Rischio sul lavoro: definizione, classificazione e valutazione secondo il D.Lgs. 81/08
Cos’è il rischio sul lavoro? Guida completa con definizione secondo il D.Lgs. 81/08, differenza tra pericolo, rischio e danno, classificazione dei rischi, matrice P×E, valutazione DVR, esempi e misure di prevenzione
Il rischio sul lavoro è la possibilità che un determinato fattore, agente o condizione lavorativa, in specifiche circostanze di esposizione, possa provocare un danno alla salute o alla sicurezza del lavoratore.
Nel D.Lgs. 81/2008 il rischio non coincide con il pericolo: il pericolo è la fonte potenziale di danno, il rischio dipende da esposizione, probabilità e gravità delle conseguenze. La valutazione dei rischi è obbligo non delegabile del datore di lavoro e deve essere formalizzata nel DVR. Per garantire un processo di valutazione efficace e strutturato, è consigliabile l’uso di software per la redazione del DVR, che supportano l’analisi dei rischi attraverso linee guida, banche dati e strumenti di calcolo basati sul rapporto tra probabilità di accadimento ed entità del danno.
Che cos’è il rischio: definizione nella sicurezza sul lavoro
Nel contesto della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il rischio è la probabilità di conseguimento di un determinato livello di danno in relazione all’esposizione a fattori, agenti o condizioni lavorative specifiche.
In particolare, ai sensi dell’art. 2 del D.Lgs. 81/2008, alla lettera s), il “rischio” è definito come:
probabilità di raggiungimento del livello potenziale di danno nelle condizioni di impiego o di esposizione ad un determinato fattore o agente oppure alla loro combinazione
Il rischio in ambito lavorativo si genera nel momento in cui un pericolo entra in relazione con un soggetto esposto, con un’attività, con un ambiente operativo o con una specifica fase del processo lavorativo. Ne consegue che il livello di rischio è determinato dall’interazione di almeno tre elementi fondamentali:
presenza del pericolo: identificazione di una fonte o situazione intrinsecamente idonea a causare un danno;
esposizione del lavoratore: modalità, durata e frequenza del contatto con il pericolo nell’ambito delle attività lavorative;
probabilità e gravità del danno: stima congiunta della possibilità che l’evento si verifichi e dell’entità delle conseguenze potenzialmente derivanti.
A titolo esemplificativo, il bordo libero di un solaio in costruzione costituisce un pericolo intrinseco di caduta dall’alto. Il rischio associato aumenta significativamente quando i lavoratori operano in prossimità del bordo in assenza di adeguate misure preventive e protettive, quali parapetti o sistemi anticaduta. Ulteriori fattori aggravanti possono includere la presenza di superfici scivolose, condizioni di illuminazione insufficienti o la mancata applicazione e supervisione delle procedure di sicurezza.
Quali elementi determinano il rischio?
Elemento
Significato operativo
Pericolo
Fonte o situazione con potenziale capacità di causare danno
Esposizione
Modalità, durata e frequenza del contatto tra lavoratore e pericolo
Probabilità
Possibilità che l’evento dannoso si verifichi
Gravità del danno
Entità delle conseguenze possibili
Come si possono classificare i rischi sul lavoro?
I rischi nei luoghi di lavoro possono essere classificati in tre categorie principali, in funzione della natura dei pericoli e degli effetti che possono determinare sulla salute e sicurezza dei lavoratori:
rischi per la salute (natura igienico-ambientale): comprendono tutti quei fattori che possono provocare effetti dannosi nel medio-lungo periodo sull’organismo del lavoratore. Rientrano in questa categoria le esposizioni ad agenti chimici, fisici e biologici, come polveri, sostanze tossiche, rumore o vibrazioni, nonché condizioni ergonomiche sfavorevoli che possono causare patologie professionali, tra cui malattie respiratorie o disturbi muscolo-scheletrici;
rischi per la sicurezza (o di natura infortunistica): riguardano invece le situazioni che possono determinare eventi lesivi immediati. Si tratta di pericoli connessi, ad esempio, a cadute dall’alto, utilizzo di macchinari o attrezzature, rischio elettrico, incendi o esplosioni. Tali rischi sono caratterizzati da una dinamica acuta e dalla possibilità di causare danni fisici diretti in tempi brevi;
rischi trasversali o organizzativi: comprendono infine quei fattori che non sono riconducibili esclusivamente a una specifica fonte di pericolo, ma derivano dall’organizzazione del lavoro e dalle condizioni operative complessive. In questa categoria rientrano, ad esempio, lo stress lavoro-correlato, i fattori psicosociali, le criticità ergonomiche, le posture incongrue e la gestione dei carichi di lavoro, che possono incidere sia sul benessere psicofisico del lavoratore sia sulla probabilità di accadimento di infortuni.
I rischi sul lavoro si classificano in tre grandi categorie:
rischi per la salute;
rischi per la sicurezza;
rischi trasversali o organizzativi.
