischio elettricità.

Gli effetti sugli occhi e sulla pelle possono essere:

a breve termine;
a lungo termine.

Nel primo caso l’esposizione risulta essere acuta con tempi di latenza di ore, giorni. Nel secondo caso, invece, l’esposizione è cronica ed i tempi di latenza si allungano a mesi ed anni.

La gravità di tali pericoli dipende da alcuni fattori:

esposizione;
lunghezza d’onda della radiazione;
fotosensibilità individuale.

Alcune condizioni individuali possono aumentare la suscettibilità al rischio da radiazioni ottiche.

Rientrano tra i casi da valutare con particolare attenzione:

lavoratrici in gravidanza;
soggetti con patologie oculari o cutanee;
persone con fotosensibilità;
lavoratori che assumono farmaci o sostanze fotosensibilizzanti;
soggetti con condizioni dermatologiche o oculari che possono aggravarsi in presenza di radiazioni ottiche.

Il rispetto dei valori limite non è sempre sufficiente, da solo, a escludere il rischio per questi lavoratori. La valutazione deve quindi essere personalizzata, con il coinvolgimento del medico competente e, quando necessario, del medico curante o dello specialista.

Quali sono gli effetti della radiazione laser sull’occhio?

L’occhio è esposto per sua natura alla luce. Le sorgenti di luce sono diverse: alcune possono rappresentare un rischio per la salute dell’occhio in quanto contengono delle radiazioni ultraviolette. I disturbi all’occhio possono essere:

fotocheratocongiuntivite;
cataratta;
danno alla retina da luce blu.

Rischio ROA: quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

L’art. 216 del D.Lgs. 81/08 contiene alcune indicazioni per il datore di lavoro in merito alla prevenzione. Al datore di lavoro è richiesta un’analisi dell’esposizione del rischio con relativa valutazione. Il datore di lavoro deve fare una valutazione dell’area di lavoro e capire se esiste o meno il rischio di radiazioni ROA. Successivamente dovrà fare una misurazione se le condizioni effettivamente lo richiedono.

In una prima fase bisogna fare un’analisi di tutte le attrezzature presenti nell’area di lavoro (censimento). L’analisi si svolge tenendo conto di vari fattori:

dati del fabbricante delle macchine stesse;
dati/studi di enti riconosciuti;
indicazioni INAIL/ISS.

La seconda fase è costituita dalla valutazione dei rischi. Nell’art. 181 del D.Lgs. 81/08 al comma 3 si parla di “giustificazione“, ovvero quei casi in cui non è necessario passare alla misurazione dopo la valutazione.

Le sorgenti giustificabili non comportano rischi per la salute e sono perciò trascurabili per la valutazione del rischio ROA. Sono giustificabili tutte quelle attrezzature che emettono radiazione ottica non coerente classificate nella categoria 0 secondo lo standard UNI EN 12198:2009. Le sorgenti non giustificabili, invece, comportano rischi per la salute dei lavoratori.

Quando attivare la sorveglianza sanitaria

Come previsto dall’art. 218 del D.Lgs. 81/2008, la sorveglianza sanitaria deve essere effettuata periodicamente per i lavoratori esposti al rischio ROA, tenendo conto degli esiti della valutazione dei rischi.

La periodicità è di norma annuale, salvo diversa indicazione del medico competente.

E’ consigliato sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori che utilizzano laser di classe 3B e 4, considerate le potenziali esposizioni pericolose per occhi e cute.

La sorveglianza sanitaria ha più obiettivi:

prevenire effetti negativi sulla salute;
individuare precocemente eventuali danni;
verificare l’idoneità alla mansione;
controllare l’efficacia delle misure di prevenzione adottate;
rafforzare comportamenti corretti e uso dei DPI.

Valutazione del rischio ROA

La valutazione del rischio ROA non richiede sempre misurazioni o calcoli complessi. Il datore di lavoro deve valutare e, quando necessario, misurare o calcolare i livelli di radiazione cui possono essere esposti i lavoratori.

Il percorso consigliato prevede:

censimento delle sorgenti ROA presenti;
raccolta dei dati tecnici e dei manuali;
individuazione delle sorgenti giustificabili;
individuazione delle sorgenti che richiedono approfondimento;
identificazione dei gruppi omogenei di lavoratori esposti;
valutazione delle modalità operative reali;
definizione delle misure di prevenzione e protezione;
aggiornamento del DVR.

Il concetto di giustificazione è centrale: se natura ed entità del rischio non rendono necessaria una valutazione più dettagliata, la valutazione può concludersi in forma semplificata. Questo è possibile solo se non sono prevedibili rischi né diretti né indiretti e se il mantenimento di tale condizione non richiede particolari misure di controllo.

Il documento di valutazione dei rischi da esposizione a radiazioni ottiche artificiali si aggiorna ogni 4 anni. Per poter eseguire l’aggiornamento vengono coinvolte diverse figure: il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Per eseguire la valutazione dei livelli di esposizione vengono utilizzati 3 modi:

utilizzare i dati di fabbrica;
utilizzare i dati di letteratura sulla sorgente analizzata o su analoghe sorgenti (linee guida, report, articoli di fonti accreditate);
eseguire valutazioni strumentali dirette su sorgenti ROA.

