GWP: cos’è e come si calcola il potenziale di riscaldamento globale dell’edificio

GWP: cos’è e come si calcola il potenziale di riscaldamento globale dell’edificio

 GWP nel ciclo di vita degli edifici: cosa significa, come si calcola e quali dati servono secondo EPBD, Allegato III e EN 15978

La direttiva europea Case green cambia il modo di leggere la sostenibilità degli edifici. Non basta più chiedersi quanta energia consuma un fabbricato: ora diventa centrale capire quante emissioni genera lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione dei materiali alla costruzione, dall’uso fino alla demolizione.

È qui che entra in gioco il GWP, acronimo di global warming potential, ossia il potenziale di riscaldamento globale.

Con il nuovo quadro europeo definito dalla direttiva EPBD e vigente dal 28 maggio 2026, il GWP entra progressivamente nell’APE degli edifici di nuova costruzione; con il Regolamento delegato (UE) 2026/52, pubblicato in Gazzetta ufficiale UE il 4 maggio 2026, modifica l’Allegato III della Direttiva EPBD e definisce il quadro dell’Unione per il calcolo nazionale del GWP nel ciclo di vita. (Eur-Lex).

Ecco un’ampia analisi tecnica utile a capire cos’è il GWP, come si calcola e come incide sul calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici.

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Cos’è il GWP

Con la Direttiva Case green l’edificio non viene più valutato solo per le emissioni operative, cioè quelle legate al consumo energetico durante l’uso, ma anche per le emissioni incorporate nei materiali, nei prodotti da costruzione, nei processi di cantiere, nella manutenzione e nel fine vita.

Agli edifici, infatti, sono imputabili emissioni di gas serra prima, durante e dopo la vita utile e che le scelte progettuali e i materiali incidono in modo significativo sulle emissioni dell’intero ciclo di vita.

L’articolo 2 dell’EPBD definisce il GWP (Global Warming Potential) proprio come l’indicatore che misura il contributo potenziale di un edificio al riscaldamento globale lungo l’intero ciclo di vita, considerando materiali, costruzione, uso e fine vita, contribuisce alle emissioni responsabili del riscaldamento globale.

In pratica, il GWP risponde a una domanda molto concreta per progettisti, imprese e pubbliche amministrazioni: quanto contribuisce questo edificio al cambiamento climatico durante tutta la sua vita utile?

Non si tratta quindi di un valore energetico, come il fabbisogno di energia primaria, ma di un valore climatico e serve a misurare l’impronta carbonica complessiva del fabbricato. Questo significa che il tecnico dovrà guardare all’opera edilizia come a un sistema complesso, nel quale ogni scelta incide sul risultato finale: calcestruzzo, acciaio, laterizi, isolanti, serramenti, impianti, trasporti, sostituzioni, energia consumata in esercizio e scenari di fine vita.

Per questo motivo il GWP è strettamente collegato a strumenti come l’analisi LCA, dichiarazioni ambientali di prodotto, computi metrici digitali e BIM.

Roadmap: GWP dal 2027 e valori limite dal 2030

Gli Stati membri devono pubblicare e trasmettere alla Commissione, entro il 1° gennaio 2027, una tabella di marcia per introdurre valori limite del GWP nel ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione. I primi valori limite dovranno essere in vigore al più tardi dal 1° gennaio 2030.

La roadmap dovrà indicare almeno il processo, il livello di ambizione e il calendario con cui saranno definiti e applicati i limiti. I valori potranno essere differenziati per zone climatiche e tipologie edilizie.

GWP e APE

La Direttiva Case green prevede che il il GWP nel corso del ciclo di vita sia calcolato e reso noto nell’attestato di prestazione energetica dell’edificio:

a decorrere dal 1° gennaio 2028, per tutti gli edifici di nuova costruzione con superficie coperta utile superiore a 1.000 metri quadrati;
a decorrere dal 1° gennaio 2030, per tutti gli edifici di nuova costruzione.

Come si calcola il GWP?

L’Allegato III della EPBD definisce le regole di base per il calcolo del GWP nel corso del ciclo di vita degli edifici di nuova costruzione, richiamato dall’articolo 7, paragrafo 2. Il calcolo deve seguire i requisiti minimi dell’allegato III e le parti pertinenti della EN 15978:2011, tenendo conto anche di eventuali norme successive sulla sostenibilità delle costruzioni e sulla valutazione della prestazione ambientale degli edifici.

Il 16 dicembre 2025 la Commissione europea ha approvato il regolamento delegato 2025/8723 sul calcolo del potenziale di riscaldamento globale (GWP) nel corso del ciclo di vita negli edifici di nuova costruzione.

