Conglomerato bituminoso recuperato: la granulometria non basta
Il MASE interviene sull’uso del granulato bituminoso nelle strade: quali requisiti servono per l’End of Waste e la conformità alla UNI EN 13242 anche in cantiere?
Il granulato ottenuto dal recupero del conglomerato bituminoso può essere utilizzato al posto degli aggregati vergini nella costruzione delle strade? E le classi granulometriche 0/63, 0/16, 0/10 e 0/6 sono ammesse dalla normativa sull’End of Waste?
Il quesito riguarda la corretta applicazione del D.M. 69/2018, il regolamento che stabilisce quando il conglomerato bituminoso recuperato cessa di essere qualificato come rifiuto e può diventare un prodotto utilizzabile per specifiche destinazioni.
Il chiarimento del Ministero fornita con risposta a interpello 143349 del 9 luglio 2026 è favorevole all’impiego del materiale riciclato, ma pone una condizione fondamentale: non è sufficiente che il granulato appartenga a una delle classi dimensionali indicate. Occorre verificare che l’aggregato rispetti complessivamente i requisiti ambientali, tecnici e prestazionali previsti dalla normativa.
Il quesito sottoposto al MASE
L’associazione ha chiesto al MASE di chiarire se il granulato di conglomerato bituminoso possa essere utilizzato nelle classi granulometriche:
0/63;
0/16;
0/10;
0/6.
Il secondo punto dell’interpello riguarda invece la possibilità di considerare il materiale recuperato sostitutivo degli aggregati vergini normalmente impiegati nelle opere stradali.
Quando il conglomerato bituminoso cessa di essere un rifiuto?
Il riferimento ambientale principale è l’articolo 184-ter del D.Lgs. 152/2006, relativo alla cessazione della qualifica di rifiuto e il D.M. 69/2018 applica tale principio al conglomerato bituminoso individuando i criteri che devono essere rispettati affinché il materiale recuperato possa uscire dal regime dei rifiuti.
Una volta soddisfatte le condizioni previste dal decreto, il granulato può essere utilizzato per alcuni scopi specifici individuati nell’Allegato 1.
Il primo è la produzione di miscele bituminose a caldo, nel rispetto della serie di norme UNI EN 13108, il secondo riguarda le miscele bituminose prodotte a freddo e il terzo comprende la produzione di aggregati per materiali non legati o legati con leganti idraulici, destinati alla costruzione di strade e conformi alla UNI EN 13242, ad esclusione dei recuperi ambientali.
La destinazione d’uso costituisce quindi un elemento essenziale e il fatto che il materiale abbia cessato di essere un rifiuto non consente di impiegarlo liberamente per qualsiasi finalità.
Le granulometrie 0/63, 0/16, 0/10 e 0/6 sono ammesse?
Secondo il MASE, le granulometrie indicate nell’interpello rientrano tra le dimensioni nominali degli aggregati considerate dalla UNI EN 13242 e la norma adotta una designazione granulometrica espressa nella forma “d/D”, dove “d” e “D” rappresentano rispettivamente le dimensioni nominali inferiore e superiore dei setacci.
La UNI EN 13242, in coordinamento con la UNI EN 933-1, distingue diverse tipologie di aggregato.
I fini sono costituiti dalla frazione passante al setaccio da 0,063 mm e gli aggregati fini hanno una dimensione inferiore nominale pari a zero e una dimensione superiore non maggiore di 6,3 mm. Gli aggregati grossi presentano invece una dimensione inferiore uguale o maggiore di 1 mm e una dimensione superiore maggiore di 2 mm.
La norma contempla inoltre gli aggregati in frazione unica, formati da una miscela di elementi fini e grossi con dimensione superiore maggiore di 6,3 mm.
Da questo punto di vista, le classi 0/63, 0/16, 0/10 e 0/6 non sono escluse dall’impiego previsto dal D.M. 69/2018.
Ma questo non significa che qualsiasi materiale ricadente in tali classi possa essere automaticamente utilizzato in cantiere.
La granulometria da sola non dimostra la conformità
Il passaggio più rilevante dell’interpello riguarda proprio la distinzione tra classificazione dimensionale e conformità tecnica. Il MASE afferma che:
“La possibilità di utilizzare le granulometrie richiamate nell’istanza non deriva dalla mera appartenenza ad una determinata classe dimensionale, ma dalla conformità dell’aggregato ottenuto all’insieme dei requisiti tecnici previsti dalla UNI EN 13242”.
La granulometria rappresenta quindi soltanto una delle caratteristiche da verificare, difatti, la conformità alla UNI EN 13242 richiede anche la valutazione della forma delle particelle, della percentuale di elementi frantumati, del contenuto e della qualità dei fini, della resistenza alla frammentazione e all’usura.
Devono inoltre essere considerate, in funzione dell’impiego, caratteristiche come l’assorbimento d’acqua, la composizione dei costituenti, le proprietà chimiche, la durabilità e la resistenza ai cicli di gelo e disgelo.
Per stabilire se un granulato è adatto alla realizzazione di un determinato strato stradale non basta, dunque, verificare che il materiale sia classificato come 0/63 o 0/16. Occorre accertare che le sue prestazioni siano compatibili con la funzione prevista nel progetto e con le prescrizioni tecniche applicabili.
Il granulato può sostituire la materia prima vergine?
Il Ministero risponde positivamente anche alla seconda parte del quesito. La disciplina sulla cessazione della qualifica di rifiuto è finalizzata proprio a consentire che un materiale recuperato, una volta sottoposto agli opportuni trattamenti e controlli, possa essere reimpiegato al posto delle materie prime tradizionali.
Il MASE ricorda che:
“Lo scopo di un processo di questo tipo è di ottenere un prodotto che possa sostituire la materia prima vergine, limitandone quindi il consumo e favorendo l’economia circolare…”.
La sostituzione non è però automatica.
Per poter essere utilizzato al posto di un aggregato vergine, il granulato di conglomerato bituminoso deve aver cessato legittimamente la qualifica di rifiuto, rispettare il D.M. 69/2018 ed essere conforme alla UNI EN 13242.
Approfondimento
L’interpello del MASE si inserisce nel quadro più ampio del recupero dei materiali provenienti dalle attività edilizie e della produzione di aggregati riciclati.
Per approfondire leggi anche “Fresato d’asfalto: le regole per il riuso del conglomerato bituminoso“. Per gestire le demolizioni nei lavori edili, prova un software di cantiere per elaborare piani e computi in linea con la normativa vigente in grado di guidarti in maniera sicura nell’analisi e nelle scelte.
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