Prevenzione incendi cantieri: norme e misure di sicurezza

Prevenzione incendi cantieri: norme e misure di sicurezza

Prevenzione incendi cantieri: normativa, rischio incendio, lavori a caldo, estintori, addetti antincendio, PSC e POS per gestire l’emergenza

La prevenzione incendi nei cantieri richiede di individuare sorgenti di innesco, materiali combustibili e infiammabili, lavorazioni pericolose, condizioni di evacuazione e mezzi di estinzione, aggiornando le misure al continuo evolversi del cantiere.

Il riferimento di base è il D.Lgs. 81/2008; per i cantieri temporanei o mobili occorre inoltre distinguere attentamente il campo di applicazione dei decreti antincendio del settembre 2021.

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sull’argomento prendendo come riferimento principale il quaderno INAIL sul rischio incendio ed esplosione in edilizia (2021) opportunamente aggiornato con le più recenti innovazioni normative.

Quali sono le norme di riferimento per la prevenzione incendi nei cantieri?

La sicurezza antincendio in cantiere parte dal D.Lgs. 81/2008, che impone al datore di lavoro di valutare i rischi, predisporre misure di prevenzione ed evacuazione e designare i lavoratori incaricati della gestione delle emergenze.

Nel cantiere temporaneo o mobile queste prescrizioni devono coordinarsi con la disciplina specifica del Titolo IV e con PSC e POS.

L’art. 18 del D.Lgs. 81/2008 richiede, tra l’altro, di “adottare le misure necessarie ai fini della prevenzione incendi e dell’evacuazione”. La misura deve essere proporzionata alla natura dell’attività, alle dimensioni dell’organizzazione e alle persone presenti coerentemente con il D.M. 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi), che ha superato il vecchio approccio rigidamente prescrittivo a favore di un approccio prestazionale. Questo modello consente al progettista (che assume la piena responsabilità della valutazione del rischio) di adottare soluzioni proporzionate al rischio reale, avvalendosi dell’ingegneria della sicurezza antincendio (Fire Safety Engineering – FSE) o di tecnologie innovative.

Un punto spesso fonte di equivoci riguarda i tre decreti antincendio del settembre 2021.

D.M. 1/09/2021: disciplina controllo e manutenzione di impianti, attrezzature e sistemi di sicurezza antincendio;
D.M. 2/09/2021: per i cantieri temporanei o mobili si applicano le prescrizioni degli artt. 4, 5 e 6, relative in particolare ad addetti, formazione e docenti;
D.M. 3/09/2021: esclude dal proprio campo di applicazione i cantieri temporanei o mobili.

Il Decreto GSA (D.M. 2 settembre 2021) non si applica nella sua interezza ai cantieri temporanei o mobili, i quali mantengono una specifica e autonoma gestione della sicurezza e dell’emergenza regolamentata dal D.Lgs. 81/2008 (in particolare all’interno del PSC – Piano di Sicurezza e Coordinamento e del POS – Piano Operativo di Sicurezza).

L’emergenza è definita come una situazione anomala rispetto alle normali condizioni lavorative, da cui possono derivare incidenti o infortuni. Il Testo Unico della Sicurezza prevede specifici adempimenti a carico dei datori di lavoro, coordinatori e addetti:

Art. 15, comma 1, lett. u): inserisce tra le misure generali di tutela la pianificazione dell’evacuazione, del primo soccorso e della lotta antincendio.
Art. 18, comma 1, lett. b) e t): obbliga il datore di lavoro a designare preventivamente i lavoratori incaricati della gestione delle emergenze e ad adottare le misure necessarie ai sensi dell’Art. 43.
Art. 43, commi 1 e 3: definisce gli obblighi del datore di lavoro nell’organizzare i rapporti con i servizi pubblici di soccorso, fornire informazione sui pericoli gravi e immediati, programmare le procedure di arresto/messa in sicurezza delle attività lavorative, e garantire presidi di estinzione idonei. Stabilisce che i lavoratori, salvo giustificato motivo, non possono rifiutare la designazione come addetti all’emergenza.
Art. 44: tutela il lavoratore che si allontana dal posto di lavoro in presenza di un pericolo grave e inevitabile, impedendo qualsiasi conseguenza dannosa o pregiudizio nei suoi confronti.
Art. 46: rimanda ai criteri del D.M. 10 marzo 1998 (abrogato dai tre decreti antincendio del settembre 2021). I cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per opere di lunghezza superiore a 50 metri o quelli con impiego di esplosivi sono classificati come attività a rischio di incendio elevato (Allegato IX).

