Integrated Design Process: cos’è e quali sono i vantaggi

Integrated Design Process: cos’è e quali sono i vantaggi

Scopri come l’Integrated Design Process migliora collaborazione, coordinamento e decisioni nei progetti, integrando discipline, informazioni e obiettivi

In breve: l’Integrated Design Process è un approccio interdisciplinare e iterativo alla progettazione nel quale committente, progettisti, consulenti, costruttori e gestori collaborano fin dalle fasi iniziali. Rispetto a un processo sequenziale, le principali decisioni vengono valutate congiuntamente considerando le loro conseguenze su prestazioni, costi, tempi, costruibilità e gestione dell’opera.

La crescente complessità dei progetti edilizi richiede un approccio alla progettazione sempre più coordinato. Anticipare il confronto tra le competenze coinvolte e basare le decisioni su informazioni aggiornate consente di ridurre errori, rilavorazioni e inefficienze.

L’Integrated Design Process (IDP) risponde a questa esigenza attraverso un processo interdisciplinare in cui le principali scelte progettuali vengono analizzate considerando le relazioni tra architettura, strutture, impianti, energia, costi, costruibilità, gestione e manutenzione.

L’aspetto distintivo non è quindi soltanto quello di far lavorare insieme più professionisti, ma di anticipare il confronto tra le discipline e valutare in modo iterativo alternative e conseguenze delle decisioni prima che modificarle diventi più complesso e costoso.

In questo contesto, piattaforme dedicate al BIM management possono supportare il  coordinamento di attività, modelli e informazioni in un ambiente condiviso, facilitando la gestione dell’intero processo progettuale.

In questo articolo vedremo come applicare l’Integrated Design Process nei progetti edilizi, attraverso esempi pratici, stakeholder, fasi, deliverable, strumenti decisionali, KPI, errori da evitare e una checklist operativa per i team AEC.

Cos’è l’Integrated Design Process?

L’Integrated Design Process (IDP) è un approccio interdisciplinare alla progettazione nel quale gli stakeholder rilevanti partecipano alle decisioni fin dalle fasi iniziali del progetto, condividendo obiettivi, informazioni e criteri di valutazione.

Lo scopo è considerare il progetto come un sistema nel quale le scelte relative a una disciplina possono influenzarne molte altre.

Per esempio, la modifica della superficie vetrata di un edificio non riguarda soltanto l’architettura: può incidere sull’illuminazione naturale, sui carichi termici, sul comfort interno, sul dimensionamento degli impianti, sui consumi energetici e sui costi di esercizio.

L’IDP è particolarmente utile nella progettazione di edifici ad alte prestazioni e nei progetti orientati alla sostenibilità, nei quali obiettivi energetici, ambientali, economici e funzionali devono essere considerati insieme. Il principio può però essere applicato anche a interventi di altra natura e scala, adattando partecipanti, attività e strumenti agli obiettivi del progetto.

L’IDP non deve inoltre essere interpretato come una sequenza rigida e universalmente standardizzata di attività. Fasi, strumenti e responsabilità devono essere adattati al progetto, agli obiettivi del committente e al modello di organizzazione adottato.

Quali sono le differenze tra IDP e processi di progettazione convenzionali?

I processi di progettazione tradizionali presentano una struttura lineare che si sviluppa secondo una sequenza ordinata di passaggi, in cui sono previste le seguenti modalità operative:

le discipline progettuali (architettura, strutture, impianti, ecc.) vengono considerate separatamente, come sistemi isolati;
le diverse figure coinvolte intervengono solo quando è necessario e le decisioni vengono prese da un numero limitato di stakeholder;
si dedica poco tempo alle attività di pianificazione e progettazione, con possibili ricadute negative sulle fasi successive;
le possibilità di ottimizzazione sono ridotte;
il processo si conclude con la fase di costruzione dell’opera.