Dei 3 metodi, di sicuro l’ultimo è quello più costoso, ma allo stesso tempo è quello più affidabile.

Misure, strumenti e valori limite

Per le sorgenti non coerenti occorre innanzitutto individuare la regione spettrale di emissione: UV, visibile o infrarosso. Da questo dipende la scelta degli indicatori di rischio, delle grandezze da misurare e delle curve di ponderazione biologica.

Le informazioni vanno raccolte in manuali d’uso, documentazione tecnica e dati del fabbricante. La misura deve essere rappresentativa delle reali condizioni di esposizione, evitando sia sottostime sia sovrastime dovute a scenari non corretti.

Per i laser, invece, molti dati essenziali devono essere forniti dal costruttore: classificazione, potenza, energia, lunghezza d’onda, durata degli impulsi, divergenza del fascio, DNRO e informazioni per la sicurezza.

La misurazione non è sempre obbligatoria, ma diventa necessaria quando non è possibile dimostrare con altri elementi attendibili che il rischio sia assente o trascurabile.

Laser: classificazione e gestione del rischio

Il riferimento la valutazione del rischio da esposizione al laser è la classificazione prevista dalla norma CEI EN IEC 60825-1, che distingue le sorgenti laser in classi di rischio.

I laser di classe 1 sono generalmente sicuri nelle condizioni prevedibili di funzionamento, ma il documento segnala attenzione per i prodotti di classe 1 che incorporano laser di classe superiore. Un macchinario industriale con laser di classe 4 incorporato, ad esempio, non può essere automaticamente considerato “giustificabile”.

Per i laser di classe 3B e 4, la valutazione deve considerare attentamente:

fascio diretto;
riflessioni speculari;
radiazione diffusa;
accesso alle zone pericolose;
manutenzione e allineamento;
procedure di emergenza;
DPI oculari;
nomina di figure competenti per la sicurezza laser.

Dagli esiti della valutazione del rischio (vedi FAQ), il datore di lavoro è tenuto a considerare la nomina di un Addetto Sicurezza Laser o di un Tecnico Sicurezza Laser, figure che possono essere interne o esterne all’azienda a seconda delle dimensioni e della complessità delle sorgenti presenti.

Nel caso dei laser scenici utilizzati in spettacoli, concerti, eventi e giochi di luce, si tratta di laser di classe 3B o 4, quindi appartenenti alle classi più pericolose.

Il rischio principale riguarda la possibilità che il fascio laser intercetti l’occhio del pubblico, degli operatori o degli addetti. La DNRO può raggiungere distanze elevate, anche di decine o centinaia di metri.

Per questo tipo di laser la gestione in sicurezza deve prevedere progettazione, installazione e controllo da parte di personale qualificato, oltre a procedure che impediscano l’esposizione diretta delle persone al fascio.

Valutazione ROA non coerenti: saldatura, illuminazione, corpi caldi e sorgenti non elettriche

Per la saldatura, in particolare quella ad arco elettrico, il rischio può essere elevato anche per persone presenti nelle vicinanze. Occorrono quindi schermature, delimitazioni, DPI adeguati e procedure per evitare esposizioni indirette o inconsapevoli.

Per l’illuminazione generale, il rischio è spesso trascurabile nelle normali condizioni d’uso, ma può richiedere approfondimenti in caso di manutenzione ravvicinata, sorgenti LED, lampade ad alogenuri metallici o sistemi che generano componenti UV o luce blu.

Per i corpi caldi o incandescenti, il rischio principale riguarda infrarossi, riscaldamento della cute, possibili ustioni, danni alla cornea e cataratta. In questi casi può essere necessario valutare anche il microclima, perché il rischio da radiazioni infrarosse può sommarsi al rischio da stress termico.

Per le sorgenti non elettriche, come bruciatori, fornaci, torce, materiali caldi o taglio termico, le FAQ richiamano la classificazione secondo UNI EN 16237, utile per stimare se i valori limite possano essere superati in funzione della durata di esposizione.

Lampade germicide UVC

Un capitolo specifico riguarda le lampade germicide UVC, utilizzate per la disinfezione di aria, acqua, superfici o ambienti.

Le FAQ ricordano che le radiazioni UVC possono essere efficaci sui microrganismi perché interferiscono con DNA o RNA, ma rappresentano un rischio importante per cornea e cute. Per questo l’uso deve essere gestito con particolare cautela.

Nei sistemi confinati, ad esempio all’interno di condotti di ventilazione, il rischio può essere controllato impedendo l’esposizione degli operatori. Restano però essenziali:

interblocchi;
procedure di manutenzione;
segnaletica;
formazione;
verifica dell’assenza di emissioni all’esterno;
istruzioni chiare del fabbricante.

Valutazione rischio ROA saldatura

La saldatura è una operazione che comporta un’esposizione molto elevata per l’addetto. Il saldatore opera necessariamente con il viso ad una distanza molto ravvicinata dall’arco elettrico (circa 1 mt), distanza che non può essere allungata a causa della natura del lavoro. Le esposizioni possono durare anche diverse ore nel corso di una giornata, nelle quali si raggiunge in breve tempo una sovraesposizione (poche decine di secondi). Il personale, quindi, è sovraesposto in ogni caso. In commercio si trovano maschere auto-oscuranti che proteggono il viso durante la saldatura.