Come si valuta il rischio incendio in un cantiere?

Il rischio incendio nei cantieri è particolarmente dinamico perché lavorazioni, materiali, impianti provvisori, vie di transito e imprese presenti cambiano durante l’avanzamento dell’opera. Una valutazione corretta non può quindi essere considerata immutabile per tutta la durata dei lavori.

Tra le condizioni da verificare rientrano in particolare:

presenza e quantità di materiali combustibili;
liquidi e gas infiammabili;
bombole e serbatoi;
apparecchiature elettriche e impianti provvisori;
generatori, motori e apparecchi di riscaldamento;
saldatura, taglio e altre lavorazioni a caldo;
uso di fiamme libere;
accumulo di rifiuti;
percorsi di esodo e accessibilità per i soccorsi;
interferenze tra imprese e lavorazioni contemporanee.

La valutazione del rischio incendio deve individuare pericoli, persone esposte, probabilità di innesco, possibilità di propagazione e conseguenze, per poi definire misure tecniche, organizzative e procedurali coerenti con la specifica fase del cantiere.

La valutazione deve essere rivista quando le modifiche del processo o dell’organizzazione del lavoro sono significative per la salute e sicurezza, principio previsto dall’art. 29 del D.Lgs. 81/2008.

Lo step preliminare nella valutazione del rischio è l’individuazione delle possibili fonti di rischio incendio ed esplosione.

Materiali combustibili e infiammabili

Solidi: La facilità e la velocità di combustione dipendono dalla natura chimica, dall’umidità (materiale più secco = meno energia richiesta), dalla superficie di contatto con l’aria (materiali sottili o porosi bruciano più rapidamente) e dalla disposizione spaziale (gli elementi verticali, come i teli dei ponteggi, favoriscono una propagazione verticale rapidissima). Le polveri di legno, generate durante il taglio, possono formare miscele esplosive (deflagrazioni ATEX) innescabili anche da piccoli archi elettrici16. I materiali isolanti termici esterni (es. “cappotto”) presentano elevati fattori di rischio se non adeguatamente protetti.
Liquidi: Bruciano sotto forma di vapori quando la concentrazione si trova all’interno del campo di infiammabilità (es. benzina 1% – 6,5%; gasolio 0,6% – 6,5%). La benzina è particolarmente pericolosa perché ha una temperatura di infiammabilità (flash point) di -20 °C, rendendola pronta ad incendiarsi a temperature ambiente ordinarie, rispetto ai 65 °C del gasolio1920. I contenitori esposti al fuoco possono perdere l’integrità o diventare pericolosi oggetti in pressione21.
Gas: Invisibili e inodori (odorizzati per legge), richiedono energie di innesco bassissime22. Possono essere immagazzinati compressi (metano a >100 atm), liquefatti (GPL a 2-10 atm), disciolti (acetilene a 15-19 atm) o come comburenti (bombole di ossigeno). Dal punto di vista della densità rispetto all’aria, il GPL è più pesante dell’aria e tende ad accumularsi in basso (vani interrati, scavi, fosse) con gravi pericoli di esplosione, mentre il metano, più leggero, tende a salire e disperdersi all’aperto.

Rischio elettrico

Il passaggio di corrente genera calore (effetto Joule), degradando gradualmente o distruggendo gli isolanti

Principali tipologie di guasto: Sovraccarico (condizione anomala in circuito sano, con corrente d’impiego $I_B$ superiore alla portata nominale del cavo $I_z$, che porta a temperature superiori ai 70 °C per il PVC o 90 °C per l’EPR, riducendone la vita utile); guasto dell’isolamento (invecchiamento o abrasione meccanica che causa archi elettrici continui); guasto ai terminali di collegamento (serraggi allentati che riducono l’area effettiva di contatto a meno dell’1%, aumentando la resistenza e provocando surriscaldamenti); guasto ai conduttori (rotture da sollecitazioni o vibrazioni, in cui il rame ossida e fonde a 1250 °C originando un arco)2.
Conseguenze: Cortocircuiti (cedimento totale dell’isolamento con calo drastico dell’impedenza e crescita esponenziale della corrente); guasti a terra; archi elettrici (scariche ad altissima temperatura capaci di fondere metalli e proiettare particelle incandescenti).
Impianto di cantiere: Deve essere progettato in base alla durata del cantiere, protetto da urti meccanici (schiacciamenti da mezzi), acqua e polvere (elevati gradi di protezione delle custodie), e deve integrare interruttori magnetotermici (protezione da sovraccarichi e cortocircuiti), interruttori differenziali (con soglia $le 30$ mA come misura addizionale contro i contatti diretti) e dispositivi di protezione contro i fulmini (SPD).

