CEI EN 50172: illuminazione di emergenza, verifiche e manutenzione
CEI EN 50172:2026, cosa cambia per illuminazione di emergenza, progetto, verifiche iniziali, manutenzione, registro e controlli periodici
L’illuminazione di emergenza non può essere considerata semplicemente come un insieme di lampade che si accendono quando manca l’energia elettrica. È un vero e proprio sistema di sicurezza dell’edificio, chiamato a funzionare in condizioni anomale e spesso critiche, quando la normale illuminazione viene meno e gli occupanti devono essere messi nelle condizioni di raggiungere un luogo sicuro.
È proprio da questo principio che prende le mosse la nuova CEI EN 50172:2026 “Sistemi di illuminazione di emergenza di evacuazione”, pubblicata dal CEI nel maggio 2026. Si tratta della traduzione italiana completa della CEI EN 50172:2024, classificazione CEI 34-111.
La nuova edizione modifica profondamente l’approccio alla materia. Il punto centrale non è più soltanto stabilire come deve essere realizzato un sistema di illuminazione di emergenza, ma garantire che il sistema progettato continui a essere efficiente e verificabile durante tutto il ciclo di vita dell’edificio.
Progetto, installazione, consegna, verifica iniziale, registro, controlli periodici e manutenzione diventano quindi parti di un unico processo.
CEI EN 50172:2026 in breve
Norma
CEI EN 50172
Edizione italiana
2026
Titolo
Sistemi di illuminazione di emergenza di evacuazione
Classificazione CEI
34-111
Pubblicazione CEI
maggio 2026
Norma europea di riferimento
EN 50172:2024
Ambito principale
Installazione, documentazione, verifica, funzionamento, manutenzione e prove
Sistemi interessati
Sistemi adattivi e non adattivi
Principali novità
Verifica iniziale, documentazione di progetto, registro, nuove procedure di manutenzione e verifica
Controlli periodici
Giornalieri, mensili, annuali e quinquennali
Norma illuminotecnica correlata
UNI EN 1838:2025
Norma italiana sulla manutenzione nel periodo transitorio
UNI CEI 11222:2013
Il catalogo ufficiale CEI individua espressamente tra le modifiche tecniche più significative le nuove prescrizioni per le verifiche iniziali, la documentazione di progetto, il mantenimento del registro e la revisione delle modalità di manutenzione e verifica.
La corretta progettazione dell’illuminazione di emergenza richiede un attento coordinamento tra quadri, circuiti, protezioni, alimentazioni e distribuzione dell’impianto elettrico.
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Cos’è la CEI EN 50172:2026
La CEI EN 50172:2026 specifica le prescrizioni relative all’installazione dei sistemi di illuminazione di emergenza di evacuazione, insieme alla documentazione riguardante verifiche, funzionamento, manutenzione e procedure di prova.
Rientrano nel campo di applicazione l’illuminazione delle vie di esodo, l’illuminazione degli spazi aperti con funzione antipanico, l’illuminazione delle aree ad alto rischio e la segnaletica di sicurezza destinata alle vie di fuga.
La norma considera inoltre sia sistemi tradizionali sia sistemi adattivi, capaci cioè di modificare dinamicamente determinate indicazioni di esodo sulla base delle condizioni presenti nell’edificio.
La finalità è evidente: l’impianto deve risultare non soltanto correttamente progettato e installato, ma anche controllabile, documentato e mantenuto in condizioni tali da poter svolgere la propria funzione quando richiesto.
Perché la CEI EN 50172:2026 è una revisione importante
Un sistema di illuminazione di emergenza presenta una caratteristica particolare: può rimanere inutilizzato per lunghi periodi e diventare improvvisamente essenziale nel momento in cui viene a mancare l’illuminazione ordinaria.
Un apparecchio apparentemente funzionante può non garantire più l’autonomia iniziale. Una batteria può essersi deteriorata. Un diffusore può essere sporco o ingiallito. Un segnale di sicurezza può essere nascosto da un nuovo elemento di arredo. Una modifica distributiva può rendere non più adeguata una posizione stabilita anni prima.
Per questo motivo la nuova impostazione normativa guarda all’intero ciclo di vita del sistema.
La CEI EN 50172 diventa il riferimento specifico per documentazione, verifica, funzionamento, manutenzione e prove, mentre la progettazione illuminotecnica viene coordinata principalmente attraverso la EN 1838 e gli aspetti strettamente impiantistici attraverso la normativa elettrica pertinente. È proprio questa separazione delle funzioni una delle caratteristiche principali della revisione.
