Degrado del calcestruzzo armato: cause, diagnosi, prove e mappatura dei difetti
Il degrado del calcestruzzo armato richiede una diagnosi accurata per individuare cause e difetti. Scopri come gestirlo con il supporto di strumenti BIM
Il degrado del calcestruzzo armato può compromettere la durabilità, le prestazioni e la sicurezza degli elementi strutturali. Fessure, distacchi del copriferro, carbonatazione e corrosione delle armature sono alcuni dei fenomeni che richiedono un’attenta valutazione per individuarne le cause e determinarne l’estensione.
La diagnosi prevede diverse fasi, dalla raccolta della documentazione all’ispezione visiva, dalla mappatura dei difetti alla scelta delle prove diagnostiche più appropriate. I risultati devono poi essere organizzati e correlati con precisione agli elementi interessati.
Una BIM issues tracking platform consente di organizzare le criticità rilevate durante le attività di controllo attraverso issue associate agli elementi del modello BIM, con fotografie, documenti, responsabili, priorità e stato di avanzamento. Le informazioni raccolte possono così essere gestite insieme alla documentazione tecnica e ai dati relativi agli interventi.
In questo articolo vedremo quali sono i principali segnali e meccanismi di degrado del calcestruzzo armato, come impostare una diagnosi efficace e come organizzare rilievi, prove e risultati in un sistema digitale consultabile nel tempo.
Cos’è il degrado del calcestruzzo armato?
Il degrado del calcestruzzo armato è l’insieme dei fenomeni fisici, chimici e meccanici che, nel tempo, possono alterare le caratteristiche del calcestruzzo e delle armature, riducendo la durabilità e, nei casi più significativi, le prestazioni dell’elemento strutturale.
Il processo può interessare inizialmente la superficie oppure coinvolgere progressivamente strati più profondi e la sezione resistente dell’elemento.
Nel calcestruzzo armato il degrado assume particolare rilevanza perché calcestruzzo e acciaio lavorano come un sistema integrato. Il calcestruzzo, quando presenta condizioni adeguate, contribuisce alla protezione delle armature attraverso l’elevata alcalinità dell’ambiente che circonda l’acciaio. Fenomeni come carbonatazione, ingresso di cloruri, fessurazione e perdita di integrità del copriferro possono compromettere questa protezione e favorire l’innesco o la propagazione della corrosione.
La valutazione dello stato di conservazione deve quindi considerare sia i fenomeni visibili sia i meccanismi che possono svilupparsi all’interno dell’elemento.
Quali sono i segnali di degrado del calcestruzzo?
I fenomeni di degrado possono presentarsi con caratteristiche molto diverse. L’ispezione deve consentire di riconoscere i segnali superficiali e di distinguere quelli prevalentemente estetici dalle manifestazioni che possono avere conseguenze sulla durabilità, sulle prestazioni o sulla sicurezza strutturale.
Tra i principali segnali si possono individuare:
fessure e lesioni del calcestruzzo;
distacchi e disgregazione del copriferro;
armature esposte;
macchie e colature;
efflorescenze;
alterazioni cromatiche;
rigonfiamenti localizzati;
fenomeni di erosione e abrasione;
deformazioni anomale;
tracce associate alla corrosione delle armature.
La sola presenza di una fessura non consente di stabilire la causa del fenomeno. Ampiezza, andamento, profondità, posizione ed eventuale evoluzione nel tempo devono essere messi in relazione con la geometria dell’elemento, le condizioni ambientali e il comportamento strutturale.
Particolare attenzione richiedono i distacchi del copriferro associati ad armature ossidate o corrose. La formazione dei prodotti della corrosione può generare pressioni espansive nel calcestruzzo circostante, favorendo fessurazione, delaminazione e successivo distacco del copriferro.
Segnali di degrado del calcestruzzo armato
Quali sono le principali cause del degrado?
Le cause del degrado possono essere legate alla composizione dei materiali, alle modalità costruttive, all’esposizione ambientale, alle condizioni di esercizio oppure a fenomeni accidentali.