Quali radiazioni produce la saldatura?

L’arco elettrico o la fiamma di saldatura producono radiazioni ottiche nel campo dell’infrarosso fino all’ultravioletto. L’intensità dipende da una serie di fattori: procedimento utilizzato, gas protettivo e materiale in lavorazione

Rischio ROA saldatura: effetti sulla salute

Gli effetti sulla salute si dividono in: acuti e cronici, respiratori e non respiratori.

acuti respiratori

febbre da fumi metallici;
decremento della funzione respiratoria.

non respiratori

ustioni ed elettrocuzioni a causa del calore;
foto dermatiti da UV;
infiammazione sistemica;
danni a cute e occhi;
foto cheratocongiuntivite.

effetti cronici respiratori

bronchite cronica – broncopneumopatia cronica ostruttiva;
pneumoconiosi- fibrosi polmonare;
asma;
infezioni respiratorie;
cancro polmonare.

Esempio valutazione rischio ROA saldatura

Di seguito ti fornisco un esempio di valutazione rischio ROA elaborato con il software per la valutazione dei rischi, che ti permette di gestire la sicurezza in cantiere senza moduli o costi aggiuntivi e di adempiere ad un obbligo non delegabile del datore di lavoro circa i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori.

ROA: le misure di protezione

Il capo V del titolo VIII del D.Lgs. 81/2008 indica le prescrizioni minime di protezione, in particolare fa riferimento agli effetti nocivi sugli occhi e sulla pelle dei lavoratori esposti alle radiazioni ottiche artificiali.

I DPI non sono la prima misura da adottare. Prima devono essere valutate ed eliminate o ridotte le esposizioni con misure tecniche e organizzative.

Quando il rischio residuo lo richiede, occorre scegliere DPI adeguati per occhi, viso e cute. Per le sorgenti non coerenti la scelta dipende da banda spettrale, intensità, durata dell’esposizione e tipo di attività.

Per i laser, invece, la scelta degli occhiali protettivi deve considerare lunghezza d’onda, potenza o energia, durata dell’impulso, modalità di esposizione e livello di protezione richiesto.

Vanno distinti i DPI per l’utilizzo dei laser da quelli per le operazioni di allineamento, richiamando le norme tecniche specifiche.

I lavoratori devono essere informati sui rischi specifici della mansione. La formazione deve riguardare almeno:

tipo di radiazione presente;
effetti su occhi e cute;
valori limite;
risultati della valutazione del rischio;
misure di prevenzione;
uso corretto dei DPI;
procedure di lavoro;
comportamenti vietati;
segnaletica e accesso alle aree controllate;
gestione delle emergenze.

La delimitazione delle aree diventa necessaria quando i lavoratori o altre persone possono essere esposti a livelli superiori ai valori limite. In questi casi occorre segnalare l’area, regolamentare l’accesso e adottare misure di controllo.

Da istituire una Zona Laser Controllata quando vi è possibilità di superamento dei valori limite. Gli accessi devono essere segnalati e limitati, con indicazioni chiare sulle classi di rischio, sui DPI e sulle procedure da rispettare.

Piano di miglioramento

Quando i Valori Limite di Esposizione (VLE) vengono superati; in tali casi, il datore di lavoro deve necessariamente mettere in atto un piano di miglioramento. Tale piano deve includere delle soluzioni pratiche e tecniche per evitare che i valori-limite vengano superati.

Al piano di miglioramento bisogna includere:

la possibilità di scegliere attrezzature che emettono meno o zero ROA artificiali;
misure tecniche volte a ridurre l’emissione di radiazioni;
controlli certificati sulla manutenzione delle macchine;
informazione e relativa formazione dei lavoratori circa i rischi;
implementazione di cartellonistica adatta;
la possibilità di limitare l’esposizione;
DPI per pelle e occhi;
istruzioni prese dal fabbricante delle attrezzature;
sorveglianza sanitaria.

Rischio ROA: le FAQ

Forniamo una raccolta ragionata delle FAQ sul Rischio ROA pubblicate sul Portale Agenti Fisici e aggiornate a giugno 2026.

Al seguente indirizzo puoi consultare la versione integrale delle FAQ: https://www.portaleagentifisici.it/faq_explorer_roa.php

Effetti sulla salute e sorveglianza sanitaria

Cosa sono, dove sono presenti, sono prodotte o vengono utilizzate le ROA nei luoghi di lavoro?

Le ROA sono radiazioni ottiche artificiali nelle bande infrarosso, visibile e ultravioletto. Vanno distinte sorgenti coerenti, cioè i laser, da sorgenti non coerenti, come lampade, saldatura, forni, dispositivi UV, IPL e sistemi di illuminazione, richiamando i principali contesti lavorativi in cui possono comparire.

Quali sono i rischi per la salute e la sicurezza che si vogliono prevenire?

