Laser in odontoiatria: la nuova guida Inail su rischi, sicurezza e obblighi dello studio
Dai laser a diodo ai sistemi Er:YAG e CO₂: come valutare il rischio, organizzare la Zona laser controllata e proteggere operatori e pazienti
L’impiego del laser è ormai diffuso in numerose attività odontoiatriche, dal trattamento dei tessuti molli alla chirurgia orale, dalla decontaminazione alla rimozione del tessuto cariato. Alla precisione della tecnologia corrispondono, tuttavia, rischi che non possono essere gestiti attraverso la sola esperienza clinica.
La guida Inail “Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio” (luglio 2026) pone l’attenzione su un fenomeno spesso trascurato: aumentando la familiarità con l’apparecchiatura, può diminuire la percezione del pericolo. Ne deriva quella che il documento definisce una “trappola della consuetudine”, nella quale un’attività ripetuta quotidianamente viene considerata sicura per abitudine.
Il documento sviluppa sette nuclei tematici:
Tipologie di laser maggiormente usate in odontoiatria
Classi di rischio da 1 a 4
Danni diretti: lesioni oculari e cutanee
Rischi indiretti: fumi, riflessioni, incendi
Addetto alla sicurezza, formazione, zona controllata
Prevenzione: DPI, segnaletica, accessi, manutenzione
Checklist di conformità dello studio
Quali laser si utilizzano in odontoiatria
Le apparecchiature si distinguono principalmente per la lunghezza d’onda, la potenza e la modalità di emissione. Questi parametri determinano sia l’interazione con i tessuti sia il tipo di rischio.
I laser a diodo, generalmente compresi nell’intervallo 808-980 nm, sono impiegati soprattutto sui tessuti molli e nelle attività di decontaminazione. La radiazione è nel vicino infrarosso e può raggiungere la retina.
Il laser Er:YAG, con lunghezza d’onda di circa 2.940 nm, presenta un forte assorbimento da parte dell’acqua e trova applicazione anche sui tessuti duri, come smalto e dentina.
Il laser CO₂, con emissione intorno a 10.600 nm, è utilizzato soprattutto nella chirurgia dei tessuti molli, per incisione, vaporizzazione ed emostasi.
Conoscere la sola tipologia commerciale non è sufficiente. La valutazione deve prendere in considerazione i dati del fabbricante, la potenza, l’energia per impulso, la durata degli impulsi, la frequenza, il diametro del fascio e le condizioni effettive di utilizzo.
Perché la classe del laser è importante
La CEI EN 60825-1 classifica i prodotti laser in funzione della radiazione accessibile e del rischio prevedibile.
Le classi 1 e 2 comprendono sistemi intrinsecamente sicuri o caratterizzati da livelli di emissione limitati nelle condizioni previste. Le classi 3B e 4 richiedono invece misure di controllo molto più severe.
Un laser di classe 3B può risultare pericoloso in caso di osservazione diretta del fascio. Un sistema di classe 4 può determinare anche riflessioni diffuse pericolose, danni cutanei e inneschi di incendio.
Secondo la guida Inail, la quasi totalità dei laser chirurgici odontoiatrici appartiene alle classi 3B o 4. Questo significa che l’apparecchiatura non può essere trattata come un normale dispositivo da studio: deve essere inserita in una specifica valutazione delle radiazioni ottiche artificiali.
Il Titolo VIII, Capo V, del d.lgs. 81/2008 impone di valutare i livelli di esposizione, gli effetti diretti e indiretti, le condizioni dei soggetti sensibili, la classificazione del laser e le indicazioni del fabbricante. Le misure adottate devono essere riportate nel documento di valutazione dei rischi.
Occhi e cute: quali sono i danni possibili
L’occhio è l’organo più vulnerabile. Le radiazioni visibili e del vicino infrarosso possono attraversare i mezzi oculari ed essere focalizzate sulla retina. L’effetto di concentrazione può causare lesioni permanenti anche in caso di esposizioni molto brevi.