L’Integrated Design Process si pone in netta contrapposizione ai criteri precedentemente illustrati in quanto:

rifiuta i processi lineari di pianificazione e progettazione che possono portare a soluzioni inefficienti, e adotta un sistema iterativo che considera le continue interazioni tra i diversi settori;
enfatizza le connessioni tra le varie discipline e migliora la comunicazione tra i professionisti e le parti interessate per tutta la durata del progetto;
le decisioni sono prese in maniera condivisa da tutti i partecipanti al processo;
prevede un investimento maggiore in termini di tempo ed energie nella fase iniziale di progettazione, per un migliore coordinamento delle fasi successive;
favorisce l’ottimizzazione del progetto e contribuisce a ridurre i rischi di ritardi, modifiche in corso d’opera e superamento dei costi;
il processo continua anche dopo la fase di costruzione dell’opera, per un Facility Management più efficiente.

Differenza tra progettazione tradizionale e Integrated Design Process

Esempi di Integrated Design Process nei progetti edilizi

L’Integrated Design Process può essere applicato in qualsiasi tipologia di intervento, ma i suoi benefici risultano particolarmente evidenti nei progetti caratterizzati da un’elevata complessità tecnica o dal coinvolgimento di numerosi professionisti. In questi contesti, favorire il confronto tra le diverse discipline fin dalle fasi iniziali consente di ridurre le interferenze progettuali e di migliorare la qualità delle decisioni.

Un esempio è quello della progettazione di un edificio a elevata efficienza energetica. Architetti, ingegneri strutturali, progettisti impiantisti, consulenti energetici e committente collaborano sin dalle prime fasi per definire orientamento dell’edificio, involucro, sistemi impiantistici e strategie di sostenibilità. Questo approccio permette di valutare le diverse soluzioni nel loro insieme, evitando modifiche successive che potrebbero compromettere prestazioni, tempi o costi.

L’IDP trova applicazione anche nella progettazione di ospedali, scuole, aeroporti e altre opere complesse, dove la stretta interazione tra esigenze funzionali, impiantistiche e costruttive rende fondamentale il coordinamento tra le diverse figure coinvolte. Lo stesso vale per gli interventi di riqualificazione e recupero del patrimonio esistente, nei quali è necessario conciliare aspetti strutturali, architettonici, energetici e di tutela del bene.

In tutti questi casi, il valore dell’Integrated Design Process non risiede soltanto nella collaborazione tra i professionisti, ma nella capacità di prendere decisioni condivise sulla base di informazioni aggiornate e di obiettivi comuni. Questo contribuisce a ridurre le varianti in corso d’opera, migliorare il coordinamento progettuale e ottenere risultati più efficienti sotto il profilo tecnico, economico e ambientale.

I principali stakeholder coinvolti nell’Integrated Design Process

Il successo di un Integrated Design Process dipende dalla capacità di coinvolgere fin dalle prime fasi tutti gli attori che possono influenzare le decisioni progettuali. Ogni stakeholder contribuisce con competenze specifiche, ma il vero valore dell’approccio integrato risiede nella condivisione delle informazioni e nella collaborazione continua tra le diverse discipline.

Tra le figure che partecipano più frequentemente a un processo di progettazione integrata rientrano:

committente, che definisce gli obiettivi del progetto, le esigenze funzionali, il budget e i requisiti prestazionali dell’opera;
architetto, responsabile dello sviluppo del concept progettuale e del coordinamento degli aspetti architettonici con le altre discipline;
ingegneri strutturali e impiantisti, che collaborano fin dall’inizio per integrare soluzioni costruttive, strutturali e impiantistiche coerenti con gli obiettivi del progetto;
consulenti specialistici, come esperti di sostenibilità, efficienza energetica, acustica, antincendio o sicurezza, il cui contributo è determinante per ottimizzare le prestazioni dell’edificio;
BIM Manager e BIM Coordinator, che supportano il coordinamento digitale del progetto, facilitando la condivisione delle informazioni e l’integrazione dei modelli disciplinari;
impresa di costruzione, il cui coinvolgimento anticipato consente di valutare aspetti legati alla cantierabilità, ai tempi di esecuzione, ai costi e alle tecniche costruttive;
facility manager o gestore dell’opera, che può fornire indicazioni utili per migliorare la manutenzione, la gestione e le prestazioni dell’edificio durante la fase operativa.

