Rischio silice: quadro normativo e metodi di valutazione

Rischio silice: quadro normativo e metodi di valutazione

Il rischio di esposizione a silice richiede misure adeguate per limitare la pericolosità di tale sostanza. Scopri quali sono gli effetti sulla salute e il valore limite di esposizione

La silice libera cristallina (SLC) è una delle sostanze minerali più comuni sulla Terra. La sua ampia diffusione nei processi produttivi e tecnologici la rende una sostanza importante ma, al tempo stesso, potenzialmente pericolosa per la salute umana. Infatti, l’esposizione prolungata e non adeguatamente controllata alla SLC può portare allo sviluppo di patologie gravi, tra cui la silicosi, una malattia polmonare irreversibile.

La SLC è stata classificata come agente cancerogeno di gruppo 1 dal D.Lgs. 44/2020. Il datore di lavoro è obbligato ad adottare una serie di misure, come previsto dall’articolo 235, con l’obiettivo di prevenire o ridurre l’esposizione a sostanze cancerogene.

Una volta raggiunto il livello di esposizione più basso possibile, deve procedere alla valutazione di tale esposizione e documentare i risultati nel DVR. Per eseguire una corretta valutazione dei rischi puoi utilizzare il software per la redazione del DVR in grado di guidarti passo passo nella valutazione dei rischi da esposizione ad agenti cancerogeni e nell’elaborazione del DVR.

Silice: cos’è

La silice è un composto che risulta dalla combinazione dei due elementi più abbondanti sulla superficie terrestre: il silicio e l’ossigeno. Si trova comunemente allo stato cristallino, ma può avere anche struttura amorfa.

Tra le forme di silice allo stato cristallino la più comune è il quarzo che risulta essere il secondo minerale più diffuso sulla crosta terrestre. Il quarzo, insieme alla tridimite e alla cristobalite (che sono le forme che assume il quarzo ad alte ed altissime temperature) sono spesso definite tipi di silice cristallina libera (SLC), perché la silice cristallina non è legata chimicamente.

Quali sono gli effetti della silice libera cristallina sulla salute

L’esposizione prolungata alla silice libera cristallina rappresenta un serio pericolo per la salute, poiché può portare allo sviluppo di malattie polmonari croniche, in particolare la silicosi.

Le particelle di silice, una volta inalate, sono troppo piccole per essere eliminate dai meccanismi di difesa del corpo, come i macrofagi o i fluidi biologici e si accumulano negli alveoli polmonari. Questo provoca cicatrizzazione permanente del tessuto e una conseguente riduzione della capacità respiratoria.

Studi hanno inoltre dimostrato che l’inalazione di polveri di silice è correlata a un rischio maggiore di altre patologie polmonari, tra cui broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), cancro al polmone, asma, enfisema, bronchite cronica e persino malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide.

Rischio silice: quadro normativo

A livello normativo, la gestione del rischio legato all’esposizione alla silice è disciplinata attraverso normative europee e nazionali che stabiliscono misure di prevenzione e protezione nei luoghi di lavoro.

In particolare, si fa riferimento:

alla Direttiva 2017/2398;
alla Direttiva 2004/37/CE;
al D.Lgs 44/2020;
al Titolo IX del D.Lgs. 81/2008.

Quali sono i luoghi e i settori più a rischio

Forme di silice cristallina si possono trovare nei seguenti settori:

industria estrattiva e lavorazione di materiali lapidei: molte rocce contenenti SLC vengono utilizzate come materiali da costruzione o come pietre ornamentali di pregio per rivestimenti. La concentrazione di SLC in queste rocce varia notevolmente;
produzione di ceramiche: la silice, sotto forma di quarzo micronizzato, è uno dei componenti principali degli impasti e degli smalti vetrosi impiegati nella produzione di ceramiche (sanitari, stoviglie, rivestimenti) ed è presente anche nelle argille utilizzate;
industria del vetro: la sabbia silicea, utilizzata come materia prima, contiene oltre il 90% di quarzo;
produzione di cemento: la silice è presente in piccole percentuali all’interno della miscela di argilla, calcare e additivi utilizzata per produrre il clinker, un componente fondamentale per la fabbricazione del cemento;
fonderie: gli stampi in cui viene colato il metallo fuso, sono prevalentemente costituiti da sabbia silicea;
settore edile: la SLC si trova in numerosi prodotti utilizzati in edilizia, come malte, cemento, laterizi, rivestimenti in pietra naturale o sintetica, prodotti ceramici e sabbie abrasive impiegate per la sabbiatura;
settore farmaceutico: alcuni materiali utilizzati nella produzione di paste dentarie contengono SLC sotto forma di tridimite;
settore tessile: il quarzo, in passato, veniva impiegato per la sabbiatura dei tessuti in denim.

Qual è il valore limite di esposizione alla polvere di silice

Nel 2020, l’Italia ha adottato la direttiva europea UE 2017/2398 attraverso il D.Lgs. 44/2020, introducendo un valore limite per l’esposizione alla silice libera cristallina nella sua frazione respirabile, fissato a 0,1 mg/m³ (come indicato nell’allegato XLIII del D.Lgs. 81/2008). Questo limite rappresenta la concentrazione di SLC nell’aria in condizioni standard e si riferisce a un periodo di otto ore.

Valutazione dell’esposizione a silice libera cristallina in ambiente di lavoro

Il datore di lavoro è obbligato ad adottare una serie di misure, come previsto dall’articolo 235, con l’obiettivo di prevenire o ridurre l’esposizione a sostanze cancerogene. Una volta raggiunto il livello di esposizione più basso possibile, deve procedere alla valutazione di tale esposizione e documentare i risultati nel documento di valutazione dei rischi (DVR).

Durante questa valutazione, è fondamentale considerare vari fattori, tra cui le caratteristiche delle lavorazioni, la durata e frequenza delle esposizioni, le quantità di agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione prodotti.

Inoltre, il datore di lavoro deve tenere conto della capacità di tali agenti di penetrare nell’organismo attraverso diverse vie di assorbimento, sia che siano in forma compatta, scagliosa o polverosa, o contenuti in una matrice che ne limiti o prevenga la dispersione. È essenziale considerare anche il rischio di assorbimento cutaneo (art. 236).

In base ai risultati della valutazione, il datore di lavoro è tenuto ad implementare misure preventive e protettive appropriate alle specifiche condizioni lavorative. Ogni volta che si verificano modifiche al processo produttivo o, in ogni caso, trascorsi 3 anni dall’ultima valutazione, la valutazione dell’esposizione deve essere aggiornata.

Il documento deve essere integrato con i seguenti dati:

le attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o miscele cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione o di processi industriali di cui all’allegato XLII, con l’indicazione dei motivi per i quali sono impiegati agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione;
i quantitativi di sostanze ovvero miscele cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurità o sottoprodotti;
il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione;
l’esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota, e il grado della stessa;
le misure preventive e protettive applicate e il tipo di dispositivi di protezione individuale utilizzati;
le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni, mutageni o delle sostanze tossiche per la riproduzione e le sostanze e miscele eventualmente utilizzate come sostituti.

Campionamento

La silice libera cristallina rappresenta un rischio per la salute esclusivamente se inalata. La norma UNI EN 481 suddivide le polveri in tre categorie:

frazione inalabile;
frazione toracica;
frazione respirabile.

Per quanto riguarda la silice cristallina, è la frazione respirabile ad essere particolarmente pericolosa per la salute.

Per prelevare la frazione respirabile di un aerosol e determinare la presenza di silice libera cristallina, è necessario utilizzare un dispositivo che consenta di raccogliere il particolato aerodisperso in conformità ai criteri definiti dalla norma UNI EN 481, garantendo anche il rispetto dei requisiti prestazionali stabiliti dalla norma UNI EN 482.

Il sistema di campionamento delle polveri si compone di:

un selettore, che permette di isolare la frazione granulometrica d’interesse;
un substrato di raccolta, generalmente costituito da una membrana filtrante;
un sistema di aspirazione dell’aria, composto da una pompa collegata al campionatore tramite un tubo.