Lavori a caldo

Attività che impiegano fiamme libere o producono calore/scintille (saldatura ad arco fino a 4000 °C, cannelli ossiacetilenici a 3000 °C, fiamme a propano a 2000 °C, smerigliatrici/mole a >500 °C).

Nella posa a caldo di membrane bituminose su coperture, il rischio è accentuato in tetti in legno o tetti ventilati (la cui intercapedine favorisce l’apporto di ossigeno e velocizza la propagazione). I lavoratori sono inoltre esposti a fumi di pirolisi del bitume contenenti idrocarburi policiclici aromatici (IPA), a rischio cancerogeno per via inalatoria o cutanea.

Uso di materiale esplosivo

Sostanze a rapidissima decomposizione classificate in deflagranti (velocità nell’ordine di centinaia di metri al secondo, tipiche da lancio) e detonanti (velocità dell’onda d’urto superiore a quella del suono, reazione quasi istantanea).

Altre cause

Mozziconi di sigaretta (tabacco fino a 800 °C, innescano a circa 200 °C carta, tessuti o termoplastici in ambienti non presidiati con dinamica di ignizione lenta); bracieri di fortuna (proiezione di faville e braci con accumulo termico lento); incendi di origine dolosa (rapidi, richiedono videosorveglianza e controllo degli accessi).

Rischi aggiuntivi indotti dai cantieri di ristrutturazione e manutenzione

Scavi in prossimità di sottoservizi

Lo scavo vicino a condutture di gas o reti elettriche preesistenti è assimilato ad ambiente confinato o sospetto di inquinamento (Art. 66 D.Lgs. 81/08), imponendo la qualificazione dell’impresa ai sensi del D.P.R. 177/11.

Procedure operative: Acquisizione preliminare delle planimetrie dei gestori di rete; effettuazione di indagini non invasive con georadar (GPR) o videoispezioni prima dello scavo a mano. L’utilizzo di tecniche a basso impatto ambientale come la trivellazione orizzontale controllata (TOC) non esclude il rischio di perforazione; in caso di rottura, il gas metano può incanalarsi all’interno di corrugati elettrici e accumularsi in locali chiusi a distanze elevate (fino a 100 metri), provocando deflagrazioni.

Misure antincendio: Rilascio del Permesso di lavoro (UNI 10449:2008), emissione del certificato di isolamento elettrico/disattivazione, bonifica gas free, monitoraggio costante dei livelli di ossigeno e delle concentrazioni di gas infiammabili con indicatori acustici tarati.

Lavori con fiamme libere, solventi e coloranti

Saldatura e smerigliatura: Rimuovere i materiali combustibili entro un raggio superiore a 10 metri o coprirli con teli incombustibili. Le scintille prodotte dalle smerigliatrici (fino a 500 °C) possono penetrare attraverso piccole crepe in aree adiacenti o sul lato opposto di pareti e solai. Vietato l’uso delle saldatrici per disgelare tubazioni.

Catramatura: Le bombole di GPL devono essere trasportate su carrelli, tenute in posizione verticale lontano da calore, dotate di riduttori di pressione controllati e raccordate con tubi di gomma conformi alla UNI EN ISO 3821:2020. Ronda di controllo di un’ora al termine dei lavori. I depositi di bombole di GPL (in cantiere tipicamente <300 kg) devono essere collocati all’esterno per ridurne la vulnerabilità a vandali o dolo.

Stoccaggio di materiali infiammabili

I materiali isolanti per il “cappotto” termico devono essere depositati lontano da fonti di innesco, limitandone i volumi al fabbisogno del breve periodo, mantenendo costantemente fruibili le vie di esodo e predisponendo estintori carrellati.