Categoria
Descrizione
Esempi
Rischi per la salute
Fattori che possono causare effetti dannosi nel medio-lungo periodo
agenti chimici, rumore, vibrazioni, agenti biologici, polveri
Rischi per la sicurezza
Situazioni che possono provocare eventi lesivi immediati
cadute dall’alto, macchine, rischio elettrico, incendi, esplosioni
Rischi trasversali o organizzativi
Fattori legati all’organizzazione del lavoro
stress lavoro-correlato, carichi cognitivi, posture incongrue, ritmi intensi
I rischi per la salute hanno natura igienico-ambientale e comprendono esposizioni che possono generare malattie professionali o patologie croniche.
I rischi per la sicurezza, invece, sono generalmente infortunistici e hanno dinamica acuta.
I rischi trasversali derivano dall’organizzazione del lavoro e possono incidere sia sul benessere psicofisico sia sulla probabilità di infortunio.
Qual è la classificazione dei rischi sul lavoro secondo il D.Lgs. 81/08?
Nel D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro), la disciplina dei rischi lavorativi è sviluppata in modo articolato attraverso i diversi Titoli e Allegati tecnici, che rappresentano l’applicazione operativa del principio generale di valutazione e gestione del rischio introdotto nel Titolo I. Ogni Titolo affronta una specifica tipologia di rischio, definendo obblighi, misure preventive e criteri tecnici di valutazione.
Titolo I – Principi comuni: costituisce la parte generale del decreto e definisce l’impianto metodologico della gestione del rischio. È il riferimento base per tutti gli altri Titoli. Qui vengono stabiliti:
l’obbligo di valutazione di tutti i rischi (art. 28);
modalità operative di effettuazione e aggiornamento della valutazione (art. 29);
la redazione del DVR;
i principi di prevenzione e protezione (art. 15);
la struttura del sistema aziendale di gestione della sicurezza.
Titolo II – Luoghi di lavoro: tratta i rischi legati alle condizioni strutturali e ambientali degli ambienti di lavoro, come stabilità degli edifici, vie di fuga, illuminazione, aerazione, microclima e sicurezza degli impianti.
Titolo III – Uso delle attrezzature di lavoro e DPI: si concentra sui rischi derivanti dall’utilizzo di:
macchine e attrezzature;
impianti;
dispositivi di protezione individuale.
Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili: è uno dei Titoli più rilevanti in termini di rischio elevato. Analizza i rischi tipici dell’edilizia:
cadute dall’alto;
seppellimento;
instabilità strutturale;
interferenze tra lavorazioni.
Titolo V – Segnaletica di salute e sicurezza: affronta i rischi derivanti da mancata o inadeguata comunicazione del pericolo, attraverso segnaletica di sicurezza, segnalazioni acustiche e visive.
Titolo VI – Movimentazione manuale dei carichi: analizza il rischio biomeccanico legato a sollevamento, trasporto e spinta dei carichi.
Titolo VII – Videoterminali: disciplina i rischi ergonomici e visivi connessi all’uso prolungato di schermi, includendo:
affaticamento visivo;
posture incongrue;
stress lavoro-correlato.
Titolo VIII – Agenti fisici: tratta i rischi derivanti da:
rumore;
vibrazioni;
campi elettromagnetici;
radiazioni ottiche artificiali.
Titolo IX – Sostanze pericolose: affronta i principali rischi derivanti da:
agenti chimici;
agenti cancerogeni e mutageni;
amianto.
Titolo X – Agenti biologici: regola i rischi da esposizione a microrganismi.
Titolo XI – Atmosfere esplosive: si occupa delle atmosfere potenzialmente esplosive.
Gli Allegati del D.Lgs. 81/2008 hanno funzione di supporto operativo e tecnico alla valutazione dei rischi. I più rilevanti includono:
Allegato IV: requisiti minimi dei luoghi di lavoro;
Allegato V: requisiti di sicurezza delle attrezzature;
Allegato VI: uso delle attrezzature di lavoro;
Allegato VII: verifiche periodiche di attrezzature;
Allegato XXXIII: criteri per la movimentazione manuale dei carichi;
Allegato XXXIV: requisiti minimi per videoterminali;
Allegati da XLII a LI: valori limite per agenti chimici, cancerogeni, biologici e esplosivi.
Classificazione per Titoli del D.Lgs. 81/2008
Titolo
Ambito di rischio
Titolo I
Principi comuni, valutazione dei rischi, DVR, misure generali di tutela
Titolo II
Luoghi di lavoro
Titolo III
Attrezzature di lavoro, DPI, impianti e apparecchiature elettriche
Titolo IV
Cantieri temporanei o mobili
Titolo V
Segnaletica di salute e sicurezza
Titolo VI
Movimentazione manuale dei carichi
Titolo VII
Videoterminali
Titolo VIII
Agenti fisici: rumore, vibrazioni, campi elettromagnetici, radiazioni ottiche
Titolo IX
Sostanze pericolose: agenti chimici, cancerogeni, mutageni, amianto
Titolo X
Agenti biologici
Titolo XI
Atmosfere esplosive
Quali sono i principali rischi sul lavoro?