Le lunghezze d’onda dei laser Er:YAG e CO₂ vengono invece assorbite soprattutto dalla cornea. La cute può subire ustioni, alterazioni termiche, carbonizzazione o lesioni assimilabili a un taglio.
Il rischio non riguarda soltanto chi impugna il manipolo. Devono essere protetti l’assistente, il paziente e ogni altra persona che potrebbe entrare nella sala o essere raggiunta da una riflessione.
Superfici metalliche e riflessioni del fascio
Lo specchietto odontoiatrico, uno strumento chirurgico lucido, un carrello metallico o un gioiello possono riflettere il fascio in una direzione non prevista.
Per questo la guida raccomanda di eliminare o schermare le superfici riflettenti e di preferire strumenti satinati o anodizzati. Anche finestre e superfici vetrate devono essere verificate rispetto alla lunghezza d’onda utilizzata.
Tra le misure tecniche richiamate dal Portale Agenti Fisici rientrano la schermatura del fascio al termine del percorso utile, la protezione delle superfici riflettenti, gli attenuatori, i dispositivi di abilitazione e gli eventuali interblocchi.
Che cos’è la Zona laser controllata
Per i sistemi a maggiore rischio deve essere individuata una Zona laser controllata, nella quale la presenza e le attività delle persone sono disciplinate da specifiche procedure.
All’interno può essere definita la Zona nominale di rischio oculare, ossia l’area nella quale un’esposizione al fascio potrebbe superare il livello ammesso per l’occhio.
L’ingresso deve essere segnalato e riservato alle persone autorizzate. Durante il trattamento la porta deve rimanere chiusa e l’attivazione del laser deve essere chiaramente riconoscibile mediante segnaletica e, ove previsto, un avviso luminoso.
L’organizzazione della sala può comprendere:
cartello di pericolo laser;
indicazione della classe;
segnale di obbligo dei DPI oculari;
luce “Laser in funzione”;
schermature delle aperture;
controllo della porta;
comando a chiave;
protezione del pedale;
sistemi di arresto o interblocco determinati dalla valutazione.
Non tutte le installazioni richiedono la stessa configurazione. La progettazione deve dipendere dalla classe, dalla distanza di rischio, dal percorso del fascio e dalle caratteristiche del locale.
Addetto alla sicurezza laser: quando serve
Per le apparecchiature di classe 3B e 4, le norme tecniche e le indicazioni operative prevedono il ricorso a una figura dotata di competenze specialistiche.
In ambito sanitario viene tradizionalmente indicata come Addetto alla sicurezza laser; la più recente normativa tecnica disciplina in modo più organico i profili professionali per la sicurezza laser.
Questa figura supporta il titolare dello studio nella valutazione del rischio, nella definizione delle aree, nella scelta dei DPI, nella predisposizione delle procedure e nella formazione degli operatori. Anche uno studio di piccole dimensioni può ricorrere a un professionista esterno.
La responsabilità organizzativa resta comunque in capo al datore di lavoro o al titolare dell’attività. La nomina del consulente non sostituisce l’obbligo di attuare e controllare le misure individuate.
Gli occhiali devono essere specifici per il laser
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare intercambiabili tutti gli occhiali colorati forniti con le apparecchiature.
La protezione deve essere compatibile con:
lunghezza d’onda;
potenza ed energia;
emissione continua o pulsata;
durata dell’impulso;
livello protettivo necessario.
La UNI EN 207 definisce i requisiti dei protettori oculari contro le radiazioni laser. La marcatura non si limita alla presenza del riferimento normativo, ma riporta informazioni relative all’intervallo spettrale, al tipo di emissione e al livello di protezione.
Gli occhiali devono essere disponibili per tutti i presenti, compreso il paziente, e controllati prima di ogni utilizzo. Lenti graffiate, danneggiate o prive di marcatura leggibile non devono essere considerate automaticamente idonee.
