BIM, digital twin e GIS per la prevenzione sismica: il futuro della resilienza territoriale a HIRPUS ’26
BIM, GIS e digital twin per la prevenzione sismica: a HIRPUS ’26 casi studio su Pozzuoli, ACAMIR, ponti in Campania, Roma Capitale e resilienza territoriale
BIM, GIS e digital twin stanno trasformando la prevenzione sismica da attività emergenziale a sistema predittivo basato su dati, monitoraggio e gestione digitale del rischio.
A HIRPUS ’26, convegno in programma il 9 maggio 2026 a Nusco (AV), istituzioni, tecnici, università e protezione civile discuteranno casi studio concreti su Pozzuoli, monitoraggio ponti in Campania, Roma Capitale e infrastrutture strategiche, mostrando come la digitalizzazione del costruito possa migliorare resilienza territoriale, manutenzione e risposta all’emergenza.
Che cos’è HIRPUS ’26 e perché riguarda tecnici, enti pubblici e imprese?
HIRPUS ’26 è un convegno istituzionale dedicato a prevenzione, innovazione e resilienza territoriale, organizzato nell’ambito di una grande esercitazione di protezione civile a Nusco. L’evento affronta il tema centrale della trasformazione della conoscenza del rischio in azione preventiva concreta.
Informazioni essenziali:
Elemento
Dettaglio
Evento
HIRPUS ’26 – Prevenzione, innovazione e resilienza territoriale
Data
9 maggio 2026
Luogo
Sala consiliare del Comune di Nusco (AV)
Tema centrale
Costruire comunità realmente pronte all’emergenza
Focus tecnico
BIM, GIS, digital twin, prevenzione sismica, protezione civile, risk management
Organizzatori
Misericordie Area Emergenze Campania, Coordinamento Misericordie Irpinia ODV, Misericordia Pro Civitate Nusci ODV
Il 9 maggio 2026, presso la sala consiliare del Comune irpino di Nusco, si terrà HIRPUS ’26 – Prevenzione, innovazione e resilienza territoriale: come costruire comunità realmente pronte all’emergenza. Il convegno si inserisce nell’ambito della grande esercitazione di protezione civile promossa da Misericordie Area Emergenze Campania, dal Coordinamento Misericordie Irpinia ODV e dalla Misericordia Pro Civitate Nusci ODV.
L’evento sarà un laboratorio multidisciplinare in cui istituzioni, tecnici, innovatori e volontari si confronteranno su una domanda decisiva: come si trasforma la conoscenza del rischio in prevenzione operativa?
Per chi non potrà essere presente, questo articolo anticipa i principali temi del convegno con un taglio tecnico, operativo e orientato ai casi studio. I contenuti riguardano da vicino ingegneri, architetti, tecnici comunali, responsabili di enti pubblici, imprese di costruzione e professionisti che operano in territori ad alto rischio sismico e idrogeologico.
HIRPUS ’26 non è soltanto un appuntamento divulgativo: è un’occasione per discutere come strumenti digitali come BIM, GIS, digital twin, piattaforme territoriali e reti di monitoraggio possano diventare parte integrante della pianificazione preventiva e della gestione dell’emergenza.
Perché l’Italia ha bisogno di prevenzione sismica digitale?
L’Italia è un Paese strutturalmente vulnerabile al rischio sismico per cui è auspicabile e doveroso passare da un modello basato sull’emergenza a un modello basato sulla prevenzione. BIM, GIS e digital twin consentono di conoscere meglio il patrimonio edilizio, mappare il rischio e programmare interventi prima che si verifichi l’emergenza.
Punti chiave:
circa il 44% del territorio nazionale è classificato in zona sismica 1 o 2;
su queste aree vivono circa 22 milioni di persone;
in Campania, il 74% dei Comuni ricade in zona sismica 1 o 2;
l’Irpinia resta una delle aree simbolo della vulnerabilità sismica italiana;
una quota rilevante del patrimonio edilizio italiano è stata costruita antecedentemente alle prime normative antisismiche.
L’Italia è uno dei Paesi europei a più alto rischio sismico. Quasi il 44% del territorio nazionale è classificato in zona sismica 1 o 2, cioè in aree ad alta o media pericolosità, e su questo territorio vivono circa 22 milioni di persone.
