Casseforme in polistirolo: tipologie e impieghi

Casseforme in polistirolo: tipologie e impieghi

Casseforme in polistirolo: cosa sono, tipologie, impieghi, vantaggi, limiti, normativa e differenze rispetto ai sistemi ICF

Le casseforme in polistirolo sono elementi in polistirolo espanso (EPS) utilizzati per contenere o modellare il calcestruzzo fresco fino ad ottenere la geometria prevista dal progetto. Possono essere rimovibili, a perdere, utilizzate come matrici oppure integrate in sistemi ICF permanenti.

Rispetto ai casseri tradizionali, le casseforme EPS offrono soprattutto maggiore libertà nella realizzazione di forme curve e tridimensionali. La loro scelta richiede però di valutare pressione del getto, sistemi di contenimento, finitura superficiale, riutilizzabilità e normativa applicabile.

Questa guida analizza funzionamento, produzione, principali tipologie, utilizzi, vantaggi e limiti delle casseforme in polistirolo, con esempi di sistemi Arbloc e indicazioni per individuare il cassero più adatto alle esigenze progettuali.

La scelta della cassaforma parte dalla geometria e dalle caratteristiche dell’elemento in calcestruzzo da realizzare. Con il software per il calcolo strutturale puoi modellare e verificare gli elementi in cemento armato, definendone geometrie e dimensioni secondo le esigenze progettuali. Queste informazioni costituiscono la base per individuare la tipologia di cassaforma più adatta, valutando eventuali soluzioni sagomate o su misura. La verifica della capacità del cassero di sostenere il getto rimane invece una valutazione specifica del sistema di casseratura.

Cosa sono le casseforme in polistirolo?

Una cassaforma in polistirolo è uno stampo in polistirene espanso sinterizzato (EPS), temporaneo o permanente, utilizzato per conferire al getto di calcestruzzo una geometria definita.

La funzione è analoga a quella di un cassero tradizionale; cambia soprattutto il materiale con cui viene realizzata la superficie sagomata.

Durante il getto, il calcestruzzo fresco deve essere sostenuto e contenuto fino al raggiungimento delle condizioni necessarie per mantenere la geometria prevista dal progetto.

casseforme_polistirolo

Il polistirene espanso può essere lavorato mediante taglio a filo caldo, frese, pantografi e sistemi CNC. Questa lavorabilità permette di ricavare direttamente dal disegno tecnico:

curve e raggi variabili;
superfici tridimensionali;
profili complessi;
raccordi;
forme non standard.

Le casseforme EPS non sostituiscono universalmente i casseri in legno, acciaio o alluminio. Per getti rettilinei e molto ripetitivi i sistemi modulari tradizionali possono essere più efficienti, soprattutto quando è richiesto un elevato numero di utilizzi.

Il principale vantaggio del polistirene emerge invece quando la difficoltà costruttiva riguarda la forma dell’elemento.

Un esempio è rappresentato da Arbloc, azienda italiana che realizza casseforme in EPS rivestito per colonne, scale, archi, volte, balconi, pulvini, cornici e altri elementi in calcestruzzo con geometrie particolari.

Per approfondire il funzionamento dei sistemi di casseratura, le principali tipologie, i materiali e i criteri di scelta, leggi Casseforme: significato, utilizzo e funzioni

Come vengono realizzate le casseforme in polistirolo?

Le casseforme EPS vengono generalmente prodotte lavorando blocchi di polistirene fino a ottenere il negativo della superficie che il calcestruzzo dovrà riprodurre. Possono essere monolitiche oppure suddivise in più elementi per facilitare produzione, trasporto, montaggio e disarmo.

Per colonne e pilastri sagomati, ad esempio, il negativo può essere diviso in due metà, successivamente accoppiate e serrate.

La facilità di lavorazione dell’EPS non deve però essere confusa con la capacità della cassaforma di resistere alle sollecitazioni durante il getto.

Come si verifica la resistenza delle casseforme EPS alla pressione del calcestruzzo?

La resistenza alla pressione del calcestruzzo fresco dipende dalla configurazione complessiva del sistema di casseratura, non soltanto dal polistirene utilizzato. Occorre considerare geometria del cassero, altezza e velocità del getto, caratteristiche del calcestruzzo, sistemi di serraggio e strutture di contrasto.

In funzione delle condizioni operative possono essere necessari irrigidimenti, pannelli esterni, barre, tiranti e dispositivi di chiusura appositamente dimensionati.