La collaborazione tra professionisti rappresenta uno dei presupposti fondamentali dell’Integrated Design Process, ma non implica l’assenza di responsabilità definite: attività, approvazioni e decisioni devono avere responsabili chiaramente identificati. Per capire come il BIM favorisca il lavoro condiviso tra team multidisciplinari, puoi approfondire il tema della BIM Collaboration.

Stakeholder dell’Integrated Design Process nei progetti AEC

Come implementare un processo IDP

Per implementare correttamente un Integrated Design Process è opportuno:

definire in via preliminare gli obiettivi da raggiungere, per evitare modifiche nelle fasi future di progettazione;
formare una squadra di lavoro multidisciplinare, in grado di ricercare strategie integrate finalizzate al miglioramento delle prestazioni complessive del progetto (ad esempio, includere nel processo di progettazione gli operatori edili garantisce che le loro competenze siano condivise, mentre includere gli utenti finali assicura che le loro esigenze siano pienamente soddisfatte);
organizzare workshop multidisciplinari o design charrette nelle fasi strategiche del progetto, così da confrontare alternative, condividere obiettivi e supportare le decisioni del team;
utilizzare strumenti e software di modellazione e collaborazione per supportare e rafforzare l’integrazione del progetto. Tra gli strumenti che facilitano un processo decisionale efficiente e si combinano perfettamente con l’IDP, un ruolo di fondamentale importanza viene assunto dalla metodologia BIM.

Principi per la corretta implementazione dell’IDP

Design charrette e workshop multidisciplinari nell’IDP

Uno degli strumenti più associati alla progettazione integrata è la design charrette, cioè una sessione di lavoro intensiva nella quale stakeholder e specialisti si confrontano su obiettivi, vincoli e possibili soluzioni.

Una charrette può essere utilizzata all’inizio del progetto per:

costruire consenso sugli obiettivi;
individuare priorità;
confrontare alternative;
evidenziare interdipendenze;
identificare criticità e opportunità;
definire indicatori prestazionali;
assegnare responsabilità per gli approfondimenti successivi.

Esempio di workshop IDP

Durante il concept di un edificio per uffici, il committente stabilisce un obiettivo di riduzione dei consumi.

Architetto, progettista degli impianti, consulente energetico, strutturista e consulente per i costi confrontano quindi differenti combinazioni di:

orientamento;
rapporto tra superfici opache e trasparenti;
schermature;
tipologia di involucro;
sistemi HVAC.

Ogni soluzione viene valutata rispetto agli obiettivi concordati. Le conclusioni del workshop vengono poi trasformate in attività, responsabilità e decisioni tracciabili.

I deliverable dell’Integrated Design Process nelle diverse fasi del progetto

L’Integrated Design Process si sviluppa attraverso una serie di fasi, ciascuna delle quali produce specifici deliverable, ovvero gli elaborati e i risultati che consentono di verificare l’avanzamento del progetto e supportare le decisioni del team. La natura dei deliverable può variare in funzione della tipologia dell’intervento, ma alcuni elementi sono ricorrenti nella maggior parte dei progetti.

Fase di avvio e definizione degli obiettivi

Nelle fasi iniziali vengono raccolte le esigenze del committente e definiti gli obiettivi del progetto. I principali deliverable comprendono il documento dei requisiti, il programma funzionale, gli obiettivi di sostenibilità, i vincoli progettuali e il piano di collaborazione tra gli stakeholder.

Sviluppo del concept progettuale

In questa fase il team valuta diverse soluzioni progettuali attraverso un confronto multidisciplinare. Tra i deliverable più comuni rientrano studi di fattibilità, concept architettonici, analisi preliminari delle prestazioni energetiche, prime valutazioni economiche e modelli BIM preliminari utili a supportare il processo decisionale.