Secondo quanto definito dal testo unico sicurezza, i principali rischi sul lavoro in materia di sicurezza includono:
rischi legati ai luoghi di lavoro e alle attrezzature: derivano dalle condizioni strutturali degli ambienti e dall’utilizzo di impianti, macchine e strumenti di lavoro e comprendono pericoli strutturali, elettrici e meccanici, come cadute, urti e incidenti con impianti;
rischi nei cantieri temporanei o mobili: tipici del settore edile e delle attività in esterno, includono cadute dall’alto, seppellimenti, crolli, investimento da mezzi operativi e interferenze tra più imprese o lavorazioni contemporanee;
rischi fisici: connessi all’esposizione a fattori ambientali quali rumore, vibrazioni, radiazioni ottiche e ionizzanti, campi elettromagnetici e condizioni microclimatiche estreme, con possibili effetti acuti o cronici sull’organismo;
rischi chimici: derivano dall’utilizzo o dalla presenza di sostanze pericolose sotto forma di gas, vapori, polveri, liquidi o solidi, con effetti potenzialmente tossici, irritativi, corrosivi o sensibilizzanti;
rischi cancerogeni e mutageni: legati all’esposizione a sostanze o processi industriali in grado di indurre effetti genetici o oncologici, spesso caratterizzati da lunghi tempi di latenza e conseguenze gravi e irreversibili;
rischi da amianto: specifica tipologia di rischio associata all’esposizione a fibre aerodisperse di amianto, particolarmente pericolose per l’apparato respiratorio e regolamentate da normative di prevenzione rigorose;
rischi biologici: derivano dall’esposizione ad agenti biologici quali virus, batteri, funghi e parassiti, tipici soprattutto di ambienti sanitari, laboratori o contesti a rischio di contaminazione;
rischi da atmosfere esplosive (ATEX): connessi alla presenza di miscele infiammabili di gas, vapori o polveri combustibili che, in condizioni critiche, possono generare esplosioni;
rischi ergonomici: legati al sovraccarico biomeccanico dell’apparato muscolo-scheletrico, derivante da movimentazione manuale dei carichi, posture incongrue e movimenti ripetitivi;
rischi organizzativi e psicosociali: derivano dalle modalità di organizzazione del lavoro e comprendono fattori come stress lavoro-correlato, carichi cognitivi elevati, ritmi di lavoro intensi e possibili situazioni di disagio relazionale.
Esempi di rischi sul lavoro in edilizia
Il settore dell’edilizia, in particolare all’interno dei cantieri, è tra i più esposti a rischi lavorativi anche gravi o mortali. Ogni anno, infatti, numerosi operai subiscono infortuni durante le attività di costruzione, manutenzione o demolizione.
Tra i principali rischi in edilizia si trovano:
lavori in quota: cadute da ponteggi, tetti e scale, tra le principali cause di infortuni gravi o mortali;
scivolamenti e cadute a livello: superfici bagnate, irregolari o ingombre che possono causare traumi anche importanti;
rumore elevato: esposizione prolungata a macchinari rumorosi con possibile perdita dell’udito nel tempo;
oggetti e mezzi in movimento: gru, escavatori e veicoli che possono causare urti, investimenti o schiacciamenti;
movimentazione manuale dei carichi: rischio di lesioni muscolari e scheletriche per sollevamenti non corretti;
esposizione a sostanze chimiche e polveri: vernici, solventi, cemento e amianto con possibili danni respiratori e patologie gravi;
incidenti elettrici: contatti con cavi, impianti temporanei o linee elettriche non protette;
ustioni: contatto con superfici calde, saldature o sostanze chimiche corrosive;
crolli improvvisi: cedimenti strutturali durante scavi, demolizioni o costruzioni, con conseguenze spesso gravi o fatali.
Questi rischi si manifestano in modo diverso a seconda delle fasi operative del cantiere: durante l’allestimento possono verificarsi investimenti ed elettrocuzioni, mentre negli scavi il pericolo principale è il seppellimento dovuto all’instabilità delle pareti o alle interferenze con sottoservizi; nelle lavorazioni strutturali in cemento armato prevalgono cadute dall’alto e urti, nel montaggio di prefabbricati il rischio è lo schiacciamento per instabilità, nelle demolizioni si presentano crolli, polveri e vibrazioni, nelle coperture il rischio di caduta e sfondamento e nelle finiture l’esposizione a sostanze chimiche, movimentazione manuale dei carichi e cadute da scale.
In termini operativi, i principali pericoli si traducono in situazioni concrete: ad esempio, la caduta dall’alto può avvenire per bordi di solaio non protetti durante la casseratura, lo scavo per fondazioni può comportare il rischio di seppellimento per pareti instabili, le demolizioni possono causare crolli incontrollati e il rischio chimico derivante da resine o solventi può provocare inalazioni, contatti cutanei o incendi. Per ciascuna di queste situazioni sono fondamentali misure di prevenzione e protezione specifiche, come parapetti, reti anticaduta, blindaggi degli scavi, puntellamenti, piani di demolizione, ventilazione, uso di schede di sicurezza e dispositivi di protezione individuale, al fine di ridurre il rischio residuo e garantire condizioni di lavoro sicure.