La UNI 11763-3:2026, per le casseforme complesse che rientrano nel suo campo di applicazione, include tra i criteri di scelta la “pressione massima esercitata dal calcestruzzo fresco”. Il riferimento è riportato anche nella comunicazione INAIL del 5 marzo 2026.

Il progettista e l’impresa devono quindi distinguere due verifiche:

la verifica dell’elemento strutturale da realizzare, in relazione al progetto del manufatto in calcestruzzo armato;
la verifica del sistema di casseratura temporaneo o permanente, in relazione alle azioni e alle condizioni di utilizzo previste.

Non è corretto assumere che una sagoma in EPS, soltanto perché geometricamente idonea, possa resistere senza adeguati dispositivi di contenimento alla pressione esercitata dal getto.

EPS grezzo o rivestito: cosa cambia nella superficie del getto?

Il rivestimento della superficie a contatto con il calcestruzzo può modificare la qualità della finitura, la facilità di disarmo, la protezione della sagoma e la possibilità di riutilizzo.

Un rivestimento superficiale compatibile può contribuire a:

regolarizzare la superficie ottenuta;
limitare l’adesione al calcestruzzo;
agevolare il disarmo;
proteggere l’EPS;
aumentare, nei sistemi progettati per questo scopo, il numero di utilizzi.

Tra le soluzioni utilizzabili figurano EPS grezzo, film plastici, rivestimenti in PVC, resine, legno e lamiera.

I sistemi Arbloc offrono alcuni esempi di questa differenziazione:

Sistema
Rivestimento o caratteristica
Impiego

Topform
EPS ad alta densità rivestito in PVC
Cornici in calcestruzzo

Topform Syform
Rivestimento in resina Syform
Cornici con esigenze di riutilizzo maggiori

Monoform
Rivestimento in lamiera, monouso
Cornici e sagomature

Casseri per balconi e parapetti
Materiali differenziati in funzione della finitura
Elementi architettonici sagomati

Queste caratteristiche descrivono configurazioni del produttore e non proprietà universalmente attribuibili alle casseforme in polistirolo. Per getti faccia a vista è importante definire in anticipo il risultato superficiale richiesto e valutare, quando opportuno, un campione di prova.

Quali sono le principali tipologie di casseforme in polistirolo?

Le casseforme in EPS si distinguono principalmente in rimovibili, a perdere, matrici o inserti sagomati e sistemi ICF permanenti. La differenza riguarda la funzione del polistirene durante il getto, il suo eventuale recupero e la permanenza nell’opera.

Tipologia
Funzione dell’EPS
Dopo il getto
Impiego tipico

Cassaforma sagomata rimovibile
Modella il getto
Viene rimossa
Curve, colonne, scale, elementi speciali

Cassaforma a perdere
Crea forme, cavità o vuoti
Non viene recuperata per altri getti
Nicchie, forometrie, cavità

Matrice o inserto
Modifica localmente la geometria
Dipende dal sistema
Cornici, scanalature, modanature

ICF in EPS
Forma una casseratura isolante permanente
Rimane nell’opera
Pareti con nucleo in calcestruzzo

Centine, dime e sagome di supporto in EPS vanno considerate separatamente: non sempre svolgono direttamente una funzione di contenimento del calcestruzzo fresco.

Come funzionano le casseforme sagomate rimovibili?

Le casseforme sagomate rimovibili vengono utilizzate per ottenere elementi in calcestruzzo con geometrie complesse o fuori standard e vengono rimosse quando il getto ha raggiunto le condizioni previste per il disarmo.

L’EPS viene lavorato in modo da riprodurre il negativo della forma finale dell’elemento. Durante il getto, la casseforma deve essere adeguatamente contenuta e irrigidita, mentre dopo il raggiungimento delle condizioni necessarie per il disarmo viene rimossa.

Questa tipologia è impiegata soprattutto per pilastri e colonne sagomati, elementi curvi, scale, balconi, pulvini e manufatti speciali.

Arbloc propone, per esempio, due sistemi per colonne con differenti modalità di contenimento:

Caratteristica dichiarata
Topfinish
Rapidoget

Configurazione
Due elementi EPS accoppiati
Elementi sagomati con chiusura dedicata

Serraggio
Carpenteria esterna a cura dell’utilizzatore
Sistema di chiusura autoportante

Riutilizzo indicativo
6–10 getti
6–10 getti

Pressione massima dichiarata
100 kN/m²
120 kN/m²

La differenza tra Topfinish e Rapidoget dimostra che due casseforme realizzate con lo stesso materiale possono avere capacità di contenimento differenti in funzione del sistema di serraggio.