La Campania è una delle regioni più esposte. Il 74% dei Comuni campani ricade in zona sismica 1 o 2, con una concentrazione particolarmente critica nell’area irpina. È la stessa area che il 23 novembre 1980 fu devastata dal terremoto dell’Irpinia, evento che causò quasi 3.000 vittime e la distruzione di oltre 400.000 abitazioni.
A quasi cinquant’anni da quel sisma, il problema strutturale resta aperto. Come accennato, si stima che oltre il 60% del patrimonio edilizio italiano sia stato costruito prima dell’entrata in vigore delle prime normative antisismiche, sviluppate tra gli anni Settanta e Ottanta. Una quota significativa di edifici pubblici — scuole, ospedali, sedi istituzionali — non ha ancora ricevuto un adeguamento sismico completo. Nelle aree interne della Campania, la percentuale di edifici residenziali in muratura tradizionale non adeguata si avvicina al 70%.
Quindi, il passaggio da una logica puramente emergenziale a una logica preventiva non è più rinviabile. Non si tratta solo di cultura della sicurezza, ma di una necessità tecnica, economica e civile. La digitalizzazione del costruito — attraverso BIM, GIS, digital twin, sensori, piattaforme territoriali e archivi digitali — è oggi uno degli strumenti più efficaci per trasformare la prevenzione sismica in un processo misurabile, programmabile e aggiornabile nel tempo.
Cosa è cambiato nella prevenzione strutturale e cosa manca ancora?
Negli ultimi vent’anni la prevenzione sismica è migliorata grazie alle NTC, al PNRR e alla digitalizzazione dei procedimenti, ma restano criticità importanti: dati incompleti, banche dati frammentate, carenze negli uffici tecnici e scarsa cultura preventiva nei piccoli Comuni.
Criticità ancora aperte:
carenza di dati certi sul patrimonio edilizio esistente;
rilievi strutturali non aggiornati negli edifici pubblici;
cultura preventiva ancora debole negli enti locali;
uffici tecnici sottodimensionati nei piccoli Comuni;
banche dati catastali, sismiche, urbanistiche e strutturali non interoperabili;
difficoltà nel programmare piani di adeguamento sismico su scala territoriale.
Negli ultimi vent’anni la prevenzione sismica in Italia ha compiuto passi importanti. Le Norme Tecniche per le Costruzioni, dalle NTC 2008 all’aggiornamento del 2018, hanno consolidato un approccio prestazionale alla progettazione strutturale, superando progressivamente la logica puramente prescrittiva.
Il PNRR ha inoltre messo a disposizione risorse significative per il rafforzamento sismico degli edifici pubblici, in particolare scuole, ospedali e infrastrutture strategiche. Sul piano amministrativo, la digitalizzazione dei depositi sismici rappresenta una delle innovazioni più concrete degli ultimi anni: diverse Regioni stanno sperimentando o hanno già attivato portali digitali per la gestione delle pratiche sismiche, con l’obiettivo di ridurre i tempi di istruttoria e costruire archivi digitali consultabili del patrimonio edilizio autorizzato.
Tuttavia, le criticità restano profonde, soprattutto nei territori interni. In molti Comuni dell’Irpinia, dell’Appennino campano e del Mezzogiorno interno mancano rilievi strutturali aggiornati degli edifici pubblici. La conoscenza del patrimonio costruito è spesso parziale, dispersa tra archivi cartacei, dati catastali, pratiche edilizie non digitalizzate e informazioni tecniche non interoperabili.
Il problema non è solo tecnologico. Molti enti locali affrontano il tema sismico prevalentemente dopo un’emergenza, non nella fase preventiva. Gli uffici tecnici dei piccoli Comuni hanno spesso risorse umane insufficienti per gestire piani strutturati di adeguamento sismico, monitoraggio e manutenzione programmata. Inoltre, la frammentazione delle banche dati impedisce una lettura integrata del rischio: dati catastali, dati urbanistici, dati sismici, dati strutturali e informazioni sulle infrastrutture critiche raramente dialogano tra loro.