I rischi da prevenire riguardano soprattutto occhio e cute, con effetti acuti o cronici di tipo fotochimico e termico. Sono considerati anche effetti indiretti, come abbagliamento, interferenze visive, incendi, esposizioni accidentali e problemi legati all’uso di sostanze o farmaci fotosensibilizzanti.

Quali sono i soggetti particolarmente sensibili al rischio dovuto alla esposizione alle ROA?

Sono particolarmente sensibili lavoratori con condizioni individuali che possono aumentare la suscettibilità, tra cui gravidanza, minore età, patologie oculari o cutanee, condizioni di fotosensibilità e assunzione di sostanze fotosensibilizzanti. La valutazione va integrata con il medico competente e con misure adattate al singolo caso.

ROA coerenti e non coerenti: in quali casi attivare la sorveglianza sanitaria?

La sorveglianza sanitaria è prevista per i lavoratori esposti a rischio ROA, con periodicità definita dal medico competente, di norma annuale o più ravvicinata per soggetti sensibili. È richiesta attenzione specifica in caso di superamento dei valori limite o di esposizione accidentale.

Radiazioni ottiche coerenti laser: in quali casi attivare la sorveglianza sanitaria?

Per i laser, l’attenzione principale riguarda apparati di classe 3B e 4, per i quali la sorveglianza sanitaria è raccomandata e va collegata alle condizioni effettive d’uso. Devono essere considerate sia l’esposizione diretta sia quella riflessa o diffusa, soprattutto con laser di classe 4.

Quali sono i possibili criteri da seguire per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a radiazioni ottiche?

Il protocollo sanitario deve partire dagli esiti della valutazione del rischio e dalla tipologia di sorgente. Il medico competente definisce anamnesi, controlli su occhio e cute, periodicità e idoneità, verificando anche l’efficacia delle misure di prevenzione e la presenza di soggetti sensibili.

Metodiche e strumentazione per la misura delle ROA

Quali norme tecniche per la misura dell’esposizione a ROA?

Per le sorgenti non coerenti i riferimento sono le norme UNI EN 14255 e norme specifiche per sorgenti particolari. Per i laser il riferimento principale è la serie CEI EN IEC 60825, insieme alle norme sugli strumenti di misura, sulle macchine laser e sulle applicazioni specialistiche.

Come si effettua la misura dell’esposizione ROA non coerenti ai fini del confronto con i VLE?

La misura richiede prima di individuare la regione spettrale di emissione e gli indicatori di rischio pertinenti. Si misurano grandezze come irradianza o radianza, applicando le ponderazioni biologiche e le geometrie di misura previste, per poi confrontare i risultati con i valori limite di esposizione (VLE).

Come si effettua la misura dell’esposizione ROA coerenti (laser) ai fini del confronto con i VLE?

Per i laser la valutazione usa in primo luogo dati di classificazione e dati tecnici del fabbricante. Misure in opera possono servire in casi particolari, come prototipi, ricerca, apparati non classificati, contenziosi o valutazioni per soggetti sensibili; vanno considerati fascio diretto, riflessioni e radiazione diffusa.

Che cosa sono la Distanza Nominale di Rischio Oculare (DNRO) e la EMP di un laser? Come si calcolano?

La EMP rappresenta il livello massimo di esposizione laser ritenuto tollerabile per occhio o cute nelle condizioni considerate. La DNRO è la distanza oltre la quale l’esposizione scende sotto la EMP; si calcola con i parametri del fascio e le indicazioni delle norme laser, tenendo conto del rapporto con i VLE del D.Lgs. 81/08.

Come si stima l’incertezza di misura?

L’incertezza si valuta secondo i criteri generali della metrologia, considerando catena strumentale, taratura, risposta spettrale, posizionamento, geometria e variabilità della sorgente. Il risultato della misura deve riportare l’incertezza e le ipotesi usate.

Come si tiene conto dell’incertezza di misura ai fini del confronto con i VLE?

Il confronto con i VLE deve essere documentato in modo trasparente, indicando valore misurato, incertezza e criterio decisionale. In presenza di valori prossimi al limite occorre adottare un approccio cautelativo e valutare misure di riduzione o approfondimenti.

Quali sono le specifiche indicazioni per le misurazioni di esposizioni a sorgenti pulsate di radiazioni non coerenti?

Per sorgenti pulsate non coerenti non basta il valore medio: occorre considerare durata dell’impulso, ripetizione, energia per impulso e possibile somma degli effetti. La procedura deve rispettare gli indicatori e i limiti pertinenti alla banda spettrale e alla dinamica temporale.

Quali requisiti deve avere la strumentazione di misura?

La strumentazione deve essere adatta alla banda spettrale, al campo angolare, ai livelli di emissione e alla grandezza da misurare. Sono essenziali taratura tracciabile, adeguata risposta spettrale e documentazione delle caratteristiche tecniche dello strumento.

Qual è la periodicità della taratura?

Non è indicata una periodicità unica valida per tutti gli strumenti. La taratura va programmata in base alle indicazioni del fabbricante, all’uso dello strumento, alle condizioni di conservazione e agli eventi che possano alterarne la risposta, come urti, riparazioni o verifiche critiche.

Come si valuta il livello di esposizione alla radiazione contemporanea di più sorgenti nel visibile?