Tra i meccanismi più ricorrenti rientrano:
carbonatazione del calcestruzzo e conseguente perdita della protezione passivante delle armature;
penetrazione dei cloruri e conseguente rischio di corrosione;
cicli di gelo e disgelo;
attacchi chimici, compresi quelli dovuti, per esempio, a solfati o ambienti aggressivi;
reazioni alcali-aggregato;
dilavamento e lisciviazione dei componenti solubili del calcestruzzo;
azioni meccaniche, urti, erosione e abrasioni;
infiltrazioni e presenza prolungata di acqua;
esposizione ad alte temperature o incendio;
errori di confezionamento, posa o maturazione del calcestruzzo;
copriferro insufficiente o non adeguato alle condizioni di esposizione;
fessurazioni legate, a seconda dei casi, a ritiro, variazioni termiche o comportamento strutturale;
sovraccarichi o modifiche delle condizioni di esercizio.
L’individuazione della causa è fondamentale perché un intervento eseguito senza eliminare o controllare il meccanismo che ha prodotto il degrado può avere efficacia limitata nel tempo.
Cause del degrado del calcestruzzo armato
Come si esegue una diagnosi del calcestruzzo degradato?
La diagnosi del calcestruzzo degradato si sviluppa attraverso un percorso progressivo: raccolta della documentazione, ispezione visiva, mappatura dei difetti, definizione del piano di indagine, esecuzione delle prove, interpretazione congiunta dei risultati e individuazione delle cause. L’obiettivo non è soltanto registrare il difetto, ma comprenderne origine, estensione, gravità ed eventuale evoluzione.
Le indagini strutturali consentono di integrare le informazioni derivanti dall’osservazione con dati utili alla conoscenza dei materiali e del comportamento della struttura.
Vediamo quindi le principali fasi che consentono di costruire un quadro diagnostico affidabile.
Raccolta della documentazione esistente
La prima fase consiste nella raccolta della documentazione disponibile, come elaborati progettuali, relazioni di calcolo, certificati dei materiali, documentazione relativa a interventi precedenti, fotografie e precedenti rapporti di ispezione.
Occorre verificare la corrispondenza tra documentazione e stato attuale dell’opera. Eventuali modifiche, riparazioni o cambiamenti di destinazione d’uso possono infatti influire sulla lettura dei fenomeni di degrado.
Ispezione visiva
L’ispezione visiva consente di individuare e classificare le principali anomalie presenti sugli elementi in calcestruzzo armato.
Per ogni fenomeno è utile registrare posizione, tipologia, dimensioni, andamento e condizioni dell’area interessata. La documentazione fotografica deve essere sufficientemente dettagliata da permettere il confronto con le successive campagne di controllo.
Mappatura dei difetti
La mappatura traduce le osservazioni raccolte durante l’ispezione in informazioni localizzate sulle superfici e sugli elementi strutturali.
Fessure, distacchi, armature esposte, macchie e altre manifestazioni possono essere rappresentati su prospetti, sezioni, ortofoto o modelli tridimensionali. È importante utilizzare una classificazione coerente e una legenda univoca, così da rendere confrontabili le diverse aree dell’opera e, quando vengono eseguite più campagne, i rilievi effettuati in momenti differenti.
Definizione del piano di indagine
Il piano di indagine deve derivare dalle anomalie già individuate e dagli obiettivi della diagnosi. La scelta delle prove deve tenere conto del tipo di degrado, della funzione dell’elemento, dell’accessibilità delle superfici e delle informazioni già disponibili.
Le prove devono quindi essere distribuite in modo rappresentativo, prevedendo gli approfondimenti necessari nelle zone che presentano anomalie significative.
Prove non distruttive
Le prove non distruttive permettono di acquisire informazioni limitando o evitando alterazioni significative dell’elemento.
Tra le tecniche più utilizzate rientrano sclerometro, ultrasuoni, pacometro, termografia, prove di resistività elettrica e potenziale di corrosione. Ciascuna tecnica fornisce informazioni specifiche e deve essere interpretata in relazione alle condizioni dell’elemento e ai limiti del metodo.
Prove semi-distruttive e distruttive
Quando le prove non distruttive non sono sufficienti, possono essere eseguite indagini che comportano un intervento localizzato sul materiale.
I saggi consentono, per esempio, di verificare direttamente posizione e diametro delle armature, spessore del copriferro o condizioni dell’acciaio. I carotaggi permettono invece di prelevare campioni di calcestruzzo da sottoporre a prove di laboratorio.