HIRPUS ’26 dedica il primo blocco del convegno proprio a questi temi, con l’intervento tecnico-istituzionale di Claudia Campobasso, particolarmente rilevante per i tecnici che operano nei procedimenti sismici delle aree interne campane.
Come GIS e geoinformazione supportano la prevenzione del rischio sismico?
I sistemi GIS permettono di sovrapporre dati territoriali, sismici, demografici, infrastrutturali e urbanistici per costruire mappe di rischio utili alla pianificazione preventiva e alla risposta all’emergenza.
Cosa può integrare un GIS territoriale per la prevenzione:
Layer informativo
Utilità per la prevenzione
Pericolosità sismica
Identifica le aree più esposte
Vulnerabilità edilizia
Evidenzia edifici e aggregati più fragili
Esposizione demografica
Stima popolazione coinvolta in scenari di rischio
Infrastrutture critiche
Individua reti, ponti, scuole, ospedali, presidi strategici
Vie di fuga e aree di emergenza
Supporta piani comunali di protezione civile
Dati urbanistici e catastali
Collega il rischio alla pianificazione ordinaria
La geoinformazione ha trasformato il modo in cui i territori possono essere letti, analizzati e pianificati in chiave preventiva. I Sistemi Informativi Geografici, o GIS, permettono di sovrapporre layer di dati eterogenei — pericolosità sismica, vulnerabilità degli edifici, esposizione demografica, infrastrutture critiche, reti viarie, aree di emergenza, vincoli urbanistici — producendo mappe di rischio aggregate.
Queste mappe sono fondamentali per supportare decisioni complesse: dove intervenire prima, quali edifici strategici adeguare, quali ponti monitorare, quali aree destinare all’accoglienza, quali percorsi garantire in caso di emergenza. In un territorio ad alta vulnerabilità, la prevenzione non può basarsi su informazioni isolate: ha bisogno di una lettura spaziale e integrata.
Strumenti come piattaforme GIS cloud-based sono oggi accessibili anche ai piccoli Comuni, spesso con costi contenuti o gratuitamente. Questo rende la geoinformazione non più una tecnologia riservata a grandi enti o città metropolitane, ma un’infrastruttura conoscitiva attivabile anche nei contesti territoriali interni.
Il valore del GIS per la prevenzione sismica non sta solo nella mappa finale, ma nella capacità di aggiornare, interrogare e incrociare dati diversi. Un Comune può usare un GIS per visualizzare gli edifici scolastici in zona a maggiore pericolosità, verificare la prossimità alle aree di attesa, sovrapporre gli itinerari di emergenza e programmare gli interventi più urgenti. In questo senso, il GIS diventa uno strumento tecnico e decisionale al servizio della resilienza territoriale.
Dimitri Dello Buono, esperto di geoinformazione e smart prevention, affronterà questi temi a HIRPUS ’26 con un taglio pratico e orientato all’applicazione concreta nei contesti campani.
Cosa sono i digital twin territoriali e perché sono utili alla resilienza?
Un digital twin territoriale è una replica digitale dinamica di un’infrastruttura, di un edificio o di una porzione di territorio, alimentata da dati aggiornati e sensori. Serve a monitorare condizioni reali, simulare scenari di rischio e supportare decisioni preventive.
Funzioni principali di un digital twin per il rischio:
monitoraggio in tempo reale;
simulazione di scenari sismici o idrogeologici;
manutenzione predittiva;
gestione integrata di edifici e infrastrutture;
supporto alla protezione civile;
visualizzazione dei dati in ambiente digitale;
storicizzazione degli eventi e delle sollecitazioni.
I digital twin territoriali rappresentano il passo successivo rispetto ai GIS tradizionali. Mentre un GIS consente di mappare, interrogare e analizzare dati spaziali, un digital twin crea una replica digitale dinamica di un edificio, di un’infrastruttura o di una porzione di territorio. Questa replica può essere alimentata da dati in tempo reale provenienti da sensori IoT, reti di monitoraggio sismico, accelerometri, dati meteorologici, rilievi strutturali, ispezioni e piattaforme BIM.
