Polveri pericolose nei luoghi di lavoro: la guida tecnica INAIL

Polveri pericolose nei luoghi di lavoro: la guida tecnica INAIL

Rischi, aspirazione, DPI e misure di prevenzione: come valutare, contenere e rimuovere le polveri pericolose nei luoghi di lavoro

La Guida tecnica “Polveri pericolose” INAIL 2026 – nell’ambito dell’accordo INAIL–CONFIMI Industria, con contributi anche di AFIDAMP-FINCO – è dedicata alle strategie e misure tecniche per il contenimento e la rimozione delle polveri pericolose nei luoghi di lavoro.

Il documento ha un taglio tecnico-operativo: non si limita a descrivere il rischio da polveri, ma prova a guidare datori di lavoro, RSPP, tecnici della prevenzione e imprese nella scelta di misure concrete: campionamento, aspirazione, filtrazione, DPI, manutenzione, formazione e accesso a incentivi INAIL.

Il messaggio centrale è chiaro: quando la produzione di polvere non può essere eliminata, occorre captarla alla fonte, impedirne la diffusione, pulire con attrezzature idonee e usare DPI solo come misura residuale o integrativa.

Ambito e settori più esposti

La guida esclude l’amianto, perché collegato a bonifiche e normative specifiche, e si concentra sulle polveri generate dai processi produttivi attuali. I settori prioritari sono quelli con il maggior numero di malattie professionali riconosciute: costruzioni 46%, agro-alimentare 24%, legno 11%, metalmeccanico 10%; insieme superano il 90% dei casi considerati. La Figura 1 a pagina 8 visualizza bene questa concentrazione del rischio.

Questo è uno dei punti più forti del documento: l’impostazione non è astratta, ma parte dai dati INAIL e costruisce il perimetro tecnico sui comparti dove il problema è più rilevante.

Quadro sanitario: perché il rischio è rilevante

La parte sulle malattie professionali chiarisce che le polveri possono causare pneumoconiosi, asma professionale, BPCO, polmoniti da ipersensibilità e tumori polmonari. Nei dati INAIL 2019-2023, le pneumoconiosi rappresentano quasi metà dei casi, seguite da asma 33,4%, bronchiti 10,6% e polmoniti 7,2%, come mostrato nella Figura 2 a pagina 17.

La guida sottolinea anche un aspetto importante in chiave prevenzionistica: le malattie polmonari risultano mediamente più gravi rispetto alla media delle malattie professionali riconosciute, con maggiore incidenza nelle classi di menomazione elevate e nei casi mortali.

Parte tecnica: campionamento e valutazione

La sezione sulle tecniche di campionamento è una delle più utili. La guida richiama la UNI EN 689 come norma guida per valutare l’esposizione inalatoria e distingue tra campionamento gravimetrico, personale e ambientale. Spiega inoltre le frazioni inalabile, toracica e respirabile, con attenzione alla frazione respirabile sotto i 4 μm, quella più critica perché può raggiungere gli alveoli.

Molto utili le Tabelle 2 e 3 a pagina 25: indicano i criteri di conformità rispetto all’OELV e la periodicità di ripetizione delle misure, da 36 mesi a 12 mesi in funzione dell’indice di esposizione; se l’indice supera 1 servono interventi di mitigazione e nuova valutazione.

Inquinanti per settore

La guida entra nel merito delle sostanze da ricercare per comparto. Per il legno segnala le polveri di legno, con particolare attenzione ai legni duri e al VLEP ridotto nel 2023 da 5 a 2 mg/m³ per la frazione inalabile; nel metalmeccanico richiama nebbie oleose, polveri e fumi metallici, cromo VI, nichel, piombo, solventi organici volatili e metalli da saldatura; per l’edilizia evidenzia il ruolo della silice cristallina respirabile; per l’agro-alimentare polveri di farine, zucchero, cereali e rischio esplosione; per chimica/gomma/plastica/galvanica vapori, aerosol, metalli pesanti, acidi e COV.

Qui il documento è particolarmente efficace perché collega processo produttivo → inquinante → tecnica di controllo.

Aspirazione, filtrazione e classi L/M/H

La parte più operativa riguarda macchine e impianti: aspirapolvere industriali, depolveratori mobili, impianti centralizzati, estrattori mobili, impianti di trattamento aria e trasportatori pneumatici. La guida insiste sul fatto che non basta parlare di “filtro HEPA”: bisogna valutare l’efficienza dell’intera macchina, tenuta, dimensionamento, installazione e certificazione.

Molto rilevante la Tabella 5 sulle classi L, M, H secondo EN IEC 60335-2-69: la classe H è richiesta per polveri ad alto rischio, comprese polveri cancerogene o contaminate da agenti cancerogeni/patogeni, con requisiti più stringenti su filtro, apparecchio assemblato e test individuale del filtro di sicurezza.

La Tabella 7, alle pagine 42-43, è utile come guida pratica alla scelta minima dell’aspiratore: ad esempio legno, vernici, plastica e polveri metalliche generiche sono associate almeno a classe M, mentre cromo/nichel/cobalto, toner, muffe, farina e materiali residui di abrasione richiedono classe H. La guida precisa però che la tabella è indicativa e non sostituisce la valutazione del rischio.

Rischio esplosione

Un punto qualificante è l’integrazione tra rischio sanitario e rischio ATEX. La guida ricorda che polveri combustibili come zucchero, farina, legno, carbone e alluminio, se con granulometria inferiore a 500 micron, possono generare atmosfere esplosive. Distingue quindi tra aree non classificate ATEX, dove si considerano sistemi ACD, e aree classificate ATEX, dove servono macchine marcate ATEX conformi alla zona di utilizzo.

Questo rende il documento utile anche per evitare un errore frequente: valutare le polveri solo come problema igienistico-sanitario, ignorando il potenziale infortunistico da esplosione.

Formazione, DPI e manutenzione

La guida dedica spazio alla formazione e all’addestramento, con riferimento al D.Lgs. 81/08 e all’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025. L’addestramento è definito come prova pratica su attrezzature, macchine, impianti, sostanze, procedure e DPI, da tracciare in apposito registro.

Sui DPI, il documento ribadisce che sono da usare quando i rischi non possono essere eliminati o ridotti a sufficienza con misure collettive. Per le vie respiratorie distingue APVR isolanti e filtranti; i filtranti sono selezionati in base alla concentrazione dell’inquinante o al TLV e al fattore di protezione operativo. La Tabella 10 a pagina 62 è particolarmente utile perché confronta FFP1/P1, FFP2/P2 e FFP3/P3 e segnala che sopra un FPO di 400 non bastano dispositivi filtranti, ma servono isolanti.

Approfondimenti

Il rischio da esposizione a polveri pericolose nei cantieri e nei luoghi di lavoro
La valutazione del rischio cancerogeno per i lavoratori esposti alle polveri di legno
Valutazione del rischio cancerogeno: cos’è, quando e come farla
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