UNI 11990 e tecnologie trenchless, dalle prassi alle norme tecniche: cosa cambia per reti e infrastrutture interrate

UNI 11990 e tecnologie trenchless, dalle prassi alle norme tecniche: cosa cambia per reti e infrastrutture interrate

Dalla marcatura elettronica delle reti interrate alla localizzazione dei sottoservizi, fino alla posa a spinta e alla trivellazione orizzontale controllata: il settore trenchless entra in una nuova fase con la serie UNI 11990

Le tecnologie trenchless, o no dig, consentono di posare, risanare e sostituire reti e infrastrutture interrate limitando gli scavi a cielo aperto. Dopo la stagione delle prassi di riferimento, culminata anche con la UNI/PdR 38:2018  sulla marcatura elettronica delle reti, il comparto compie oggi un salto di qualità con la pubblicazione delle prime norme tecniche italiane dedicate al settore: la UNI 11990-1:2025, la UNI 11990-2:2026 e la UNI 11990-3:2026. Un’evoluzione che rafforza sicurezza, qualità progettuale, uniformità operativa e sostenibilità degli interventi nel sottosuolo.

Dalle prassi di riferimento alle norme tecniche: il passaggio che cambia il settore

Per capire la portata della UNI 11990 bisogna partire da un dato di fondo: il comparto delle tecnologie trenchless in Italia si è sviluppato inizialmente attraverso le prassi di riferimento UNI/PdR, strumenti nati per offrire indicazioni tecniche rapide in assenza di una normazione consolidata. Proprio UNI, nella pagina dedicata alle nuove norme trenchless, spiega che queste prassi, dopo alcuni anni di applicazione e se richieste dal mercato, possono trasformarsi in norme tecniche vere e proprie, applicabili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. È il passaggio che oggi segna la maturazione del settore no dig.

In questo percorso, la UNI/PdR 38:2018 circa le tecnologie trenchless ha avuto un ruolo importante perché ha introdotto specifiche sulla “marcatura elettronica di reti interrate e infrastrutture nel sottosuolo“, offrendo a committenti e progettisti un primo riferimento operativo sulla riconoscibilità dei sottoservizi e sulle modalità di marcatura nelle fasi di intervento. Ma oggi il quadro si è ampliato: la marcatura resta un tassello utile, mentre il cuore dell’aggiornamento normativo è rappresentato dalla nascita della serie UNI 11990, che porta il trenchless dentro una dimensione normativa più completa.

Ricordiamo brevemente che le prassi di riferimento inerenti alle tecnologie trenchless si pongono l’obiettivo di fornire elementi utili alle organizzazioni che intendono adottare e implementare tali tecnologie, al fine di garantire un elevato livello di sicurezza in occasione di:

lavori effettuati in prossimità di reti di stoccaggio
trasporto o distribuzione sotterranee
reti viarie e di opere militari

Contenuti

La UNI/PdR 38:2018 fornisce specifiche descrittive sulla marcatura, sottosuolo e soprasuolo, delle infrastrutture di servizi interrati a uso dei committenti e progettisti.

Vengono, inoltre, definite le modalità di marcatura elettronica nelle fasi di intervento nel sottosuolo relative a:

saggi
verifiche localizzate
opere manutentive anche di piccola entità
interventi di posa nuove infrastrutture sotterranee

Cosa sono le tecnologie trenchless e perché sono sempre più centrali

Quando si parla di tecnologie trenchless si fa riferimento a metodi di posa, risanamento o sostituzione di condotte e cavi sotterranei che riducono al minimo, o in alcuni casi eliminano del tutto, lo scavo a cielo aperto. Queste tecnologie vengono descritte come particolarmente adatte agli interventi in contesti urbani complessi, proprio perché consentono di contenere l’impatto dei cantieri su traffico, superfici e servizi esistenti.

Secondo UNI, i vantaggi non sono solo esecutivi. Nelle aree urbane più frequentate le trenchless possono contribuire a ridurre fino all’80% i materiali di scavo, a diminuire i disagi alla circolazione e ad aumentare la sicurezza di cantiere, con una riduzione degli infortuni indicata in -70%, oltre a un contenimento dei costi energetici fino al -56%. Al di là dei numeri, il punto sostanziale è che il no dig non è più percepito come soluzione “alternativa”, ma come approccio tecnico sempre più strategico nella modernizzazione delle reti interrate.