Per i pulvini, Arbloc utilizza la modellazione tridimensionale e il taglio CNC del polistirene, con rivestimenti applicati alla superficie per migliorarne la regolarità e la protezione.

Cosa sono le casseforme in polistirolo a perdere?

Una cassaforma in polistirolo a perdere è destinata a un singolo ciclo di utilizzo e non viene recuperata per eseguire nuovi getti. Può servire a realizzare cavità, nicchie, vuoti o forme particolarmente difficili da ottenere mediante un cassero riutilizzabile.

A seconda della configurazione, l’elemento EPS può rimanere inglobato nel manufatto, essere rimosso oppure essere distrutto durante le lavorazioni successive.

La dicitura a perdere non significa necessariamente che il materiale rimanga nell’edificio con funzione isolante o strutturale.

Tra gli esempi Arbloc figurano:

Monotub: sistema tubolare monouso abbinato a sagome di EPS per realizzare colonne classiche con base e capitello;
Monouso con nastro fibrorinforzato: soluzione fresata secondo il disegno del cliente, con contenimento della pressione affidato anche al nastro di rinforzo avvolto attorno al polistirene.

Per entrambe le soluzioni il produttore indica una pressione massima di 60 kN/m². La scheda Monotub segnala inoltre una procedura di getto in due fasi, mentre la configurazione Monouso con nastro fibrorinforzato riporta un’altezza massima di 3,5 m.

A cosa servono matrici e inserti sagomati in EPS?

Le matrici e gli inserti sagomati in polistirene vengono inseriti in una cassaforma principale per modificare localmente la geometria o la superficie del getto. La funzione prevalente dell’EPS è la modellazione, mentre il contenimento generale può rimanere affidato al cassero principale.

Sono utilizzati per:

cornici, cornicioni e marcapiani;
modanature e scanalature;
capitelli e dettagli decorativi;
raccordi ed elementi architettonici speciali.

La famiglia Topform di Arbloc applica questo principio alla produzione di profili in calcestruzzo, utilizzando rivestimenti differenti in relazione alla finitura richiesta e all’eventuale riutilizzo.

Qual è la differenza tra casseforme in EPS e sistemi ICF?

Una cassaforma in EPS identifica principalmente il materiale utilizzato per realizzare il cassero; ICF, acronimo di Insulated Concrete Forms, identifica invece una tecnologia costruttiva nella quale una casseratura isolante permanente rimane normalmente integrata nella parete dopo il getto del calcestruzzo.

Nei sistemi ICF in EPS, la sequenza tipica prevede assemblaggio dei blocchi o pannelli, predisposizione della cavità, posa delle armature, getto del calcestruzzo e permanenza degli elementi isolanti nell’opera.

Il comportamento strutturale del sistema dipende dal progetto complessivo, soprattutto dal nucleo in calcestruzzo, dalle armature, dalle connessioni e dalla geometria. Non è corretto attribuire genericamente al polistirene la funzione portante.

L’EAD 340309-00-0305 riguarda specifici kit di casseratura permanente non portante basati su blocchi cavi o pannelli isolanti; EOTA registra anche la variante 340309-00-0305-v01 per determinate configurazioni resistenti alle azioni sismiche.

L’applicabilità deve essere verificata attraverso la documentazione e l’eventuale ETA del singolo sistema. Non tutti i sistemi ICF sono automaticamente coperti dallo stesso documento di valutazione.

Quando conviene usare casseforme in polistirolo per il cemento armato?

Le casseforme in polistirolo risultano particolarmente indicate quando occorre realizzare elementi in cemento armato con geometrie curve, tridimensionali o fuori standard, difficili da riprodurre con pannelli tradizionali. La convenienza deve essere valutata considerando anche quantità di getti, finitura, montaggio e sistemi di contrasto.

Gli impieghi più ricorrenti comprendono colonne, scale, archi, volte, balconi, pulvini, raccordi e dettagli architettonici speciali.

Per gli archi, Arbloc propone ARCOFORM, una soluzione sagomata mediante lavorazioni CNC secondo le forme e le dimensioni richieste. Per le scale, il modello tridimensionale viene trasferito alla lavorazione dell’EPS, consentendo di riprodurre geometrie complesse.