Quando più sorgenti emettono simultaneamente, i contributi vanno sommati secondo gli indicatori di rischio pertinenti e le effettive condizioni di esposizione. La valutazione deve considerare geometria, durata, distanza, direzione dello sguardo e possibile esposizione cumulativa.

Quali metodiche è possibile utilizzare per misurare esposizioni a radiazioni infrarosse generate da corpi caldi/incandescenti ai fini del confronto con i VLE?

Per corpi caldi o incandescenti si possono combinare misure radiometriche e modelli basati su temperatura, dimensione apparente, distanza e tempo di esposizione. Il confronto con i limiti deve includere anche l’eventuale rischio da calore e microclima severo.

Come si determina e che valori ha la dimensione angolare della sorgente di un fascio laser, ai fini del calcolo dei parametri C6 e CE?

La dimensione angolare della sorgente apparente si determina a partire da diametro, divergenza, distanza e ottica del sistema. È un parametro necessario per applicare i fattori correttivi previsti dalle norme e dal D.Lgs. 81/08 nella valutazione del rischio laser.

Valutazione del rischio

Come si può effettuare la valutazione del rischio di esposizione alle ROA?

La valutazione parte dal censimento delle sorgenti e dall’analisi delle modalità d’uso, per poi ricorrere a dati del fabbricante, banche dati, calcoli o misure. Il DVR deve indicare esposizioni, confronto con i limiti, lavoratori interessati, misure preventive, DPI e gestione dei soggetti sensibili.

Quali fonti sono utilizzabili per la valutazione del rischio?

Le fonti utili comprendono manuali e dati dei fabbricanti, classificazioni secondo norme tecniche, banche dati e procedure del PAF, letteratura tecnica, misure strumentali e calcoli. La scelta della fonte va motivata e deve essere coerente con la sorgente e con l’uso reale.

Come si valuta il rischio per sistemi laser?

La valutazione considera classe laser, parametri del fascio, DNRO, ZNRO/ZLC, accessi, ottiche, riflessioni, manutenzione, procedure e DPI. Per laser di classe elevata sono determinanti segregazione, controllo degli accessi, formazione e presenza di figure competenti.

Come sono classificati i laser ai sensi della norma CEI EN IEC 60825-1?

La classificazione CEI EN IEC 60825-1 distingue classi a rischio crescente, da sorgenti intrinsecamente sicure nelle condizioni previste fino a laser di classe 3B e 4, potenzialmente pericolosi anche per esposizioni brevi o riflesse. La classe va letta insieme alle condizioni d’uso e alle avvertenze del fabbricante.

Ai fini della valutazione del rischio, è sempre necessario misurare e/o calcolare l’esposizione?

Non sempre. Se le informazioni disponibili dimostrano che la sorgente è giustificabile o non comporta esposizioni significative, può bastare una valutazione documentale. Misure o calcoli sono necessari quando i dati sono insufficienti o quando l’esposizione può avvicinarsi o superare i limiti.

Quali sono le condizioni nelle quali la valutazione del rischio può concludersi con la “giustificazione”?

La giustificazione è possibile quando natura ed entità del rischio rendono superfluo un approfondimento, come per sorgenti comuni a bassa emissione o condizioni d’uso standard. La conclusione deve essere motivata nel DVR e non può essere applicata a sorgenti o lavorazioni potenzialmente pericolose.

In quali casi un apparato laser può considerarsi “giustificabile”?

Un apparato laser può essere considerato giustificabile solo se la classe e le condizioni d’uso impediscono esposizioni pericolose nelle attività ordinarie. La giustificazione decade quando si usano ottiche, procedure o interventi di manutenzione che modificano l’esposizione prevista.

Un prodotto laser di Classe 1 al cui interno è incorporato un laser in Classe 4 può considerarsi “giustificabile”?

Durante l’uso normale un prodotto di classe 1 può essere giustificabile se i sistemi di protezione impediscono l’accesso al fascio pericoloso. Durante manutenzione, regolazioni, apertura di ripari o disattivazione di interblocchi, il rischio del laser incorporato deve essere valutato come sorgente di classe superiore.

È disponibile un elenco di situazioni lavorative che devono essere certamente valutate?

Il documento richiama situazioni che non possono essere considerate automaticamente giustificabili: saldatura, lampade UV e germicide, laser di classe elevata, IPL, forni e corpi incandescenti, sorgenti mediche/estetiche e impianti di illuminazione o irraggiamento ad alta intensità.

Come si valuta il rischio ROA da sorgenti per illuminazione?

Per l’illuminazione si possono usare dati del fabbricante, classificazione fotobiologica e procedure PAF per le sorgenti di illuminazione generale. È necessario verificare distanze, tempi di esposizione, manutenzioni, rimozione di schermi e condizioni diverse dall’uso ordinario.

Come valutare il rischio da infrarossi per sistemi LED/IR?

I sistemi LED/IR vanno valutati in base a spettro, potenza, ottiche, distanza e durata dell’esposizione. Il rischio può riguardare la retina o la cute e richiede dati tecnici affidabili, eventuali calcoli e misure quando i dati del fabbricante non bastano.