CEI EN 50172:2006 e CEI EN 50172:2026: cosa cambia
La differenza tra vecchia e nuova edizione non consiste soltanto nell’aggiunta di qualche controllo.
È cambiata la struttura concettuale della norma.
Tema
CEI EN 50172 precedente
CEI EN 50172:2026
Impostazione
Requisiti illuminotecnici, impiantistici e manutentivi riuniti nello stesso documento
Maggiore specializzazione sul ciclo di vita del sistema
Progettazione illuminotecnica
Presenti anche prescrizioni specifiche
Requisiti principalmente ricondotti alla UNI EN 1838
Aspetti impiantistici
Presenti prescrizioni elettriche
Maggiore coordinamento con CEI 64-8/HD 60364
Documentazione
Impostazione meno strutturata
Requisiti specifici di progetto e consegna
Verifica iniziale
Meno articolata
Introdotta una disciplina dettagliata
Registro
Presente come strumento gestionale
Ruolo fortemente rafforzato
Manutenzione
Indicazioni generali
Procedure e periodicità maggiormente strutturate
Verifica illuminotecnica periodica
Non organizzata come nel nuovo modello
Verifica quinquennale
Automazione
Riferimenti limitati rispetto alle tecnologie attuali
Maggiore integrazione con sistemi ATS e supervisione
Secondo l’analisi pubblicata dal CEI, nella precedente edizione convivevano requisiti illuminotecnici, requisiti impiantistici e prescrizioni sulla manutenzione. La revisione ha trasferito i requisiti illuminotecnici nella EN 1838 e riorganizzato gli aspetti impiantistici, concentrando la EN 50172 sulla gestione, verifica e manutenzione del sistema.
I nuovi Allegati A, B, C e D
La CEI EN 50172:2026 introduce quattro allegati che completano l’impostazione della norma.
L’Allegato A contiene indicazioni per la selezione delle autonomie e dei tempi di attivazione dei sistemi in funzione dei diversi casi d’uso.
L’Allegato B contiene indicazioni per l’esecuzione delle misure illuminotecniche in loco. Si tratta di un aspetto particolarmente importante per le verifiche periodiche, perché definisce un riferimento metodologico per accertare che le prestazioni previste in fase di progetto siano ancora disponibili.
L’Allegato C prende in considerazione il comportamento dei sistemi quando l’illuminazione di emergenza deve rimanere attiva per periodi prolungati durante e dopo un comando di evacuazione.
L’Allegato D riguarda invece requisiti di natura impiantistica.
La presenza di questi quattro allegati è espressamente indicata dal catalogo ufficiale CEI tra le novità dell’edizione.
CEI EN 50172 e UNI EN 1838: due norme da usare insieme
Uno degli errori da evitare è utilizzare la CEI EN 50172 come se contenesse tutti i parametri illuminotecnici necessari al dimensionamento dell’impianto.
Con la nuova struttura normativa i compiti sono più chiaramente distinti.
La UNI EN 1838:2025, in vigore dal 6 febbraio 2025, specifica i requisiti luminosi dei sistemi di illuminazione di emergenza e comprende anche i sistemi adattivi di illuminazione delle vie di esodo.
La CEI EN 50172 stabilisce invece come il sistema debba essere correttamente installato, documentato, consegnato, verificato e mantenuto.
In estrema sintesi:
UNI EN 1838 = quale prestazione luminosa deve essere garantita.
CEI EN 50172 = come assicurarsi che quella prestazione venga realizzata e mantenuta nel tempo.
La distinzione è fondamentale per la progettazione.
I principali riferimenti normativi da coordinare
Un progetto di illuminazione di emergenza deve essere sviluppato mediante un insieme coordinato di riferimenti tecnici. Oltre alla CEI EN 50172 e alla UNI EN 1838, assumono particolare rilevanza la CEI 64-8 per gli impianti elettrici e i servizi di sicurezza, la CEI EN IEC 60598-2-22 per gli apparecchi di illuminazione di emergenza, la CEI EN 50171 per i sistemi di alimentazione centralizzata e la CEI EN 62034 per i sistemi automatici di prova. Per i sistemi adattivi entra inoltre in gioco la UNI CEN/TS 17951. ANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche) richiama espressamente questo quadro coordinato nei documenti tecnici dedicati all’illuminazione di emergenza.