Fumi chirurgici e aspirazione localizzata
La vaporizzazione dei tessuti genera un plume che può contenere particolato ultrafine, residui biologici e sostanze prodotte dalla degradazione termica.
È quindi necessario prevedere un’aspirazione localizzata, posizionata vicino al punto di produzione del fumo. La checklist Inail richiama l’impiego di un sistema con filtrazione HEPA.
La presenza del filtro, da sola, non garantisce l’efficacia: occorre verificarne la portata, la distanza dal campo operatorio, la manutenzione e le modalità di sostituzione.
Il laser può provocare un incendio
Un laser ad alta energia può innescare materiali combustibili presenti nel campo operatorio. Particolare attenzione deve essere riservata a teli sintetici, garze, plastiche, carta e prodotti a base alcolica non completamente evaporati.
Il rischio deve essere integrato nella valutazione antincendio dello studio. Devono essere definite le misure di prevenzione, i comportamenti in emergenza e i presidi estinguenti appropriati allo scenario, nel quadro dei D.M. 2 e 3 settembre 2021.
Formazione e procedure operative
La formazione deve essere specifica e documentata. Un corso commerciale dedicato alle applicazioni cliniche non è necessariamente sufficiente a dimostrare la preparazione sulla sicurezza.
Gli operatori devono conoscere almeno:
classe e caratteristiche del laser;
rischi per occhi e cute;
percorso e controllo del fascio;
DPI da impiegare;
modalità di accesso alla sala;
gestione delle riflessioni;
aspirazione del plume;
rischio incendio;
procedure in caso di guasto o esposizione accidentale.
Prima di ogni trattamento devono essere verificati integrità del manipolo e della fibra, disponibilità dei DPI, chiusura della porta, segnaletica e assenza di superfici riflettenti non controllate.
Sorveglianza sanitaria e incidenti
L’eventuale sorveglianza sanitaria deve essere definita dal medico competente sulla base della valutazione del rischio e dell’esposizione effettiva.
In caso di esposizione accidentale deve essere prevista una procedura che consenta di:
interrompere immediatamente l’utilizzo;
richiedere una valutazione medica tempestiva;
registrare apparecchiatura e parametri utilizzati;
conservare le informazioni sulla dinamica;
verificare le cause tecniche e organizzative;
autorizzare la ripresa soltanto dopo le necessarie verifiche.
La guida Inail raccomanda particolare attenzione agli eventi che coinvolgono sistemi di classe 3B o 4 e alle apparecchiature che, pur classificate esternamente in classi inferiori, incorporano sorgenti più potenti accessibili durante manutenzione o guasto.
La checklist Inail per verificare lo studio
La pubblicazione si conclude con una lista di autoverifica che comprende nomina del responsabile, formazione, DPI, controllo degli accessi, segnaletica, aspirazione, interblocchi e manutenzione.
La checklist rappresenta un utile punto di partenza, ma non costituisce una certificazione di conformità. Ogni risposta positiva deve essere accompagnata da un’evidenza documentale: incarico, attestato, scheda del DPI, registro di manutenzione, procedura o verbale di controllo.
Il principio da applicare è semplice: la sicurezza non dipende soltanto dalla presenza di un dispositivo o di un cartello, ma dalla capacità dello studio di dimostrare che ciascuna misura è stata scelta, applicata, controllata e mantenuta nel tempo.
Approfondimenti
Per approfondire leggi anche “La valutazione del rischio ROA (radiazioni ottiche artificiali). Le indicazioni Inail non devono restare una semplice lista di controllo. Per lo studio odontoiatrico, i rischi connessi all’impiego del laser devono essere tradotti in misure verificabili e inseriti nel Documento di valutazione dei rischi. Prova gratis il software per la sicurezza nei luoghi di lavoro che supporta il professionista nella redazione e nell’aggiornamento del DVR, consentendo di organizzare rischi, mansioni, misure di prevenzione e programma di miglioramento in un unico ambiente di lavoro.
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