Piano Sociale per il Clima: il testo approvato, le misure per l’edilizia
9,3 miliardi per riqualificazione energetica dell’ERP, efficientamento degli immobili delle microimprese vulnerabili e mobilità e sostegni
Il Consiglio dei ministri del 4 agosto 2026 ha dato il libera al Piano Sociale per il Clima autorizzando il Ministero dell’Ambiente a trasmettere il documento alla Commissione europea per il negoziato finalizzato all’approvazione formale.
Il Piano Sociale per il Clima italiano vale circa 9,3 miliardi di euro nel periodo 2026-2032 e punta a ridurre gli effetti sociali dell’ETS2 su famiglie, microimprese e utenti vulnerabili dei trasporti.
Per il settore edilizio prevede tre direttrici:
riqualificazione energetica dell’ERP;
efficientamento degli immobili delle microimprese vulnerabili;
elettrificazione dei consumi domestici.
Alle misure sugli edifici si affiancano interventi per la mobilità pubblica e condivisa, un sostegno temporaneo al reddito attraverso il Bonus Sociale Energia Plus e una componente di assistenza tecnica destinata a governance, piattaforme digitali, sportelli territoriali e monitoraggio.
Anche se non contiene misure operative, il Piano Sociale per il Clima apre una prospettiva di investimenti significativa sulla riqualificazione del patrimonio pubblico e degli immobili delle microimprese e offre significative opportunità per il settore.
Ecco il testo ufficiale del documento e una sintesi delle misure previste.
Per valutare la prestazione energetica dell’edificio e confrontare gli effetti degli interventi di riqualificazione, ecco un software per il calcolo energetico e la certificazione degli edifici.
Che cos’è il Piano Sociale per il Clima e a cosa serve?
Il Piano Sociale per il Clima (PSC) è lo strumento con cui l’Italia programma l’utilizzo delle risorse del Fondo Sociale per il Clima istituito dal Regolamento (UE) 2023/955, con l’obiettivo di attenuare gli effetti economici e sociali della transizione energetica sui soggetti più vulnerabili.
Il documento individua tre grandi categorie di destinatari:
famiglie vulnerabili;
microimprese vulnerabili;
utenti vulnerabili dei trasporti.
Il PSC si inserisce nel quadro dell’estensione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione alle emissioni legate agli edifici e al trasporto stradale. Il riferimento è la direttiva 2003/87/CE, come evoluta nel quadro ETS, insieme agli obiettivi climatici fissati dal Regolamento (UE) 2021/1119.
Dal 2028 l’ETS2 dovrebbe introdurre un prezzo del carbonio applicato ai combustibili utilizzati, tra gli altri, per il riscaldamento degli edifici e per il trasporto stradale. Il rischio è che l’aumento dei costi energetici incida in misura proporzionalmente maggiore sulle famiglie con redditi bassi o medio-bassi e sui soggetti che dispongono di minori risorse per investire nell’efficienza energetica. È proprio su questo divario che interviene il Piano Sociale per il Clima.
Il problema ha dimensioni rilevanti anche sul piano nazionale: secondo i dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 il fenomeno avrebbe interessato circa 2,4 milioni di famiglie, con differenze territoriali particolarmente marcate nel Mezzogiorno e nelle Isole.
Quante risorse prevede il Piano Sociale per il Clima?
Il Piano dispone di circa 9,3 miliardi di euro, di cui circa 7 miliardi provenienti dal Fondo Sociale per il Clima e 2,3 miliardi di cofinanziamento nazionale, pari al 25% della dotazione complessiva. Il periodo di riferimento è il 2026-2032.
Il Piano prevede quattro componenti:
Componente
Ambito
C1
Settore dell’edilizia
C2
Trasporto su strada
C3
Sostegno diretto al reddito
C4
Assistenza tecnica
La componente trasporti assorbe la quota maggiore delle risorse, seguita dall’edilizia. Una quota più contenuta finanzia il sostegno temporaneo al reddito, mentre l’assistenza tecnica incide per meno dell’1% della dotazione complessiva.
Sul piano dei vincoli finanziari, il sostegno diretto temporaneo al reddito non può superare il 37,5% dei costi totali del Piano, mentre questo limite non riguarda gli investimenti strutturali, come quelli destinati all’efficienza energetica.
Cosa prevede il Piano Sociale per il Clima per l’edilizia?
La Componente C1 – Settore dell’edilizia concentra gli interventi su tre assi: riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, efficientamento degli immobili appartenenti alle microimprese vulnerabili ed elettrificazione dei consumi domestici.
Nel sommario ufficiale del Piano sono individuate precisamente:
C1.M1 – M.E.1: Riqualificazione energetica degli edifici – Edilizia Residenziale Pubblica;
C1.M1 – M.E.2: Riqualificazione energetica degli edifici – Microimprese vulnerabili;
C1.I1: Promozione elettrificazione consumi.