La concentrazione di polvere respirabile a cui è esposto il lavoratore viene calcolata determinando gravimetricamente la massa di polvere depositata sul filtro, in rapporto al volume d’aria campionata.

Il selettore deve essere conforme alla norma UNI EN 481, che specifica le frazioni granulometriche per la misurazione delle particelle aerodisperse negli ambienti lavorativi. Il metodo UNICHIM 2010, che riguarda la determinazione gravimetrica della frazione respirabile del particolato, fornisce un elenco di strumenti conformi agli standard UNI, se utilizzati con flussi di aspirazione compresi tra 1,7 e 10 litri al minuto, come raccomandato dai produttori.

La scelta del mezzo filtrante per raccogliere la polvere deve considerare la compatibilità con il selettore utilizzato e con il metodo analitico scelto per determinare la silice libera cristallina, come la diffrattometria a raggi X (DRX) o la spettrometria infrarossa a trasformata di Fourier (FTIR).

Fattori come la variazione di peso dovuta all’umidità relativa, la presenza di cariche elettrostatiche, rumori di fondo o interferenze nel tracciato analitico influenzano direttamente la selezione della membrana filtrante.

Le pompe utilizzate per il campionamento personale devono rispettare i requisiti definiti dalla norma UNI EN 1232.

Il campionamento deve essere effettuato posizionando il selettore vicino alla zona respiratoria, a una distanza massima di 30 cm da naso o bocca, mentre la pompa va fissata all’altezza della cintura del lavoratore. L’intero sistema deve essere progettato in modo tale da non ostacolare le normali attività lavorative dell’operatore.

Analisi

Per la quantificazione delle due principali forme di silice libera cristallina (SLC) nei campioni raccolti su membrana filtrante, si utilizzano due tecniche analitiche:

diffrattometria a raggi X (DRX);
spettrometria infrarossa a trasformata di Fourier (FT-IR).

In Italia, la tecnica più diffusa è la diffrattometria a raggi X (DRX), basata sulla diversa risposta delle fasi cristalline quando irradiate con raggi X. Questo approccio è descritto dal metodo UNICHIM MU 2398 (analisi a standard esterno). Un elemento chiave di questa tecnica è la costruzione di una retta di taratura, ottenuta da campioni standard preparati in camera a polvere utilizzando materiali di riferimento certificati per quarzo e cristobalite. Le membrane filtranti e i selettori granulometrici utilizzati durante la taratura devono essere gli stessi impiegati nei campionamenti. L’analisi avviene direttamente sul filtro del campione, con particolare attenzione alle interferenze che possono influenzare il picco di diffrazione impiegato, come la presenza di altre fasi minerali o l’elevata concentrazione di polvere, che richiede la correzione dell’assorbimento dei raggi X dovuto all’effetto matrice.

La spettroscopia a infrarossa (FT-IR), invece, esamina tre picchi di assorbimento caratteristici del quarzo, situati a 800 cm⁻¹, 780 cm⁻¹ e 695 cm⁻¹. In questo caso, è necessario utilizzare membrane filtranti in policarbonato o PVC, che siano trasparenti alle frequenze specifiche di queste bande. Anche per la FT-IR, bisogna tenere conto delle interferenze provocate da altre fasi minerali presenti. La retta di taratura si ottiene analizzando una serie di campioni standard preparati per deposizione da sospensione, correlando l’assorbanza con la quantità di quarzo o cristobalite depositata sul filtro.

Rischio silice: misure organizzative

Il datore di lavoro deve adottare metodi e procedure adeguati per garantire che l’utilizzo di agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione sia limitato alla quantità strettamente necessaria per le operazioni lavorative, evitando l’accumulo di tali sostanze in eccesso sul luogo di lavoro.

Deve inoltre ridurre al minimo il numero di lavoratori esposti a tali agenti, isolando le aree di lavoro pericolose con segnaletica adeguata e accessibili solo al personale autorizzato.

