Energia biomasse: cosa sono e come producono energia

Energia biomasse: cosa sono e come producono energia

Cosa sono le biomasse e come si trasformano in energia? Scopri esempi, vantaggi, svantaggi e le nuove regole introdotte dal D.Lgs. 5/2026 sull’utilizzo energetico della biomassa

Le biomasse sono materiali biodegradabili di origine biologica che possono essere trasformati in calore, elettricità, biogas e biocombustibili.

Legna, pellet, cippato, residui agricoli, reflui zootecnici e sottoprodotti agroindustriali possono contribuire alla produzione di energia e alla riduzione del ricorso ai combustibili fossili. Il loro utilizzo richiede però una valutazione attenta dell’intera filiera, dalla provenienza della materia prima alle caratteristiche dell’impianto, fino agli aspetti ambientali ed emissivi.

A questo quadro si aggiungono le novità introdotte dal D.Lgs. 5/2026, che rafforzano i criteri di sostenibilità nell’impiego energetico delle biomasse e, in particolare, della biomassa legnosa, introducendo il principio dell’uso a cascata e specifiche limitazioni alle misure di sostegno.

Anche dal punto di vista progettuale, un impianto a biomassa non può quindi essere valutato soltanto in base alla potenza del generatore. Occorre considerare il fabbisogno energetico dell’edificio, le condizioni climatiche, le caratteristiche dell’involucro, il rendimento del sistema e il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.

Per eseguire il calcolo energetico di un edificio servito da un impianto a biomassa in modo efficiente e conforme alle normative puoi utilizzare un software termotecnico che ti consente di definire dati climatici e ponti termici. Una volta completata questa fase, puoi inserire l’impianto a biomassa più adatto alle tue esigenze e il software eseguirà automaticamente tutte le analisi necessarie. Questo include il rispetto della normativa vigente, la conformità agli standard nZEB e, soprattutto, la verifica dei limiti di emissione atmosferica.

Cosa sono le biomasse?

Le biomasse sono fonti di energia rinnovabile. Si tratta di una frazione biodegradabile di prodotti, rifiuti, sottoprodotti e residui di origine biologica provenienti dall’agricoltura, dalla silvicoltura e dalle attività connesse, oltre alla componente biodegradabile di determinati rifiuti. È la definizione contenuta nell’art. 2, comma 1, lettera ff), del D.Lgs. 199/2021.

Il D.Lgs. 199/2021 distingue inoltre specificamente la biomassa agricola dalla biomassa forestale, distinzione importante quando entrano in gioco criteri di sostenibilità e meccanismi di incentivazione.

Quando si parla di biomasse non bisogna quindi pensare esclusivamente a legna da ardere e pellet. Le materie di origine biologica utilizzabili possono provenire da:

agricoltura;
attività forestali;
allevamenti;
industrie agroalimentari;
manutenzione del verde;
lavorazione del legno;
quota biodegradabile di specifiche tipologie di rifiuti.zione.

Non tutta la biomassa tecnicamente utilizzabile come combustibile deve, però, essere automaticamente destinata all’energia. Con le modifiche entrate in vigore nel 2026, questo principio diventa particolarmente rilevante per la biomassa legnosa.

L’entrata in vigore del D.Lgs. 5/2026, n. 5, ha introdotto nuovi principi per evitare che l’utilizzo energetico delle materie prime, in particolare quelle legnose, produca effetti negativi sull’ambiente, sulla biodiversità e sull’economia circolare. Tra le principali novità c’è il principio dell’uso a cascata della biomassa legnosa: prima di destinare il legno alla produzione energetica occorre considerare la possibilità di utilizzarlo per prodotti a base di legno, prolungarne il ciclo di vita, riutilizzarlo o riciclarlo.

Cosa sono gli impianti a biomassa?

Un impianto a biomassa è un sistema che produce energia termica o elettrica dopo un processo di combustione che coinvolge la cosiddetta biomassa, ovvero un insieme di materiali residui e di scarto di origine biologica, vegetale e animale, riconvertiti mediante processi chimici o termici.

Utilizzare impianti a biomassa significa ridurre drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili: la biomassa infatti, una volta trattata diventa biocombustibile e dà vita ad energia rinnovabile ad emissione zero.