Fase di lavoro
Pericolo tipico
Rischio
Misure principali
Lavori in quota
Bordo solaio, ponteggio, copertura
Caduta dall’alto
parapetti, reti, sistemi anticaduta, accessi sicuri
Scavi
Pareti instabili
Seppellimento
blindaggi, pendenze adeguate, controlli dopo piogge
Demolizioni
Elementi strutturali instabili
Crollo incontrollato
piano di demolizione, puntellamenti, interdizione aree
Finiture
Resine, solventi, polveri
Inalazione, dermatiti, incendio
schede di sicurezza, ventilazione, DPI
Movimentazione
Carichi pesanti
Lesioni muscolo-scheletriche
ausili meccanici, procedure, formazione
Impianti temporanei
Cavi, quadri, linee elettriche
Elettrocuzione
impianti conformi, protezioni, verifiche
Come si classificano i rischi in base al Codice ATECO?
La classificazione dei rischi lavorativi nel sistema di salute e sicurezza sul lavoro è strettamente collegata all’inquadramento dell’attività economica dell’impresa tramite il Codice ATECO, strumento ISTAT che consente di descrivere in modo strutturato e progressivo i diversi settori produttivi.
Questo sistema permette di individuare con precisione il contesto operativo aziendale e rappresenta un riferimento essenziale per stimare il livello di esposizione ai rischi.
In base al settore ATECO, le attività vengono generalmente suddivise in tre livelli di rischio:
rischio basso: tipico di uffici e attività di servizio, con limitata esposizione a rischi infortunistici e prevalenza di fattori ergonomici e organizzativi;
rischio medio: riguarda settori come trasporti, agricoltura e alcune attività artigianali, caratterizzati da una combinazione di rischi infortunistici e igienico-ambientali;
rischio alto: include comparti come edilizia, industria, chimica ed energia, dove la probabilità e la gravità degli eventi lesivi risultano più elevate.
Questa classificazione incide direttamente sull’organizzazione della formazione della sicurezza sul lavoro prevista dal D.Lgs. 81/2008 e dall’Accordo Stato-Regioni 2025, che distingue tra formazione generale e formazione specifica. La durata del percorso formativo varia in funzione del livello di rischio:
8 ore per il rischio basso;
12 ore per il rischio medio;
16 ore per il rischio alto.
Classe
Settori tipici
Durata formazione complessiva lavoratori
Rischio basso
uffici, servizi, attività amministrative
4 ore generale + 4 specifica = 8 ore
Rischio medio
agricoltura, trasporti, alcune attività artigianali
4 ore generale + 8 specifica = 12 ore
Rischio alto
edilizia, industria, chimica, energia
4 ore generale + 12 specifica = 16 ore
Quali parametri per la classificazione dei rischi sul lavoro?
La valutazione dei rischi è uno strumento essenziale che consente al datore di lavoro di individuare le misure di prevenzione e protezione necessarie per garantire la sicurezza sul luogo di lavoro.
Poiché ogni attività comporta inevitabilmente dei rischi, la loro gestione diventa fondamentale e si articola in valutazione, analisi e individuazione delle azioni correttive per ridurli.
In questo contesto, la matrice di rischio rappresenta uno degli strumenti più utilizzati: si tratta di una griglia che permette di stimare il rischio combinando la probabilità di accadimento di un evento con l’entità del danno che potrebbe derivarne.
Si basa su due grandezze principali:
probabilità di accadimento (P);
entità del danno (E).
Nella matrice di rischio, la probabilità e il danno vengono espressi con valori da 1 a 4: la probabilità varia da improbabile (P1) a molto probabile (P4), mentre il danno va da lieve (E1) a gravissimo (E4).
Cos’è la probabilità di accadimento nella matrice di rischio?
La probabilità di accadimento è la stima della probabilità che il danno, derivante da un fattore di rischio dato, effettivamente si verifichi. Dipende da fattori tecnici e organizzativi, come le misure di prevenzione e protezione adottate, nonché dal livello di formazione ed esperienza dei lavoratori e viene definita secondo la seguente scala di valori:
improbabile [P1];
poco probabile [P2];
probabile [P3];
molto probabile [P4].
Valore
Probabilità
P1
Improbabile
P2
Poco probabile
P3
Probabile
P4
Molto probabile
Cos’è l’entità del danno nella matrice del rischio?
L’Entità del danno [E] è la stima del potenziale danno derivante da un fattore di rischio dato, elaborata sulla base di dati statistici, registri degli infortuni o previsioni attendibili e viene, invece, valutata nel seguente modo:
lieve [E1];
significativo [E2];
grave [E3];
gravissimo [E4].
Valore
Danno
E1
Lieve
E2
Significativo
E3
Grave
E4
Gravissimo
Come si calcola il rischio sul lavoro?