Le lavorazioni devono essere progettate e sorvegliate per evitare il rilascio di agenti nocivi nell’aria e, quando ciò non è tecnicamente possibile, devono essere dotate di sistemi di aspirazione locale e ventilazione adeguata. Il datore di lavoro è responsabile anche della misurazione regolare degli agenti per verificare l’efficacia delle misure adottate e identificare eventuali esposizioni anomale, utilizzando metodi conformi alle normative.

Devono essere garantiti la pulizia regolare dei locali, attrezzature e impianti, nonché procedure d’emergenza per affrontare eventuali esposizioni elevate. Il datore di lavoro deve assicurare che la manipolazione, il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti contenenti agenti pericolosi avvengano in sicurezza, utilizzando contenitori ermetici e chiaramente etichettati.

Infine, su indicazione del medico competente, devono essere adottate misure protettive specifiche per i lavoratori particolarmente a rischio.

Rischio silice: dispositivi di protezione individuale

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie rappresentano l’ultima soluzione quando non è possibile ridurre l’esposizione a silice libera cristallina (SLC) attraverso altre misure. Diventano obbligatori nel momento in cui il limite di esposizione nell’aria viene superato. È essenziale che il personale sia adeguatamente formato sull’uso corretto di questi dispositivi, poiché il loro impiego può comportare disagi, aumentando lo sforzo fisico del lavoratore, soprattutto in caso di esposizioni prolungate.

La norma UNI EN 529:2006 fornisce le linee guida per selezionare in modo appropriato i dispositivi respiratori in base all’ambiente di lavoro specifico. Tra le opzioni più adeguate si trovano:

semimaschere con filtro antipolvere non assistito e non riutilizzabile, conformi alla norma UNI EN 149;
respiratori riutilizzabili con semimaschera dotati di filtro antipolvere, conformi alla norma UNI EN 140, che possono essere utilizzati anche con sistemi di adduzione d’aria compressa o ventilazione assistita.

Rischio silice: informazione e formazione

Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire a ogni lavoratore un’adeguata informazione e formazione riguardante la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

Questi devono avvenire prima che i lavoratori siano coinvolti nelle attività e devono essere ripetuti almeno ogni 5 anni, o più frequentemente, se si verificano modifiche nelle lavorazioni che alterano la natura o il livello dei rischi.

In particolare, ciò è necessario quando i lavoratori sono, o potrebbero essere, esposti a nuovi o diversi agenti cancerogeni, mutageni, sostanze tossiche per la riproduzione o farmaci pericolosi, o in caso di cambiamenti delle condizioni di lavoro.

Rischio silice: sorveglianza sanitaria

I lavoratori coinvolti in attività che comportano l’esposizione a silice libera cristallina devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. Il datore di lavoro, in accordo con il parere del medico competente, adotta misure preventive e protettive per i singoli lavoratori, basandosi sui risultati degli esami clinici e biologici effettuati.

Quando gli accertamenti sanitari rivelano nei lavoratori, esposti a uno stesso agente, un’anomalia collegabile a tale esposizione o viene superato un valore limite biologico, il medico competente informa il datore di lavoro. In seguito a questa comunicazione, il datore è tenuto:

ad effettuare una nuova valutazione del rischio, conformemente all’art. 236;
a misurare la concentrazione dell’agente nell’aria e l’esposizione ad esso, tenendo conto di tutte le circostanze e le possibili vie di esposizione, per verificare l’efficacia delle misure adottate.

Il medico competente, inoltre, informa i lavoratori riguardo la sorveglianza sanitaria a cui sono sottoposti e, se necessario, segnala l’importanza di proseguirla anche dopo la cessazione dell’esposizione, per un periodo ritenuto opportuno per tutelare la salute del lavoratore.

Approfondimenti e contenuti extra sulla silice

Focus INAIL sulla silice cristallina respirabile nei cantieri (2026)

Il focus INAIL “Silice cristallina respirabile nei cantieri. Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione”, pubblicato a ottobre 2026, propone tre scenari operativi e una checklist per il sopralluogo: taglio del calcestruzzo a umido, scavo o perforazione in materiali eterogenei, pulizia e transito dopo lavorazioni polverigene.