Nel campo della prevenzione sismica e della resilienza territoriale, il digital twin consente di passare da una fotografia statica del rischio a un sistema dinamico di conoscenza. Un ponte, un quartiere storico, un edificio strategico o un’intera rete infrastrutturale possono essere monitorati nel tempo, confrontando condizioni attese e condizioni reali.
Alcune sperimentazioni italiane, come il progetto pilota di Genova successivo al crollo del ponte Morandi, hanno mostrato come un digital twin infrastrutturale possa contribuire a ridurre i tempi di risposta, migliorare la conoscenza delle opere e supportare decisioni più rapide in caso di criticità.
Per i piccoli Comuni, tema centrale di HIRPUS ’26, la domanda è concreta: come si accede a queste tecnologie con risorse limitate? La risposta passa da cooperazione intermunicipale, Unioni di Comuni, piattaforme standardizzate e sviluppo di competenze condivise. La digitalizzazione non richiede sempre investimenti imponenti: richiede metodo, priorità, interoperabilità dei dati e volontà politica.
Come BIM e GIS diventano strumenti di Risk Management?
L’integrazione BIM-GIS permette di collegare il dettaglio informativo degli edifici e delle infrastrutture con il contesto territoriale, trasformando i modelli digitali in strumenti di gestione del rischio, monitoraggio e manutenzione predittiva.
Integrazione BIM-GIS: cosa consente di fare
Ambito
Contributo BIM
Contributo GIS
Risultato operativo
Edifici
Modello informativo dell’opera
Contesto urbano e rischio territoriale
Valutazione integrata della vulnerabilità
Ponti
Schede tecniche, ispezioni, componenti
Georeferenziazione e reti viarie
Prioritizzazione manutenzioni
Centri storici
Modelli digitali di fabbricati
Pericolosità sismica e vincoli
Monitoraggio del rischio urbano
Infrastrutture
Stato delle opere e dati manutentivi
Idrogeologia, viabilità, esposizione
Risk management predittivo
Maria Grazia Orecchio, Architetto e Coordinatore Tecnico dei Progetti di Ricerca e Sviluppo di ACCA, presenterà a HIRPUS ’26 una serie di casi studio che mostrano come i modelli digitali integrati BIM+GIS possano diventare veri sistemi di gestione del rischio.
Il BIM non è più soltanto uno strumento di progettazione. Nel ciclo di vita dell’opera, il Building Information Modeling può contenere dati geometrici, strutturali, manutentivi, documentali e prestazionali. Quando questi dati vengono collegati al GIS, cioè al contesto geografico, territoriale e infrastrutturale, il modello digitale diventa una piattaforma di conoscenza utile per valutare vulnerabilità, esposizione e priorità di intervento.
Questa integrazione è particolarmente utile per infrastrutture, ponti, gallerie, edifici strategici, centri storici e patrimonio edilizio pubblico. Il sistema BIM-GIS consente di localizzare le opere, associarle a dati di rischio, gestire ispezioni, monitorare anomalie, valutare scenari e supportare decisioni di manutenzione.
Il punto chiave è il passaggio da manutenzione reattiva a manutenzione predittiva. Invece di intervenire solo dopo il danno, il gestore può identificare segnali di criticità, confrontare dati storici, classificare priorità e programmare interventi con maggiore razionalità tecnica ed economica.
Come il BIM supporta il monitoraggio del raccordo Avellino-Salerno?
Nel caso del raccordo Avellino-Salerno, il BIM viene integrato con dati GIS per monitorare opere d’arte, territorio e fattori di rischio, trasformando la manutenzione infrastrutturale da reattiva a predittiva.
Elementi monitorabili:
viadotti;
gallerie;
muri di sostegno;
opere d’arte infrastrutturali;
aree esposte a rischio sismico e idrogeologico;
condizioni climatiche e territoriali;
stato di salute strutturale.
Il raccordo autostradale Avellino-Salerno attraversa uno dei territori a più alta vulnerabilità sismica e idrogeologica del Mezzogiorno. Per un’infrastruttura di questo tipo, la gestione del rischio non può limitarsi a ispezioni isolate o interventi emergenziali: richiede un sistema continuo di conoscenza e monitoraggio. L’aggregazione dei dati e l’individuazione dei rischi da monitorare (salvaguardia della vita umana) crea una priorità degli interventi di manutenzione in grado di ottimizzare costi e risultati.