Rischio amianto nelle manutenzioni

Circa il 10% delle tubazioni interrate delle reti idriche o del gas è in cemento-amianto, e spesso quelle dismesse vengono riutilizzate come cavidotti. Negli interventi urgenti o di stress, il rischio di frantumazione involontaria aumenta.

Regole operative: È vietato avviare lavori in strutture antecedenti il 1995 senza indagini preliminari, frantumare/tagliare MCA, o abbandonare rifiuti Rca. È obbligatorio segnalare la presenza di MCA, assicurarsi che la ditta specializzata presenti il Piano di lavoro amianto all’AUSL, bagnare le superfici con acqua e incapsulante prima di ogni manomissione, e acquisire il quarto foglio del formulario di trasporto dei rifiuti ad idonea discarica.

Edifici sottoposti a tutela

Presentano un’elevata vulnerabilità intrinseca per l’architettura complessa, l’assenza di compartimentazioni, l’impiego esteso di legname secco (caratterizzato da basso contenuto di umidità e suscettibile di fuoco covante rilevabile solo dopo ore dalla chiusura dei lavori) e l’accessibilità ridotta per i mezzi dei Vigili del Fuoco.

Tecnologie e misure specifiche: Utilizzo della modellazione BIM applicata alla prevenzione incendi (progetto Fire Digital Check – FDC) e dell’ingegneria prestazionale (FSE) per evitare interventi troppo invasivi. Impiego di cavi non propaganti l’incendio, segregazione degli impianti provvisori in cavedi resistenti al fuoco, ponteggi metallici (anziché in legno) trattati con vernici ignifughe, solventi incombustibili, e adozione di procedure di sorveglianza dedicate in caso di disattivazione temporanea degli impianti di protezione attiva.

Individuazione delle principali misure di prevenzione e protezione

Misure generali

Valutazione dei rischi basata sul potere calorifico (carico d’incendio), sulla reazione al fuoco dei materiali (velocità di propagazione, post-combustione, gocciolamento; classificazione italiana da 0 a 5 o europea UNI EN 13501-1 da A1 a F) e sulla pezzatura (i solidi finemente suddivisi come i trucioli di legno hanno un elevatissimo rapporto superficie/volume e raggiungono rapidamente la temperatura di autoaccensione rispetto a blocchi compatti).

Layout di cantiere

La planimetria dell’organizzazione deve separare i depositi a rischio specifico dalle normali vie di transito48. È vietato stoccare GPL o gas infiammabili in locali interrati48. I depositi di gas combustibili (es. acetilene) e comburenti (ossigeno) devono essere separati48. Le quantità di sostanze pericolose nei punti di lavorazione devono essere ridotte allo stretto fabbisogno giornaliero4849.

Stoccaggio di gas e liquidi infiammabili

Misure preventive includono la ventilazione naturale (per impedire la formazione di atmosfere ATEX), il monitoraggio della salubrità dell’aria tramite rilevatori a fotoionizzazione (P.I.D.), e l’impiego di barriere protettive contro gli urti dei mezzi meccanici. I depositi di fusti devono essere chiaramente segnalati, etichettati, dotati di estintori portatili idonei alla classe di fuoco e chiusi in modo sicuro negli orari di inattività.

Depositi di rifiuti combustibili

Calcolo delle distanze di separazione esterne secondo la misura di compartimentazione S.3 del Codice di prevenzione incendi. I rifiuti liquidi vanno tenuti in serbatoi a norma con bacini di contenimento a tenuta, mentre i cumuli di rifiuti solidi devono essere ventilati e di altezza limitata per evitare fenomeni di autocombustione. È vietato miscelare rifiuti pericolosi incompatibili o miscelare rifiuti pericolosi con non pericolosi ai sensi del D.Lgs. 152/2006.

Gestione lavorazioni con sorgenti di calore

Determinazione della potenza termica radiante tramite la legge di Stefan-Boltzmann ($E = sigma cdot T^4$) e confronto con i flussi termici di danno del bersaglio (es. 12,5 kW/m² provoca la fusione di elementi plastici, 25 kW/m² l’ignizione del legno senza fiamma pilota). La conduzione termica su lamiere grecate sottoposte a fiamme libere può causare temperature di 530 °C sul lato opposto in un minuto, innescando materiali isolanti adiacenti (es. polistirene).