Quali sorgenti per illuminazione generale dichiarate esenti richiedono una valutazione specifica per le operazioni di manutenzione?

Una sorgente dichiarata esente nell’uso ordinario può richiedere una valutazione specifica se durante la manutenzione cambiano distanza, schermature, diffusori o modalità di accesso. Il rischio va rivalutato quando l’operatore può trovarsi vicino alla sorgente o guardarla direttamente.

Come gestire la valutazione del rischio per i soggetti particolarmente sensibili?

La valutazione deve individuare mansioni e sorgenti che possono essere critiche per lavoratori sensibili, integrando dati tecnici con il giudizio del medico competente. Le misure possono includere limitazioni, DPI specifici, modifica delle mansioni o sorveglianza sanitaria mirata.

Come interpretare i valori limite presenti nelle Tabelle dell’Allegato XXXVII del D.Lgs. 81/08?

I VLE sono differenziati per banda spettrale, durata, organo bersaglio e grandezza fisica. Per interpretarli correttamente occorre scegliere l’indicatore di rischio pertinente, applicare le ponderazioni previste e confrontare l’esposizione reale con il limite appropriato.

Come sono classificate le sorgenti di radiazioni ottiche non coerenti secondo la CEN EN 62471?

La norma classifica le lampade e i sistemi di lampade in gruppi di rischio, da esente a RG3, sulla base dell’emissione accessibile e delle condizioni di osservazione. La classe aiuta la valutazione, ma va letta insieme all’uso effettivo in azienda.

Come si valuta il rischio ROA in saldatura?

La saldatura può generare UV, visibile e IR di intensità elevata. La valutazione deve riguardare saldatore e lavoratori vicini, scegliendo filtri e schermi adeguati, delimitando l’area e usando procedure e strumenti PAF per stimare distanze e protezioni.

Come valutare il rischio per sorgenti ROA non elettriche classificate secondo la norma UNI EN 16237?

Le sorgenti non elettriche, come fiamme, bruciatori e corpi caldi, vanno valutate con criteri specifici per l’emissione ottica non coerente. Occorre considerare temperatura, spettro, dimensione apparente, distanza, tempo di esposizione e misure di schermatura.

Quali criteri per valutare il rischio da radiazioni infrarosse generate da corpi caldi/incandescenti e per la scelta appropriata dei DPI?

Il rischio IR dipende da temperatura, superficie emittente, distanza, durata e presenza di materiale incandescente. La scelta dei DPI deve proteggere occhi, volto e cute e va coordinata con schermature, distanza, riduzione dei tempi e valutazione del microclima.

Quali criteri per valutare possibili disturbi da luce blu emessa da dispositivi a LED impiegati sul lavoro?

Per monitor, tablet, smartphone e illuminazione LED ordinaria il problema è in genere più ergonomico/visivo che di superamento dei VLE. La valutazione deve considerare abbagliamento, comfort, distanza, luminanza, qualità dell’illuminazione e condizioni particolari di esposizione.

Gestione del rischio

Cosa si intende per “personale qualificato” per la sicurezza da radiazioni ottiche non coerenti e quali requisiti deve avere?

Il personale qualificato deve possedere formazione, esperienza e competenze documentabili nella valutazione delle ROA non coerenti. Il datore di lavoro deve verificarne curriculum, capacità di applicare norme e buone prassi, disponibilità di strumentazione adeguata e qualità della relazione tecnica.

Quali caratteristiche deve avere il “personale adeguatamente qualificato” che effettua la valutazione del rischio laser?

La valutazione laser richiede competenze specialistiche su classificazione, misure, calcoli, DNRO, aree controllate, DPI e norme tecniche. Nei casi complessi o con laser di classe 3B e 4 è opportuno avvalersi di figure esperte di sicurezza laser.

In quali casi secondo la norma tecnica ci si dovrebbe avvalere dell’Addetto Sicurezza Laser o del Tecnico Sicurezza Laser e quali sono i loro compiti?

Per laser di classe 3B e 4, o per sistemi che possono esporre a fasci equivalenti durante manutenzione, le norme indicano il ricorso a figure dedicate alla sicurezza laser. Tali figure supportano valutazione, procedure, delimitazione, formazione, scelta dei DPI e gestione delle anomalie.

In caso di utilizzo di un laser in classe 3B o 4, la presenza di un Addetto o Tecnico Sicurezza Laser è prevista anche in una piccola azienda?

La dimensione aziendale non elimina il rischio. Anche una piccola azienda che usa laser di classe 3B o 4 deve garantire competenze adeguate per valutare e gestire il rischio, con figure interne o esterne proporzionate alla complessità dell’attività.

Come deve essere strutturata e che cosa deve riportare la Relazione Tecnica di supporto al DVR ROA?

La relazione tecnica deve descrivere sorgenti, mansioni, metodi, dati usati, misure o calcoli, incertezza, confronto con i limiti, lavoratori esposti e misure di prevenzione. Deve inoltre riportare segnaletica, delimitazioni, DPI, formazione, manutenzione e conclusioni utili al DVR.

In quali casi è necessario effettuare specifica informazione/formazione?