Il modello sviluppato da ACCA per questo corridoio infrastrutturale integra dati BIM delle opere d’arte — viadotti, gallerie, muri di sostegno e componenti strutturali — con layer GIS del territorio circostante. In questo modo è possibile collegare il dettaglio tecnico della singola opera al contesto ambientale, sismico, idrogeologico e viario in cui si trova.
Il sistema consente un monitoraggio continuo dello stato di salute delle strutture e una valutazione dinamica del rischio in funzione di eventi climatici e sismici. Il risultato è un sistema di allerta precoce che rende la manutenzione infrastrutturale più informata, più tempestiva e meno dipendente da logiche emergenziali.
In questo caso, BIM e GIS non sono strumenti separati: il BIM descrive l’opera, il GIS descrive il territorio, l’integrazione consente di comprendere il rischio.
Che cos’è il progetto ACAMIR per il monitoraggio dei ponti in Campania?
ACAMIR è un progetto di archivio digitale per il monitoraggio delle infrastrutture e dei rischi in Campania, basato su inventario digitale, schede tecniche BIM, ispezioni periodiche e georeferenziazione GIS dei ponti.
Funzioni operative di ACAMIR:
inventario digitale dei ponti;
georeferenziazione GIS delle opere;
schede tecniche strutturate secondo logiche BIM;
integrazione con dati di ispezione;
classificazione e priorità degli interventi;
supporto alle amministrazioni nella gestione del rischio;
ottimizzazione delle risorse manutentive.
Il progetto ACAMIR, Archivio Campano Monitoraggio Infrastrutture e Rischi, rappresenta uno dei casi più avanzati di applicazione della digitalizzazione al monitoraggio delle infrastrutture viarie nell’Italia meridionale.
Il sistema sviluppato da ACCA consente la gestione centralizzata di un inventario digitale dei ponti della Regione Campania. Ogni opera può essere georeferenziata in ambiente GIS e descritta attraverso schede tecniche strutturate secondo il modello BIM. A queste informazioni si possono associare dati di ispezione periodica, documentazione tecnica, stato manutentivo e indicatori di rischio.
La piattaforma permette alle amministrazioni di prioritizzare gli interventi di manutenzione in base al livello di rischio calcolato, migliorando l’allocazione delle risorse. Questo aspetto è cruciale per enti pubblici e gestori infrastrutturali, che spesso devono intervenire su un patrimonio esteso con risorse limitate.
Nel contesto introdotto dal Decreto Ministeriale 578/2020, che ha definito linee guida per la classificazione e gestione del rischio dei ponti esistenti, strumenti come ACAMIR possono diventare standard operativi per le pubbliche amministrazioni. La digitalizzazione permette infatti di trasformare l’obbligo di conoscenza in un processo strutturato, interrogabile e aggiornabile.
Perché il caso Rione Terra di Pozzuoli è centrale per il monitoraggio dinamico?
Il Rione Terra di Pozzuoli è un caso emblematico perché combina rischio sismico, bradisismo, patrimonio storico e monitoraggio dinamico mediante accelerometri, creando un sistema digitale di controllo in tempo reale per edifici campione.
Componenti del progetto:
rete di accelerometri su edifici campione;
monitoraggio dinamico in tempo reale;
correlazione con dati sismologici;
piattaforma digitale integrata;
allerte automatiche su soglie predefinite;
storico digitale delle sollecitazioni;
supporto a tecnici comunali e protezione civile.
Uno dei casi più emblematici di integrazione tra tecnologia digitale e protezione civile in Italia è il progetto di monitoraggio strutturale del Rione Terra di Pozzuoli. Il Rione Terra è il centro storico più antico della città flegrea, collocato su una roccia tufacea affacciata sul mare e soggetto sia al rischio sismico sia al fenomeno del bradisismo.
Il progetto è stato sviluppato in collaborazione tra il CUGRI, Centro Universitario per la Prevenzione dei Grandi Rischi, il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno, il Comune di Pozzuoli e con l’utilizzo della tecnologia ACCA.
