Condizioni in sicurezza in cantiere: dove arriva l’obbligo di vigilanza dell’affidataria sul subappaltatore?
La Cassazione distingue obbligo di vigilanza e obbligo diretto di delimitazione: l’impresa affidataria non deve controllare il cantiere in ogni momento
Un pedone entra nell’area interessata da un cantiere stradale e viene investito mortalmente da una macchina operatrice durante una manovra di retromarcia. Nel cantiere manca una separazione fisica tra pedoni e mezzi e, al momento dell’incidente, uno dei movieri previsti dal POS non si trova più nella propria postazione.
Di chi è la responsabilità? E soprattutto: fino a che punto il datore di lavoro dell’impresa affidataria deve controllare ciò che fa l’impresa subappaltatrice?
Con la sentenza n. 30130/2026, la Cassazione affronta un tema centrale nell’organizzazione della sicurezza dei cantieri e traccia una distinzione importante tra due differenti obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008: da una parte la vigilanza dell’impresa affidataria prevista dall’art. 97, dall’altra l’obbligo diretto di predisporre accesso e recinzione del cantiere previsto dall’art. 96.
La differenza non è soltanto formale. Cambiano la regola cautelare, la condotta richiesta all’impresa, il momento nel quale il controllo deve essere eseguito e, soprattutto, il modo in cui deve essere dimostrato il nesso tra l’omissione e l’infortunio.
La conclusione della Suprema Corte è particolarmente interessante: la posizione di garanzia dell’affidataria è certamente rilevante, ma non può trasformarsi in una responsabilità automatica per qualsiasi carenza riscontrata nel cantiere né in un obbligo di sorveglianza momento per momento sull’attività del subappaltatore.
Il caso
L’infortunio si verifica durante lavori di fresatura del manto bitumato eseguiti in un cantiere stradale.
Le opere erano state affidate a un’impresa che, a sua volta, aveva subappaltato le lavorazioni a un’altra società.
La vittima stava transitando a piedi dietro una macchina operatrice Caterpillar quando il conducente avviava una manovra di retromarcia per consentire il passaggio di un’autovettura. Durante la manovra, il pedone veniva investito mortalmente.
Dagli accertamenti emergeva che nell’area interessata dai lavori mancavano alcuni sistemi di separazione tra circolazione pedonale e zona operativa. In particolare, i giudici di merito avevano rilevato l’assenza di transenne mobili in corrispondenza di un passo carraio e di adeguata cartellonistica di interdizione.
Secondo la ricostruzione accolta nei precedenti gradi di giudizio, sarebbe stato possibile organizzare un percorso pedonale protetto attraverso sistemi mobili da aprire soltanto in occasione dell’accesso dei veicoli dei residenti.
Un ulteriore elemento riguardava la gestione della viabilità. Il POS dell’impresa esecutrice aveva già individuato il rischio di investimento derivante dalle operazioni di fresatura e dall’utilizzo della macchina operatrice. Per governarlo era stata prevista la presenza di due movieri, collocati rispettivamente a monte e a valle dell’area di lavoro. Al momento dell’infortunio, tuttavia, una delle postazioni risultava temporaneamente scoperta. È proprio su questo punto che la Cassazione concentra una parte decisiva del proprio ragionamento.
L’affidataria deve controllare il subappaltatore in ogni momento?
No. Ed è uno dei punti più rilevanti della pronuncia. Secondo la Cassazione, il contenuto dell’obbligo di vigilanza previsto dall’art. 97 deve essere determinato in concreto tenendo conto:
dell’organizzazione del cantiere;
dell’autonomia tecnico-operativa dell’impresa esecutrice;
della riconoscibilità delle condizioni di pericolo;
della possibilità dell’impresa affidataria di intervenire utilmente;
del momento nel quale il pericolo poteva essere effettivamente percepito.
La vigilanza non può quindi trasformarsi in un controllo continuo di ogni singola operazione compiuta dall’impresa esecutrice.
La stessa Cassazione esclude che possa essere pretesa una presenza permanente dell’affidataria nel luogo in cui materialmente vengono svolte le lavorazioni.
Il problema non è dunque stabilire, dopo l’infortunio, quale ulteriore controllo avrebbe potuto teoricamente evitarlo.
Occorre invece chiedersi quale controllo fosse ragionevolmente esigibile prima dell’evento, sulla base delle informazioni concretamente disponibili.
Il POS prevedeva due movieri: era sufficiente?
La questione è particolarmente interessante proprio perché il POS dell’impresa esecutrice non era stato considerato inadeguato.
Il documento aveva infatti:
individuato espressamente il rischio di investimento;
collegato tale rischio alle operazioni di fresatura e alla movimentazione dei mezzi;
previsto la presenza di due movieri;
organizzato le postazioni tenendo conto anche della ridotta visibilità presente nella strada.