Informazione e formazione specifiche sono necessarie quando l’esposizione a ROA non è trascurabile o richiede comportamenti di sicurezza, procedure, delimitazioni o DPI. Sono particolarmente importanti per laser di classe elevata, sorgenti UV, saldatura, IPL e attività di manutenzione.

Quali sono i contenuti della informazione/formazione?

La formazione deve coprire natura del rischio, effetti su occhio e cute, VLE, sorgenti presenti, procedure sicure, segnaletica, zone controllate, uso dei DPI, manutenzione, emergenze e indicazioni per soggetti particolarmente sensibili.

Quali misure tecniche e organizzative adottare all’esito della valutazione?

Le misure seguono la gerarchia della prevenzione: eliminazione o riduzione della sorgente, schermature, interblocchi, distanze, limitazione dei tempi, manutenzione, procedure, delimitazione delle aree, segnaletica e, solo a complemento, DPI adeguati.

Quali sono i criteri di scelta dei DPI per occhi e cute da radiazioni ottiche non coerenti?

I DPI devono essere scelti in base a spettro, livello di esposizione, durata, area corporea da proteggere e compito lavorativo. Filtri oculari, visiere, indumenti, guanti e protezioni cutanee devono essere conformi alle norme applicabili e compatibili con il lavoro.

Quali sono i criteri di scelta dei DPI per occhi e cute da radiazioni laser?

Per i laser la scelta degli occhiali o schermi dipende da lunghezza d’onda, potenza o energia, durata o impulsi, diametro del fascio e densità ottica richiesta. Vanno considerati anche danneggiamento del filtro, campo visivo, trasmissione luminosa e compatibilità con la mansione.

In quali casi e con quali modalità deve essere effettuata la delimitazione delle aree di lavoro in cui sono presenti sorgenti laser?

Quando l’esposizione laser può superare i limiti, l’area deve essere segnalata, delimitata e regolata come Zona Laser Controllata. La valutazione definisce ZNRO, ZLC, accessi, barriere, schermature, segnaletica, DPI richiesti e procedure per chi entra nell’area.

Quali criteri vanno adottati nella scelta dei DPI in presenza di radiazione infrarossa emessa da corpi caldi non incandescenti?

Con corpi caldi non incandescenti va considerata sia l’esposizione IR sia il rischio di stress termico. La scelta dei DPI deve essere integrata con schermature, distanza, ventilazione, riduzione dei tempi e valutazione del microclima.

Quali criteri vanno adottati per la gestione del rischio derivante dall’impiego di lampade germicide UVC?

Le lampade UVC possono causare danni a cornea e cute anche con esposizioni brevi. La gestione deve privilegiare confinamento, assenza di persone durante l’emissione, interblocchi, segnaletica, procedure di accesso, manutenzione sicura, informazione e, se necessario, misure strumentali.

Quali criteri nella gestione del rischio per lampade germicide inserite nei condotti di impianti di ricambio aria?

Negli impianti con sorgenti UVC nei condotti, la sicurezza si basa sul confinamento della radiazione e sull’impossibilità di esposizione degli utilizzatori. Le attività di manutenzione devono prevedere disattivazione, interblocchi, cartelli, procedure e verifica dell’assenza di emissione accessibile.

Quali criteri per la gestione in sicurezza dei laser ad uso scenico?

I laser scenici richiedono progettazione e gestione specialistica, controllo dei fasci, prevenzione dell’esposizione del pubblico e degli operatori, definizione delle aree, controlli tecnici e procedure. Devono essere rispettate le norme tecniche e le condizioni autorizzative applicabili agli eventi.

Adempimenti normativi, vigilanza, aspetti medico-legali

In quali casi sussiste l’obbligo di delimitazione delle aree ad accesso controllato in relazione all’emissione ROA?

L’obbligo sussiste quando i lavoratori possono essere esposti a livelli superiori ai valori limite di esposizione. In tali casi i luoghi devono essere segnalati, identificati e con accesso limitato, quando tecnicamente possibile.

Quali dati e informazioni utili ai fini della valutazione dei rischi da ROA non coerenti i fabbricanti sono obbligati a fornire?

I fabbricanti devono fornire informazioni su emissioni, rischi residui, condizioni d’uso, classificazioni applicabili, misure di protezione, istruzioni e manutenzione. Tali dati sono essenziali per la valutazione aziendale e per la scelta di misure e DPI.

Quali dati e informazioni utili ai fini della valutazione dei rischi da impiego dei laser i fabbricanti sono obbligati a fornire?

Per i laser devono essere disponibili classificazione, avvertenze, dati di emissione, potenza o energia, caratteristiche del fascio, DNRO se pertinente, dispositivi di sicurezza, informazioni sui DPI oculari e istruzioni per installazione, uso, manutenzione e smaltimento sicuro.

Come deve essere gestito il rischio ROA nei cantieri (POS e PSC) e nei rischi interferenti (DUVRI)?

Quando più imprese o lavorazioni interferiscono, il rischio ROA deve essere coordinato tramite DUVRI, PSC e POS secondo il contesto. Il committente e gli altri soggetti coinvolti devono scambiarsi informazioni su sorgenti, luoghi, tempi, misure, DPI e accessi.