La rete di accelerometri installata su edifici campione consente di costruire un sistema di monitoraggio dinamico in tempo reale. I sensori rilevano le accelerazioni strutturali indotte dal traffico, dalle attività antropiche e dagli eventi sismici connessi all’attività vulcanica dei Campi Flegrei.
I dati vengono acquisiti, elaborati e visualizzati su una piattaforma digitale integrata che permette agli operatori di protezione civile e ai tecnici comunali di monitorare in continuo il comportamento dinamico degli edifici, ricevere allerte automatiche al superamento di soglie di accelerazione predefinite, correlare le letture strutturali con i dati sismologici dell’INGV in tempo reale e costruire una storia digitale delle sollecitazioni subite da ogni edificio.
Il Rione Terra dimostra che la tecnologia non sostituisce l’intervento umano, ma lo rende più informato, tempestivo e verificabile. In un territorio complesso come quello flegreo, la prevenzione non può basarsi solo su valutazioni statiche: deve integrare dati dinamici, monitoraggio continuo e strumenti digitali capaci di supportare decisioni rapide.
Puoi approfondire questo caso studio direttamente su BibLus: Modello operativo Pozzuoli — monitoraggio dinamico mediante accelerometri di fabbricati campione.
Come Roma Capitale usa l’integrazione BIM-GIS per la pianificazione del rischio urbano?
Nel caso di Roma Capitale, l’integrazione BIM-GIS permette di collegare dati sugli edifici, pericolosità sismica, infrastrutture critiche e informazioni demografiche per costruire scenari previsionali utili alla mitigazione del rischio urbano.
Perché Roma è un caso significativo:
patrimonio edilizio vastissimo;
stratificazione storica e costruttiva;
elevata eterogeneità degli edifici;
presenza di infrastrutture critiche;
necessità di pianificazione urbana ordinaria e non solo emergenziale;
scala metropolitana del rischio.
Il quarto caso presentato da Maria Grazia Orecchio riguarda Roma Capitale, dove ACCA ha sviluppato un modello di integrazione tra dati BIM degli edifici e layer GIS territoriali nell’ambito della pianificazione urbanistica. Roma rappresenta un contesto particolarmente complesso. Il patrimonio edilizio è vastissimo, stratificato e caratterizzato da un’elevata eterogeneità costruttiva. In un ambiente urbano di questa scala, la gestione del rischio non può limitarsi alla singola opera: deve considerare edifici, infrastrutture, popolazione, reti, vie di accesso, presidi strategici e scenari di emergenza.
La capacità di incrociare modelli digitali degli edifici con mappe di pericolosità sismica, reti di infrastrutture critiche e dati demografici consente una pianificazione territoriale più evoluta. Non si tratta soltanto di reagire a un evento, ma di costruire scenari previsionali per la mitigazione del rischio.
Il caso Roma dimostra che l’integrazione BIM+GIS non è un lusso riservato alle grandi infrastrutture. È uno strumento di governance urbana applicabile alla pianificazione ordinaria, con ricadute concrete sulla sicurezza collettiva, sulla manutenzione del patrimonio e sulla programmazione degli interventi pubblici.
Perché la prevenzione tecnologica deve collegarsi alla risposta operativa?
La prevenzione strutturale e digitale è efficace solo se collegata a un sistema operativo di emergenza aggiornato, addestrato e coordinato. Dati, modelli e piattaforme devono dialogare con piani comunali, volontariato, logistica e procedure di protezione civile.
Elementi necessari per una risposta efficace:
piani comunali di emergenza aggiornati;
coordinamento tra enti;
esercitazioni periodiche;
logistica e materiali pre-posizionati;
ruoli chiari tra istituzioni e volontariato;
dati territoriali accessibili durante l’emergenza;
integrazione tra piattaforme digitali e procedure operative.
La prevenzione strutturale e tecnologica ha senso solo se si connette a un sistema operativo di risposta all’emergenza efficiente e addestrato. HIRPUS ’26 dedica un blocco significativo a questo tema, con due voci istituzionali di primo piano.
Domenico Lamanna porterà una visione di sistema a scala nazionale, affrontando il rapporto tra preparazione preventiva e risposta operativa. Il tema è cruciale perché molte criticità emergono proprio nel momento dell’emergenza: piani comunali non aggiornati, insufficiente coordinamento tra enti, carenza di materiali, logistica non pre-posizionata, difficoltà di comunicazione e ruoli non sempre chiari.