Il rischio viene spesso calcolato con la formula R = P × E, dove P è la probabilità di accadimento ed E è l’entità del danno.
Formula della matrice di rischio
R=P×E
Variabile
Significato
Scala tipica
P
Probabilità di accadimento
da 1 a 4
E
Entità del danno
da 1 a 4
R
Livello di rischio
da 1 a 16
Il valore ottenuto consente di classificare il rischio su una scala da 1 a 16:
rischio basso: R varia da 1 a 2
rischio moderato: R varia da 3 a 4;
rischio medio: R paria a 6;
rischio rilevante: R varia da 8 a 9;
rischio alto: R varia da 12 a 16.
Matrice di rischio P x E
Che cos’è il pericolo: definizione nella sicurezza sul lavoro
Ai sensi del quadro normativo vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il pericolo è una caratteristica intrinseca di un determinato fattore in grado di generare un potenziale danno.
In particolare, il D.Lgs. 81/2008, art. 2, lettera r) stabilisce che:
pericolo: proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni.
Tale definizione evidenzia come il pericolo sia una condizione oggettiva e indipendente dall’esposizione del lavoratore o dalle modalità di utilizzo del fattore stesso. Esso rappresenta infatti una fonte potenziale di lesione o danno per la salute e la sicurezza, che può essere associata a macchinari, sostanze, attrezzature, processi o condizioni operative.
In termini tecnico-operativi, il pericolo costituisce la base di partenza per l’analisi del rischio, poiché identifica la presenza di una possibile fonte di danno sulla quale si innestano successivamente le valutazioni relative all’esposizione, alla probabilità e alla gravità delle conseguenze.
Esempi di pericolo includono:
macchine con organi in movimento non protetti;
agenti chimici tossici o corrosivi;
linee elettriche in tensione;
ponteggi non adeguatamente protetti;
scavi profondi;
gru operanti in rotazione;
strutture temporaneamente instabili.
Qual è la differenza tra pericolo e rischio sul lavoro?
La distinzione tra pericolo e rischio costituisce un elemento fondante dell’impianto teorico e applicativo del D.Lgs. 81/2008.
Alla luce delle definizioni, il pericolo è la fonte intrinseca di potenziale danno, mentre il rischio rappresenta la combinazione tra la probabilità di accadimento dell’evento lesivo e la gravità delle sue conseguenze, in funzione delle condizioni di esposizione del lavoratore, dell’organizzazione delle attività e dell’efficacia delle misure preventive e protettive adottate.
Pertanto, il pericolo non è funzione della probabilità di accadimento dell’evento, bensì della sua capacità intrinseca di generare un danno. Ne deriva che la gestione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro si esplica prevalentemente attraverso interventi di riduzione del rischio mediante misure di tipo organizzativo, tecnico e procedurale, senza necessariamente comportare l’eliminazione del pericolo alla fonte.
Esempio di rischio e pericolo sul lavoro
La distinzione tra pericolo e rischio trova applicazione concreta nei diversi contesti lavorativi.
Ad esempio, una lama affilata costituisce un pericolo intrinseco in quanto dotata di capacità lesiva indipendente dal contesto operativo. Il livello di rischio associato varia tuttavia in funzione di elementi quali la presenza di dispositivi di protezione, il grado di formazione e addestramento dell’operatore, l’adozione di procedure operative standardizzate e la distanza effettiva di interazione durante l’utilizzo.
Analogamente, un carico sospeso rappresenta un pericolo anche in presenza di interdizione dell’area sottostante; tale misura organizzativa incide esclusivamente sulla riduzione della probabilità di esposizione, senza eliminare la natura intrinsecamente pericolosa del fattore.
Nel settore edile, il lavoro in quota costituisce un pericolo intrinseco in quanto espone al rischio di caduta dall’alto. Il rischio effettivo si concretizza nella probabilità di perdita dell’equilibrio, inciampo o cedimento del supporto, risultando ulteriormente aggravato da superfici instabili, condizioni ambientali sfavorevoli o assenza di dispositivi di protezione collettiva e individuale, quali parapetti o sistemi anticaduta.
In un contesto di officina metalmeccanica, una smerigliatrice angolare rappresenta un pericolo per la sua capacità di generare lesioni da contatto diretto o proiezione di materiale. Il rischio aumenta in caso di utilizzo improprio, assenza di carter protettivi, usura del disco o condizioni psicofisiche non ottimali dell’operatore, determinando un incremento della probabilità di evento lesivo.
Nel settore chimico, una sostanza corrosiva costituisce un pericolo intrinseco per la sua capacità di provocare danni chimici alla cute e agli apparati biologici. Il rischio associato dipende dal livello di esposizione, dalle modalità di manipolazione e dall’adozione di adeguati dispositivi di protezione individuale, quali guanti resistenti agli agenti chimici e visiere, nonché da procedure di stoccaggio e gestione in condizioni controllate.
Cos’è il danno sul lavoro?
Il danno è la conseguenza negativa derivante dalla concretizzazione di un rischio: può essere una lesione, una malattia professionale, un’invalidità, la morte o un danno a impianti e beni.
