Rischio colpo di calore, effetti e misure di prevenzione
Scopri come prevenire e affrontare il rischio di colpi di calore nei cantieri edili e agricoli. Scarica il documento per lavorare in sicurezza
Il cambiamento climatico sta avendo un impatto crescente sulla sicurezza e la salute dei lavoratori, in particolare nei cantieri edili. Uno dei rischi più gravi è rappresentato dai colpi di calore. Il rischio colpo di calore deve essere opportunamente valutato da ogni datore di lavoro. Il testo unico sulla sicurezza, infatti, indica tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compreso il rischio colpo di calore. Per effettuare una corretta valutazione e gestire il rischio caldo nei cantieri edili e nei luoghi di lavoro ti suggerisco di utilizzare un software piani sicurezza.
Questo articolo si basa sul documento “Lavoro d’estate in condizioni di temperatura elevata: il rischio di colpo da calore” pubblicato dallo SPISAL (servizio prevenzione igiene sicurezza ambienti di lavoro) di Padova che offre una panoramica completa su come prevenire e gestire questo rischio.
Colpo di calore in cantiere: chi è responsabile?
La Cassazione si pronuncia sulla responsabilità del CSE per lesioni gravissime da colpo di calore in cantiere, causate da carenze organizzative e mancata prevenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4813/2025, avverso la sentenza in data 21/02/2024 della Corte di Appello di Milano, ha confermato la decisione del Tribunale di Como, che aveva dichiarato il coordinatore dei lavori responsabile del reato di cui all’art. 590 del codice penale. L’accusa riguarda lesioni gravissime ai danni di un lavoratore riconducibili alla violazione di norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
L’episodio si è verificato in un cantiere, dove il lavoratore era impegnato nella posa di micropali per la costruzione di un nuovo complesso, dopo la demolizione di un albergo. L’area di lavoro risultava esposta al sole senza zone d’ombra, salvo una baracca non climatizzata, che presentava una temperatura interna superiore a quella esterna. Quel giorno le condizioni atmosferiche erano particolarmente avverse, con una temperatura di 37 gradi e un tasso di umidità dell’88%.
Durante l’attività lavorativa, il lavoratore è stato colpito da un malore causato da un colpo di calore ed è stato ricoverato in terapia intensiva con gravi lesioni, riportando un danno biologico permanente dell’87%. Le lesioni sono state collegate alla condotta colposa del datore di lavoro e del CSE, che non avrebbero verificato l’adeguatezza del POS in relazione ai rischi atmosferici.
L’accusa sostiene che il CSE abbia omesso di verificare l’adeguatezza del POS riguardo ai rischi legati a condizioni meteorologiche avverse, come i colpi di calore e alle conseguenti sollecitazioni fisiche subite dai lavoratori. La mancata previsione di turnazioni e l’utilizzo di attrezzature metalliche senza adeguata protezione costituiscono fattori di rischio non gestiti. I giudici hanno escluso che il comportamento del dipendente fosse abnorme o tale da interrompere il nesso causale.
La difesa ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando diversi motivi, tra cui la violazione delle norme processuali penali per la delega al vice procuratore onorario, ritenuta non conferibile per reati inerenti la sicurezza sul lavoro. Viene contesta, inoltre, l’utilizzabilità del verbale di sommarie informazioni rese dalla persona offesa, acquisito con il consenso delle parti, ma interrotto nel controesame, violando il diritto alla difesa.
Inoltre, la difesa sostiene che il CSE non fosse obbligato a vigilare costantemente sul cantiere, compito spettante invece al preposto della ditta esecutrice. Viene sottolineata anche la presenza di una zona boscata idonea a fornire riparo, la cui esistenza non era stata adeguatamente considerata in fase di giudizio.
Precedenti pronunce cassazioni
La Suprema Corte si era già pronunciata su fattispecie relative alla idoneità di un POS (Cassazione pen. n.45862/2017). Tuttavia, come affermato dai giudici che hanno emesso la sentenza, il controllo sull’idoneità del POS non deve limitarsi alla regolarità formale dello stesso e alla astratta fattibilità della lavorazione con i mezzi indicati, ma si estende alla verifica della compatibilità della lavorazione stessa con le caratteristiche degli strumenti forniti e delle protezioni apprestate dall’impresa.
Nel caso in esame, l’infortunio era riconducibile a carenze organizzative generali, facilmente prevedibili: l’opera di demolizione e ricostruzione, nell’arco di un periodo estivo, di un edificio. Le fonti di pericolo non previste erano tutte riconducibili all’ambiente di lavoro e alle modalità in cui sono organizzate le attività, non a rischi propri dell’attività dell’impresa appaltatrice o del singolo lavoratore autonomo: solo in questi casi il CSE sarebbe esente da responsabilità (Cassazione pen. n.3288/2017).