Quali informazioni deve chiedere il datore di lavoro in fase di acquisto di nuovi macchinari/attrezzature che emettono ROA?

In fase di acquisto il datore di lavoro deve chiedere emissioni, classificazione del rischio, condizioni d’uso, protezioni integrate, residual risks, manutenzione, necessità di DPI, formazione e limitazioni operative. Queste informazioni permettono una valutazione preventiva e una scelta più sicura dell’attrezzatura.

Quali indicazioni nel caso in cui un laser presente in azienda sia privo di classificazione ai sensi della norma CEI EN IEC 60825-1?

Un laser privo di classificazione non risponde ai requisiti della norma di prodotto e non dovrebbe essere impiegato fino a classificazione, verifica di conformità e valutazione del rischio. L’obbligo riguarda anche lavoratori autonomi e imprese familiari che usano attrezzature di lavoro.

Gli effetti avversi sulla salute dovuti a radiazione ottica artificiale sono oggetto di riconoscimento di malattia professionale?

Alcuni effetti correlati a specifiche bande, in particolare radiazioni infrarosse, sono considerati nelle tabelle INAIL delle malattie professionali. Per altri effetti o esposizioni la valutazione medico-legale richiede analisi del nesso causale, documentazione dell’esposizione e quadro clinico.

Rischio ROA: approfondimenti e contributi

Valutazione del rischio da radiazioni LASER: la guida INAIL (2024)

L’INAIL ha pubblicato a novembre 2024 una nuova guida per la valutazione del rischio derivante dall’utilizzo nelle applicazioni tecnologiche che utilizzano nei processi produttivi la radiazione LASER.

La pubblicazione è rivolta a datori di lavoro, servizi di prevenzione e protezione e medici competenti, ma anche ai lavoratori stessi, allo scopo di sensibilizzarli sull’importanza di una corretta valutazione del rischio e dell’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione.

Si tratta di un rischio che ricade nell’ambito delle Radiazioni Ottiche Artificiali di tipo coerente, talvolta poco conosciuto e sottostimato, nonostante tali tecnologie siano sempre più diffuse in vari settori lavorativi che vanno dalla sanità, alle telecomunicazioni, alla ricerca, fino ai centri estetici o agli spettacoli pubblici.

Oltre ad inquadrare l’argomento con un’ampia introduzione dedicata alla natura delle radiazioni ottiche e ai pericoli connessi all’esposizione al laser, la guida presenta la normativa di riferimento (dal D. Lgs. 81/08 alle classificazioni proposte dalla norma CEI EN 60825-1) e i parametri protezionistici previsti.

In materia di gestione della sicurezza, vengono illustrati:

i compiti e le responsabilità del tecnico-addetto alla sicurezza e del TSL (è necessario un Tecnico Sicurezza Laser per la valutazione dei rischi e l’adozione delle misure di tutela per i laser);
le misure di contenimento del rischio;
la formazione e le procedure operative di sicurezza;
la cartellonistica e le segnalazioni;
i sistemi di sicurezza ingegneristici;
la protezione collettiva;
la protezione individuale;
la sorveglianza sanitaria.

In appendice, la guida fornisce anche una procedura guidata per la valutazione del rischio da radiazione laser, che può essere utilizzata per determinare le misure di sicurezza appropriate per diversi tipi di laser e ambienti di lavoro.

Convegno Confindustria “Valutazione del rischio da radiazioni ottiche artificiali”: le slide (2010)

Il 9 Giugno 2010 nel centro Conferenze CCIAA di Padova si è tenuto il convegno “Valutazione del rischio da radiazioni ottiche artificiali” organizzato da Confindustria Padova e AIAS.
Il convegno, rivolto principalmente a datori di lavoro, responsabili e addetti alla sicurezza in azienda, ha affrontato la problematica della valutazione del rischio da radiazioni ottiche artificiali nel campo industriale.
Gli atti del convegno sono disponibili on-line:

“Radiazioni ottiche. Richiami alla normativa vigente. Il Titolo VIII del D. Lgs. n. 81/08: cosa prescrive”, Stefano Piovesan – Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione Università di Padova;
“La valutazione del rischio – le Linee guida del Coordinamento Tecnico delle Regioni”, Riccardo Di Liberto – Policlinico San Matteo di Pavia;
“Agenti Fisici. Linee Guida Coordinamento Tecnico Regioni”;
“Grandezze fisiche radiometriche, loro misura e stima dei valori di esposizione ad una sorgente. Gestione della sicurezza al LUXOR: un esempio”, Maria Guglielmina Pelizzo – LUXOR lab. – Consiglio Nazionale delle Ricerche ;
“Aspetti Biologici e limiti di esposizione”, Andrea Trevisan – Dipartimento di Medicina Ambientale e Sanità Pubblica dell’Università di Padova ;
“Esempi applicativi. Le sorgenti incoerenti”, Maria Diletta Siviero – Lisa Servizi Srl;
“Le sorgenti coerenti”, Marco Sorrentino – Laser & Optics Specialist – Prima Industrie Spa);
“2D LASER CUTTING”;
“3D LASER CUTTING”.

Clicca qui per scaricare gli atti del convegno “Valutazione del rischio da radiazioni ottiche artificiali”

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