Progettazione e coordinamento

Con il progressivo sviluppo del progetto, i deliverable diventano più dettagliati e comprendono elaborati grafici, modelli BIM disciplinari e federati, relazioni tecniche, computi metrici, analisi prestazionali e report di coordinamento tra le diverse discipline. In questa fase assumono particolare importanza il controllo delle interferenze, la gestione delle issue e la verifica della coerenza tra modelli, elaborati e requisiti. Per approfondire questo aspetto, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla design coordination.

Costruzione e consegna dell’opera

Durante la realizzazione vengono prodotti ulteriori deliverable, come la documentazione di cantiere, gli aggiornamenti dei modelli informativi, i verbali di verifica, le certificazioni e la documentazione as-built. Queste informazioni costituiscono una risorsa fondamentale anche per la successiva gestione e manutenzione dell’opera.

Una gestione efficace dei modelli informativi è essenziale per garantire la qualità dei deliverable prodotti durante il progetto. Per approfondire questo tema, scopri come funziona la gestione dei modelli BIM.

Fasi e deliverable dell’Integrated Design Process

Come misurare il successo di un Integrated Design Process

Il successo di un Integrated Design Process può essere misurato confrontando gli obiettivi iniziali con indicatori di performance (KPI) di processo e di risultato. I primi descrivono l’efficienza della collaborazione e del coordinamento; i secondi verificano se il progetto raggiunge effettivamente le prestazioni richieste. Alcuni KPI possono essere misurati attraverso dati quantitativi, mentre altri richiedono valutazioni qualitative.

Esempi utili di KPI di processo possono essere:

percentuale di issue chiuse entro la data prevista;
numero di issue ancora aperte ai principali gate di progetto;
tempo medio necessario per chiudere una decisione;
numero di varianti generate da problemi di coordinamento;
rispetto delle milestone;
scostamento tra budget previsto e aggiornato;
percentuale di deliverable consegnati e approvati nei tempi stabiliti.

A seconda degli obiettivi, possono essere monitorati anche:

consumo energetico;
emissioni di carbonio;
comfort termoigrometrico;
illuminazione naturale;
prestazioni acustiche;
life-cycle cost;
tempi di costruzione;
requisiti di manutenzione;
prestazioni funzionali.

Un edificio ospedaliero, ad esempio, avrà obiettivi e indicatori diversi rispetto a un intervento di riqualificazione energetica o alla realizzazione di un complesso residenziale.

Più che misurare il successo esclusivamente al termine dei lavori, l’Integrated Design Process invita a monitorare costantemente l’andamento del progetto, così da individuare tempestivamente eventuali criticità e adottare le opportune azioni correttive. Questo approccio favorisce un miglioramento continuo e consente di valorizzare appieno i benefici della progettazione integrata.

Gli errori più comuni nell’implementazione di un Integrated Design Process

Adottare formalmente un Integrated Design Process non significa, di per sé, ottenere una progettazione realmente integrata. Anche quando vengono utilizzati strumenti digitali avanzati e metodologie collaborative, alcuni errori organizzativi possono compromettere i benefici dell’intero processo.

Uno dei più frequenti è il coinvolgimento tardivo delle figure chiave. Se progettisti, consulenti o imprese entrano nel progetto solo dopo che le principali decisioni sono già state prese, diventa più difficile individuare soluzioni condivise e prevenire modifiche nelle fasi successive.

Un’altra criticità riguarda la comunicazione tra i membri del team. Informazioni non aggiornate, riunioni poco efficaci o una condivisione incompleta dei dati possono generare incomprensioni e rallentare il processo decisionale, vanificando i vantaggi della collaborazione interdisciplinare.