Si tratta quindi dell’effetto concreto che si verifica quando un pericolo si traduce in un evento dannoso, ad esempio una caduta che provoca una frattura o l’esposizione a sostanze nocive che determina una patologia professionale.
Nel sistema di valutazione dei rischi, il danno viene generalmente classificato in base alla sua gravità, distinguendo livelli da lieve a medio, grave, gravissimo fino a mortale, al fine di supportare la corretta analisi del rischio e la definizione delle misure di prevenzione e protezione.
Nei contesti lavorativi, e in particolare nei cantieri edili, i danni più ricorrenti includono fratture da caduta, schiacciamenti, seppellimenti, elettrocuzioni, ipoacusia da esposizione al rumore, disturbi muscolo-scheletrici e patologie derivanti dal contatto con polveri o agenti chimici.
Esempi di danno
Livello
Esempi
Lieve
abrasioni, piccoli tagli, irritazioni temporanee
Significativo
distorsioni, ferite, dermatiti, lombalgie
Grave
fratture, ustioni importanti, ipoacusia, intossicazioni
Gravissimo o mortale
amputazioni, seppellimenti, cadute mortali, elettrocuzioni
Qual è la differenza tra pericolo, rischio e danno?
Il pericolo è la fonte potenziale di danno, il rischio è la probabilità che quel danno si verifichi in condizioni di esposizione, il danno è la conseguenza negativa dell’evento.
Una lama affilata è un pericolo anche se non viene utilizzata. Il rischio aumenta quando un lavoratore la usa senza protezioni o formazione. Il danno è la lesione che può derivare dal contatto.
Concetto
Definizione semplice
Esempio
Pericolo
Fonte intrinseca di potenziale danno
lama affilata, linea elettrica, sostanza corrosiva
Rischio
Probabilità e gravità del danno in caso di esposizione
taglio durante l’uso della lama
Danno
Conseguenza effettiva
ferita, ustione, frattura, intossicazione
Cos’è la valutazione dei rischi?
La valutazione dei rischi è il processo con cui il datore di lavoro individua i pericoli, stima i rischi e definisce le misure di prevenzione e protezione da adottare.
La valutazione dei rischi riguarda tutti i rischi per la salute e sicurezza durante l’attività lavorativa e deve confluire nel Documento di Valutazione dei Rischi. Il documento deve contenere una relazione sulla valutazione, i criteri adottati, le misure di prevenzione e protezione, il programma di miglioramento e l’individuazione delle procedure e dei ruoli aziendali coinvolti. Per evitare severe sanzioni e, in alcuni casi, anche l’arresto, ti consiglio di utilizzare un software per la redazione del DVR in cui trovi delle linee guida efficaci per la valutazione dei rischi di tutte le attività di lavoro; puoi usarlo gratuitamente per 30 giorni e redigere il DVR tenendo conto di tutte le specificità della tua attività.
Tale attività è un obbligo non delegabile del datore di lavoro, che può avvalersi del supporto di RSPP, medico competente e RLS.
Soggetti coinvolti
Soggetto
Ruolo
Datore di lavoro
Responsabile della valutazione e del DVR
RSPP
Supporto tecnico alla valutazione
Medico competente
Contributo sanitario, ove previsto
RLS/RLST
Consultazione e rappresentanza dei lavoratori
Preposti
Vigilanza operativa sulle procedure
Lavoratori
Cooperazione, segnalazioni, rispetto delle misure
Come prevenire i rischi sul lavoro?
La prevenzione dei rischi sul lavoro è l’insieme strutturato di misure tecniche, organizzative e procedurali finalizzate a evitare l’insorgenza di infortuni e malattie professionali o, quando ciò non sia possibile, a ridurre al minimo l’esposizione ai pericoli nei luoghi di lavoro.
In tale ambito, il D.Lgs. 81/2008 definisce la prevenzione, all’art. 2, come:
il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno
Questo principio guida l’intero sistema di gestione della sicurezza e si concretizza, in primo luogo, nella valutazione dei rischi attraverso il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), che consente di identificare i pericoli presenti (chimici, fisici, meccanici, ergonomici ed elettrici), stimarne la probabilità e la gravità e definire le relative misure di prevenzione e protezione.
Quali misure per prevenire rischi sul lavoro?