Permesso di lavoro a caldo

Documento scritto e firmato che autorizza formalmente la lavorazione non routinaria in un’area non permanentemente dedicata.

Definisce i nominativi, la strumentazione, la durata e impone l’ispezione preventiva dell’area, la sorveglianza continua durante l’attività, e un controllo finale (ronda antincendio) da effettuare tra una e quattro ore dopo il completamento dei lavori per scongiurare fuochi covanti.

Riduzione dei pericoli

Sostituzione dei processi (es. incollaggio a freddo di membrane bituminose), schermatura delle sorgenti, messa a terra di impianti/masse metalliche per evitare scariche elettrostatiche, e impiego di rivelatori per individuare combustioni di tipo covante nelle vecchie strutture lignee.

Gestione delle lavorazioni con esplosivi

Regolata dal TULPS (Allegato B Cap. V) e dal D.P.R. 302/1956. Impone il caricamento delle mine con strumenti non ferrosi (no scintille), brillamento ad ore stabilite, e uso di segnali acustici tramite tromba (tre fasi: avviso di sgombero area, imminenza dello sparo, cessato pericolo). Se una mina fallisce l’accensione, è vietato rientrare per almeno 30 minuti (o 10 minuti in caso di accensione elettrica)74. Gli addetti devono essere dotati di speciale licenza di fochino rilasciata dal Prefetto.

Gestione incendi in presenza di amianto

Le lastre esposte a calore elevato subiscono l’effetto Spalling (rottura dei legami chimici dell’acqua all’interno del cemento, che distrugge la coesione molecolare)76. Lo Spalling non violento provoca lo spellamento graduale dell’elemento strutturale (avvertibile con crepitio), mentre lo Spalling violento o esplosivo genera rotture repentine che proiettano piccoli frammenti e fibre di amianto nell’ambiente circostante oltre i 50 metri di raggio, trasportati dai moti termici ascensionali.

E’ opportuno segnalare la presenza di materiali contenenti amianto (MCA) ai soccorritori, raccomandare alla popolazione sottovento la chiusura dei serramenti, vietare fumo/cibi/bevande nelle aree esposte, e nebulizzare acqua per abbattere la polverosità durante e dopo l’evento (rimozione macerie e smassamento)7879. I lavoratori che operano a contatto diretto devono indossare DPI di terza categoria (tute monouso tipo 5 in TNT di classe 3, 4 o 5, calzari e guanti sigillati con nastro isolante, e semimaschere o maschere pieno-facciali con filtro P3).

Organizzazione del cantiere ai fini antincendio

L’allestimento del cantiere dovrà attenzionare, specificatamente, le aree dove i rischi possono essere maggiori, ad esempio:

stoccaggio di materiali e uso di sostanze infiammabili;
deposito di rifiuti in attesa di allontanamento dal cantiere;
installazione di impianti elettrici fissi e temporanei;
lavori di scavo in prossimità di reti di gas ed energia elettrica esistenti.

In presenza di alcune situazioni che possono rappresentare una fonte d’innesco, quali operazioni di saldatura, uso di fiamme libere nelle operazioni d’impermeabilizzazione, stoccaggi di materiali e sostanze infiammabili, impianti elettrici provvisori, ecc. potrebbero, addirittura, costituirsi condizioni rientranti nel campo d’applicazione del D.P.R. 151/2011.

Attività tipiche di cantiere soggette ai controlli di prevenzione incendi

L’Allegato I del D.P.R. 151/2011 individua le attività soggette al controllo del C.N.VV.F., classificate in tre categorie a complessità crescente:

Categoria A (basso rischio, attività normate): Il titolare presenta direttamente la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comando dei VV.F., che costituisce titolo autorizzativo immediato all’esercizio. I controlli vengono effettuati a campione tramite sopralluogo entro 60 giorni, senza necessità di esame preventivo del progetto.
Categoria B (medio rischio, o assenza di norme specifiche): Richiede la presentazione preventiva dell’istanza di Valutazione del Progetto ai VV.F., che si pronunciano entro 60 giorni rilasciando il parere di conformità. Solo in seguito si presenta la SCIA per l’avvio delle attività110. I controlli tramite visita tecnica avvengono a campione110.
Categoria C (alto rischio, elevata complessità tecnico-gestionale): Segue l’iter della Categoria B (Valutazione Progetto preventiva entro 60 giorni e successiva SCIA) ma con l’obbligo di un controllo sistematico (non a campione) tramite sopralluogo da parte dei Vigili del Fuoco entro 60 giorni per il rilascio del verbale di visita tecnica110.