Il tema deve inoltre essere letto insieme al quadro legislativo di sicurezza. Il CEI richiama, tra gli altri, il D.Lgs. 81/2008, il Codice di prevenzione incendi di cui al D.M. 3 agosto 2015 e il D.M. 3 settembre 2021 per gli aspetti legati alla sicurezza dell’esodo.
CEI EN 50172:2026 e UNI CEI 11222: il periodo transitorio
La pubblicazione della nuova edizione non determina una sostituzione istantanea di tutto il quadro precedente.
Il catalogo CEI indica per la precedente CEI EN 50172 del 2006 una validità fino a maggio 2027.
Parallelamente, la UNI CEI 11222:2013, riferimento nazionale per procedure di verifica e manutenzione degli impianti di illuminazione di sicurezza, risulta ancora in vigore nel catalogo UNI.
La documentazione tecnica ANIE pubblicata nel 2026 indica il 27 maggio 2027 come data prevista per il ritiro della UNI CEI 11222 e la sua sostituzione con la nuova CEI EN 50172.
Il periodo 2026-2027 assume quindi particolare importanza per l’aggiornamento di procedure, capitolati, registri, modelli di verbale e piani di manutenzione.
Il progetto deve partire dal rischio e dalle reali condizioni dell’edificio
L’illuminazione di emergenza non dovrebbe essere progettata distribuendo semplicemente un determinato numero di apparecchi nei corridoi.
Il progetto deve partire dall’edificio, dai percorsi utilizzati in caso di emergenza e dalle condizioni nelle quali può avvenire l’evacuazione.
Occorre quindi coordinare le scelte con l’analisi del rischio e con il progetto dell’esodo, considerando vie di fuga, cambi di direzione, uscite, scale, ostacoli, dispositivi antincendio e punti che devono essere riconoscibili anche in assenza dell’illuminazione ordinaria.
Il CEI sottolinea espressamente che i requisiti generali e di progetto della nuova EN 50172 devono essere sviluppati considerando analisi del rischio, rispondenza alla EN 1838 e normative impiantistiche.
In termini pratici, ciò comporta una maggiore integrazione tra progettista illuminotecnico, progettista dell’impianto elettrico e professionista antincendio.
Illuminazione delle vie di esodo: cosa prevede la UNI EN 1838
La CEI EN 50172 non deve essere confusa con la norma che stabilisce i valori di illuminamento. È però necessario conoscere anche questi parametri per comprendere quali prestazioni debbano essere mantenute attraverso le verifiche previste dalla CEI EN 50172.
Per le vie di esodo la nuova EN 1838 prevede normalmente un illuminamento minimo di 1 lx a livello del pavimento sulla larghezza utile prevista dalla norma, con esclusione delle fasce laterali indicate. Rispetto all’edizione precedente viene quindi aumentata la porzione della via d’esodo sulla quale deve essere garantito il livello di illuminamento.
Per gli spazi aperti con funzione antipanico il riferimento illustrato dal CEI è invece pari a 0,5 lx sull’area considerata, fatta salva la fascia perimetrale prevista dalla norma.
Per le attività ad alto rischio il livello richiesto è correlato all’illuminazione ordinaria e non deve comunque scendere al di sotto dei limiti specificamente stabiliti; assumono inoltre particolare importanza i tempi di attivazione.
Questi valori devono essere verificati sul testo normativo applicabile al singolo progetto e coordinati con eventuali prescrizioni legislative più restrittive.
La documentazione di progetto diventa parte integrante della sicurezza
Una delle maggiori conseguenze operative della nuova norma riguarda la documentazione.
Il progetto non serve soltanto a determinare il numero e la posizione degli apparecchi. Deve diventare la base documentale con cui confrontare l’impianto durante l’intera vita utile.
In assenza di una documentazione aggiornata, infatti, diventa difficile stabilire se un apparecchio sia ancora nella posizione corretta, se l’autonomia richiesta sia quella originariamente prevista, quale circuito lo alimenti o se una modifica dell’edificio abbia alterato le condizioni di progetto.
È quindi fondamentale che planimetrie, schemi, identificazione dei dispositivi e caratteristiche del sistema siano coerenti con quanto effettivamente installato.
La consegna del sistema: non basta la fine lavori
La nuova norma dedica uno specifico articolo ai requisiti per la consegna del sistema di illuminazione di emergenza di evacuazione.
La consegna costituisce il passaggio tra la fase progettuale-realizzativa e quella di esercizio.
La documentazione deve permettere al soggetto che gestirà l’edificio di conoscere il sistema installato e organizzare correttamente verifiche e manutenzione.
