Codice appalti e beni culturali: la sfida dell’HBIM e della digitalizzazione

Codice appalti e beni culturali: la sfida dell’HBIM e della digitalizzazione

Anche per gli interventi sugli edifici storici il nuovo Codice appalti prevede l’applicazione della metodologia BIM. La nuova frontiera dell’HBIM

Il patrimonio architettonico-storico rappresenta un tesoro inestimabile, testimone delle culture e delle civiltà che hanno plasmato il nostro passato e il nostro presente.

La sua conservazione è fondamentale non solo per preservare la memoria storica, ma anche per garantire un’identità culturale alle generazioni future.

In questo contesto, la tecnologia HBIM (Heritage Building Information Modeling) si rivela uno strumento chiave per la tutela e il recupero di questi beni.

Edifici storici, BIM e Codice appalti

Ad oggi, in Italia ci sono circa 1.200.000 edifici storici registrati, secondo i dati forniti dal Ministero della Cultura. Questo numero include una vasta gamma di strutture, dai monumenti ai palazzi storici, che richiedono attenzione e cura per garantirne la conservazione nel tempo.

Il patrimonio architettonico storico comprende edifici, monumenti e intere aree urbane che riflettono le diverse epoche storiche e le relative pratiche costruttive. Questo patrimonio non è solo un insieme di strutture fisiche, ma rappresenta anche un valore culturale e sociale. La sua perdita, spesso causata da fattori come l’abbandono, il degrado o le calamità naturali, ha portato a una crescente consapevolezza dell’importanza della conservazione.

L’importanza della conservazione degli edifici storici non si limita solo agli aspetti tecnici; essa è anche profondamente legata alle normative che regolano gli appalti pubblici.

L’articolo 43, comma 1 del D.Lgs. 36/2023 prevede che – a partire dal 1° gennaio 2025 – le stazioni appaltanti e gli enti concedenti adottino metodi e strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni (BIM) per la progettazione e realizzazione di opere di nuova costruzione e per interventi su edifici esistenti, quando l’importo a base di gara supera 1 milione di euro.

Tale disposizione si applica anche agli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione qualora essi riguardino opere già eseguite utilizzando metodi digitali.

Inoltre, l’Allegato II.18 disciplina ai sensi dell’art. 133, i criteri di qualificazione dei soggetti, la progettazione e il collaudo nel settore dei beni culturali stabilendo che le stazioni appaltanti, sulla base della ricognizione e dello studio dei beni affidati alla loro custodia, redigono un documento sullo stato di conservazione del singolo bene, tenendo conto della pericolosità territoriale e della vulnerabilità, delle risultanze, evidenziate nel piano di manutenzione e nel consuntivo scientifico, delle attività di prevenzione e degli eventuali interventi pregressi di manutenzione e restauro.

Cos’è l’HBIM?

L’HBIM è una metodologia avanzata che utilizza modelli informativi tridimensionali per rappresentare edifici storici, integrando dati geometrici e informazioni storiche. Questa tecnologia consente di:

documentare in modo dettagliato le caratteristiche strutturali e materiali degli edifici;
analizzare le condizioni di degrado attraverso simulazioni e modelli predittivi;
pianificare interventi di restauro che rispettino l’integrità storica delle strutture.

Tale integrazione di dati e tecnologie offre un approccio più completo e scientifico alla conservazione del patrimonio.

I dati dettagliati forniti dai modelli permettono di valutare se gli interventi previsti rispettano le linee guida per la conservazione del patrimonio storico. Inoltre, l’HBIM consente una pianificazione più efficiente degli interventi di restauro, grazie alla rappresentazione tridimensionale, è possibile simulare diversi scenari e valutare l’impatto delle varie opzioni progettuali prima di procedere con i lavori.

HBIM: il BIM applicato agli edifici storici

Siamo soliti associare il BIM alla gestione del ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione. Tuttavia, con l’avvento dell’HBIM (Heritage Building Information Modeling), è ora possibile applicare questi processi anche agli edifici storici. I benefici offerti dalla metodologia BIM vengono trasferiti alla gestione del patrimonio edilizio esistente, aprendo nuove possibilità per la manutenzione, la conservazione e l’amministrazione degli edifici storici.

Disporre di un modello digitale del bene permette di ottimizzare diverse attività, come:

il monitoraggio dello stato di conservazione, grazie al confronto tra i dati presenti nel modello digitale e quelli rilevati in tempo reale;
la pianificazione degli interventi di restauro o manutenzione;
la protezione delle informazioni raccolte, archiviate in cloud e costantemente aggiornate;
la simulazione di eventi catastrofici per migliorare la prevenzione dei rischi;
la conservazione della memoria storica dell’edificio, anche in caso di danni o crolli, grazie alla documentazione dettagliata del suo stato attuale;
la ricostruzione digitale di parti mancanti o la rimozione di elementi aggiunti nel corso del tempo;
la possibilità di offrire visite virtuali e una conoscenza approfondita anche di aree non accessibili al pubblico.