Scopri l’approfondimento: Impianti a biomassa: cosa sono, come funzionano e vantaggi

Quali sono gli esempi più comuni di biomasse?

Gli esempi di biomassa comprendono materiali legnosi, residui agricoli e agroindustriali, reflui zootecnici, colture energetiche e frazioni organiche biodegradabili. La forma e l’origine della materia prima determinano quali processi di conversione sono tecnicamente ed ambientalmente più appropriati.

Tra le principali categorie rientrano:

biomasse forestali e legnose: comprendono legna, ramaglie, residui delle attività forestali e sottoprodotti della lavorazione del legno. Da queste materie possono derivare combustibili come pellet e cippato, largamente utilizzati negli impianti termici;
biomasse agricole: includono paglia, potature, stocchi, gusci, noccioli e altri residui delle coltivazioni;
biomasse agroindustriali: derivano dai processi di trasformazione dei prodotti agricoli e alimentari e comprendono, ad esempio, vinacce, sansa, bucce, torsoli e altri residui delle lavorazioni;
biomasse di origine animale: sono costituite soprattutto da reflui zootecnici, letame e altri residui provenienti dagli allevamenti, che possono essere utilizzati nei processi di digestione anaerobica per produrre biogas;
colture energetiche: sono specie vegetali coltivate appositamente per ottenere materia destinata alla produzione di energia o biocombustibili;
rifiuti organici e frazioni biodegradabili: comprendono materiali di origine biologica che, nel rispetto della normativa, possono essere sottoposti a processi di recupero e valorizzazione energetica.

Tipologia
Esempi
Possibili impieghi energetici

Biomassa forestale e legnosa
Legna, ramaglie, residui forestali, residui della lavorazione del legno
Calore, elettricità, cogenerazione

Combustibili legnosi trasformati
Pellet, cippato
Stufe, caldaie, reti termiche

Biomassa agricola
Paglia, potature, stocchi, gusci, noccioli
Combustione, gassificazione, altri processi

Biomassa agroindustriale
Vinacce, sansa, bucce, torsoli e residui di lavorazione
Calore, biogas, biocarburanti

Biomassa zootecnica
Reflui, letame e altri residui organici
Digestione anaerobica e biogas

Colture energetiche
Colture erbacee o legnose dedicate
Combustibili e bioenergia

Frazioni biodegradabili
Residui organici compatibili con la disciplina dei rifiuti
Digestione, recupero energetico

Nel settore edilizio il pellet è uno dei combustibili più riconoscibili, utilizzato in stufe, termocamini e generatori per il riscaldamento. Il cippato è invece particolarmente interessante quando esistono disponibilità locali, volumi di stoccaggio adeguati e sistemi automatici di alimentazione.

Le biomasse possono anche essere classificate in relazione al vettore energetico ottenuto. Dai materiali biologici si possono produrre combustibili solidi, biogas e biometano oppure bioliquidi e biocarburanti, a seconda della materia prima e del processo.

Come si trasformano le biomasse in energia?

La biomassa può essere convertita mediante combustione diretta, processi termochimici oppure processi biochimici. La scelta dipende soprattutto da composizione, umidità e caratteristiche della materia prima e dal prodotto energetico desiderato: calore, elettricità, gas, combustibili liquidi o intermedi energetici.

I principali processi per convertire la biomassa in forme utili di energia sono:

processi termici:

combustione: la biomassa viene bruciata per generare calore e vapore per produrre elettricità o per il riscaldamento degli edifici;
torrefazione: la biomassa viene riscaldata ad alte temperature per liberare l’energia immagazzinata;

processi gassosi:

digestione anaerobica: la biomassa viene decomposta da microrganismi in assenza di ossigeno, producendo biogas che può essere utilizzato per generare elettricità e calore;
gassificazione: la biomassa viene convertita in un gas di sintesi, noto come syngas, che può essere utilizzato come combustibile per la generazione di elettricità o convertito in biocarburanti liquidi;

processi chimici:

pirolisi: la biomassa viene scomposta chimicamente in assenza di ossigeno, producendo bio-olio o bio-carbone;
liquefazione: la biomassa viene trasformata in un liquido attraverso un processo di estrazione chimica.

Come funziona un impianto a biomassa?