Analisi di laboratorio
I campioni prelevati possono essere sottoposti a prove finalizzate alla caratterizzazione del calcestruzzo e all’individuazione dei meccanismi di degrado.
Le analisi possono riguardare resistenza meccanica, contenuto e distribuzione dei cloruri, caratteristiche petrografiche, composizione e altri parametri utili alla diagnosi. La profondità di carbonatazione viene invece generalmente verificata su una superficie fresca del calcestruzzo ottenuta mediante prelievo o esposizione locale del materiale.
Interpretazione congiunta dei risultati
I risultati delle diverse prove devono essere confrontati tra loro. Nessuna singola prova è generalmente sufficiente, da sola, a descrivere lo stato complessivo di conservazione di una struttura.
La correlazione tra mappatura, rilievo fotografico, prove non distruttive, saggi, carotaggi e analisi di laboratorio permette di ridurre le incertezze e di costruire un quadro diagnostico coerente.
Individuazione della causa
La causa del degrado deve essere ricercata attraverso la correlazione tra manifestazioni osservate, caratteristiche dei materiali, condizioni ambientali e storia dell’edificio.
La presenza di armature corrose, per esempio, deve essere valutata insieme a copriferro, profondità di carbonatazione, eventuale presenza di cloruri, condizioni di umidità ed esposizione ambientale.
Valutazione di estensione e gravità
La diagnosi deve definire quanto è esteso il fenomeno e quale livello di gravità presenta.
È quindi necessario quantificare, quando possibile, superfici, lunghezze, profondità, ampiezze delle fessure e percentuali di elementi interessati. La valutazione deve inoltre distinguere i fenomeni localizzati da quelli che interessano porzioni estese della struttura e considerare l’eventuale evoluzione nel tempo.
Indicazioni per riparazione, riabilitazione o monitoraggio
I risultati della diagnosi costituiscono la base per stabilire le successive azioni. In funzione della gravità possono essere necessari interventi di riparazione locale, protezione, ripristino del copriferro, interventi sulle armature o consolidamento strutturale.
Quando il fenomeno non richiede un intervento immediato, può essere opportuno predisporre un piano di monitoraggio con controlli periodici e criteri prestabiliti per valutare l’evoluzione del degrado.
Diagnosi del calcestruzzo degradato
Quali prove si utilizzano per valutare il calcestruzzo?
La scelta delle prove dipende dal fenomeno da analizzare, dal livello di conoscenza richiesto e dalle caratteristiche dell’elemento strutturale. Le diverse tecniche forniscono informazioni complementari e devono essere selezionate in funzione degli obiettivi dell’indagine.
Le principali prove utilizzate per la valutazione del calcestruzzo e dello stato delle armature sono:
prova sclerometrica: utile principalmente per valutazioni comparative dell’uniformità del calcestruzzo e, con correlazioni adeguatamente definite, come metodo indiretto nell’ambito della valutazione della resistenza;
prova ultrasonica: impiegata per valutare caratteristiche di propagazione delle onde nel materiale, supportare la valutazione dell’uniformità e individuare possibili anomalie o discontinuità;
pacometria: utilizzata per individuare la posizione delle armature, stimarne il copriferro e, con le opportune cautele, determinarne il diametro;
misura del potenziale di corrosione: finalizzata a individuare aree caratterizzate da differente probabilità di attività corrosiva, senza fornire da sola una misura della velocità o dell’entità della corrosione;
misura della resistività elettrica: utile per valutare una delle condizioni che influenzano la possibilità di propagazione dei processi corrosivi e per integrare altre misure elettrochimiche;
misura della profondità di carbonatazione: utilizzata per individuare il fronte di carbonatazione e confrontarlo con la profondità delle armature;
determinazione del contenuto di cloruri: utilizzata per valutare presenza e distribuzione dei cloruri nel calcestruzzo e supportare la valutazione del rischio di corrosione;
carotaggio: consente il prelievo di campioni di calcestruzzo per prove dirette e analisi di laboratorio;
prove sui campioni prelevati: possono comprendere la determinazione della resistenza a compressione e altre analisi fisiche, chimiche e petrografiche.
