Il familiare convivente può detrarre le spese di ristrutturazione anche su un’altra abitazione

Il familiare convivente può detrarre le spese di ristrutturazione anche su un’altra abitazione

Quali condizioni devono essere rispettate perché il familiare convivente possa beneficiare della detrazione per i lavori di ristrutturazione?

Il familiare convivente può beneficiare della detrazione per ristrutturazione anche quando i lavori riguardano un’abitazione diversa da quella in cui vive abitualmente con il proprietario? E quali condizioni devono essere rispettate perché la convivenza sia considerata valida ai fini dell’agevolazione?

Il dubbio nasce proprio dalla possibilità di sostenere spese su un immobile diverso da quello in cui si svolge normalmente la vita familiare. Su questo punto è stato chiesto un chiarimento al Fisco: l’agevolazione fiscale prevista dall’articolo 16-bis del Tuir per un alloggio oggetto di ristrutturazione spetta anche al familiare che sia convivente, al momento dell’inizio dei lavori, su altro alloggio diverso da quello da ristrutturare?

La risposta è positiva, ma a determinate condizioni.

Bonus ristrutturazione: la detrazione spetta anche al familiare convivente

La detrazione per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio non è riservata esclusivamente al proprietario dell’immobile: può beneficiarne anche il familiare convivente del possessore o del detentore, purché sostenga effettivamente le spese agevolabili e siano rispettati gli altri requisiti previsti dalla normativa.

Ai fini dell’agevolazione sono considerati familiari:

il coniuge;
i parenti entro il terzo grado;
gli affini entro il secondo grado.

La possibilità per il familiare convivente di accedere alla detrazione è stata riconosciuta dall’Agenzia delle Entrate già con la circolare n. 121/1998.

Il familiare deve vivere nell’immobile da ristrutturare?

È proprio questo il punto centrale del nuovo chiarimento. Non è necessario che l’immobile oggetto dei lavori coincida con l’abitazione nella quale proprietario e familiare convivono abitualmente.

La detrazione può infatti spettare per interventi effettuati su una qualsiasi delle abitazioni nelle quali si esplica la convivenza, indipendentemente dalla loro ubicazione, a condizione che l’immobile sia a disposizione.

Può quindi interessare, ad esempio, anche un’altra abitazione nella disponibilità della famiglia, purché non venga meno il collegamento richiesto tra il familiare convivente, il proprietario e l’immobile interessato dai lavori.

Quando deve esistere la convivenza?

Il requisito temporale è essenziale. Secondo il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, la condizione di familiare convivente deve già esistere alla data di inizio dei lavori e la convivenza deve sussistere al momento in cui vengono sostenute le spese che danno diritto alla detrazione. Se il pagamento delle spese avviene prima dell’avvio materiale dell’intervento, il requisito deve quindi essere verificato già al momento del pagamento.

Non è invece necessario che lo status di convivenza continui per tutto il periodo durante il quale vengono utilizzate le rate della detrazione fiscale.

Come si dimostra la convivenza?

Per beneficiare dell’agevolazione non è necessario stipulare un contratto di comodato tra il proprietario e il familiare. La condizione di familiare convivente può essere attestata attraverso una dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Resta naturalmente necessario che sia il familiare, che intende beneficiare dell’agevolazione, a sostenere le spese per le quali chiede la detrazione.

Approfondimenti

Per saperne di più, leggi l’approfondimento “Bonus ristrutturazione al coniuge convivente non proprietario: quando spetta la detrazione

Per conoscere nel dettaglio aliquote, beneficiari, interventi e spese ammesse, adempimenti e principali chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, leggi il focus sul Bonus Ristrutturazione 2026.

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