Inoltre, la mattina stessa dell’infortunio un tecnico incaricato dall’impresa affidataria aveva effettuato un controllo sul posto.
In cantiere erano presenti quattro lavoratori dell’impresa esecutrice: un numero ritenuto sufficiente per assicurare sia l’impiego della macchina operatrice sia la presenza degli addetti alla viabilità.
Uno dei lavoratori era stato concretamente utilizzato come moviere. Successivamente, però, uno di essi si era allontanato per recuperare un autocarro, lasciando temporaneamente scoperta la relativa postazione.
Secondo la Cassazione, per attribuire questa omissione all’impresa affidataria non bastava osservare che, al momento dell’infortunio, il moviere non era presente.
Era necessario spiegare: per quale motivo l’affidataria avrebbe dovuto prevedere, già al momento della propria verifica, che la postazione sarebbe stata successivamente abbandonata.
Art. 96 e art. 97 del D.Lgs. 81/2008: non sono la stessa cosa
È qui che la pronuncia introduce la precisazione applicativa più importante. I giudici di merito avevano ricondotto all’omessa vigilanza dell’impresa affidataria anche la mancata predisposizione di un passaggio pedonale sicuro e l’assenza di una adeguata delimitazione dell’area di lavoro. Secondo la Cassazione, però, in questo modo vengono sovrapposti due obblighi diversi.
Art. 97: obbligo di verifica
L’art. 97 impone all’impresa affidataria di controllare le condizioni di sicurezza dei lavori affidati. Si tratta quindi, in questo specifico profilo, di un obbligo che ha come oggetto anche l’attività svolta dall’impresa esecutrice.
Per accertarne la violazione bisogna quindi stabilire:
quale verifica doveva essere effettuata;
quando doveva avvenire;
cosa fosse concretamente percepibile;
quale intervento fosse esigibile dall’affidataria;
se quell’intervento avrebbe impedito l’evento.
Art. 96: obbligo diretto dell’impresa
Diversa è la struttura dell’art. 96, comma 1, lett. b), secondo cui i datori di lavoro delle imprese affidatarie e delle imprese esecutrici devono predisporre l’accesso e la recinzione del cantiere con modalità chiaramente visibili e individuabili. In questo caso non siamo davanti a un semplice controllo sull’attività svolta da un altro soggetto. Siamo davanti a un obbligo proprio e diretto del destinatario della norma.
Se la contestazione riguarda la delimitazione del cantiere, quindi, non è sufficiente affermare che l’affidataria avrebbe dovuto “vigilare di più” sul subappaltatore.
Bisogna accertare se l’affidataria fosse direttamente tenuta alla predisposizione della misura e come tale obbligo fosse stato concretamente ripartito tra le imprese.
Perché la distinzione tra art. 96 e art. 97 è così importante?
Secondo la Cassazione, non si tratta di una distinzione puramente nominalistica.
Cambiano almeno tre elementi fondamentali:
la regola cautelare, cioè ciò che concretamente il soggetto avrebbe dovuto fare;
il momento dell’adempimento, cioè quando la condotta doveva essere attuata;
il giudizio controfattuale, cioè la verifica dell’effettiva capacità della condotta omessa di impedire l’infortunio.
Se viene contestata la violazione dell’art. 96, ad esempio, bisogna accertare:
quale impresa dovesse materialmente installare le barriere;
quale fosse la ripartizione dei compiti tra affidataria ed esecutrice;
se, considerata la presenza del passo carraio, una determinata delimitazione fosse effettivamente realizzabile;
quale tipo di delimitazione fosse concretamente necessaria;
se quella misura avrebbe impedito l’interferenza tra il pedone e la macchina operatrice.
Se, invece, l’addebito viene costruito sull’art. 97, il problema è differente: occorre verificare quale controllo sull’esecutrice fosse concretamente esigibile dall’affidataria.
Non è quindi possibile utilizzare genericamente la posizione di garanzia per evitare di individuare lo specifico obbligo violato.
Divieto di transito dei veicoli: quale rischio proteggeva la norma?
La Cassazione dedica attenzione anche all’assenza di un cartello previsto da una specifica ordinanza comunale.
Il provvedimento vietava il transito dei veicoli dei non residenti.
Secondo i giudici di merito, la mancata installazione del cartello aveva consentito l’ingresso dell’autovettura che, a sua volta, aveva indotto il conducente della macchina operatrice ad effettuare la retromarcia durante la quale era avvenuto l’investimento.
Il ragionamento, tuttavia, non convince la Suprema Corte.
La misura era diretta a regolare il transito dei veicoli, mentre la vittima si trovava nell’area come pedone.
L’autovettura può aver rappresentato l’occasione che ha determinato la manovra della macchina operatrice, ma questo non significa automaticamente che la morte del pedone rappresenti la realizzazione dello specifico rischio che il divieto di circolazione dei veicoli mirava a evitare. Il principio è molto importante nella ricostruzione degli infortuni.