Il funzionamento di un impianto dipende dalla tecnologia utilizzata: negli impianti termici alimentati, ad esempio, a legna, pellet o cippato, il combustibile viene bruciato all’interno del generatore e il calore prodotto viene trasferito all’acqua dell’impianto di riscaldamento.

Negli impianti destinati alla produzione di energia elettrica il procedimento può essere più articolato:

la biomassa viene utilizzata per produrre calore;
il calore può generare vapore;
il vapore mette in movimento una turbina;
la turbina aziona un alternatore che produce energia elettrica;
negli impianti che recuperano anche il calore si può realizzare una produzione combinata di elettricità ed energia termica attraverso la cogenerazione.

Quest’ultima soluzione permette di utilizzare in maniera più efficiente l’energia contenuta nella biomassa rispetto alla produzione esclusivamente elettrica.

Il D.Lgs. 5/2026 attribuisce particolare importanza proprio all’efficienza dell’impiego energetico: per la biomassa forestale sono infatti introdotte specifiche limitazioni al sostegno degli impianti destinati esclusivamente alla produzione di energia elettrica.

Cos’è il potere calorifico della biomassa e perché è importante?

Il potere calorifico di una biomassa indica la quantità di energia che può essere liberata durante la combustione ed è generalmente espressa in MJ/kg. Il valore dipende dalla composizione del materiale, in particolare dal contenuto di carbonio, idrogeno e ossigeno, ma anche dal livello di umidità, che incide in modo significativo sull’energia effettivamente disponibile.

ENEA e CREA utilizzano PCS e PCI tra i parametri fondamentali di caratterizzazione energetica.

Il potere calorifico superiore (PCS) considera anche il calore recuperabile portando i prodotti della combustione alle condizioni di riferimento e condensando il vapore acqueo. Il potere calorifico inferiore (PCI) non considera invece tale recupero e rappresenta quindi un riferimento particolarmente utile per valutare l’energia realmente sfruttabile nelle condizioni operative usuali.

L’umidità è decisiva. All’aumentare dell’acqua contenuta nella biomassa, una quota maggiore dell’energia liberata deve essere impiegata per l’evaporazione e il PCI disponibile per chilogrammo diminuisce. Studi tecnici ENEA evidenziano esplicitamente questa relazione.

Per questo il dimensionamento non dovrebbe basarsi soltanto sulla massa di combustibile disponibile, ma anche sulla sua qualità, sul contenuto idrico, sul PCI e sul rendimento effettivo del generatore.

Le biomasse sono davvero una fonte di energia rinnovabile?

Si. Il D.Lgs. 199/2021 include espressamente la biomassa tra le fonti rinnovabili. Tuttavia, “rinnovabile” non significa automaticamente “senza emissioni” o “carbon neutral”: il risultato climatico dipende dalla provenienza della materia prima, dalla rigenerazione, dai trasporti, dai processi di conversione e dall’uso del suolo.

Il bilancio ambientale va quindi considerato sull’intero ciclo di vita. Per la bioenergia l’IPCC sottolinea che gli impatti emissivi possono presentare notevoli incertezze e che la neutralità carbonica dipende, tra gli altri fattori, da origine della biomassa, conversione, energia impiegata per produzione e trasporto, cambiamenti d’uso del suolo e orizzonte temporale dell’analisi.

La questione è particolarmente importante per la biomassa forestale: il carbonio emesso dalla combustione non può essere valutato isolatamente dalla capacità della foresta di rigenerarsi, dal carbonio che sarebbe rimasto stoccato in assenza del prelievo e dagli usi alternativi del legno.

È anche la ragione per cui la RED III ha rafforzato il principio dell’uso a cascata, dando priorità, ove possibile, agli impieghi materiali prima dell’utilizzo energetico.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle biomasse?

Le biomasse possono ridurre il ricorso ai combustibili fossili, valorizzare residui e sottoprodotti e offrire una fonte energetica programmabile. I principali limiti riguardano invece emissioni locali, logistica e stoccaggio, qualità variabile del combustibile, sostenibilità della filiera e possibile competizione con usi materiali o agricoli della stessa risorsa.

