Bonus mamme 2026: le agevolazioni previste, le opportunità per le professioniste

Bonus mamme 2026: le agevolazioni previste, le opportunità per le professioniste

Dal bonus di 60 euro per le madri lavoratrici all’esonero contributivo fino a 8.000 euro l’anno per i datori di lavoro che assumono mamme con almeno tre figli

Nel 2026 il bonus mamme non è una misura unica, e proprio qui nasce gran parte della confusione.

In realtà convivono più agevolazioni, con regole e destinatari diversi: c’è il bonus da 60 euro al mese per le madri lavoratrici, la decontribuzione IVS per alcune lavoratrici con almeno tre figli e, da ultimo, l’esonero contributivo fino a 8.000 euro l’anno per i datori di lavoro che assumono mamme con almeno tre figli.

Per capire quale misura si applica, quindi, bisogna partire da una domanda semplice: chi riceve davvero il beneficio? Quale incentivo spetta anche alle professioniste? In alcuni casi è la lavoratrice, in altri è il datore di lavoro. Da questa distinzione dipendono requisiti, importi e modalità di accesso.

In questo articolo, proviamo a fare un pò di chiarezza.

Bonus mamme: l’integrazione al reddito

Il Bonus Mamme 2025 è una misura di integrazione al reddito dedicata alle lavoratrici madri con due o più figli.

L’agevolazione è prevista dall’articolo 6 del D.L. 95/2025 (Decreto Omnibus 2025), è operativa per tutto il 2025, sostituisce temporaneamente l’esonero contributivo inizialmente programmato, posticipato al 2026. Il disegno della Legge di Bilancio 2026 prevede un incremento del bonus del 50%.

Il bonus interessa le lavoratrici dipendenti (pubbliche e private, escluso il lavoro domestico) e le professioniste iscritte alle Casse di previdenza autonome, tra cui Inarcassa. A precisarlo è l‘INPS che con circolare n. 139 del 28 ottobre 2025 fornisce i chiarimenti sui requisiti richiesti e le istruzioni per la presentazione della domanda.

Il Bonus spetta alle:

madri con due figli: fino al compimento dei 10 anni del secondo figlio;
madri con tre o più figli: fino ai 18 anni del figlio più piccolo (escluse le titolari di contratti a tempo indeterminato).

Sono escluse dal Bonus le lavoratrici madri con tre o più figli, titolari di contratto a tempo indeterminato. Queste ultime possono accedere all’esonero contributivo previdenziale per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (IVS) per la quota di contributi posta a loro carico, ai sensi dell’articolo 1, comma 180, legge di bilancio 2024.

Il reddito da lavoro annuo non deve superare i 40.000 euro.

Quanto spetta con il bonus mamme 2026?

Il bonus mamme 2026 riconosce una somma di 60 euro al mese (inizialmente fissato a 40 euro mensili ed è stato elevato a 60 euro dalla legge di Bilancio 2026), fino a un massimo di 720 euro per dodici mensilità, alle madri lavoratrici che rispettano i requisiti previsti.

Mesi utili
Bonus

3 mesi
180 €

6 mesi
360 €

9 mesi
540 €

12 mesi
720 €

La somma non è imponibile ai fini fiscali e contributivi e non rileva ai fini ISEE.

Cosa cambia per le mamme con almeno tre figli?

Per le madri con almeno tre figli il sistema è più articolato.

Il bonus da 60 euro è riconosciuto alle lavoratrici autonome e alle dipendenti con rapporto non a tempo indeterminato, per i mesi che non coincidono con un rapporto di lavoro stabile. Il beneficio può essere riconosciuto fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni.

Per le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli continua invece, nel 2026, la specifica decontribuzione IVS introdotta dalla legge di Bilancio 2024.

L’esonero riguarda il 100% della quota dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice, entro un massimo di 3.000 euro l’anno, pari a un massimo di 250 euro al mese.

Bonus mamme 2026: vale anche per le professioniste?

Sì, il bonus mamme 2026 può spettare anche alle professioniste. La disciplina del bonus comprende infatti le lavoratrici autonome; il documento allegato richiama espressamente, nel quadro della misura destinata alle autonome, anche le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata.

Per una professionista con due figli il beneficio può spettare fino al mese di compimento del decimo anno del secondo figlio, a condizione che il reddito da lavoro non superi 40.000 euro annui.

Per una professionista con almeno tre figli il beneficio può invece estendersi fino al mese di compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo, fermo restando il rispetto degli altri requisiti previsti.

Per le professioniste è quindi necessario verificare la posizione previdenziale concreta e le istruzioni applicative INPS relative alla domanda.

Quando viene pagato il bonus mamme 2026?

Le mensilità maturate da gennaio a novembre 2026 vengono conteggiate e corrisposte nel mese di dicembre.

Per le lavoratrici autonome è prevista un’erogazione in un’unica soluzione; per le lavoratrici dipendenti il pagamento avviene insieme alle spettanze di dicembre.

Come si presenta la domanda per il bonus mamme 2026?

Al momento non è possibile presentare domanda.

Bisogna attendere che l’INPS metta a disposizione la procedura telematica ufficiale.

Solo dopo l’attivazione della piattaforma sarà possibile inoltrare la richiesta.