Alcune misure tecniche, organizzative e procedurali per eliminare o ridurre i rischi professionali includono:
eliminazione del pericolo alla fonte: intervento prioritario volto a rimuovere completamente la causa del rischio, quando tecnicamente possibile;
sostituzione del pericolo: sostituzione di materiali, sostanze o processi pericolosi con alternative meno rischiose;
misure tecniche di riduzione del rischio: adozione di soluzioni ingegneristiche come sistemi di protezione sugli impianti, barriere di sicurezza, dispositivi di interblocco, ventilazione, contenimento di sostanze pericolose e riduzione del rumore alla fonte;
misure organizzative e procedurali: definizione di procedure operative sicure, corretta gestione delle emergenze, segnaletica di sicurezza, pianificazione delle attività e manutenzione periodica di impianti e attrezzature;
miglioramento ergonomico delle postazioni di lavoro: interventi finalizzati alla riduzione del sovraccarico biomeccanico e all’adeguamento delle condizioni operative per prevenire disturbi muscolo-scheletrici;
formazione, informazione e addestramento dei lavoratori: attività fondamentali previste dall’art. 37 del D.Lgs. 81/2008 e rafforzate dall’Accordo Stato-Regioni 2025, finalizzate a garantire la corretta gestione dei rischi,
l’uso sicuro delle attrezzature e dei dispositivi di protezione, nonché la preparazione alla gestione delle emergenze;
priorità delle protezioni collettive rispetto ai DPI: il sistema prevenzionistico privilegia soluzioni collettive rispetto a quelle individuali, come sistemi di aspirazione, schermature e confinamento dei rischi.
utilizzo dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): impiegati quando il rischio residuo non è eliminabile o riducibile ulteriormente, includono elmetti, guanti, occhiali protettivi, dispositivi respiratori e imbracature anticaduta;
modello organizzativo della sicurezza: definizione chiara di ruoli e responsabilità (RSPP, RLS, preposti e medico competente), consultazione dei lavoratori e gestione strutturata del sistema prevenzionistico;
monitoraggio e miglioramento continuo: aggiornamento periodico della valutazione dei rischi in caso di modifiche organizzative o produttive, con revisione costante delle misure adottate.
Esempi di rischio, pericolo, danno e misure preventive sul lavoro
Di seguito viene riportata una tabella riepilogativa che illustra alcuni esempi tipici di pericolo, rischio, danno e relative misure di prevenzione e protezione nei principali contesti lavorativi.
Esempio
Pericolo
Rischio
Danno
Misure di prevenzione e protezione
Caduta dall’alto
Bordo solaio non protetto
Caduta del lavoratore durante posa ferri o casseratura
Trauma grave o mortale
Programmazione parapetti in fase di getto, definizione accessi sicuri, evitare lavorazioni simultanee non coordinate; parapetti, reti, sistemi anticaduta, imbracature
Scavo per fondazioni
Parete di scavo instabile
Seppellimento durante posa armature o tubazioni
Schiacciamento, asfissia, morte
Relazione geotecnica, pendenze adeguate, blindaggi, interdizione bordo scavo, gestione acque, accessi sicuri, controlli dopo piogge
Demolizione strutturale
Elemento portante parzialmente demolito
Crollo incontrollato
Investimento da macerie, caduta, schiacciamento
Piano di demolizione, sequenza esecutiva, puntellamenti, monitoraggi, esclusione aree, verifica interferenze con sottoservizi e edifici adiacenti
Rischio chimico (resine o solventi)
Sostanze irritanti, infiammabili o tossiche
Inalazione, contatto cutaneo, incendio
Irritazioni, dermatiti, intossicazioni, ustioni
Schede di sicurezza, ventilazione, sostituzione prodotti, corretta gestione e stoccaggio, DPI, procedure antincendio
Approfondimenti rischi sul lavoro
Rischio sicurezza sul lavoro: approfondimenti
Valutazione dei rischi sul lavoro: cosa prevede il Tusl e come si fa
Valutazione del rischio cancerogeno
Valutazione del rischio chimico
Valutazione del rischio biologico: le misure di prevenzione e protezione
La valutazione del rischio rumore nei luoghi di lavoro
Agenti fisici: quali sono e come valutare i rischi associati
Sicurezza sul lavoro e smart working: normativa e gestione dei rischi
Rischio Radon: norme, tecniche costruttive e valutazione
Come fare la valutazione del rischio stress lavoro correlato
La movimentazione manuale dei carichi (MMC): guida alla valutazione del rischio
Ambienti severi freddi: definizione e valutazione del rischio
Alcol, droghe e sicurezza sul lavoro: guida ai rischi legati all’assunzione
Valutazione del rischio amianto: misure di prevenzione e protezione
Caduta dall’alto: fattori di rischio e misure preventive
Rischio caldo sul lavoro e in cantiere: guida alla valutazione
La valutazione del rischio fulminazione da scariche atmosferiche
Rischio da videoterminale: normativa e obblighi
Fibre artificiali vetrose (FAV): classificazione e rischi
Rischio elettrico: le norme per la corretta valutazione
Rischio colpo di calore, effetti e misure di prevenzione
La valutazione del rischio ROA (radiazioni ottiche artificiali)
Lavoro notturno: definizione, normativa e valutazione rischi
I rischi nell’edilizia: quali sono i maggiori 9?
Obblighi del datore di lavoro in merito al rischio incendio
Valutazione rischio vibrazioni
Matrice di rischio, cos’è e a cosa serve
Valutazione rischio campi elettromagnetici
Chi è il responsabile del documento valutazione rischi (DVR)?