Vantaggi
Criticità

Fonte rinnovabile riconosciuta dalla normativa
La combustione produce emissioni atmosferiche

Possibilità di valorizzare residui e sottoprodotti
Necessità di stoccaggio e movimentazione

Produzione programmabile rispetto a fonti intermittenti
Qualità e umidità del combustibile influenzano il rendimento

Sviluppo di filiere energetiche locali
Trasporto e trattamento incidono sul bilancio ambientale

Produzione di calore, elettricità e combustibili
Possibile concorrenza con riuso, riciclo e produzione di materiali

Possibilità di cogenerazione
Alcune colture dedicate possono competere con altri usi del suolo

La valorizzazione di residui agricoli, forestali o agroindustriali può essere particolarmente interessante quando il materiale è disponibile localmente e non esistono usi di maggiore valore.

Il PNIEC 2024 considera ancora le bioenergie una componente significativa del settore termico e, nelle proprie traiettorie al 2030, prevede un contributo importante delle bioenergie ai consumi rinnovabili per riscaldamento e raffrescamento.

Per contro, un impianto alimentato da una biomassa trasportata su lunghe distanze, molto umida, ottenuta con una filiera poco efficiente o sottratta a utilizzi materiali più vantaggiosi può offrire un risultato ambientale molto diverso.

La sostenibilità va quindi verificata caso per caso, evitando di trasformare l’etichetta “rinnovabile” in un giudizio automatico sulle prestazioni ambientali.

Cosa cambia per le biomasse con il D.Lgs. 5/2026?

Il D.Lgs. 9 gennaio 2026, n. 5, in vigore dal 4 febbraio 2026, recepisce la RED III e introduce nel D.Lgs. 199/2021 il nuovo art. 4-bis, “Principi in materia di biomassa”. La norma rafforza gerarchia dei rifiuti, sostenibilità e uso a cascata della biomassa legnosa e limita determinate nuove misure di sostegno.

L’obiettivo è fare in modo che la produzione di energia da biomassa:

riduca al minimo gli effetti distorsivi sul mercato delle materie prime;
limiti gli impatti negativi sulla biodiversità;
riduca gli effetti negativi sull’ambiente e sul clima;
rispetti il principio della gerarchia dei rifiuti previsto dall’art. 179 del D.Lgs. 152/2006;
sia coerente con i principi dell’economia circolare.

Per la biomassa legnosa, le misure di sostegno alla produzione energetica sono collegate al principio dell’uso a cascata: prima dell’energia vanno considerate le possibilità di impiego per prodotti a base di legno, prolungamento del ciclo di vita, riutilizzo e riciclaggio.

In sostanza, la produzione energetica non rappresenta il primo utilizzo da privilegiare quando il materiale può ancora essere valorizzato efficacemente come materia prima.

Per le misure di sostegno alla produzione energetica da biomassa legnosa occorre quindi considerare prioritariamente la possibilità di destinare il materiale a:

prodotti a base di legno;
prolungamento del ciclo di vita dei prodotti a base di legno;
riutilizzo;
riciclaggio.

L’utilizzo energetico entra in gioco successivamente, quando tali impieghi non risultano possibili secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

Il principio è coerente con la logica dell’economia circolare: mantenere il più a lungo possibile il valore della materia prima prima di destinarla al recupero energetico.

Che cos’è l’uso a cascata della biomassa legnosa?

L’uso a cascata stabilisce un ordine di priorità che mira a conservare il valore economico e ambientale del legno il più a lungo possibile. In linea generale, la biomassa legnosa dovrebbe essere utilizzata prima come materiale e solo successivamente, quando gli usi prioritari non sono praticabili, per produrre bioenergia.

L’ordine richiamato dalla RED III è: prodotti a base di legno, prolungamento della vita dei prodotti, riutilizzo, riciclaggio, bioenergia e infine smaltimento.

Il D.Lgs. 5/2026 recepisce questo orientamento concentrandosi in particolare sulle condizioni per le misure di sostegno alla biomassa legnosa.

Il principio non equivale quindi a un divieto generale di produrre energia dal legno. Significa piuttosto che, quando la stessa materia può ancora generare un valore materiale superiore e coerente con l’economia circolare, tale destinazione deve essere considerata prioritariamente.

Quando sono ammesse deroghe all’uso a cascata?