Tra gli errori più ricorrenti rientrano inoltre:

definire obiettivi poco chiari o non condivisi tra gli stakeholder;
lavorare con informazioni non aggiornate o archiviate in ambienti differenti;
limitare la collaborazione alle sole fasi avanzate del progetto;
sottovalutare il coordinamento tra le diverse discipline;
non individuare responsabilità e ruoli in modo chiaro;
considerare il BIM come un semplice software, anziché come uno strumento a supporto del processo collaborativo.

Un team può condividere file, partecipare alle stesse riunioni e utilizzare lo stesso ambiente digitale senza attuare realmente un processo integrato. L’integrazione avviene quando le informazioni prodotte da una disciplina vengono utilizzate per valutare e migliorare le decisioni delle altre.

Anche un team molto collaborativo può rallentare se non è chiaro chi abbia la responsabilità di decidere.

Per questo strumenti come matrici di responsabilità, decision log e workflow di approvazione possono contribuire a rendere il processo più efficiente.

In che modo il BIM supporta l’Integrated Design Process

La metodologia BIM rappresenta uno dei fattori di supporto più importanti per una progettazione integrata di successo.

L’uso del BIM nell’IDP consente di integrare e coordinare le informazioni prodotte dalle diverse discipline coinvolte nel progetto, facilitando il confronto tra contributi che tradizionalmente vengono sviluppati in momenti distinti.

Oltre ad assicurare un’efficiente collaborazione tra le figure coinvolte (committente, progettisti, costruttori, utilizzatori finali, manutentori, ecc.), la metodologia BIM permette anche di:

integrare e coordinare nei modelli informativi i dati utili alle diverse discipline e fasi del progetto;
considerare in modo coordinato tempi, costi, manutenzione, sostenibilità e gli altri aspetti rilevanti del progetto;
andare oltre la fase di pianificazione e progettazione, per gestire l’intero ciclo di vita dell’edificio;
garantire un elevato controllo del processo tramite opportune verifiche di coordinamento e validazione.

Un Common Data Environment (CDE) supporta il processo collaborativo mettendo a disposizione un ambiente organizzato per la gestione delle informazioni di progetto.

Nell’ambito ISO 19650, il CDE è associato alla gestione controllata degli information container e ai relativi processi di produzione e condivisione delle informazioni.

Questo consente al team di ridurre uno dei problemi più frequenti nei processi frammentati: l’utilizzo di documenti, file o modelli non aggiornati.

Per applicare un IDP supportato dal BIM è quindi utile disporre di strumenti che consentano al team di condividere informazioni, coordinare modelli, gestire issue e verificare lo stato delle attività.

Per assicurarti il successo del IDP prova il software di BIM Coordination che permette di facilitare la comunicazione con i soggetti coinvolti, ottimizzare i flussi di lavoro e migliorare la qualità complessiva del progetto. Con un’unica soluzione online e integrata potrai condividere dati e informazioni, eseguire clash detection e code checking e coordinare tutte le attività del tuo progetto.

BIM a supporto dell’Integrated Design Process

Checklist per applicare l’Integrated Design Process nei team AEC

L’implementazione di un Integrated Design Process richiede una pianificazione accurata e il coinvolgimento attivo di tutti gli stakeholder. Questa checklist può rappresentare un utile riferimento per verificare che i principali elementi dell’approccio integrato siano stati considerati durante lo sviluppo del progetto.

Prima di avviare il progetto, verifica di aver:

definito obiettivi chiari e condivisi con il committente e il team di progetto;
individuato tutti gli stakeholder da coinvolgere fin dalle fasi iniziali;
stabilito ruoli, responsabilità e modalità di collaborazione;
predisposto strumenti per la condivisione e la gestione delle informazioni.

Durante la progettazione, assicurati di:

favorire il confronto continuo tra le diverse discipline;
condividere informazioni e aggiornamenti in un ambiente comune;
verificare periodicamente il coordinamento tra modelli, elaborati e documentazione;
monitorare tempi, costi e qualità dei deliverable prodotti.