Luca Iannaccone racconterà invece l’esperienza diretta delle esercitazioni come HIRPUS. Simulare un’emergenza è fondamentale perché permette di testare procedure, catene decisionali, tempi di risposta, coordinamento tra volontari e istituzioni e capacità di gestione degli imprevisti. Gli errori emersi durante le simulazioni sono spesso il contributo più prezioso per migliorare i piani di emergenza reali.
Per i tecnici comunali, i progettisti e chi lavora nella formazione, il messaggio è chiaro: la digitalizzazione del rischio deve diventare operativa. Un modello BIM-GIS, una mappa di rischio o un digital twin hanno valore se entrano nei processi decisionali, nei piani di emergenza, nelle esercitazioni e nella manutenzione del territorio.
Chi governa la resilienza territoriale nei piccoli Comuni?
La resilienza territoriale è governata da una rete di soggetti: sindaci, enti locali, tecnici, protezione civile, volontariato, imprese, scuole e comunità. Nei piccoli Comuni, il nodo principale è trasformare risorse limitate in cooperazione, dati condivisi e cultura preventiva.
Domande chiave per la governance:
Come si costruisce una cultura della prevenzione in comunità che non percepiscono il rischio?
Quanto è pronta l’Italia a passare da un modello reattivo a uno predittivo?
Come si educa una comunità a sentirsi parte attiva della sicurezza collettiva?
Come possono i piccoli comuni condividere competenze e piattaforme?
Quale ruolo hanno sindaci e uffici tecnici nella prevenzione sismica?
Il tema della governance territoriale è spesso il punto in cui si genera il divario più ampio tra intenzione e azione. Rosanna Repole affronterà a HIRPUS ’26 il ruolo dei sindaci e degli enti locali nella costruzione di comunità resilienti, con un focus particolare sulle aree interne. Sono proprio queste aree, spesso più esposte al rischio, a essere meno attrezzate dal punto di vista tecnico, amministrativo e organizzativo.
La resilienza non è solo una condizione fisica degli edifici o delle infrastrutture. È la capacità di una comunità di conoscere il rischio, prepararsi, reagire e recuperare dopo un evento critico. Per questo, la resilienza territoriale richiede governance, dati, formazione, esercitazioni, manutenzione e partecipazione.
I piccoli Comuni hanno spesso risorse limitate, ma possono costruire capacità preventiva attraverso cooperazione intermunicipale, Unioni di Comuni, piattaforme condivise, formazione tecnica e supporto del volontariato organizzato. L’obiettivo non è creare strutture complesse, ma rendere stabile la conoscenza del rischio e trasformarla in decisioni operative.
La tavola rotonda finale di HIRPUS ’26 affronterà tre domande centrali: come si costruisce una cultura della prevenzione in comunità che non hanno mai vissuto un’emergenza e quindi non percepiscono concretamente il rischio? Quanto è pronta l’Italia a passare da un modello di protezione civile reattivo a uno predittivo? Come si educa una comunità a considerarsi parte attiva della sicurezza collettiva?
Cosa deve portare a casa il lettore tecnico?
Il lettore tecnico deve considerare BIM, GIS e digital twin non come strumenti sperimentali, ma come componenti mature della prevenzione sismica, della manutenzione predittiva e della gestione del rischio territoriale.
Messaggi operativi per categoria:
Destinatario
Cosa cambia
Ingegnere strutturista
Il BIM diventa strumento di gestione del ciclo di vita e valutazione del rischio
Progettista
L’integrazione BIM-GIS migliora analisi, contesto e interoperabilità
Tecnico comunale
Gli archivi digitali e i GIS territoriali supportano piani di prevenzione
Ente pubblico
La digitalizzazione del patrimonio edilizio migliora priorità e programmazione
Impresa di costruzione
La capacità di dialogare con sistemi BIM-GIS diventa sempre più richiesta
Protezione civile
I dati digitali rafforzano pianificazione, esercitazioni e risposta operativa
Per chi non potrà partecipare di persona a HIRPUS ’26, i messaggi operativi che emergono dai temi del convegno sono chiari.