Ecco le attività tipiche di cantiere per le quali sono previste specifiche regole tecniche verticali:

Attività 3 e 4 (Depositi di gas in recipienti mobili o serbatoi fissi)
Attività 5 (Depositi di gas comburenti)
Attività 13.1 (Contenitori-distributori rimovibili di carburanti liquidi fino a 9 m³ con flash point > 65 °C)
Attività 34 (Depositi di carta, cartone, archivi cartacei)
Attività 36 (Depositi di legnami > 50.000 kg)
Attività 49 (Gruppi elettrogeni > 25 kW)
Attività 66 (Dormitori ed alloggi di cantiere con oltre 25 posti letto)
Attività 74 (Impianti termici > 116 kW)
Attività 75 (Autorimesse > 300 m²)

Cosa deve comparire nel PSC e nel POS sul rischio incendio?

PSC e POS devono trasformare la valutazione del rischio incendio in responsabilità, procedure e misure operative riferite al cantiere reale, evitando formule standard non collegate alle lavorazioni previste.

L’Allegato XV del D.Lgs. 81/2008 comprende nell’organizzazione della sicurezza del cantiere il servizio di pronto soccorso, antincendio ed evacuazione; il POS individua inoltre i lavoratori incaricati della prevenzione incendi, lotta antincendio, evacuazione e salvataggio.

In funzione del caso, la documentazione dovrebbe quindi chiarire:

lavorazioni con possibile innesco;
depositi di materiali combustibili o infiammabili;
gestione delle bombole;
collocazione dei presidi;
addetti antincendio;
procedure di allarme;
accessi per i soccorsi;
vie di evacuazione;
interferenze tra imprese;
procedure per lavori a caldo;
eventuali misure aggiuntive durante fasi particolarmente critiche.

La documentazione deve essere coerente con quanto effettivamente presente in campo e aggiornata quando l’evoluzione del cantiere modifica il rischio.

La gestione della sicurezza antincendio nei cantieri

La GSA rappresenta la misura organizzativa e gestionale volta a garantire nel tempo un adeguato livello di sicurezza, definendo ruoli, responsabilità e procedure sia in fase di esercizio che in emergenza.

Essa deve essere integrata sin dall’inizio nel PSC (redatto dal CSP/CSE) e nel POS (redatto dal datore di lavoro di ciascuna impresa), programmando l’evoluzione temporale e dinamica della sicurezza in relazione all’avanzamento dei lavori. I costi della sicurezza dedicati alla GSA non sono soggetti a ribasso d’asta.

Cantieri di dimensioni ordinarie

Esempio 1 (Ristrutturazione appartamento senza interventi strutturali): Il rischio è basso ma caratterizzato dalla sovrapposizione di diverse professionalità e ditte esecutrici. La GSA richiede l’identificazione degli addetti all’emergenza, la verifica della loro formazione, l’informazione di tutti i lavoratori (anche tramite brevi opuscoli portatili), la definizione delle procedure di inizio/fine giornata e la disponibilità di estintori minimi di cantiere.

Esempio 2 (Costruzione edificio civile di 5 piani + interrato, 500 m² in pianta): Complessità logistica maggiore per la presenza di aree di stoccaggio, transito di mezzi pesanti, gestione dei rifiuti combustibili e installazione di attrezzature soggette al controllo antincendio (gruppi elettrogeni > 25 kW, cisterna gasolio, bombole ossigeno/acetilene). La GSA deve adattarsi al progredire del cantiere, modificando le procedure man mano che la struttura grezza viene ultimata e si avviano le opere impiantistiche e di finitura.