Divieto di transito dei veicoli: quale rischio proteggeva la norma?
La Cassazione dedica attenzione anche all’assenza di un cartello previsto da una specifica ordinanza comunale.
Il provvedimento vietava il transito dei veicoli dei non residenti.
Secondo i giudici di merito, la mancata installazione del cartello aveva consentito l’ingresso dell’autovettura che, a sua volta, aveva indotto il conducente della macchina operatrice ad effettuare la retromarcia durante la quale era avvenuto l’investimento.
Il ragionamento, tuttavia, non convince la Suprema Corte.
La misura era diretta a regolare il transito dei veicoli, mentre la vittima si trovava nell’area come pedone.
L’autovettura può aver rappresentato l’occasione che ha determinato la manovra della macchina operatrice, ma questo non significa automaticamente che la morte del pedone rappresenti la realizzazione dello specifico rischio che il divieto di circolazione dei veicoli mirava a evitare.
Il principio è molto importante nella ricostruzione degli infortuni.
Quando l’affidataria può fare affidamento sull’esecutrice?
La sentenza introduce implicitamente anche un importante tema di affidamento organizzativo.
Quando:
il POS è adeguato;
il rischio è stato correttamente individuato;
è stata prevista una misura specifica;
il personale necessario per attuarla è presente;
un controllo iniziale non evidenzia violazioni manifeste,
non può essere automaticamente attribuita all’affidataria qualsiasi successiva scelta organizzativa dell’impresa esecutrice.
Per affermare la responsabilità occorre dimostrare che l’irregolarità fosse conoscibile o prevedibile e che un ulteriore controllo fosse concretamente esigibile.
Diversamente, l’art. 97 finirebbe per imporre alla società affidataria una sorveglianza continua sostanzialmente sovrapponibile alla direzione operativa del subappaltatore.
Ed è proprio questa interpretazione che la Cassazione intende evitare.
Impresa affidataria: la responsabilità non deriva dalla sola qualifica
L’impresa affidataria conserva una posizione centrale nel sistema di sicurezza del cantiere e deve svolgere verifiche sostanziali sull’organizzazione delle imprese esecutrici.
Questo non significa, però, che debba trasformarsi nel controllore permanente di ogni singola operazione.
E soprattutto non significa che qualsiasi carenza riscontrata dopo un infortunio possa essere ricondotta indistintamente all’art. 97.
Prima di attribuire la responsabilità bisogna individuare lo specifico obbligo, distinguere tra dovere diretto e dovere di vigilanza e verificare, con un giudizio ex ante, se la condotta richiesta fosse concretamente esigibile e idonea a impedire proprio il rischio che si è verificato.
È una distinzione che assume particolare importanza nei cantieri complessi, dove più imprese operano con differenti livelli di autonomia e con responsabilità prevenzionistiche che possono sovrapporsi senza per questo diventare indistinte.
Le motivazioni della Cassazione
La Cassazione ha annullato la sentenza nei confronti dell’imputato interessato dalla contestazione relativa agli obblighi dell’impresa affidataria, rinviando il procedimento a un’altra sezione della Corte d’Appello di Brescia per un nuovo giudizio.
Il giudice del rinvio dovrà riesaminare in particolare:
l’effettivo contenuto della vigilanza richiesta dall’art. 97;
la prevedibilità dell’assenza temporanea del moviere;
l’eventuale esistenza di un obbligo diretto di delimitazione dell’area ex art. 96;
la concreta ripartizione dei compiti tra affidataria ed esecutrice;
l’efficacia causale delle misure di delimitazione rispetto alla dinamica dell’infortunio;
il rapporto tra la segnaletica relativa ai veicoli e il rischio concretamente verificatosi.
Per l’altro ricorrente, invece, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Per approfondire, leggi anche:
Impresa affidataria e impresa esecutrice: compiti e differenze
Art. 97- Obblighi del datore di lavoro dell’impresa affidataria
Art. 96 – Obblighi dei datori di lavoro, dei dirigenti e dei preposti
La Cassazione chiarisce che l’impresa affidataria deve verificare concretamente le condizioni di sicurezza dei lavori affidati, ma la sua responsabilità va valutata sulla base dei controlli realmente esigibili e delle criticità riconoscibili prima dell’infortunio. Per questo è importante poter documentare sopralluoghi, non conformità, segnalazioni e interventi correttivi, mantenendo traccia di chi ha rilevato il problema, a chi è stato assegnato e come è stato risolto. Con il software per la gestione delle non conformità in cantiere puoi registrare le problematiche direttamente dal Giornale dei Lavori, associarle a foto e documenti, assegnarle ai soggetti coinvolti e seguirne lo stato fino alla chiusura.
Fonte: Read More