Il beneficio consiste principalmente nella possibilità di evitare carpenterie tradizionali molto articolate, ma non elimina la necessità di verificare le condizioni di getto e la sicurezza dell’attrezzatura.

La funzione portante dell’elemento realizzato rimane determinata dal sistema strutturale previsto dal progetto.

Qual è la normativa per le casseforme in polistirolo?

Non esiste una singola norma applicabile a tutte le casseforme in EPS. I riferimenti cambiano in relazione alla funzione del prodotto, alla sua permanenza nell’opera e alla configurazione del sistema di casseratura.

Occorre distinguere le casseforme temporanee, le casseforme complesse, i sistemi permanenti ICF, i prodotti isolanti e le regole generali di progettazione ed esecuzione delle strutture in calcestruzzo.

Quali norme riguardano le casseforme temporanee e complesse?

Per le attrezzature provvisionali, in funzione della configurazione e del campo di applicazione, possono essere pertinenti le norme della serie UNI 11763:

UNI 11763-1:2019 per le casseforme verticali;
UNI 11763-2:2024 per le casseforme orizzontali;
UNI 11763-3:2026 per le casseforme complesse.

La serie UNI 11763 non è specifica del materiale EPS e la sua applicabilità non deve essere dedotta dalla semplice presenza del polistirene.

A queste si affianca anche la UNI EN 13670, riferimento generale per l’esecuzione delle strutture in calcestruzzo.

Quando le casseforme vengono utilizzate per realizzare elementi portanti, devono inoltre essere rispettate le NTC 2018 oltre alle altre disposizioni applicabili al progetto.

Per l’impiego delle casseforme in cantiere devono essere considerate anche le disposizioni applicabili del D.Lgs. 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento alla gestione dei rischi nelle attività di montaggio, utilizzo, getto e disarmo delle attrezzature provvisionali. Le modalità operative devono essere coerenti con la documentazione tecnica del sistema e con le misure di sicurezza previste per il cantiere.

Quali norme si applicano ai sistemi ICF permanenti?

Per alcuni sistemi di casseratura permanente possono essere pertinenti European Assessment Documents e relative ETA.

L’EAD 340309-00-0305 riguarda kit/sistemi di casseratura permanente non portante basati su blocchi cavi o pannelli di materiale isolante, eventualmente combinati con altri materiali, riempiti in opera con calcestruzzo.

L’applicazione a un determinato sistema deve essere accertata sulla relativa documentazione tecnica. EOTA riporta, ad esempio, una versione dell’ETA 20/1182 emessa il 15 settembre 2026 per un sistema ICF basato su questo EAD.

Questo conferma l’utilizzo attuale del documento di valutazione, ma non significa che ogni ICF in EPS possieda automaticamente un’ETA basata sul medesimo riferimento.

Quando si applica la UNI EN 13163 alle casseforme EPS?

La UNI EN 13163 riguarda prodotti in polistirene espanso destinati all’isolamento termico degli edifici. Non rappresenta una norma generale applicabile indiscriminatamente a qualunque sagoma in polistirolo destinata al getto del calcestruzzo.

La norma può risultare pertinente quando il prodotto EPS ha effettivamente una destinazione isolante rientrante nel relativo campo di applicazione, ad esempio in determinate configurazioni permanenti integrate nell’involucro edilizio.

Una cassaforma temporanea utilizzata soltanto per sagomare il calcestruzzo non deve essere automaticamente equiparata a un prodotto isolante per edilizia.

Quali sono i vantaggi delle casseforme in polistirolo?

Il principale vantaggio delle casseforme in EPS è la libertà geometrica. Il materiale può essere lavorato con precisione per produrre curve, sezioni variabili e forme tridimensionali difficili da ottenere assemblando pannelli piani.

Tra i benefici principali rientrano la leggerezza del materiale, la facilità di lavorazione e la possibilità di realizzare pezzi speciali.

In particolare:

personalizzazione di geometrie curve o tridimensionali;
ridotto peso proprio degli elementi in EPS;
produzione tramite CNC e taglio a filo;
realizzazione di cavità e vuoti;
differenziazione delle finiture attraverso rivestimenti;
possibilità di riutilizzo per i sistemi progettati e realizzati a questo scopo.