Il CEI evidenzia espressamente che, una volta progettato e realizzato l’impianto, devono essere fornite al responsabile della sicurezza dell’edificio le informazioni e la documentazione necessarie alla gestione del sistema.
Questo aspetto rende particolarmente importante l’as-built: la documentazione finale deve rappresentare il sistema realmente installato, non semplicemente il progetto precedente all’esecuzione dei lavori.
Il registro dei controlli è il cuore della gestione
La nuova CEI EN 50172 attribuisce un ruolo centrale al registro.
Nel registro devono essere documentati i controlli periodici, le prove, i guasti e le successive modifiche apportate al sistema.
La documentazione non serve quindi soltanto a dimostrare che “la manutenzione è stata effettuata”, ma deve consentire di ricostruire la storia tecnica dell’impianto.
Il CEI precisa inoltre che il registro deve essere conservato dal soggetto che ha la responsabilità legale dell’edificio e reso disponibile al personale autorizzato secondo quanto previsto dalla legislazione applicabile.
Un registro efficace dovrebbe permettere di collegare ogni anomalia allo specifico apparecchio interessato, alla sua ubicazione, alla data del controllo, all’intervento eseguito e all’esito della successiva verifica.
Registro digitale e BIM: verso una manutenzione tracciabile
La nuova impostazione è particolarmente adatta alla gestione digitale.
A ogni apparecchio può essere associato un identificativo univoco collegato alla planimetria o al modello informativo dell’edificio. Lo storico delle verifiche può essere registrato automaticamente e le anomalie possono essere trasformate in attività manutentive.
Nei grandi patrimoni immobiliari questo consente di creare una vera anagrafica digitale del sistema di illuminazione di emergenza.
Il CEI evidenzia che i moderni sistemi conformi alla CEI EN 62034 possono comunicare dati a piattaforme cloud o BMS, produrre report digitali e persino localizzare sulla planimetria gli apparecchi che presentano anomalie.
La verifica iniziale dell’impianto
Un’altra novità di particolare rilievo è la strutturazione della verifica iniziale.
Lo scopo è duplice: verificare che il sistema funzioni correttamente e verificare che ciò che è stato installato corrisponda effettivamente al progetto.
Tra gli aspetti evidenziati nella documentazione tecnica CEI rientrano:
conformità dell’installazione alle specifiche di progetto;
corretta posizione e orientamento degli apparecchi e dei segnali;
prove funzionali;
verifica dell’autonomia;
controllo dei sistemi di monitoraggio per le alimentazioni centralizzate;
integrità e pulizia degli apparecchi;
funzionamento degli eventuali sistemi di riposo e inibizione;
assenza di ostacoli in grado di compromettere illuminazione e visibilità della segnaletica;
rispondenza ai requisiti fotometrici previsti dalla EN 1838.
La verifica iniziale assume quindi il valore di una vera baseline dell’impianto, rispetto alla quale confrontare le condizioni future.
Verifica fotometrica iniziale: bisogna sempre misurare i lux?
Non necessariamente.
Secondo l’approfondimento tecnico del CEI, per un sistema nuovo, con sorgenti e apparecchi nelle condizioni previste dal progetto, la verifica dei requisiti fotometrici può essere effettuata attraverso il controllo della corrispondenza dell’installazione al progetto, senza rendere necessariamente indispensabile una nuova campagna completa di misurazioni in campo.
Il principio cambia durante la vita utile dell’impianto: dopo anni di funzionamento, il semplice fatto che l’apparecchio si accenda non è sufficiente per dimostrare che fornisca ancora il flusso luminoso necessario. Da qui nasce l’importanza della verifica illuminotecnica quinquennale.
Le verifiche periodiche previste dalla nuova CEI EN 50172
La periodicità dei controlli è uno degli elementi di maggiore interesse operativo della nuova norma.
Verifiche giornaliere
Per i sistemi ad alimentazione centralizzata deve essere controllato lo stato del sistema di monitoraggio, verificando l’assenza di allarmi o anomalie.
Per i sistemi costituiti da apparecchi autonomi viene valorizzato l’utilizzo di soluzioni di diagnosi centralizzata, in grado di fornire una visione complessiva dello stato del sistema.
Nel registro devono essere annotate le anomalie riscontrate.
Verifiche mensili
Ogni mese deve essere effettuata una prova funzionale degli apparecchi simulando la perdita dell’alimentazione ordinaria.