Nelle fasi finali del progetto occorre:

validare la documentazione prima della consegna;
verificare che i deliverable siano completi, aggiornati e coerenti con gli obiettivi iniziali;
raccogliere feedback dal team per individuare eventuali aree di miglioramento nei progetti futuri.

Più che un elenco di attività da completare, questa checklist rappresenta un promemoria per verificare che obiettivi, responsabilità, informazioni e decisioni rimangano coordinati durante l’intero ciclo di vita dell’opera.

Per applicare con successo un Integrated Design Process non basta, infatti, adottare una metodologia collaborativa: è fondamentale disporre di strumenti che consentano di coordinare persone, informazioni e modelli durante tutte le fasi del progetto. Soluzioni come usBIM supportano i team AEC nella gestione integrata dei processi BIM, migliorando la collaborazione tra gli stakeholder, il controllo delle attività e la condivisione delle informazioni.

In questo modo modelli, documentazione, issue e attività possono diventare parte di un flusso informativo comune a supporto delle decisioni progettuali. Scopri come ottimizzare la gestione dei progetti con una piattaforma BIM pensata per favorire la progettazione integrata e il coordinamento tra tutte le figure coinvolte.

FAQ – Integrated Design Process

Che cos’è l’Integrated Design Process?

L’Integrated Design Process è un approccio interdisciplinare alla progettazione nel quale gli stakeholder rilevanti collaborano fin dalle prime fasi per valutare congiuntamente le conseguenze delle decisioni. L’obiettivo è integrare requisiti, prestazioni, costi, tempi, costruibilità e gestione dell’opera invece di affrontare ogni disciplina in modo isolato.

L’Integrated Design Process è obbligatorio nei progetti BIM?

No, l’Integrated Design Process non è un obbligo normativo, ma un approccio organizzativo e progettuale. Può essere adottato sia in progetti sviluppati con il BIM sia in contesti tradizionali, anche se può risultare particolarmente efficace quando è supportato da processi digitali collaborativi e da strumenti per la gestione condivisa delle informazioni.

Qual è la differenza tra IDP e BIM?

L’IDP è un approccio al processo decisionale e progettuale, mentre il BIM riguarda la produzione, organizzazione e gestione delle informazioni digitali dell’opera. Il BIM può supportare efficacemente un Integrated Design Process, ma utilizzare il BIM non significa automaticamente adottare un IDP.

Quali norme internazionali supportano l’Integrated Design Process?

Pur non esistendo uno standard dedicato esclusivamente all’Integrated Design Process, diversi riferimenti normativi ne supportano i principi. Tra questi rientrano la serie ISO 19650 per la gestione delle informazioni mediante il BIM e gli standard relativi ai sistemi di gestione della qualità, che promuovono collaborazione, coordinamento e miglioramento continuo.

In quali tipologie di progetto è più vantaggioso adottare un Integrated Design Process?

L’approccio è particolarmente indicato per progetti complessi, come ospedali, scuole, aeroporti, infrastrutture ed edifici ad alte prestazioni energetiche, dove il coordinamento tra numerose discipline è fondamentale. Tuttavia, anche interventi di dimensioni più contenute possono beneficiare di una progettazione integrata, soprattutto quando coinvolgono più figure professionali.

Quali competenze sono richieste per lavorare in un team che adotta l’Integrated Design Process?

Oltre alle competenze tecniche della propria disciplina, è importante possedere capacità di collaborazione, comunicazione e problem solving. La familiarità con metodologie BIM, piattaforme collaborative e strumenti digitali rappresenta inoltre un valore aggiunto per favorire lo scambio delle informazioni e il coordinamento tra i diversi membri del team.

L’Integrated Design Process può essere applicato anche agli interventi di recupero e riqualificazione?

Sì. Nei progetti di recupero, riqualificazione energetica o restauro, l’approccio integrato consente di coordinare fin dalle fasi iniziali aspetti architettonici, strutturali, impiantistici e di conservazione, riducendo il rischio di incompatibilità tra le diverse soluzioni progettuali e migliorando la qualità complessiva dell’intervento.

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