Cantieri di grandi dimensioni

Richiede una GSA strutturata e l’istituzione di un’Unità gestionale GSA sul modello del Livello di Prestazione III (Misura S.5 del Codice). La struttura organizzativa minima si articola come segue:

Responsabile dell’attività: Organizza la GSA in esercizio ed emergenza, redige e verifica periodicamente il piano di emergenza, provvede alla formazione del personale e nomina le figure responsabili.
Unità gestionale GSA e Coordinatore (es. CSE): Monitora lo stato della sicurezza, predispone le procedure operative quotidiane, rileva le non conformità segnalandole al responsabile, e aggiorna i documenti in base alle variazioni delle fasi di cantiere. Il Coordinatore in emergenza assume la direzione del Centro di gestione delle emergenze e ha l’autorità di interrompere le attività in caso di pericolo grave ed immediato.
Coordinatore degli addetti del servizio antincendio: Addetto che sovraintende all’attuazione operativa delle misure, programma la turnazione degli addetti, coordina le squadre interne durante l’intervento di spegnimento e si interfaccia direttamente con i Vigili del Fuoco esterni.
Addetti al servizio antincendio: Eseguono operativamente i controlli di esercizio e le manovre di emergenza. Nei cantieri di grandi dimensioni, deve essere assicurata la loro presenza continuativa per garantire l’attivazione immediata delle procedure.
Dotazioni tecnologiche: In questi contesti la GSA necessita del supporto di sistemi automatici di rivelazione precoce d’incendio (fondamentali per il controllo notturno o delle aree di stoccaggio incustodite) e di un Centro di gestione delle emergenze centralizzato, idoneo al coordinamento delle comunicazioni e alla gestione delle procedure del piano di emergenza interno (PEI).

Come si organizza l’emergenza incendio in cantiere?

La gestione dell’emergenza deve stabilire chi dà l’allarme, chi interviene, come vengono evacuati i lavoratori, dove si trova il punto di raccolta e come vengono guidati i soccorritori.

La procedura deve tenere conto della configurazione reale del cantiere: accessi, recinzioni, ponteggi, scavi, piani non ancora completati, materiali depositati, mezzi di sollevamento e presenza simultanea di più imprese possono cambiare radicalmente le modalità di evacuazione.

L’organizzazione dovrebbe rendere immediatamente riconoscibili:

numeri e modalità di chiamata dei soccorsi;
indirizzo e accesso operativo al cantiere;
addetti incaricati;
vie di evacuazione;
punto di raccolta;
ubicazione dei mezzi antincendio;
sistemi di interruzione delle alimentazioni, quando previsti;
eventuali aree interdette o con sostanze pericolose.

La prevenzione incendi va quindi verificata anche quando mutano le fasi di costruzione, perché un percorso utilizzabile in una fase può non esserlo più in quella successiva.

Quando servono gli addetti antincendio in cantiere?

Gli addetti antincendio devono essere preventivamente designati dal datore di lavoro in funzione della valutazione del rischio e dell’organizzazione della gestione dell’emergenza.

Per i cantieri temporanei o mobili, formazione e aggiornamento rientrano nelle disposizioni del D.M. 2/09/2021 espressamente applicabili ai cantieri. L’obbligo vige per i cantieri temporanei o mobili dove si impiegano esplosivi e per quelli in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50 metri.

I corsi sono suddivisi in tre percorsi diversificati in funzione del rischio incendi e della complessità dell’attività, della durata di quattro, otto e 16 ore. I contenuti minimi sono fissati dal D.M. 2 settembre 2021. Dunque, la durata dei corsi va scelta in funzione della valutazione dei rischi. In particolare, il D.M. 2/09/2021 classifica le attività in tre livelli.

Situazione di cantiere
Formazione

Cantieri temporanei o mobili in sotterraneo con opere di lunghezza superiore a 50 m
Livello 3

Cantieri temporanei o mobili nei quali si impiegano esplosivi
Livello 3

Cantieri in cui si detengono o impiegano sostanze infiammabili e si usano fiamme libere, esclusi quelli interamente all’aperto
Livello 2

Altre attività
Valutazione secondo i criteri applicabili

Per il livello 2 il corso indicato dai Vigili del Fuoco è di 8 ore; i casi di livello 3 comprendono i cantieri sotterranei sopra i 50 m e quelli con impiego di esplosivi.

La formazione consente di conseguire l’attestato di idoneità tecnica rilasciato dai comandi provinciali dei Vigili del Fuoco, previo superamento delle prove di accertamento tecnico.

Fonte: Read More