In Veneto contributi a fondo perduto per le libere professioniste

In Veneto contributi a fondo perduto per le libere professioniste

La Regione Veneto stanzia 3 milioni di euro per l’imprenditoria femminile, con una quota esclusiva di 750 mila euro riservata al mondo delle professioni

La Giunta Regionale del Veneto (su proposta dell’Assessore allo Sviluppo Economico, con DGR n. 246 del 16 aprile 2026) ha approvato il nuovo Bando Imprenditoria Femminile 2026.

Una quota molto rilevante dello stanziamento, ben 750.000 euro su un totale di 3 milioni di euro, è riservata in via esclusiva alle Professioniste.

Che si operi in forma singola, attraverso studi associati o nelle più strutturate società tra professionisti (StP e società di ingegneria), il nuovo fondo regionale si pone l’obiettivo di sostenere e arricchire il tessuto lavorativo femminile attraverso contributi a fondo perduto per l’acquisto di beni strumentali e l’ammodernamento dell’attività.

Chi può beneficiare degli incentivi?

Il bando è rivolto alle PMI a prevalente partecipazione femminile (nei settori artigianato, industria, commercio e servizi) e, in particolare, alle Libere Professioniste che rientrano nelle seguenti casistiche:

professioniste iscritte agli ordini professionali.
professioniste aderenti alle associazioni professionali (ex Legge 4/2013).
l’attività può essere esercitata in forma singola, associata (Studi associati, associazioni professionali) o societaria (Società tra professionisti, Società di ingegneria, Società tra avvocati).

Requisito fondamentale: essere residenti in Veneto da almeno due anni e avere la sede operativa/domicilio fiscale sul territorio regionale.

A quanto ammonta il contributo?

L’agevolazione viene concessa sotto forma di contributo a fondo perduto pari al 30% della spesa rendicontata ammissibile. I parametri di spesa variano a seconda della tipologia del richiedente:

per le Professioniste (in forma singola, associata o societaria): il progetto di spesa deve avere un importo compreso tra un minimo di 12.000 euro e un massimo di 40.000 euro. Il contributo riconosciuto andrà quindi da un minimo di 3.600 euro a un massimo di 12.000 euro.
per le PMI: importo minimo dell’intervento 20.000 euro fino a 170.000 euro (contributo massimo 51.000 euro).

In questa edizione del 2026 è prevista una speciale premialità aggiuntiva di 5.000 euro per chi, durante il periodo del progetto, assume a tempo indeterminato ricercatori universitari, stagisti o neolaureati.

Quali sono le spese ammissibili per gli Studi Professionali?

I fondi possono essere investiti, a partire dal 1° gennaio 2026, per l’avvio o lo sviluppo dell’attività. Nello specifico, per le professioniste sono agevolabili:

macchinari, impianti, hardware e attrezzature strettamente funzionali all’attività.
arredi nuovi di fabbrica (nel limite massimo di 5.000 euro).
opere murarie e di impiantistica (manutenzioni ordinarie/straordinarie, con limite a 5.000 euro).
software, siti web ed e-commerce (gestionali, licenze SaaS/Cloud, software di progettazione 3D e digital marketing).
sistemi di sicurezza e videosorveglianza (fino a 3.000 euro).
spese generali (riconosciute in via forfettaria per 2.000 euro).

Le spese per opere murarie e impianti non sono ammesse se la sede o lo studio professionale coincide con un immobile a prevalente uso residenziale.

Termini e modalità di presentazione

Non bisogna perdere tempo: le domande devono essere presentate esclusivamente per via telematica tramite l’accesso al sistema informativo regionale SIU. Lo sportello per la presentazione delle domande aprirà alle ore 10.00 di martedì 12 maggio 2026 e chiuderà inderogabilmente alle ore 12.00 di martedì 26 maggio 2026.

L’occasione per passare ai software ACCA

I fondi possono essere investiti, a partire dal 1° gennaio 2026, per lo sviluppo e la digitalizzazione dello studio. Tra le spese ammissibili figurano macchinari, hardware, arredi (fino a 5.000€) e, in primo piano, le spese per i software.

Nello specifico, il bando copre i costi per software gestionali, licenze SaaS/Cloud e software di progettazione 3D.

Questa misura rappresenta l’occasione ideale per dotare il proprio studio tecnico delle più avanzate soluzioni software. Con il contributo a fondo perduto del 30% è infatti possibile abbattere i costi per:

adottare i software BIM per la progettazione architettonica e il calcolo strutturale.
dotarsi dei migliori applicativi per il computo metrico e la contabilità lavori.
acquistare soluzioni per la sicurezza cantieri, l’efficienza energetica o piattaforme di collaborazione in cloud indispensabili per i moderni studi di ingegneria e architettura.

Sono coperte sia le licenze perpetue che quelle in abbonamento annuale (pagate in un’unica soluzione).

 

 

 

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