Lo scopo è verificare che ciascun apparecchio passi correttamente alla modalità di emergenza e che gli indicatori di stato funzionino.
L’esito deve essere registrato.
Questa attività può essere automatizzata attraverso sistemi di prova conformi alla CEI EN 62034, riducendo notevolmente l’onere delle verifiche manuali.
Verifiche annuali
Con periodicità annuale il controllo diventa più approfondito.
Oltre alle prove funzionali devono essere verificati integrità degli apparecchi, eventuali rotture, condizioni di pulizia e corretto funzionamento degli eventuali dispositivi di riposo o inibizione.
Deve inoltre essere eseguita la verifica dell’autonomia del sistema.
È proprio quest’ultimo controllo a distinguere sostanzialmente la prova annuale dal semplice test funzionale mensile.
Verifiche ogni 5 anni
La novità destinata ad avere il maggiore impatto sulle procedure di manutenzione è probabilmente la verifica illuminotecnica quinquennale.
Ogni cinque anni deve essere accertato sul campo che il sistema continui a garantire le prestazioni luminose necessarie.
La verifica è giustificata dal naturale decadimento che può interessare sorgenti, ottiche e schermi traslucidi e dall’accumulo di sporco che può ridurre il flusso luminoso effettivamente disponibile.
L’Allegato B fornisce indicazioni per effettuare le misurazioni e valutare i risultati ottenuti.
Tabella delle verifiche CEI EN 50172:2026
Frequenza
Attività principale
Registrazione
Giornaliera
Controllo dello stato dei sistemi di monitoraggio
Anomalie riscontrate
Mensile
Prova funzionale con simulazione del guasto dell’alimentazione ordinaria
Sì
Annuale
Controllo approfondito, verifica dell’integrità degli apparecchi e prova di autonomia
Sì
Ogni 5 anni
Verifica delle prestazioni illuminotecniche mediante misure
Sì
Questa articolazione rende evidente il principio della nuova norma: funzionamento elettrico e prestazione illuminotecnica sono due aspetti diversi e devono essere controllati entrambi.
Perché la verifica quinquennale è così importante
Si consideri un apparecchio di emergenza installato da dieci anni.
La lampada si accende durante la prova. La batteria garantisce ancora l’autonomia richiesta. A prima vista l’impianto potrebbe quindi sembrare perfettamente efficiente.
Il flusso luminoso, tuttavia, potrebbe essersi ridotto significativamente. Lo schermo potrebbe essere diventato opaco, l’ottica potrebbe essersi deteriorata oppure le condizioni dell’ambiente potrebbero essere cambiate.
La prova funzionale risponderebbe alla domanda:
“L’apparecchio si accende?”
La verifica illuminotecnica deve invece rispondere a una domanda molto più significativa:
“L’apparecchio garantisce ancora sul pavimento e nei punti critici la luce richiesta dal progetto e dalla norma?”
È questa la differenza che rende il controllo quinquennale particolarmente importante.
La prova dell’autonomia deve essere pianificata
La prova annuale dell’autonomia comporta una scarica delle batterie.
Questo significa che, immediatamente dopo il test, il sistema potrebbe non avere ancora recuperato la propria capacità nominale.
La pianificazione della manutenzione deve quindi considerare il tempo necessario per la ricarica e le condizioni operative dell’edificio.
In un ospedale, in una struttura ricettiva o in un edificio aperto continuativamente al pubblico, eseguire una prova completa di autonomia senza considerare il periodo di ripristino può creare una temporanea riduzione del livello di sicurezza.
La manutenzione deve quindi essere organizzata come parte della gestione del rischio e non semplicemente come un intervento tecnico isolato.
Autonomia dell’illuminazione di emergenza: non sempre basta un’ora
Per le vie di esodo l’autonomia di riferimento prevista dalla normativa illuminotecnica è normalmente pari ad almeno un’ora, ma non si tratta di un valore da applicare automaticamente a qualunque edificio.
La durata effettivamente necessaria deve essere valutata considerando destinazione d’uso e strategia di sicurezza.
Edifici nei quali sono presenti persone che dormono, occupanti con difficoltà motorie, strutture sanitarie, grandi complessi o situazioni nelle quali l’evacuazione viene effettuata per fasi possono richiedere valutazioni specifiche.
È proprio per supportare tali valutazioni che la CEI EN 50172:2026 introduce nell’Allegato A indicazioni dedicate alla scelta dell’autonomia e dei tempi di attivazione.