Il D.Lgs. 5/2026 ammette deroghe sia per esigenze di sicurezza dell’approvvigionamento energetico sia quando l’industria locale non è quantitativamente o tecnicamente in grado di usare la biomassa legnosa per gli impieghi materiali prioritari. I due casi seguono però procedure e competenze amministrative differenti.

Per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica può disporre deroghe motivate, sentito il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

Quando invece il problema è l’impossibilità dell’industria locale di utilizzare la biomassa secondo gli usi prioritari, la deroga può essere disposta dal MASAF, su istanza motivata della Regione interessata o dell’ente da essa individuato e sentito il MASE.

In questo secondo caso la biomassa deve provenire dalle categorie previste dalla norma: attività di gestione forestale finalizzate a diradamenti precommerciali o prevenzione degli incendi nelle aree ad alto rischio; esbosco di recupero conseguente a eventi naturali documentati; oppure raccolta di legnami non adatti agli impianti locali di trattamento. Le Regioni o gli enti individuati possono tenere conto delle segnalazioni degli operatori e delle associazioni di settore.

Quali nuovi limiti agli incentivi introduce il D.Lgs. 5/2026?

Il D.Lgs. 5/2026 non vieta gli impianti a biomassa né elimina in generale gli incentivi per stufe e caldaie. Introduce invece divieti mirati su nuove misure di sostegno finanziario diretto per determinate materie prime e sul sostegno agli impianti a biomassa forestale destinati esclusivamente alla produzione elettrica.

Dall’entrata in vigore dell’art. 4-bis non sono ammesse nuove misure di sostegno finanziario diretto per utilizzare a fini energetici tronchi da sega, legname da impiallacciatura, legname tondo di qualità industriale, ceppi e radici, salvo le eccezioni per particolari tipologie colturali o filiere specifiche individuate dal MASAF nel rispetto dei criteri previsti.

Il decreto esclude inoltre nuove misure di sostegno finanziario diretto alla produzione di energia rinnovabile mediante incenerimento dei rifiuti se non risultano rispettati gli obblighi di raccolta differenziata richiamati dall’art. 182-ter del D.Lgs. 152/2006.

Energia da biomassa forestale: stop agli incentivi per gli impianti esclusivamente elettrici

Per l’elettricità prodotta da biomassa forestale non sono ammessi nuovi sostegni né il rinnovo di quelli esistenti per impianti destinati esclusivamente alla produzione elettrica, salvo le condizioni espressamente indicate dalla norma, tra cui determinati casi connessi ai piani territoriali per una transizione giusta o all’applicazione della cattura e dello stoccaggio della CO₂ da biomassa.

La norma prevede però specifiche eccezioni: il sostegno può essere concesso o rinnovato se ricorre almeno una delle condizioni stabilite dalla disciplina, tra cui:

produzione in una Regione interessata da un piano territoriale per una transizione giusta, alle condizioni previste dalla normativa europea e nazionale;
produzione mediante sistemi di cattura e stoccaggio della CO₂ derivante dalla biomassa, nel rispetto dei requisiti normativi applicabili.

Quali incentivi sono disponibili per gli impianti a biomassa nel 2026?

Nel 2026 un impianto a biomassa può rientrare, ricorrendone i requisiti, in meccanismi distinti come Ecobonus e Conto Termico 3.0. Le limitazioni introdotte dal D.Lgs. 5/2026 sulle misure di sostegno alla bioenergia non equivalgono a un divieto generalizzato delle agevolazioni per i generatori termici installati negli edifici.

Come funziona l’Ecobonus per la biomassa nel 2026?

L’installazione di impianti a biomassa rientra tra gli interventi di riqualificazione energetica (ecobonus). In particolare, l’Ecobonus consiste in un’agevolazione fiscale (detrazione IRPEF o IRES) da ripartire in 10 rate annuali di pari importo, riconosciuta per i lavori di riqualificazione energetica dell’immobile effettuati sia su edifici unifamiliari sia nei condomini.

Occorre però distinguere queste detrazioni per gli interventi sugli edifici dalle misure di sostegno alla produzione di energia disciplinate dal nuovo art. 4-bis.

Il D.Lgs. 5/2026, infatti, non introduce un divieto generalizzato alle agevolazioni per stufe, caldaie o altri generatori a biomassa installati negli edifici. I limiti introdotti dall’art. 4-bis riguardano specifiche misure di sostegno, determinate materie prime e, in particolare, gli impianti a biomassa forestale destinati esclusivamente alla produzione elettrica.