L’utilizzo del BIM non solo facilita la conservazione e valorizzazione degli edifici storici, ma rappresenta anche uno strumento efficace per la digitalizzazione e diffusione del patrimonio culturale.

Il caso studio di West Horsley Place: BIM per i beni culturali, il rilievo digitale e HBIM per la conservazione

Un esempio concreto di applicazione dell’HBIM al patrimonio storico è il progetto di digitalizzazione e salvaguardia di West Horsley Place, dimora storica medievale situata nel Surrey, a sud di Londra. Il caso studio è stato sviluppato dall’University of Surrey, sotto la supervisione dell’Institute for Sustainability, con il coinvolgimento di ricercatori, tecnici, studenti di master, dottorandi e specialisti della modellazione informativa.

L’intervento ha avuto l’obiettivo di costruire una rappresentazione digitale completa dell’edificio, integrando dati geometrici, materici e diagnostici utili alla conoscenza, alla conservazione e alla gestione futura del bene.

Il lavoro è partito dall’analisi della documentazione esistente, comprendente elaborati grafici, relazioni e materiale fotografico. Questa fase preliminare ha permesso di ricostruire la storia dell’edificio, individuare le aree più critiche e confrontare lo stato documentato con quello reale. Le successive ispezioni visive hanno consentito di mappare fenomeni di degrado, discontinuità nei collegamenti strutturali, fissaggi mancanti o allentati e differenze tra i disegni disponibili e la configurazione effettiva dell’opera.

La fase centrale del progetto è stata il rilievo digitale tramite laser scanner terrestre. L’acquisizione ha riguardato sia gli spazi interni sia le superfici esterne dell’edificio, producendo una nuvola di punti tridimensionale ad alta risoluzione. Il rilievo ha consentito di documentare con precisione la geometria reale del manufatto, comprese deformazioni, fuori piombo, irregolarità costruttive e difetti difficilmente rilevabili con metodi tradizionali.

La nuvola di punti è stata poi utilizzata come base per la generazione del modello HBIM secondo un processo Scan to BIM. Il modello informativo è stato costruito a partire dai dati rilevati, ricostruendo muri, aperture, elementi strutturali e componenti architettonici in modo coerente con lo stato attuale del bene. In questo modo, la rappresentazione digitale non si limita alla geometria, ma diventa un archivio informativo in cui ogni elemento può essere associato a proprietà, immagini, documenti, analisi e informazioni sul degrado.

Uno degli aspetti più significativi del caso studio riguarda l’uso del modello come supporto alla diagnosi strutturale. Interrogando la nuvola di punti, è stato possibile misurare deformazioni e spostamenti locali, come fuori piano di elementi verticali e frecce di travi, ottenendo dati oggettivi per valutare le condizioni di sicurezza e orientare le strategie di conservazione.

Il modello digitale di West Horsley Place rappresenta quindi un vero strumento di gestione della conoscenza: raccoglie informazioni storiche, geometriche, materiche e conservative, consente il confronto tra rilievo e modellazione e supporta la pianificazione degli interventi. In prospettiva, l’integrazione con sensori IoT e sistemi di monitoraggio può trasformare il modello HBIM in un Digital Twin dell’edificio, utile per controllare nel tempo vibrazioni, temperature, condizioni ambientali e variazioni dello stato di conservazione.

Il caso studio dimostra come l’HBIM possa essere applicato efficacemente anche a edifici storici complessi, nei quali la conoscenza del bene è il presupposto indispensabile per ogni intervento di restauro, manutenzione e valorizzazione.

Un caso pratico dell’HBIM

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Prendiamo come riferimento un edificio storico molto famoso: la “Rotonda” di Palladio (o Villa Capra). Realizziamo il modello sfruttando i comandi dell’ambiente HBIM di Edificius, la più avanzata tecnologia BIM applicata agli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente e degli edifici storici e monumentali.

In questo modo si ottiene un vero e proprio modello BIM in cui tutte le componenti (capitelli, colonne, volte, finestre, ecc.) sono oggetti parametrici intelligenti, ricchi di informazioni aggiornabili e implementabili nel tempo.

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Per approfondire ulteriormente la modellazione di un edificio storico ti consiglio la lettura di questi articoli:

HBIM per gli edifici esistenti: strumenti e modalità operative;
L’analisi del degrado con un software BIM;
Riqualificazione edifici storici, come fare progetti con un software BIM;
HBIM in Cloud: il BIM per gli edifici storici supportato dal Cloud;
I vantaggi del BIM nella conservazione di un edificio storico;
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