Per l’esecuzione e l’interpretazione delle prove è opportuno fare riferimento alle norme tecniche applicabili e alle relative versioni vigenti.
La scelta e la combinazione delle prove devono tenere conto delle caratteristiche del degrado già rilevate durante l’ispezione e la mappatura. Il confronto tra risultati ottenuti con tecniche diverse consente di ridurre le incertezze e di costruire una diagnosi più affidabile.
Come intervenire sul calcestruzzo armato degradato?
L’intervento sul calcestruzzo armato degradato deve essere definito sulla base della causa, dell’estensione del fenomeno, delle condizioni delle armature e delle prestazioni richieste alla struttura. Riparare soltanto l’effetto visibile senza controllare la causa del degrado può ridurre la durabilità dell’intervento.
A seconda del quadro diagnostico, gli interventi possono comprendere:
rimozione del calcestruzzo incoerente o deteriorato;
pulizia e trattamento delle armature quando necessario;
ripristino della sezione e del copriferro con materiali compatibili con l’intervento previsto;
protezione delle superfici dall’ingresso di acqua o agenti aggressivi;
trattamento di fessure e discontinuità con tecniche adeguate alla loro natura;
tecniche elettrochimiche nei casi in cui risultino applicabili;
interventi di rinforzo o consolidamento quando il degrado ha conseguenze sulle prestazioni strutturali;
predisposizione di un programma di controllo e manutenzione successivo all’intervento.
La serie UNI EN 1504 costituisce uno dei principali riferimenti tecnici per prodotti, sistemi, principi e modalità di protezione e riparazione delle strutture in calcestruzzo. La scelta della strategia di intervento deve comunque derivare dalla diagnosi e dalla valutazione specifica dell’opera.
Come creare una mappa 3D del degrado del calcestruzzo
La rappresentazione tridimensionale permette di collegare il degrado alla geometria reale dell’opera. Il flusso può partire da rilievi fotografici o fotogrammetrici e arrivare a un modello tridimensionale utilizzabile per la localizzazione e la gestione dei difetti.
Analizziamo quindi le principali fasi del processo.
Rilievo fotografico con drone
Il drone può acquisire immagini ravvicinate delle superfici difficilmente accessibili, riducendo, ove le condizioni operative lo consentano, la necessità di operare direttamente sulle aree in quota.
Le fotografie devono presentare adeguata qualità e sovrapposizione, con una pianificazione delle traiettorie coerente con le caratteristiche dell’elemento da rilevare e con il risultato metrico e informativo che si vuole ottenere.
Fotogrammetria e ortomosaico
La fotogrammetria elabora le immagini per ricostruire geometrie tridimensionali e ortofoto. L’ortomosaico permette di ottenere una rappresentazione fotografica corretta geometricamente, utile per localizzare fessure, distacchi e altre anomalie.
Le ortofoto possono costituire una base affidabile per la successiva mappatura delle aree degradate a condizione che accuratezza, risoluzione e modalità di acquisizione siano coerenti con la dimensione dei fenomeni da rilevare.
Nuvola di punti e mesh texturizzata
La ricostruzione fotogrammetrica o il rilievo laser scanner possono produrre una nuvola di punti che descrive la geometria dell’elemento. Dalla nuvola è possibile ricavare una mesh tridimensionale sulla quale applicare le texture fotografiche.
Il risultato consente di visualizzare contemporaneamente geometria e aspetto superficiale dell’opera.
Localizzazione tridimensionale dei difetti
I difetti possono essere associati alle superfici del modello attraverso coordinate, viste, immagini e oggetti informativi.
La localizzazione tridimensionale consente di collegare la singola anomalia all’elemento strutturale interessato e alle prove eseguite nella stessa area. In questo modo la rappresentazione 3D non rimane un semplice modello geometrico, ma diventa una base per organizzare le informazioni diagnostiche.
Dalla nuvola di punti al modello Scan-to-BIM
La nuvola di punti può diventare la base per la costruzione di un modello Scan-to-BIM. Il modello non deve limitarsi alla geometria, ma può contenere informazioni relative a materiali, stato di conservazione, prove diagnostiche e interventi.
L’approccio HBIM per gli edifici esistenti consente di integrare nel modello dati geometrici e informazioni sul degrado, con possibilità di aggiornamento e consultazione nel tempo.