UNI 11990-1: la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo

La prima parte della serie, UNI 11990-1:2025, è entrata in vigore il 18 settembre 2025 ed è dedicata ai sistemi per la localizzazione e mappatura delle infrastrutture nel sottosuolo. La norma fornisce una specificazione descrittiva delle modalità con cui localizzare e mappare in maniera non distruttiva le infrastrutture presenti nel sottosuolo e formula raccomandazioni per chi si occupa di individuazione, verifica e localizzazione di sottoservizi attivi, abbandonati o sconosciuti, sia in ambito urbano sia in ambito extraurbano.

Si tratta di una norma particolarmente rilevante perché affronta un nodo decisivo per qualsiasi intervento su reti interrate: la conoscenza affidabile del sottosuolo. UNI evidenzia che l’assenza di riferimenti normativi aggiornati e specifici per il contesto italiano aveva favorito in passato l’adozione di criteri difformi o poco trasparenti nelle attività di mappatura. La nuova norma punta proprio a superare questa disomogeneità, fornendo criteri minimi di qualità, indicazioni su archivi storici, sopralluoghi, rilievi radar, inquadramento cartografico e reportistica.

Un elemento molto interessante della UNI 11990-1 è la struttura per livelli di qualità della mappatura. UNI richiama infatti un sistema gerarchico articolato in LQ-D, LQ-C, LQ-B e LQ-A, che va dalla classificazione basata sugli archivi storici fino all’esposizione diretta del sottoservizio. Questo approccio rende più chiaro cosa ci si possa aspettare da un’indagine e permette alla committenza di confrontare metodi, precisione e qualità delle proposte ricevute.

UNI 11990-2: posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali

La UNI 11990-2:2026, entrata in vigore il 19 febbraio 2026, è la parte della serie dedicata alla posa di tubazioni a spinta mediante perforazioni orizzontali. La norma, come sintetizza UNI Store, fornisce raccomandazioni e requisiti per la progettazione, costruzione e installazione di tubazioni di linea o di protezione tramite sistemi di spinta, definendone i requisiti minimi e le pratiche di attuazione.

L’aspetto centrale di questa norma è il passaggio da una logica puramente esecutiva a una logica di corretta scelta del sistema di posa. Il documento si rivolge infatti a tutti i soggetti che operano nel campo delle reti di condotte interrate, dai gestori ai progettisti fino ai costruttori, con l’obiettivo di fornire criteri per scegliere la tecnologia più adatta in funzione delle caratteristiche delle tubazioni e delle condizioni ambientali e geologiche del contesto di intervento.

UNI 11990-3: la TOC entra in un quadro normativo organico

La UNI 11990-3:2026, anch’essa in vigore dal 19 febbraio 2026, è dedicata alla Trivellazione Orizzontale Controllata (TOC), uno dei sistemi di perforazione guidata più utilizzati nelle tecnologie trenchless. La norma definisce i criteri progettuali per la posa di infrastrutture dei servizi a rete con questa tecnologia e si propone come riferimento per una corretta gestione degli interventi nel sottosuolo sia in fase preventiva sia in corso d’opera e in chiusura del cantiere.

Qui il salto di qualità è particolarmente evidente: la UNI 11990-3 non si limita a descrivere una tecnica, ma organizza l’intero processo di progetto, includendo indagini del sito, progettazione, metodologie costruttive, sistemi di guida, gestione dei fanghi, materiali delle tubazioni, sicurezza di cantiere, pianificazione e documentazione. In altre parole, la TOC viene inquadrata come processo tecnico complesso da governare con regole condivise, e non semplicemente come lavorazione specialistica.

Il legame con le prassi UNI/PdR 26 e il valore della continuità tecnica

Un aspetto da sottolineare, anche in chiave editoriale, è che la serie UNI 11990 non nasce da zero. Il nuovo impianto normativo deriva dall’esperienza maturata con l’applicazione sul mercato delle UNI/PdR 26.1:2017, 26.2:2017 e 26.3:2017, dedicate rispettivamente alla mappatura dei sottoservizi, alla posa a spinta e alla TOC. La trasformazione in norme tecniche rappresenta quindi una continuità, ma anche una stabilizzazione del sapere tecnico accumulato nel settore.

Tecnologie trenchless: da prassi di riferimento a norme tecniche” evidenzia come la pubblicazione delle tre norme costituisca un passaggio decisivo verso la standardizzazione delle tecniche trenchless in Italia. Il risultato atteso è un quadro di riferimento più chiaro e condiviso, capace di supportare la progettazione, semplificare i rapporti tra operatori, stazioni appaltanti e pubbliche amministrazioni e migliorare la qualità complessiva degli interventi.