Tempi di attivazione: perché contano
L’illuminazione di emergenza non deve soltanto accendersi: deve farlo abbastanza velocemente.
Un lungo periodo di oscurità può generare disorientamento e aumentare il rischio di cadute o panico.
La questione diventa ancora più importante nelle aree dove sono presenti attività ad alto rischio. Secondo il quadro illustrato dal CEI per la nuova EN 1838, per queste aree sono previsti tempi di attivazione particolarmente rapidi, legati alla necessità di consentire l’interruzione in sicurezza delle lavorazioni pericolose.
Autonomia e tempo di attivazione devono pertanto essere considerati come due parametri diversi: il primo stabilisce per quanto tempo il sistema deve funzionare; il secondo quanto velocemente deve essere disponibile.
Sistemi automatici di prova: cosa cambia nella manutenzione
Una delle conseguenze più interessanti della nuova norma è la crescente importanza dei sistemi automatici di verifica.
Negli edifici con centinaia o migliaia di apparecchi, effettuare manualmente ogni mese il controllo di ciascuna lampada rappresenta un’attività onerosa e soggetta a errori.
I sistemi ATS conformi alla CEI EN 62034 possono automatizzare parte delle prove, registrare gli esiti e identificare gli apparecchi che presentano un malfunzionamento.
La supervisione centralizzata può inoltre consentire di associare l’anomalia alla posizione dell’apparecchio e generare automaticamente la documentazione necessaria al registro.
Il CEI indica espressamente come tali sistemi possano interconnettersi con piattaforme digitali e BMS e agevolare reporting e gestione della manutenzione.
Il controllo automatico non sostituisce tutte le verifiche
Automatizzare non significa eliminare il controllo umano.
Un sistema può verificare che un apparecchio si accenda e che la batteria presenti determinate caratteristiche, ma non può sempre rilevare che davanti alla lampada è stato installato un armadio, che un cartello è stato coperto, che una parete ha modificato il percorso di esodo o che uno schermo particolarmente sporco riduce la luce utile.
Rimangono quindi fondamentali le verifiche visive e, periodicamente, le misure illuminotecniche.
Il modello corretto è quello di una manutenzione ibrida, nella quale automazione e controllo tecnico si completano a vicenda.
Sistemi adattivi di illuminazione di emergenza
La CEI EN 50172 tiene conto anche dell’evoluzione verso i sistemi adattivi.
Nei sistemi tradizionali un segnale indica una direzione di esodo predeterminata.
In un sistema adattivo l’informazione può invece essere modificata quando una determinata via di fuga diventa inutilizzabile.
L’obiettivo è evitare che gli occupanti vengano indirizzati verso una zona nella quale è presente un pericolo.
Il riferimento tecnico specifico è la UNI CEN/TS 17951, richiamata anche dalla documentazione ANIE dedicata agli impianti di illuminazione di emergenza.
Si tratta di una tecnologia particolarmente interessante per edifici complessi nei quali le condizioni dell’emergenza possono rendere necessario modificare dinamicamente i percorsi.
Cosa succede se cambia la distribuzione interna dell’edificio
Uno dei messaggi più importanti della nuova impostazione normativa riguarda le modifiche successive alla costruzione.
Un impianto può essere conforme il giorno della consegna e smettere di esserlo dopo una ristrutturazione.
Realizzare una nuova parete, modificare l’arredamento di un grande spazio, spostare scaffalature, cambiare un percorso di esodo o modificare una porta può influire sulla visibilità della segnaletica e sulla distribuzione della luce.
Per questo motivo il registro deve contenere anche le modifiche apportate al sistema e la documentazione deve essere mantenuta coerente con l’edificio reale.
Non deve quindi essere verificata soltanto la lampada: deve essere verificato il rapporto tra lampada, spazio e percorso di evacuazione.
Cosa cambia per il progettista
Per il progettista la nuova CEI EN 50172 comporta una maggiore responsabilità nella strutturazione delle informazioni.
Non è sufficiente posizionare gli apparecchi e dimostrare tramite calcolo che i livelli previsti dalla UNI EN 1838 sono rispettati.
Occorre predisporre un sistema che sia anche verificabile e manutenibile.
Questo significa identificare chiaramente gli apparecchi, coordinare schemi e planimetrie, definire autonomia e modalità di funzionamento, considerare l’interazione con i sistemi automatici di verifica e predisporre una documentazione finale realmente utilizzabile dal manutentore.
Il progetto deve quindi diventare una base dati per la successiva gestione dell’impianto.