Come creare una mappa 3D del degrado del calcestruzzo
Come geolocalizzare difetti e prove diagnostiche nel modello BIM
Il modello BIM consente di collegare agli elementi strutturali le informazioni raccolte durante il rilievo, le anomalie riscontrate, i risultati delle prove e la relativa documentazione.
L’analisi del degrado attraverso software BIM permette di organizzare queste informazioni in relazione alla geometria dell’opera, associando ogni criticità all’elemento o all’area interessata. Quando necessario, l’informazione può essere collegata anche a una specifica posizione o vista del modello.
Vediamo come organizzare questi dati e integrarli nel modello.
Creare una scheda digitale per ogni difetto
La gestione dei difetti può partire dalla creazione di una scheda digitale associata a ciascuna criticità rilevata.
Una BIM issues tracking platform consente di raccogliere in una issue le informazioni relative al difetto, le immagini, i documenti e le attività da svolgere.
La scheda può contenere per esempio:
identificativo univoco della criticità;
elemento interessato;
descrizione e classificazione dell’anomalia;
data del rilievo;
livello di priorità;
stato di avanzamento;
responsabile;
documentazione fotografica;
prove diagnostiche associate;
eventuali attività o interventi programmati.
La issue può essere collegata direttamente all’elemento del modello BIM interessato, così da mettere in relazione la criticità con la geometria dell’edificio. Il tecnico può quindi partire dal modello per consultare le informazioni relative al difetto, verificare la documentazione associata e aggiornare la scheda nel corso delle successive attività di controllo.
Questa organizzazione consente di mantenere collegati il rilievo del degrado, la posizione del difetto e le informazioni raccolte nel tempo, evitando che fotografie, note e risultati delle verifiche rimangano separati dalla relativa geometria.
Perché BCF e viewpoint facilitano la localizzazione dei difetti?
Una coordinata tridimensionale può identificare una posizione geometrica, ma non sempre fornisce da sola il contesto necessario per interpretare una criticità all’interno del modello.
Il formato BCF consente di scambiare e gestire informazioni relative a una issue BIM associandovi, a seconda del workflow e degli strumenti utilizzati, elementi del modello, commenti, immagini o snapshot e viewpoint.
Il viewpoint permette di memorizzare il punto di vista utilizzato per visualizzare il problema e può includere il contesto necessario per ritrovare più facilmente la criticità nel modello. Coordinate e viewpoint non sono quindi necessariamente alternativi: possono svolgere funzioni complementari.
Collegare la prova NDT all’esatto elemento strutturale
Anche i risultati delle prove diagnostiche devono essere collegati all’elemento strutturale a cui si riferiscono e, quando necessario, alla specifica area sottoposta a esame.
Per esempio, il risultato di una prova può essere associato al pilastro interessato, alla superficie dell’elemento esaminata, alla data dell’indagine, al metodo utilizzato e al relativo esito.
Lo stesso criterio può essere applicato alle diverse tipologie di indagini, così da mantenere ogni dato diagnostico collegato alla posizione esatta a cui si riferisce.
Il collegamento tra prova ed elemento BIM permette di consultare il risultato direttamente dal modello e di correlare il dato diagnostico con le altre informazioni disponibili, come fotografie, difetti rilevati, precedenti indagini e interventi eseguiti.
Per rendere confrontabili campagne diverse, è utile adottare una struttura informativa coerente. Per ogni prova possono essere registrati almeno identificativo, elemento BIM, posizione, data, tipologia di prova, risultato, unità di misura, documento di riferimento e campagna diagnostica di appartenenza.
Questo consente di trasformare il modello da semplice contenitore documentale a sistema di accesso strutturato ai dati diagnostici.
Come organizzare report, prove e certificati in un fascicolo digitale
La gestione della documentazione diagnostica diventa più efficace quando report, fotografie, certificati e risultati delle prove vengono raccolti e organizzati all’interno di un fascicolo digitale. L’obiettivo è mantenere ordinati e facilmente reperibili i documenti prodotti durante le diverse fasi di indagine, evitando che informazioni importanti rimangano distribuite tra archivi, cartelle e supporti differenti.