I vantaggi devono essere rapportati alle condizioni del singolo progetto. Una cassaforma su misura può risultare particolarmente adatta a un elemento architettonico unico, ma non necessariamente più conveniente di un sistema modulare per centinaia di getti identici.

Quali sono gli svantaggi delle casseforme in polistirolo?

Le casseforme in EPS possono essere più sensibili a urti, abrasioni e schiacciamenti rispetto a sistemi metallici. Inoltre, la possibilità di ottenere una forma complessa non garantisce automaticamente la capacità di contenere la pressione del calcestruzzo fresco.

I principali limiti sono:

sensibilità ai danneggiamenti;
necessità di verificare il sistema di contenimento;
riutilizzabilità variabile;
finitura strettamente dipendente dalla superficie di contatto;
minore convenienza potenziale nei getti semplici e altamente seriali.

Per le opere faccia a vista, EPS grezzo, PVC, resine, legno e lamiera possono generare risultati differenti. La selezione della superficie di contatto deve quindi essere coerente con i requisiti architettonici.

Casseforme in polistirolo o tradizionali: quale scegliere?

Le casseforme EPS sono generalmente più interessanti per geometrie speciali e personalizzate, mentre i sistemi tradizionali in acciaio, alluminio o legno possono offrire vantaggi nei getti rettilinei, ripetitivi e con elevato numero di riutilizzi.

La scelta dipende soprattutto da geometria, numero di getti, finitura richiesta, condizioni di cantiere e possibilità di riutilizzare il cassero.

Criterio
Cassaforma in EPS
Cassaforma tradizionale

Geometrie curve
Molto adatta
Può richiedere carpenterie complesse

Forme personalizzate
Elevata flessibilità
Più lavorazioni

Pezzi unici
Particolarmente indicata
Può essere meno efficiente

Grande serie
Da valutare
Generalmente favorevole

Peso
Ridotto
Generalmente superiore

Riutilizzo
Variabile
Spesso elevato

Robustezza
Richiede attenzione
Generalmente maggiore

Finitura
Dipende dalla superficie
Dipende dal sistema utilizzato

Per una colonna sagomata, una scala complessa o un elemento curvo, il polistirene può semplificare la realizzazione della geometria. Per una lunga serie di pareti rettilinee identiche, un sistema modulare tradizionale può invece garantire maggiore standardizzazione e ripetibilità. Non esiste quindi un sistema migliore in assoluto: la valutazione deve essere effettuata sulle specifiche del progetto.

FAQ sulle casseforme in polistirolo

Le casseforme in polistirolo possono essere realizzate su misura?

Sì. Grazie alla lavorabilità del polistirene espanso (EPS), è possibile produrre casseforme personalizzate mediante taglio a filo caldo e lavorazioni CNC. Questa caratteristica permette di realizzare geometrie curve, sezioni variabili e forme tridimensionali difficili da ottenere con i casseri tradizionali.

Le casseforme in EPS possono essere riutilizzate?

Sì, ma il numero di riutilizzi dipende dal sistema. Le casseforme progettate per essere recuperate possono essere impiegate per più getti, mentre quelle monouso non sono destinate al reimpiego. Rivestimenti, modalità di disarmo e condizioni di utilizzo influiscono sulla durata del cassero.

Le casseforme in polistirolo sono adatte al calcestruzzo faccia a vista?

Sì, purché la superficie a contatto con il getto sia adeguata alla finitura richiesta. Rivestimenti in PVC, resina o altri materiali possono contribuire a ottenere superfici più regolari e facilitare il disarmo. Per risultati architettonici particolari è opportuno valutare preventivamente un campione di prova.

Le casseforme in polistirolo necessitano di rinforzi esterni?

Non sempre. La capacità di contenimento del sistema deve essere verificata in relazione alla pressione del calcestruzzo fresco. In funzione della geometria, dell’altezza e della velocità di getto, possono essere necessari tiranti, serraggi, irrigidimenti o strutture di contrasto. Alcuni sistemi prevedono dispositivi di chiusura integrati.

Le casseforme in polistirolo possono essere utilizzate per realizzare elementi portanti?

Sì. Possono essere utilizzate per modellare elementi strutturali in calcestruzzo armato, come pilastri e altri manufatti sagomati. La resistenza dell’elemento portante dipende però dal progetto strutturale, dalle caratteristiche del calcestruzzo, dalle armature e dalla geometria, non dalla presenza della cassaforma in EPS.

 

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