AI ed equo compenso: Fondazione Inarcassa chiede di aggiornare il Decreto Parametri
Verifica dei risultati, responsabilità, investimenti tecnologici e formazione: la Fondazione indica gli elementi da valorizzare nei compensi di architetti e ingegneri che utilizzano l’intelligenza artificiale
L’impiego dell’intelligenza artificiale nella progettazione richiede attività di controllo, competenze e investimenti che devono trovare riconoscimento nei parametri professionali.
È la richiesta formulata da Fondazione Inarcassa nel comunicato del 19 ottobre 2026, con cui sollecita l’avvio di un confronto con il Governo per aggiornare il D.M. 17 giugno 2016, il cosiddetto Decreto Parametri.
L’intervento arriva in vista dell’entrata in vigore, il 23 ottobre, del D.Lgs. 179/2026. L’articolo 49 del provvedimento prevede la possibilità di modulare l’equo compenso in relazione all’impiego di sistemi di IA e rinvia all’integrazione dei parametri. Per la Fondazione, questo percorso deve considerare come cambia concretamente il lavoro dei professionisti tecnici.
Verificare i risultati dell’IA è parte della prestazione professionale
Il punto centrale della posizione di Fondazione Inarcassa riguarda il ruolo di chi utilizza gli strumenti di intelligenza artificiale. Il professionista deve valutare criticamente i risultati prodotti, verificarne l’affidabilità, la conformità alle norme e la coerenza con gli obiettivi dell’incarico.
Secondo la Fondazione, l’adozione di questi strumenti mantiene quindi centrale la responsabilità sulle scelte progettuali e sulla qualità della prestazione. Il controllo degli elaborati e delle informazioni generati dall’IA costituisce un’attività da considerare nella definizione dei compensi.
La richiesta interessa i servizi di architettura e ingegneria, nei quali l’intelligenza artificiale viene impiegata nei processi di progettazione e nelle attività di supporto tecnico-professionale.
I tre elementi da riconoscere nei nuovi parametri
La proposta di aggiornamento del D.M. 17 giugno 2016 si concentra su tre componenti:
verifica critica e responsabilità professionale, legate alla valutazione dei risultati generati dai sistemi di IA;
investimenti tecnologici, necessari per acquisire, implementare e aggiornare le piattaforme utilizzate nello studio;
formazione e aggiornamento delle competenze, indispensabili per un impiego consapevole degli strumenti.
La Fondazione chiede criteri chiari che tengano conto di queste nuove modalità di svolgimento delle prestazioni. Il tema riguarda dunque sia il lavoro richiesto dal singolo incarico sia l’impegno organizzativo e formativo necessario per utilizzare l’IA nell’attività professionale.
Cosa prevede l’articolo 49 del D.Lgs. 179/2026
L’articolo 49 stabilisce che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte del professionista può comportare una modulazione dell’equo compenso, ai sensi della legge 49/2023. I parametri devono tenere conto della classificazione di rischio del sistema utilizzato secondo il regolamento europeo sull’IA.
La norma prevede inoltre che, entro dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto, i provvedimenti richiamati dal comma 2 siano integrati con i parametri necessari alla modulazione. Non determina percentuali di aumento o riduzione del compenso.
Per il quadro complessivo del provvedimento, comprese le disposizioni sulla formazione e sulla sicurezza, è disponibile l’approfondimento sul D.Lgs. 179/2026 e sulle regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
La richiesta di confronto con il Governo
Fondazione Inarcassa auspica l’apertura di un confronto istituzionale per definire una disciplina che accompagni l’impiego dell’IA nei servizi tecnici, assicurando qualità delle prestazioni, certezza delle regole e valorizzazione dell’attività professionale.
Per architetti e ingegneri, la questione da seguire sarà la traduzione di questi criteri nei futuri parametri: in particolare, come saranno considerate le attività di controllo e le responsabilità connesse ai risultati dell’IA, insieme agli investimenti e alle competenze necessari per utilizzarla.
L’AI nelle costruzioni
Il valore dell’IA nel lavoro tecnico passa dalla capacità del professionista di interpretare i risultati e scegliere le soluzioni più adatte all’incarico.
In questa prospettiva si inserisce SIBILLA, l’intelligenza artificiale per le costruzioni di ACCA, che lavora all’interno dei software tecnici per analizzare i dati del progetto, confrontare soluzioni e supportare la verifica degli elaborati attraverso richieste in linguaggio naturale. I calcoli sono eseguiti dai solutori ACCA; le decisioni e la responsabilità professionale restano al tecnico.
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