Prima di accedere a un incentivo è quindi necessario verificare:

tipologia di intervento;
caratteristiche dell’immobile;
requisiti tecnici del generatore;
tipo e provenienza della biomassa;
rispetto delle condizioni ambientali ed emissive;
documentazione richiesta;
disciplina fiscale e incentivante applicabile al momento della spesa.

Cosa prevede il Conto Termico 3.0 per la biomassa?

Il Conto Termico 3.0 disciplina anche interventi di produzione di energia termica da fonti rinnovabili mediante generatori a biomassa, secondo le condizioni del D.M. 7 agosto 2025.
Possono accedere alle agevolazioni sia le Pubbliche Amministrazioni sia i soggetti privati, per edifici residenziali e del terziario. Tra gli interventi ammessi rientrano caldaie a biomassa, stufe e termocamini a pellet, termocamini e stufe a legna, oltre ai sistemi ibridi factory made o bivalenti a pompa di calore abbinati anche a generatori a biomassa.
Per gli impianti di potenza termica utile superiore a 200 kW è prevista anche l’installazione di sistemi per la contabilizzazione del calore.
I sistemi ibridi devono inoltre essere corredati da specifica documentazione tecnica del fabbricante relativa a installazione, uso e manutenzione, schemi funzionali e dichiarazione di prodotto ibrido.

FAQ sulle biomasse

Che cosa si intende per biomassa?
Per biomassa si intende la frazione biodegradabile di prodotti, residui, sottoprodotti e rifiuti di origine biologica individuata dal D.Lgs. 199/2021. Comprende materiali provenienti, tra l’altro, da agricoltura, silvicoltura e relative industrie e determinate frazioni biodegradabili dei rifiuti.

Quali sono cinque esempi di biomassa?
Cinque esempi comuni sono legna da ardere, cippato, pellet, residui agricoli e reflui zootecnici. Possono essere utilizzati mediante processi differenti in funzione di umidità, composizione e destinazione energetica.

Come viene prodotta energia dalle biomasse?
L’energia può essere ottenuta attraverso combustione, digestione anaerobica, gassificazione, pirolisi e altri processi. La combustione produce direttamente calore; la digestione genera biogas; gassificazione e pirolisi producono intermedi che possono essere successivamente valorizzati energeticamente.

La biomassa è energia rinnovabile?
Sì. La normativa italiana include espressamente la biomassa tra le fonti rinnovabili. La sostenibilità ambientale, però, deve essere valutata considerando materia prima, gestione del territorio, trasporto, conversione ed emissioni lungo il ciclo di vita.

Le biomasse sono carbon neutral?
Non automaticamente. L’IPCC evidenzia che il risultato climatico della bioenergia varia in funzione della fonte della biomassa, del processo di conversione, dell’energia impiegata, del trasporto, dell’uso del suolo e dell’orizzonte temporale considerato.

Che cosa cambia per la biomassa legnosa dal 2026?
Il D.Lgs. 5/2026 introduce nel D.Lgs. 199/2021 il principio dell’uso a cascata e nuove limitazioni a determinate misure di sostegno finanziario. Per la biomassa legnosa viene data priorità agli usi materiali, al prolungamento della vita dei prodotti, al riuso e al riciclo prima dell’uso energetico, salvo i casi previsti dalla disciplina.

Il D.Lgs. 5/2026 vieta gli incentivi per stufe e caldaie a biomassa?
No. La norma non contiene un divieto generalizzato degli incentivi per i generatori termici negli edifici. Introduce invece limiti mirati per determinate materie prime e per specifiche misure di sostegno, tra cui quelle relative agli impianti alimentati da biomassa forestale destinati esclusivamente alla produzione elettrica.

Quali incentivi ci sono per una caldaia a biomassa nel 2026?
In presenza dei requisiti previsti, possono essere rilevanti Ecobonus e Conto Termico 3.0. Per le spese Ecobonus 2026 l’aliquota è ordinariamente del 36%, con elevazione al 50% nei casi previsti per l’abitazione principale; il Conto Termico 3.0 segue invece il D.M. 7 agosto 2025 e le Regole applicative del GSE.

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