Nel fascicolo possono essere raccolti, per esempio:
rapporti delle prove non distruttive, semi-distruttive e distruttive;
certificati e documentazione sui materiali;
risultati delle analisi di laboratorio;
documentazione fotografica;
ortofoto e rilievi tridimensionali;
mappature del degrado;
schede delle criticità;
report degli interventi eseguiti.
I documenti possono essere organizzati in funzione dell’elemento strutturale, dell’area interessata, della tipologia di indagine e della data di esecuzione.
L’associazione dei documenti agli elementi e alle attività a cui si riferiscono consente di recuperare più rapidamente le informazioni necessarie durante le successive fasi di controllo, manutenzione o intervento. Il tecnico può consultare il fascicolo direttamente dall’ambiente BIM e accedere alla documentazione relativa all’elemento o all’area di interesse, mantenendo il collegamento tra informazioni documentali e modello dell’opera.
Il fascicolo digitale può essere aggiornato nel tempo con i nuovi report, i risultati delle prove e la documentazione relativa agli interventi eseguiti. In questo modo è possibile conservare lo storico delle diverse campagne diagnostiche e confrontare i risultati delle indagini effettuate in momenti differenti.
La documentazione può inoltre essere collegata alle criticità rilevate e alle relative attività di controllo, mantenendo una relazione tra il difetto osservato, le verifiche eseguite, i documenti prodotti e gli eventuali interventi realizzati.
Perché ripetere le indagini nel tempo?
Il degrado del calcestruzzo armato può evolvere nel corso della vita della struttura. Una fessura può aumentare in ampiezza, un fenomeno di corrosione può estendersi ad altre porzioni dell’elemento e un distacco del copriferro può comparire in aree che durante la prima ispezione non presentavano anomalie evidenti.
Per questo motivo, una diagnosi eseguita in un determinato momento non è sempre sufficiente a descrivere l’evoluzione delle condizioni dell’opera.
La ripetizione delle indagini permette di confrontare lo stato di conservazione rilevato in momenti diversi e di verificare l’eventuale progressione dei fenomeni. Fotografie, mappature, misure delle fessure, risultati delle prove e informazioni sulle condizioni ambientali possono fornire elementi utili per stabilire se un’anomalia è stabile oppure presenta segnali di evoluzione.
Il confronto tra indagini successive consente inoltre di verificare l’efficacia degli interventi di riparazione o protezione. Dopo un intervento, nuove ispezioni possono evidenziare la comparsa di ulteriori fessure, la ripresa della corrosione o altri fenomeni che richiedono un approfondimento.
La registrazione delle diverse campagne diagnostiche all’interno del modello BIM permette di conservare lo storico delle informazioni e di collegare ogni nuova osservazione all’elemento interessato.
Con una BIM issues tracking platform è possibile gestire le criticità rilevate nelle diverse fasi di indagine attraverso issue associate agli elementi del modello, con fotografie, documenti, responsabili, priorità e stato di avanzamento. Ogni anomalia può così essere seguita nel tempo, dalla prima segnalazione alle successive verifiche fino alla conclusione dell’eventuale intervento.
FAQ – Degrado del calcestruzzo armato
Quando il degrado del calcestruzzo armato diventa preoccupante?
Non tutti i fenomeni di degrado hanno lo stesso livello di gravità. La valutazione deve considerare la posizione del difetto, la sua estensione, la velocità di evoluzione, le cause e il possibile coinvolgimento delle armature o della capacità resistente dell’elemento.
La presenza di distacchi, armature esposte o corrose, deformazioni anomale, fessure in evoluzione o altri segnali potenzialmente significativi richiede una valutazione tecnica adeguata al caso specifico.
Qual è la differenza tra carbonatazione e corrosione da cloruri?
Carbonatazione e ingresso di cloruri sono due meccanismi differenti che possono compromettere la protezione delle armature.
La carbonatazione riduce progressivamente l’alcalinità del calcestruzzo; quando il fronte carbonatato raggiunge le armature possono venire meno le condizioni che favoriscono la passivazione dell’acciaio. I cloruri possono invece favorire la depassivazione anche senza una carbonatazione completa del copriferro e sono spesso associati a forme di corrosione localizzata.