Cosa cambia per l’installatore
Per l’installatore assume maggiore importanza la corrispondenza tra progetto e opera realizzata.
Posizione, orientamento e tipologia degli apparecchi non possono essere modificati senza verificare l’effetto sulle prestazioni.
Particolare attenzione deve essere posta anche all’identificazione dei dispositivi e alla corretta consegna delle informazioni necessarie per il futuro esercizio.
La fase finale non coincide quindi semplicemente con l’accensione dell’impianto, ma comprende la verifica e la produzione di una documentazione coerente con l’effettiva configurazione installata.
Cosa cambia per il manutentore
Per il manutentore il cambiamento è ancora più rilevante.
Le attività devono essere pianificate secondo periodicità definite e gli esiti devono essere documentati.
Non basta più una generica annotazione “verifica illuminazione di emergenza effettuata”.
Un sistema di gestione efficace deve permettere di capire cosa è stato verificato, quali dispositivi presentavano anomalie, quali interventi sono stati effettuati, se l’autonomia è risultata conforme e quale sia l’esito delle verifiche illuminotecniche.
L’introduzione del controllo quinquennale richiede inoltre una competenza specifica nella misurazione e valutazione delle prestazioni luminose.
Cosa cambia per il facility manager e il responsabile dell’edificio
La nuova norma porta l’illuminazione di emergenza nel campo della gestione strutturata degli asset dell’edificio.
Il responsabile deve disporre di un registro aggiornato, conoscere lo stato del sistema e garantire che le verifiche previste siano effettivamente eseguite.
In edifici complessi diventa quindi particolarmente utile disporre di piattaforme di supervisione capaci di segnalare in modo automatico guasti e scadenze.
Il tema non è più soltanto la “manutenzione delle lampade di emergenza”, ma la gestione continuativa di un sistema destinato alla sicurezza degli occupanti.
Gli impianti esistenti devono essere adeguati?
La pubblicazione della nuova norma non deve essere interpretata automaticamente come un obbligo generalizzato di rifacimento di tutti gli impianti esistenti.
Per stabilire gli interventi necessari occorre valutare caso per caso il quadro legislativo applicabile, la data di realizzazione dell’impianto, le norme adottate all’epoca, le eventuali modifiche dell’edificio e le condizioni effettive di sicurezza.
Ciò non toglie che la CEI EN 50172:2026 rappresenti il nuovo riferimento tecnico verso il quale devono essere orientate procedure di verifica e manutenzione.
Il periodo transitorio fino al 2027 costituisce quindi un’occasione per effettuare un gap assessment degli impianti esistenti, verificando almeno documentazione, registro, identificazione degli apparecchi, procedure di controllo e capacità di eseguire le nuove verifiche.
Checklist CEI EN 50172:2026 per progettisti e gestori
Prima di considerare correttamente gestito un sistema di illuminazione di emergenza è opportuno verificare almeno i seguenti punti:
disponibilità di planimetrie aggiornate;
corretta individuazione delle vie di esodo;
coordinamento con UNI EN 1838:2025;
coordinamento con CEI 64-8;
conformità degli apparecchi alla norma di prodotto applicabile;
identificazione univoca degli apparecchi;
corretta documentazione dell’alimentazione di sicurezza;
disponibilità della documentazione as-built;
esecuzione e registrazione della verifica iniziale;
presenza del registro dei controlli;
organizzazione delle verifiche giornaliere;
organizzazione dei test mensili;
pianificazione delle prove annuali di autonomia;
pianificazione della verifica illuminotecnica quinquennale;
procedure per la gestione delle anomalie;
verifica degli eventuali dispositivi di riposo o inibizione;
controllo dell’assenza di ostacoli alla luce e alla segnaletica;
aggiornamento della documentazione dopo modifiche all’edificio;
eventuale utilizzo di sistemi ATS conformi alla CEI EN 62034;
coordinamento del sistema con BMS o piattaforme di facility management, quando presenti.
CEI EN 50172:2026, esempio pratico
Si consideri un edificio per uffici con 300 apparecchi di illuminazione di emergenza.
Con un approccio tradizionale il manutentore potrebbe effettuare una verifica periodica percorrendo fisicamente l’edificio e controllando uno a uno gli apparecchi.
Con il modello previsto dalla nuova norma, l’impianto può essere organizzato in maniera più strutturata.