Il provvedimento dà attuazione all’articolo 7, paragrafo 3, della Direttiva EPBD (2024/1275) che conferisce alla Commissione il potere di adottare atti delegati che modifichino l’allegato III per stabilire un quadro dell’Unione per il calcolo nazionale del GWP nel corso del ciclo di vita ai fini del conseguimento della neutralità climatica.

Il 4 maggio 2026 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il Regolamento delegato (UE) 2026/52, che modifica l’allegato III della direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia.

Il provvedimento introduce il quadro comune europeo per il calcolo del GWP – Global Warming Potential degli edifici di nuova costruzione, ossia il potenziale di riscaldamento globale calcolato lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio. In pratica, porta nell’APE un indicatore di “carbonio lungo il ciclo di vita”, non limitato ai consumi energetici in esercizio. Il regolamento è stato pubblicato nella GUUE il 4 maggio 2026 ed entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione; è obbligatorio e direttamente applicabile negli Stati membri.

L’allegato sostituito dal Regolamento delegato (UE) 2026/52 è strutturato come segue:

Quadro generale;
Periodo di riferimento;
Dati per il calcolo;
Superficie coperta utile;
Delimitazione delle fasi del ciclo di vita;
Assegnazione delle emissioni connesse al consumo energetico e alla produzione di energia rinnovabile;
Delimitazione degli elementi edilizi e delle attrezzature tecniche;
Risultati del calcolo del GWP.

Indicatore richiesto

Il GWP del ciclo di vita deve essere espresso in kg CO₂eq/m² di superficie coperta utile.

Il periodo di studio di riferimento è fissato in 50 anni. Il regolamento chiarisce che tale periodo è convenzionale e serve a rendere comparabili i risultati, non a definire la vita utile reale dell’edificio.

Il GWP indicato nell’APE deve riflettere lo stato “come costruito”. Quindi non basta una valutazione preliminare di progetto: il dato finale dovrà essere coerente con materiali, sistemi e componenti effettivamente realizzati.

Metodo di calcolo

Il calcolo deve seguire i requisiti minimi dell’allegato III e le parti pertinenti della EN 15978:2011, tenendo conto anche di eventuali norme successive sulla sostenibilità delle costruzioni e sulla valutazione della prestazione ambientale degli edifici. Il testo precisa però che il regolamento non costituisce una codificazione giuridica della norma EN 15978 e che dovranno essere considerate anche eventuali norme successive relative alla sostenibilità delle costruzioni e ai metodi di calcolo della prestazione ambientale.

La portata degli elementi edilizi e delle attrezzature tecniche da includere nel calcolo è definita dal quadro comune europeo Level(s), con riferimento all’indicatore 1.2. Questo consente di individuare in modo omogeneo quali componenti dell’edificio devono essere considerati nella valutazione del potenziale di riscaldamento globale.

Nel caso in cui esista già uno strumento o un metodo di calcolo nazionale, oppure qualora tale strumento sia richiesto per fornire informazioni o ottenere il rilascio dei titoli edilizi, esso può essere utilizzato per produrre i dati necessari. In alternativa, possono essere impiegati anche altri strumenti o metodi di calcolo, purché rispettino i criteri minimi previsti dal quadro comune europeo Level(s).

Un aspetto particolarmente importante riguarda i dati ambientali dei prodotti da costruzione. Quando disponibili, devono essere utilizzati dati specifici relativi ai singoli prodotti, calcolati secondo il regolamento (UE) n. 305/2011 sui prodotti da costruzione.

Le fasi obbligatorie comprendono:

Macro-fase
Moduli principali

Produzione
A1-A3: materie prime, trasporto allo stabilimento, fabbricazione

Costruzione
A4-A5: trasporto al cantiere e installazione

Uso/manutenzione
B1-B4: uso, manutenzione, riparazione, sostituzione

Energia in uso
B6: consumo energetico durante l’utilizzo

Fine vita
C1-C4: demolizione, trasporto rifiuti, trattamento, smaltimento

Oltre il sistema
D1-D2: riuso/riciclo/recupero e risorse esportate

Sono facoltativi B5, B7 e B8: riqualificazione, consumo idrico e attività degli utilizzatori non comprese negli altri moduli.

Gerarchia dei dati ambientali

Il regolamento introduce una gerarchia tecnica dei dati da usare nel calcolo. In priorità, se disponibili, vanno utilizzati i dati pubblicati ai sensi del Regolamento UE sui prodotti da costruzione, cioè regolamento (UE) n. 305/2011 o regolamento (UE) 2024/3110. Sono poi ammessi dati da ecodesign/etichettatura energetica, dati specifici di progetto, dati specifici di prodotto, dati medi di settore, dati generici e valori standard.