Per individuare il meccanismo è quindi necessario correlare condizioni di esposizione, copriferro, profondità di carbonatazione, contenuto di cloruri e stato delle armature.
Come capire se una fessura nel calcestruzzo è pericolosa?
Una fessura non può essere classificata come pericolosa sulla base della sola presenza o dell’ampiezza osservata. Devono essere valutati posizione, andamento, profondità, apertura, evoluzione nel tempo, caratteristiche dell’elemento e possibili cause.
Quando il quadro fessurativo può avere implicazioni strutturali o mostra segni di evoluzione, è necessaria una valutazione tecnica specifica.
È possibile riparare il calcestruzzo degradato senza intervenire sulle armature?
Dipende dalla causa e dalla profondità del degrado. Se il fenomeno coinvolge le armature, un semplice ripristino superficiale può non essere sufficiente. Prima di definire la riparazione è quindi necessario verificare:
profondità e diffusione del degrado;
stato di conservazione delle armature;
cause che hanno provocato il fenomeno;
condizioni di esposizione dell’elemento.
Quanto spesso deve essere controllata una struttura in calcestruzzo armato?
Non esiste un intervallo valido per ogni struttura. La frequenza dei controlli deve considerare caratteristiche dell’opera, condizioni ambientali, esposizione agli agenti aggressivi, uso della struttura e stato di conservazione. Dopo un intervento o in presenza di fenomeni evolutivi può essere necessario aumentare la frequenza delle verifiche.
È possibile monitorare il degrado senza effettuare nuove prove invasive?
In molti casi è possibile utilizzare controlli visivi, fotografie, misure delle fessure e altre tecniche non distruttive. La scelta dipende però dall’obiettivo del monitoraggio e dal tipo di fenomeno. Se emergono nuovi segnali o variazioni significative, possono essere necessarie indagini più approfondite.
Come può il BIM aiutare nella gestione del degrado nel tempo?
Il BIM permette di mantenere le informazioni sul degrado collegate agli elementi e alla geometria dell’opera. Difetti, fotografie, prove diagnostiche, documenti, interventi e controlli successivi possono così essere organizzati all’interno di un sistema informativo coerente.
Il vantaggio non consiste soltanto nella visualizzazione tridimensionale: il modello può diventare un punto di accesso alle informazioni raccolte durante l’intero ciclo di diagnosi, intervento e monitoraggio.
È possibile aggiornare il modello BIM dopo un intervento di ripristino?
Sì. Dopo un intervento è possibile aggiornare le informazioni relative all’elemento e conservare la documentazione prodotta. Lo storico può comprendere:
stato dell’elemento prima dell’intervento;
indagini e risultati ottenuti;
caratteristiche dell’intervento eseguito;
documentazione fotografica;
stato dell’elemento dopo l’intervento;
controlli successivi.
In questo modo il modello conserva la sequenza delle attività e permette di ricostruire l’evoluzione dell’elemento.
Come si gestiscono nel BIM le informazioni provenienti da campagne di indagine diverse?
Le diverse campagne possono essere associate allo stesso elemento del modello e organizzate in base a data, tipologia di indagine e risultati. Per rendere efficace il confronto è utile mantenere criteri coerenti di identificazione degli elementi, classificazione dei difetti e registrazione delle prove. In questo modo è possibile confrontare le informazioni raccolte in momenti differenti e individuare eventuali variazioni dello stato di conservazione.
Il BIM può supportare anche la manutenzione dopo la diagnosi?
Sì. Le informazioni raccolte durante la diagnosi possono supportare la pianificazione delle attività di manutenzione e dei successivi controlli. Le criticità possono essere collegate a responsabilità, scadenze, documenti e attività, così da trasformare i dati diagnostici in informazioni utili alla gestione dell’opera.
Qual è il vantaggio di collegare il degrado al modello invece di conservarlo in documenti separati?
Il collegamento con il modello permette di associare ogni informazione alla posizione e all’elemento a cui si riferisce. Il tecnico può quindi partire dal modello per consultare difetti, fotografie, prove, documenti e interventi. In termini informativi, il vantaggio principale è mantenere esplicita la relazione tra dove si trova il problema, che cosa è stato osservato, quali prove sono state eseguite, quali decisioni sono state prese e come la situazione è cambiata nel tempo.
Fonte: Read More