Ogni apparecchio è identificato e associato alla propria posizione. Un sistema automatico esegue i test funzionali e registra le anomalie. Il manutentore interviene sui dispositivi segnalati dal sistema e completa le verifiche visive che non possono essere automatizzate. Annualmente viene verificata l’autonomia. Ogni cinque anni un tecnico effettua le misure illuminotecniche.
Se nel frattempo viene modificato un corridoio, la documentazione viene aggiornata e viene verificato che apparecchi e segnaletica continuino a garantire le condizioni previste.
Il risultato non è soltanto una riduzione delle attività manuali: è soprattutto una maggiore tracciabilità della sicurezza.
CEI EN 50172:2026: FAQ
Qual è la nuova norma per l’illuminazione di emergenza?
La nuova norma italiana è la CEI EN 50172:2026 “Sistemi di illuminazione di emergenza di evacuazione”, pubblicata dal CEI nel maggio 2026 come traduzione completa della EN 50172:2024.
La CEI EN 50172:2026 sostituisce la UNI EN 1838?
No. Le due norme hanno funzioni differenti e complementari. La UNI EN 1838:2025 specifica principalmente i requisiti luminosi, mentre la CEI EN 50172 disciplina installazione, documentazione, verifica, funzionamento, manutenzione e prove del sistema.
La UNI CEI 11222 è ancora valida?
Alla data di pubblicazione della nuova CEI EN 50172:2026 la UNI CEI 11222:2013 risulta ancora in vigore nel catalogo UNI. La documentazione ANIE indica il 27 maggio 2027 come data prevista per il suo ritiro e la sostituzione con la nuova EN 50172.
Ogni quanto devono essere controllate le lampade di emergenza?
La nuova impostazione prevede controlli articolati su più livelli: sorveglianza giornaliera del sistema, prove funzionali mensili, verifiche annuali comprensive dell’autonomia e verifica illuminotecnica ogni cinque anni.
Ogni mese bisogna scaricare completamente le batterie?
No. La prova mensile ha principalmente carattere funzionale ed è finalizzata a verificare l’attivazione degli apparecchi in caso di assenza della normale alimentazione. La prova di autonomia completa è invece prevista nell’ambito delle verifiche annuali.
Ogni 5 anni bisogna misurare l’illuminamento?
La nuova EN 50172 prevede una verifica illuminotecnica quinquennale finalizzata a controllare che il sistema continui a garantire le prestazioni richieste nonostante invecchiamento delle sorgenti, deterioramento delle ottiche e presenza di sporco.
È possibile utilizzare sistemi automatici di test?
Sì. I sistemi automatici di prova rappresentano uno degli strumenti più efficaci per gestire edifici con un elevato numero di apparecchi. Il riferimento tecnico è la CEI EN 62034. Questi sistemi possono essere integrati anche con piattaforme digitali e sistemi BMS.
Un apparecchio che si accende è automaticamente conforme?
No. L’accensione dimostra il funzionamento dell’apparecchio, ma non garantisce necessariamente che il livello di illuminamento richiesto sia ancora disponibile. È proprio per questo motivo che la nuova norma introduce la verifica illuminotecnica quinquennale.
Se modifico la distribuzione interna devo verificare l’illuminazione di emergenza?
Sì, quando la modifica può avere effetti sul sistema. Pareti, arredi, scaffalature e modifiche delle vie di esodo possono cambiare la distribuzione della luce o rendere meno visibili apparecchi e segnali. La documentazione e il registro devono essere mantenuti aggiornati rispetto alle modifiche effettuate.
Il sistema installato anni fa è ancora oggi in grado di garantire le prestazioni per le quali è stato progettato?
Per poter rispondere servono documentazione aggiornata, verifiche iniziali correttamente eseguite, un registro completo, controlli periodici, prove di autonomia e verifiche delle prestazioni illuminotecniche.
A questo si aggiunge la possibilità di digitalizzare gran parte della gestione mediante sistemi automatici di prova e piattaforme di supervisione.
La CEI EN 50172:2026 porta quindi a considerare l’illuminazione di emergenza non più come una semplice dotazione impiantistica, ma come un sistema di sicurezza da progettare, documentare, monitorare e mantenere per l’intera vita dell’edificio.
Ed è probabilmente questa la novità più importante della nuova norma: non basta più sapere che le lampade di emergenza funzionavano al momento dell’installazione. Occorre poter dimostrare che continueranno a svolgere correttamente la loro funzione proprio quando ce ne sarà bisogno.
Approfondimenti
Per approfondire il tema, leggi l’articolo dedicato a Illuminazione di emergenza e di sicurezza: norme, requisiti e obblighi.
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