Silice nei cantieri: tre scenari e una checklist nel nuovo focus INAIL

Silice nei cantieri: tre scenari e una checklist nel nuovo focus INAIL

Dal taglio del calcestruzzo alla pulizia delle aree: il documento aiuta a verificare l’efficacia delle misure antipolvere e a individuare anche i lavoratori esposti indirettamente

Un sistema di taglio a umido può perdere efficacia se l’acqua non raggiunge tutte le zone interessate dalla lavorazione. Un’area può continuare a essere fonte di esposizione quando le polveri depositate vengono risollevate dalla pulizia o dal passaggio dei mezzi. Per valutare la silice cristallina respirabile, quindi, occorre osservare come si lavora e chi frequenta realmente gli spazi del cantiere.

Sono alcuni dei punti affrontati nel nuovo focus INAIL “Silice cristallina respirabile nei cantieri. Dal materiale alla prevenzione dell’esposizione”, disponibile nel catalogo dell’Istituto dal 27 ottobre 2026. La pubblicazione propone tre scenari applicativi e una checklist per supportare le figure della prevenzione e i tecnici nei sopralluoghi.

Il contenuto di quarzo non misura l’esposizione

La presenza di quarzo in rocce, terreni o manufatti identifica una possibile sorgente di pericolo. Per ricostruire l’esposizione occorre però considerare le operazioni che producono particelle fini, la loro dispersione nell’aria e la presenza dei lavoratori.

Il focus distingue il contenuto di silice cristallina nel materiale dalla sua concentrazione nella frazione respirabile dell’aerosol. Un materiale ricco di quarzo, mantenuto integro, non determina di per sé un’esposizione professionale; lavorazioni ad alta energia possono invece generare particelle fini anche quando il contenuto di silice non è particolarmente elevato.

L’analisi interessa anche calcestruzzi, malte, laterizi, intonaci, piastrelle e materiali di riporto.

Taglio a umido: controllare l’acqua durante l’uso

Nel taglio del calcestruzzo, la presenza di un sistema ad acqua non consente di presumere che l’esposizione sia adeguatamente controllata.

Gli autori richiamano l’attenzione su portata e orientamento dei getti, continuità dell’erogazione, velocità dell’utensile e zone non raggiunte dall’acqua. Il sopralluogo deve quindi comprendere l’osservazione durante il taglio, verificando le emissioni diffuse e la presenza di persone nelle vicinanze.

Lo stesso criterio riguarda l’aspirazione: posizionamento, portata, manutenzione e modalità effettive di utilizzo incidono sul risultato.

Scavo e perforazione: aggiornare lo scenario quando cambia il materiale

L’avanzamento in materiali eterogenei può modificare le condizioni previste inizialmente. Rocce, terreni, riporti e manufatti possono alternarsi, con caratteristiche differenti e una diversa produzione di polvere.

Nel secondo scenario, il focus suggerisce di confrontare le variazioni osservate sul fronte con le tecniche di avanzamento e le misure adottate. Il cambiamento del materiale può richiedere un aggiornamento della lettura geologica e una revisione del piano di campionamento.

La conoscenza preliminare dei materiali deve dunque essere verificata durante l’esecuzione.

Pulizia e transito: considerare anche chi non utilizza l’utensile

Il terzo scenario riguarda le fasi successive alla lavorazione polverigena. La pulizia a secco e il passaggio di mezzi e lavoratori possono rimettere in sospensione le polveri depositate e diffonderle nelle aree contigue.

L’attenzione si estende ad autisti, assistenti, manutentori, tecnici e persone in transito. La sola qualifica professionale non descrive necessariamente l’esposizione: contano posizione, distanza dalla sorgente, durata della permanenza e contemporaneità delle attività.

Da qui l’indicazione di utilizzare sistemi di pulizia che evitino la risospensione, controllare i percorsi e limitare gli accessi alle aree interessate.

Dal sopralluogo a misure rappresentative

La checklist proposta dal documento comprende sette ambiti: materiali, lavorazioni, dispersione, persone esposte, misure tecniche, organizzazione e verifica della corrispondenza tra valutazione e condizioni osservate.

Questo controllo orienta gli approfondimenti, ma non sostituisce la misurazione dell’esposizione. Quando gli elementi preliminari non consentono di escluderla, il focus indica il ricorso al campionamento personale in sito.

La scelta dei lavoratori e delle fasi da campionare deve riflettere attività realmente confrontabili. Un prelievo effettuato in condizioni eccezionalmente favorevoli o durante una fase marginale può sottostimare lo scenario ordinario.

I risultati servono infine a individuare le condizioni da correggere: intervenire sulla sorgente, migliorare acqua e aspirazione, separare le attività interferenti e riorganizzare accessi e pulizia. Gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie mantengono il loro ruolo quando le altre misure non assicurano il controllo, senza sostituire gli interventi sul processo.

Approfondimenti

Per il quadro generale e i metodi di misura è disponibile l’approfondimento sul rischio silice: quadro normativo e metodi di valutazione. Per eseguire una corretta valutazione dei rischi puoi utilizzare un software per la redazione dei piani di sicurezza in grado di guidarti passo passo nella valutazione dei rischi da esposizione ad agenti cancerogeni.

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