Dunque, se è vero che il CSE ha un ruolo di vigilanza sulla configurazione delle lavorazioni, è altrettanto vero che è tenuto al controllo sulla osservanza delle diposizioni contenute nel PSC, nonché sull’applicazione delle procedure di lavoro a garanzia della incolumità dei lavoratori. É fondamentale, quindi, la scrupolosa verifica dell’idoneità del POS, nella assicurazione della sua coerenza rispetto al PSC e nella assicurazione dell’adeguamento dei piani in relazione alla evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute (Cassazione pen. n.2845/2020).
Giudizio della Cassazione
La Cassazione ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, stabilendo che la delega al vice procuratore onorario non costituisse causa di nullità in quanto non provata la mancata sussistenza della delega stessa. Inoltre, l’acquisizione del verbale è stata ritenuta legittima poiché avvenuta con il consenso delle parti e la successiva interruzione del controesame non è risultata lesiva dei diritti difensivi.
Per quanto concerne il ruolo del coordinatore per la sicurezza, la Corte ha affermato che l’alta vigilanza sulla corretta osservanza del POS è parte integrante delle sue responsabilità. Le carenze organizzative riscontrate (tra cui l’assenza di adeguati ripari dal sole e l’esposizione prolungata al calore) sono state giudicate come fattori prevedibili e prevenibili.
Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Il testo unico sulla sicurezza indica tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, compreso il rischio colpo di calore. Per effettuare una corretta valutazione e gestire il rischio caldo nei cantieri edili e nei luoghi di lavoro puoi utilizzare un software piani sicurezza.
Rischio colpo di calore: effetti e sintomi
Il calore può manifestarsi in diversi modi, da semplici crampi a condizioni più gravi come il colpo di calore. Ecco una classificazione degli effetti e dei sintomi:
colpo di sole (rossore e dolore cutaneo, vescicole, febbre, mal di testa);
crampi da calore (dolori alle gambe e all’addome, sudorazione);
esaurimento da calore (sudorazione abbondante, astenia, pallore, polso debole);
colpo di calore (temperatura corporea oltre i 40°, battiti accelerati, blocco della sudorazione, iperventilazione, convulsioni e possibile collasso).
Fattori di rischio
La temperatura non è l’unico fattore di rischio. Ci sono altri 3 fattori che incidono sul colpo di calore:
umidità;
ventilazione;
irraggiamento solare.
Giornate con temperature all’ombra superiori ai 30° e umidità relativa oltre il 70% sono particolarmente rischiose.
Rischio colpo di calore: misure di prevenzione
Le misure di prevenzione da attuare per contrastare il rischio colpo di calore sono:
pianificazione del lavoro:
sfruttare le ore meno calde e variare gli orari di lavoro;
variare l’orario di lavoro per sfruttare le ore meno calde, programmando i lavori più pesanti nelle ore più fresche;
effettuare una rotazione nel turno fra i lavoratori esposti;
programmare in modo che si lavori sempre nelle zone meno esposte al sole;
evitare lavori isolati permettendo un reciproco controllo.
prevedere pause adeguate e in un luogo fresco sono assolutamente necessarie per permettere all’organismo di riprendersi;
mettere a disposizione idonei dispositivi di protezione individuali e indumenti protettivi;
rotazione dei turni: minimizzare l’esposizione al sole;
vestiario adeguato: abiti leggeri e traspiranti;
pause adeguate ed in luoghi ombreggiati per permettere all’organismo di riprendersi.
idratazione: bere regolarmente acqua, a prescindere dallo stimolo della sete; non bere assolutamente alcolici.
informazione e formazione dei lavoratori sui rischi correlati al colpo di calore e su come prevenirli.
Sintomatologia da calore e soccorso
Riconoscere i primi segni di un colpo di calore è fondamentale. I segni premonitori di un iniziale colpo di calore includono:
irritabilità;
confusione;
aggressività;
instabilità emotiva;
In caso di emergenza, chiamare il 118 e posizionare il lavoratore all’ombra, raffreddando la cute con spugnature di acqua fresca (in particolare su fronte, nuca ed estremità).
L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore durante il periodo estivo rappresenta un serio rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori, soprattutto per coloro che svolgono attività all’aperto (cantiere edili e stradali in primis) o che sono esposti al calore generato da impianti e macchine. L’ispettorato nazionale del lavoro (INL) ha emanato la nota 5056 del 13 luglio 2023 sul rischio da calore rivolta sia agli ispettori che ai datori di lavoro e lavoratori in merito agli effetti delle temperature estreme. Per gestire al meglio i rischi legati ai danni da calore secondo le nuove disposizioni ti suggerisco di affidarti al software piani sicurezza.
Per comprendere nel dettaglio i contenuti della circolare e quali sono le misure preventive da adottare, ti consiglio di approfondire: rischio caldo sul lavoro e in cantiere tutto ciò che devi sapere per metterti in regola.
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