Questo è uno dei punti più delicati: diversi tipi di dati, come dati specifici di progetto, dati specifici di prodotto, dati medi e dati generici, possono essere utilizzati solo se la legislazione nazionale lo consente. Gli Stati membri dovranno inoltre stabilire regole chiare e prudenti per generare e aggiornare dati generici e valori standard, rendendoli pubblici per consentire il calcolo anche in assenza di dati specifici.

Superficie di riferimento

La superficie coperta utile è la superficie delle parti dell’edificio oggetto del calcolo GWP e non deve estendersi oltre l’involucro dell’edificio. Gli Stati membri dovranno definire operativamente questa superficie a livello nazionale, facendo riferimento agli standard IPMS o a standard equivalenti, in modo da garantire trasparenza e comparabilità.

Implicazione pratica: il denominatore del calcolo diventa un elemento critico. Una diversa definizione nazionale della superficie utile può incidere direttamente sul valore finale in kg CO₂eq/m².

Perimetro degli elementi edilizi e impiantistici

Il calcolo deve includere almeno gli elementi di livello 2 nelle categorie “Scheletro” ed “Elementi interni” della tabella 4. La tabella dettaglia strutture, sottostrutture, facciate, tetti, partizioni interne, finiture, impianti idraulici, riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione, elettrico, ICT, antincendio, rinnovabili in loco, sistemi di sicurezza e movimentazione.

Le opere esterne sono indicate come facoltative, ma il regolamento prevede che elementi o sistemi tecnici esterni e strutturalmente indipendenti possano comunque essere inclusi nelle emissioni se proprietà e manutenzione sono riconducibili al proprietario dell’edificio. In tal caso le emissioni si conteggiano, ma la superficie coperta non viene incrementata.

Energia rinnovabile in loco

Per la produzione di energia in loco il regolamento prevede tre approcci di assegnazione delle emissioni incorporate:

Approccio
Criterio

A
tutte le emissioni incorporate del sistema sono assegnate all’edificio

B1
assegnazione proporzionale alla quota di energia prodotta usata in autoconsumo

B2
componenti integrati nell’involucro assegnati all’edificio; il resto proporzionale all’autoconsumo

Le batterie e i componenti di stoccaggio sono assegnati totalmente all’edificio. Gli Stati membri devono scegliere un approccio e, se adottano B1 o B2, pubblicare le regole di assegnazione.

Output nell’APE

Il risultato deve essere comunicato in modo trasparente, almeno per le seguenti colonne:

A1-A3: produzione;
A4-A5: costruzione;
B1-B4: uso, manutenzione e sostituzione;
B6: consumo energetico in uso;
C1-C4: fine vita;
D1: potenziale di riuso, riciclo, recupero;
D2: benefici/oneri delle risorse esportate;
GWP totale.

Il GWP totale è definito come somma di GWP fossile, GWP biogenico e GWP da uso del suolo/cambiamento di uso del suolo.

FAQ GWP

Cosa significa GWP negli edifici?

GWP significa Global Warming Potential, cioè potenziale di riscaldamento globale. Nel settore edilizio indica il contributo complessivo di un edificio alle emissioni climalteranti lungo tutto il ciclo di vita: produzione dei materiali, costruzione, uso, manutenzione e fine vita.

Il GWP è uguale alla prestazione energetica dell’edificio?

No. La prestazione energetica misura principalmente il consumo di energia dell’edificio, espresso nell’APE in kWh/m² anno. Il GWP, invece, misura l’impatto climatico dell’edificio, espresso in emissioni equivalenti di CO₂. Per questo considera anche il carbonio incorporato nei materiali e non solo i consumi durante l’uso.

Quando il GWP entrerà nell’APE?

Secondo la EPBD, il GWP nel ciclo di vita dovrà essere calcolato e indicato nell’APE dal 1° gennaio 2028 per i nuovi edifici con superficie utile superiore a 1.000 m² e dal 1° gennaio 2030 per tutti gli edifici di nuova costruzione.

Come si calcola il GWP di un edificio?

Il GWP viene calcolato considerando le diverse fasi del ciclo di vita dell’edificio e utilizzando dati ambientali relativi a materiali, prodotti da costruzione, energia consumata, manutenzioni, sostituzioni e fine vita. Il risultato è espresso generalmente in kgCO₂eq/m².

Cosa cambia per progettisti, certificatori e imprese?

Con l’introduzione del GWP, progettisti, certificatori e imprese dovranno gestire dati più completi su materiali, sistemi costruttivi, impianti, prestazioni energetiche ed emissioni. L’APE diventerà uno strumento più integrato, collegato non solo ai consumi, ma anche alla decarbonizzazione, agli edifici a emissioni zero e alla valutazione ambientale del ciclo di vita.

 

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