Circa 1,95 miliardi di euro sono destinati all’ERP, 1,25 miliardi sono per gli immobili delle microimprese vulnerabili e circa 95,2 milioni coprono l’elettrificazione dei consumi domestici.
Come sarà riqualificata l’edilizia residenziale pubblica?
La misura per l’edilizia residenziale pubblica (ERP) dispone di circa 1,95 miliardi di euro e prevede interventi di riqualificazione energetica sugli alloggi sociali, con priorità agli edifici appartenenti alle classi energetiche F e G.
La programmazione punta a intervenire su circa 15,6 milioni di metri quadrati di patrimonio edilizio e associa alla misura un obiettivo di riduzione dell’energia primaria non rinnovabile superiore a 82 mila tep all’anno.
In termini tecnici, il Piano collega quindi il finanziamento a un risultato energetico misurabile e non alla sola realizzazione materiale dei lavori.
Il contributo può coprire fino al 65% dell’investimento. In presenza di ulteriori contributi pubblici compatibili, è prevista la possibilità di arrivare a una copertura complessiva superiore alla sola aliquota prevista dal PSC.
Gli interventi devono riguardare l’intero fabbricato ad esclusione del cappotto termico dalla misura. Previsto e auspicato il coinvolgimento delle ESCo nei progetti.
Cosa prevede il Piano per le microimprese vulnerabili?
Per gli immobili di proprietà delle microimprese vulnerabili il Piano destina circa 1,25 miliardi di euro alla riqualificazione energetica, con un sostegno che può arrivare fino al 65% della spesa, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato.
La misura punta alla riduzione strutturale dei consumi e dei costi energetici delle attività più esposte all’aumento dei prezzi dell’energia.
Tra gli interventi richiamati figurano anche soluzioni che combinano:
produzione fotovoltaica;
pompe di calore;
efficientamento dell’edificio e degli impianti.
Anche in questo caso viene indicata la priorità per gli immobili appartenenti alle classi energetiche F e G, mentre il cappotto termico risulta escluso dalla configurazione della misura descritta nella fonte.
Che cosa significa “elettrificazione dei consumi” nel Piano Sociale per il Clima?
L’investimento C1.I1 – Promozione elettrificazione consumi dispone di circa 95,2 milioni di euro e mira a eliminare gli ostacoli economici e tecnico-funzionali che limitano l’adozione di tecnologie elettriche efficienti nelle abitazioni.
La misura assume una forma diversa dalla tradizionale riqualificazione edilizia perché lega la decarbonizzazione non soltanto all’involucro edilizio, ma anche alla capacità dell’impianto elettrico dell’abitazione di sostenere nuovi carichi, ad esempio quelli connessi alla sostituzione delle tecnologie alimentate da combustibili fossili.. Il contributo in conto capitale può arrivare, secondo la configurazione riportata dalla fonte, fino al 100% dei costi ammissibili per interventi legati all’adeguamento della potenza elettrica disponibile e della rete domestica necessaria all’elettrificazione.
Tra gli esempi viene indicato il passaggio della potenza contrattuale da 3 kW a 4,5 o 6 kW, insieme agli interventi minimi necessari sugli impianti interni. La platea potenziale è stimata in circa 865 mila famiglie che incontrano barriere economiche alla conversione dei consumi verso soluzioni elettriche.
Quali misure completano gli interventi sull’edilizia?
Il Piano Sociale per il Clima integra la riqualificazione edilizia con mobilità e sostegno al reddito.
La Componente C2 agisce contemporaneamente sull’offerta e sulla domanda di trasporto.
Sul lato dell’offerta è previsto un investimento di circa 2,89 miliardi di euro, a partire dal 2028, destinato ai servizi di mobilità pubblica e agli hub. La misura punta a rafforzare il trasporto pubblico, collettivo e condiviso attraverso nuovi servizi, veicoli e infrastrutture intermodali, concentrando gli interventi nelle aree maggiormente interessate dalla povertà dei trasporti.
Sul lato della domanda, “Il mio conto di mobilità” dispone di circa 1,74 miliardi di euro. Il meccanismo prevede un wallet personale articolato in tre fasce:
400 euro annui;
200 euro annui;
100 euro annui.
L’importo varia in funzione dell’Indice di Vulnerabilità e può essere utilizzato per il trasporto pubblico locale e regionale e per servizi a domanda.
La Componente C3 introduce il Bonus Sociale Energia Plus, al quale sono destinati circa 1,34 miliardi di euro per il periodo 2028-2031.
Si tratta di un sostegno temporaneo e decrescente nel tempo, rivolto alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro e modulato anche in funzione della zona climatica, secondo la classificazione prevista dal D.P.R. 412/1993.
L’obiettivo è tenere conto dei differenti fabbisogni termici delle famiglie e attenuare l’impatto iniziale dei maggiori costi energetici legati all’ETS2, senza sostituire gli interventi strutturali di efficientamento.
Fonte: Read More