Sicurezza sul lavoro: giurisprudenza
Sicurezza sul lavoro: la giurisprudenza
Mancanza di PiMUS, POS incompleto e ponteggi irregolari: quanto incide sulla responsabilità del datore di lavoro (Cassazione 30306/2025)
Infortuni in cantiere: quando il lavoratore imprudente “scagiona” il datore di lavoro (Cassazione 31136/2025)
Una catasta di tubi d’acciaio travolge un operaio, chi è il vero responsabile (Cassazione 30039/2025)
Sistemi di protezione inefficaci? Non bastano le visite ispettive per sollevare il datore dei lavoro dalle responsabilità (Cassazione 28018/2025)
L’eventuale presenza di altri soggetti titolari di posizioni di garanzia non esclude la responsabilità del datore di lavoro (Cassazione 41172/2024)
Responsabilità del datore di lavoro: cosa succede se il lavoratore è imprudente?
Responsabilità di un committente al verificarsi di un infortunio sul lavoro
La mancata formazione dell’operaio infortunato costituisce responsabilità per il datore di lavoro
Infortunio durante i lavori di tinteggiatura: la responsabilità è del committente!
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Cartello di cantiere: cosa succede in caso di mancata esposizione?
Idoneità tecnico-professionale, quando si deve verificare la regolarità delle imprese?
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Infortunio mortale sul lavoro: la responsabilità non è del committente se c’è il coordinatore
Responsabilità del committente in caso di incidente mortale: cosa ne pensa la Cassazione
Sicurezza nei luoghi di lavoro: il datore di lavoro è sempre responsabile in caso di infortunio di un lavoratore?
Montaggio errato del ponteggio, le responsabilità del coordinatore della sicurezza
Infortunio sul lavoro, può essere responsabile anche l’impresa subappaltante?
Responsabilità del datore di lavoro
Responsabilità di un committente al verificarsi di un infortunio sul lavoro
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Faq rischio sul lavoro
Di seguito una serie di domande frequenti in riferimento al rischio sul lavoro.
Cos’è il rischio sul lavoro?
Il rischio sul lavoro è la possibilità che un fattore, un agente o una condizione lavorativa possa causare un danno alla salute o alla sicurezza del lavoratore, in relazione a specifiche condizioni di esposizione. Non coincide con la sola probabilità statistica di un infortunio.
Qual è la differenza tra rischio e pericolo?
Il pericolo è una caratteristica intrinseca di un fattore in grado di causare un danno, mentre il rischio è la combinazione tra probabilità di accadimento dell’evento e gravità delle conseguenze, considerando le condizioni di esposizione del lavoratore.
Come si definisce il danno sul lavoro?
Il danno è la conseguenza negativa che deriva dalla concretizzazione di un rischio e può manifestarsi come lesione, malattia professionale, invalidità, morte o danno a beni e impianti.
Come si classificano i rischi sul lavoro?
I rischi si dividono in tre categorie principali: rischi per la salute (esposizioni chimiche, fisiche e biologiche), rischi per la sicurezza (infortunistici e immediati) e rischi trasversali o organizzativi, legati all’organizzazione del lavoro e ai fattori psicosociali.
Quali sono i principali rischi previsti dal D.Lgs. 81/2008?
Il decreto considera rischi legati ai luoghi di lavoro, attrezzature, cantieri, agenti fisici, chimici, cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive, ergonomia e fattori organizzativi e psicosociali.
Come si calcola il rischio nella matrice del rischio?
Il rischio si calcola come prodotto tra probabilità di accadimento (P) ed entità del danno (E), secondo la formula R = P × E, ottenendo un valore che permette di classificarne il livello.
Cosa significa probabilità di accadimento?
È la stima della possibilità che un evento dannoso si verifichi. Può essere classificata come improbabile, poco probabile, probabile o molto probabile, anche in base alle misure di prevenzione presenti.
Cos’è l’entità del danno?
L’entità del danno rappresenta la gravità delle conseguenze potenziali di un evento e può essere classificata da lieve fino a gravissimo, anche sulla base di dati statistici o infortuni registrati.
Come vengono classificati i rischi in base al Codice ATECO?
Le attività vengono suddivise in rischio basso, medio e alto: il livello dipende dal settore produttivo e incide anche sugli obblighi formativi e sull’organizzazione della sicurezza aziendale.
Come si prevengono i rischi sul lavoro?
La prevenzione si basa su misure tecniche, organizzative e procedurali, valutazione dei rischi tramite DVR, formazione dei lavoratori, uso di dispositivi di protezione, manutenzione e corretta gestione delle emergenze.
Cos’è la valutazione dei rischi?
È il processo con cui il datore di lavoro analizza tutti i pericoli presenti nei luoghi di lavoro per stimare la probabilità e la gravità dei danni e definire le misure di prevenzione e protezione.
Quali esempi di rischi si trovano in edilizia?
In edilizia sono frequenti rischi come cadute dall’alto, scivolamenti, urti con mezzi in movimento, esposizione a sostanze chimiche e polveri, rumore, incidenti elettrici, crolli e movimentazione manuale dei carichi.
Fonte: Read More