Il documento aiuta a collegare le caratteristiche dei materiali alle condizioni effettive di lavoro, verificando l’efficacia di acqua e aspirazione e considerando anche le persone esposte indirettamente. La checklist orienta gli approfondimenti e i campionamenti, senza sostituire la valutazione dell’esposizione.

La scheda di approfondimento con il download gratuito del focus

Report INAIL sull’esposizione a silice cristallina nei cantieri (2024)

L’INAIL, in collaborazione con FORMEDIL, ha realizzato un studio (edizione 2024) che riporta i dati di esposizione personale a silice cristallina e a polveri respirabili misurati in Italia dal 2000 e relativi alle mansioni nelle opere di costruzione edile e di ingegneria civile, compresi i cantieri di scavo gallerie con tecniche tradizionali.

I dati sono il risultato di sopralluoghi e di analisi su 1379 campioni, dei quali 541 rilevati in cantieri in galleria e 838 per le mansioni dell’edilizia civile.

Il documento si propone come strumento a supporto di datori di lavoro e professionisti della sicurezza per la riduzione del livello di rischio da inalazione di polveri silicotigene in attuazione di quanto previsto dall’art. 28 comma 3-ter del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.).

I dati di esposizione sono stati raccolti utilizzando la classificazione delle mansioni elaborata dall’Inail con specifico riferimento alla valutazione dell’esposizione a silice cristallina.

Le informazioni presentate riguardano 39 mansioni; i risultati delle misurazioni sono elaborati secondo il procedimento statistico indicato dalla norma UNI EN 689 e presentati utilizzando grafici della probabilità di superamento/non superamento delle concentrazioni su una scala estesa all’intero range di possibili valori di esposizione. Per ogni mansione inoltre i risultati sono espressi anche in termini di probabilità di conformità al valore limite e a determinate soglie di concentrazione.

Oltre ai dati delle misurazioni, la monografia analizza alcuni dei fattori che determinano la variabilità dell’esposizione, come le possibili fonti di silice cristallina e la localizzazione dell’attività di cantiere: all’aperto, in interni o in sotterraneo.

Sono infine riportati alcuni dati sulle differenze di esposizione in funzione dell’utensile/macchina utilizzata e sull’efficacia dei sistemi di abbattimento delle polveri.

Valutazione dell’esposizione professionale a silice libera cristallina: il NIS

Dal 2003, il Network Italiano Silice (NIS) rappresenta un punto di riferimento per la promozione di iniziative, la diffusione di documentazione e l’elaborazione di linee guida mirate a ridurre l’esposizione alla silice nei luoghi di lavoro e a limitare il rischio di silicosi.

Le iniziative promosse dal NIS hanno delineato un percorso articolato per affrontare in modo coordinato e integrato i numerosi problemi legati alla valutazione del rischio di esposizione alla silice nei luoghi di lavoro. Oltre al loro valore tecnico, i documenti elaborati dai gruppi di lavoro del NIS evidenziano la collaborazione e l’impegno dei tecnici della prevenzione delle istituzioni pubbliche partecipanti.

Sin dalle prime pubblicazioni del 2005 e in occasione di eventi pubblici i materiali prodotti dal NIS sono stati un riferimento per il dibattito sul rischio silice, rappresentando una piattaforma per affrontare questa persistente sfida di salute pubblica. Nonostante le divergenze ancora presenti nella comunità scientifica, tali documenti hanno contribuito a costruire un dialogo costruttivo.

La sintesi delle attività del NIS è raccolta nei Documenti preparatori per le linee guida e nelle Misure di prevenzione e protezione per la riduzione del rischio, destinati non solo agli addetti ai lavori, ma anche alle associazioni scientifiche e alle parti sociali. Questi testi riassumono le conoscenze e le esperienze acquisite nel tempo dai vari esperti sul tema dell’esposizione professionale alla silice.

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