Bonus mamme: l’esonero contributivo

La novità più recente è l’esonero contributivo introdotto dalla legge di Bilancio 2026 (articolo 1, commi da 210 a 213) e reso operativo dalla circolare INPS n. 82 del 29 luglio 2026. Il beneficio spetta ai datori di lavoro privati che, dal 1° gennaio 2026, assumono donne madri di almeno tre figli con meno di 18 anni e prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

L’esonero copre il 100% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi e contributi INAIL, entro il limite massimo di 8.000 euro annui.

Il tetto mensile è pari a 666,66 euro. Nei rapporti iniziati o cessati nel corso del mese il limite viene riproporzionato in base ai giorni effettivi di fruizione. Per il part-time, invece, il massimale deve essere ridotto proporzionalmente.

Chi può beneficiare dell’esonero fino a 8.000 euro?

L’agevolazione riguarda tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, compresi quelli del settore agricolo. La Pubblica Amministrazione è esclusa.

Per ottenere l’esonero, la lavoratrice assunta deve avere contemporaneamente due requisiti:

essere madre di almeno tre figli di età inferiore a 18 anni;
essere priva di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Il requisito relativo ai figli deve essere posseduto al momento dell’assunzione. L’INPS chiarisce inoltre che sono considerati anche i figli in adozione o affidamento, compresi i periodi di pre-affido e preadozione.

Il requisito anagrafico si “cristallizza” al momento dell’assunzione: il successivo compimento dei 18 anni di uno dei figli non fa perdere l’incentivo già riconosciuto.

Quanto dura la nuova decontribuzione mamme 2026?

La durata cambia in base al tipo di contratto.

Rapporto di lavoro
Durata massima

Tempo determinato
12 mesi

Trasformazione da determinato agevolato a indeterminato
18 mesi complessivi

Tempo indeterminato
24 mesi

L’esonero può riguardare anche le assunzioni in somministrazione. Sono invece esclusi il lavoro domestico, l’apprendistato e il lavoro intermittente o a chiamata.

Come si richiede l’esonero contributivo INPS?

La domanda deve essere presentata dal datore di lavoro, non dalla lavoratrice.

L’INPS ha predisposto il modulo telematico “ELM3”, disponibile nel Portale delle Agevolazioni, ex DIResCO. Nella domanda devono essere indicati, tra gli altri dati:

la lavoratrice assunta;
la dichiarazione relativa allo status di madre di almeno tre figli;
la condizione di assenza di impiego regolarmente retribuito;
il codice della comunicazione obbligatoria;
la retribuzione mensile media;
l’eventuale percentuale di part-time;
l’aliquota contributiva datoriale oggetto dello sgravio.

L’INPS verifica il rapporto di lavoro, calcola l’agevolazione spettante e controlla la disponibilità delle risorse. Solo in presenza di capienza finanziaria autorizza la fruizione del beneficio.

Da quando si può utilizzare la decontribuzione?

I datori di lavoro autorizzati possono esporre il beneficio nei flussi UniEmens a partire dalla competenza di agosto 2026.

La circolare consente anche il recupero degli arretrati relativi ai mesi da gennaio a luglio 2026, secondo le modalità e i termini previsti per le diverse gestioni contributive.

Per i datori di lavoro ordinari il codice causale previsto è ELM3.

Bonus mamme: la decontribuzione IVS per lavoratrici madri a tempo indeterminato con tre o più figlie/i per gli anni 2024- 2026

La Legge di bilancio 2024 (Legge n. 213 del 30/12/2023, art. 1, comma 180) ha introdotto una misura agevolativa, per gli anni dal 2024 al 2026 compreso, confermata dalla Legge di bilancio 2026 (art.1, comma 206), per le lavoratrici con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, madri di tre o più figlie/i, consistente nell’esonero del 100% della quota dei contributi previdenziali IVS (ovvero per l’invalidità, per la vecchiaia e per i superstiti) a carico della lavoratrice fino al mese di compimento del diciottesimo anno di età della/del figlia/o più piccola/o, nel limite massimo annuo di 3.000 euro riparametrato su base mensile.

Nella busta paga della lavoratrice, quindi, ogni mese viene evidenziata la somma non addebitata a titolo di IVS, pari a massimo 250 euro mensili, comunque nel rispetto del massimale annuo di 3.000 euro.

La misura è prevista per il periodo di vigenza dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026.

Per accedere all’agevolazione:

le lavoratrici devono essere madri di tre o più figlie/i comprese/i le/i figlie/i adottate/i o in affidamento preadottivo, di cui la/il più piccola/o di età inferiore ai 18 anni. Il requisito si perfeziona nel mese di nascita o di ingresso nella famiglia, non producendo decadenza l’eventuale decesso della/del figlia/o ovvero l’affidamento
esclusivo di una/uno o più figlie/i al padre. Le/i figlie/i per le/i quali è cessata la responsabilità genitoriale non vengono computati ai fini della sussistenza del requisito (circolare Inps n. 139/2025, paragrafo 2, numero 1);
le madri devono essere lavoratrici dipendenti, pubbliche o private, a tempo indeterminato, con esclusione del lavoro domestico. Rientrano, comunque, nei rapporti di lavoro considerati dalla legge anche i rapporti di lavoro intermittenti e di somministrazione, di apprendistato e finalizzati alla formazione e all’occupazione delle giovani donne.

Dal 2027 è prevista una rimodulazione che prevede un’unica misura basata sul parziale esonero contributivo Ivs per le madri con due o più figli, con criteri differenziati per durata in base al numero di figli e con soglia annua di 40.000 euro.

Per la concreta modulazione operativa sarà necessario attendere la regolamentazione Inps.

Fonte: Read More