Non solo norme tecniche: arrivano anche le figure professionali dedicate

L’aggiornamento del settore trenchless non riguarda soltanto i processi e le tecnologie, ma anche le competenze professionali. La UNI/PdR 166:2024, pubblicata il 5 settembre 2024, definisce infatti i requisiti relativi all’attività del Trenchless Manager e del Trenchless Specialist, due figure chiamate a operare nei sottoservizi Oil & Gas, Energia e TLC e Servizio Idrico Integrato.

La prassi specifica compiti, attività, conoscenze, abilità, autonomia e responsabilità in coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni. È un passaggio importante perché la diffusione delle tecnologie trenchless richiede non solo regole tecniche, ma anche operatori in grado di leggere correttamente le condizioni del sito, individuare la soluzione più adatta e governare il progetto lungo tutto il suo ciclo di vita.

Il prossimo fronte: la gestione dei fanghi bentonitici

L’evoluzione normativa non si ferma alla serie UNI 11990. Il 26 marzo 2026 UNI ha annunciato l’avvio della consultazione pubblica per un progetto di prassi di riferimento dedicato alla gestione dei fanghi bentonitici nelle lavorazioni trenchless. Il documento, promosso da IATT, punta a fornire linee guida per la classificazione e il corretto impiego delle bentoniti nei fluidi di perforazione, per la valutazione dei prodotti commerciali, per la miscelazione con acqua e per la gestione dei fluidi e dei materiali di scavo prima, durante e dopo l’uso.

Si tratta di un segnale molto chiaro: il comparto trenchless è ormai entrato in una fase di affinamento normativo che non riguarda più soltanto le tecniche principali, ma anche i loro aspetti operativi più delicati.

Perché la UNI 11990 è importante per progettisti, gestori e stazioni appaltanti

Per chi opera nella progettazione e gestione delle reti, la serie UNI 11990 rappresenta oggi molto più di un semplice aggiornamento documentale. Significa poter contare su riferimenti più chiari per la conoscenza del sottosuolo, per la scelta delle tecnologie no dig, per la qualità delle indagini, per la corretta esecuzione delle lavorazioni e per la sicurezza del cantiere. Significa anche disporre di uno standard nazionale in grado di rendere più confrontabili procedure, offerte tecniche e livelli prestazionali.

In questa prospettiva, la UNI/PdR 38:2018 continua a conservare un proprio spazio come riferimento sulla marcatura elettronica delle infrastrutture interrate, ma il baricentro della disciplina si è spostato. Oggi il punto di riferimento principale è un sistema più ampio, composto da norme tecniche che accompagnano l’intervento trenchless dalla fase conoscitiva fino alla realizzazione, passando per la qualificazione delle figure professionali e, sempre più, per la gestione dei materiali e dei fluidi di lavorazione.

Il testo del 2018 va quindi letto oggi come l’inizio di un percorso che si è ormai consolidato. Allora il focus era soprattutto sulla disponibilità di una prassi di riferimento utile alla marcatura elettronica delle reti interrate; oggi, invece, il settore delle trenchless dispone delle prime norme tecniche italiane dedicate in modo organico al no dig, con la serie UNI 11990. È questo il vero aggiornamento da mettere al centro del racconto: dalle prassi alle norme, dalla sperimentazione alla standardizzazione, dalla tecnica specialistica a un sistema regolato e sempre più maturo.

Le UNI 11990-1:2025, la UNI 11990-2:2026 e la UNI 11990-3:2026 sono scaricabili a pagamento dal sito UNI.

Tecnologie trenchless o “no dig” e riduzione dei rischi

Lo scavo è tra le attività lavorative che provoca il maggior numero di infortuni mortali nei cantieri temporanei o mobili.

Pertanto, per alcune attività, come la realizzazione di condotte interrate, è possibile l’adozione di tecnologie alternative denominate no dig o trenchless (letteralmente “senza scavo” o “senza trincea”) che consentono di ridurre e, in alcuni casi, di eliminare i rischi derivanti dalle lavorazioni.

Ricordiamo ancora che le tecnologie trenchless consistono in una serie di sistemi e tecniche che permettono la posa, il risanamento e la sostituzione delle reti sotterranee limitando o addirittura eliminando la realizzazione di scavi a cielo aperto.

Tali sistemi hanno un elevato contenuto tecnologico e richiedono, pertanto, un alto livello di professionalità da parte di chi le utilizza.

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