Per l’ingegnere strutturista e il progettista, il BIM non è più soltanto uno strumento di progettazione. È un sistema di gestione del ciclo di vita degli edifici e delle infrastrutture, che include monitoraggio, manutenzione, valutazione del rischio, gestione documentale e integrazione con dati territoriali. Integrare BIM e GIS non è più una sperimentazione avanzata: è una pratica matura, supportata da casi studio reali e misurabili.
Per l’ente pubblico e il tecnico comunale, la digitalizzazione dei procedimenti sismici e la costruzione di un inventario digitale del patrimonio edilizio pubblico rappresentano un investimento ad alto impatto sulla capacità di prevenzione. Le piattaforme esistono, le competenze si possono costruire e i dati possono diventare una risorsa condivisa per pianificazione, manutenzione e protezione civile.
Per le imprese di costruzione, il messaggio è altrettanto concreto: chi lavora su edifici strategici, infrastrutture o patrimonio pubblico deve saper dialogare con sistemi BIM e GIS integrati. Le stazioni appaltanti più avanzate li stanno già richiedendo nei capitolati, e la capacità di gestire modelli informativi, dati territoriali e flussi digitali sarà sempre più rilevante.
Per la protezione civile, infine, la digitalizzazione non elimina l’importanza dell’addestramento e dell’esperienza sul campo. Al contrario, rende esercitazioni, piani e procedure più informati, misurabili e aggiornabili.
Come seguire HIRPUS ’26?
HIRPUS ’26 si terrà il 9 maggio 2026 presso l’Aula Consiliare del Comune di Nusco. La partecipazione è libera, con registrazione in loco il giorno dell’evento, e i lavori saranno trasmessi in diretta sui canali social della Misericordia di Nusco.
Informazioni pratiche:
Quando: 9 maggio 2026
Dove: Aula Consiliare del Comune di Nusco, Avellino
Organizzatori: Misericordie Area Emergenze Campania, Coordinamento Misericordie Irpinia ODV, Misericordia Pro Civitate Nusci ODV
Partecipazione: libera, con registrazione in loco
Iscrizione preventiva: non richiesta
Streaming: diretta sui canali social della Misericordia di Nusco
HIRPUS ’26 sarà un’occasione di confronto tra istituzioni, tecnici, volontari e innovatori impegnati nella prevenzione del rischio e nella costruzione di comunità più resilienti. L’evento si svolgerà il 9 maggio 2026 presso l’Aula Consiliare del Comune di Nusco, in provincia di Avellino.
La partecipazione è libera, con registrazione in loco il giorno dell’evento. Non è richiesta iscrizione preventiva. Per chi non potrà essere presente, i lavori del convegno saranno trasmessi in diretta sui canali social della Misericordia di Nusco.
HIRPUS ’26
FAQ
Che ruolo ha il BIM nella prevenzione sismica?
Il BIM consente di creare modelli informativi degli edifici e delle infrastrutture, integrando dati geometrici, strutturali, manutentivi e documentali. Nella prevenzione sismica, questi modelli aiutano a conoscere lo stato dell’opera, programmare interventi, monitorare vulnerabilità e gestire il ciclo di vita del costruito.
Perché integrare BIM e GIS?
Integrare BIM e GIS permette di collegare il dettaglio tecnico dell’edificio o dell’infrastruttura con il contesto territoriale. Il BIM descrive l’opera, il GIS descrive il territorio: insieme consentono analisi più complete del rischio sismico, idrogeologico e infrastrutturale.
Cosa sono i digital twin territoriali?
I digital twin territoriali sono repliche digitali dinamiche di edifici, infrastrutture o porzioni di territorio. Possono essere alimentati da sensori, dati GIS, modelli BIM e reti di monitoraggio per simulare scenari, controllare condizioni reali e supportare decisioni preventive.
Perché il caso Rione Terra di Pozzuoli è importante?
Il Rione Terra di Pozzuoli è importante perché combina rischio sismico, bradisismo e patrimonio storico. Il monitoraggio dinamico mediante accelerometri consente di osservare in tempo reale il comportamento degli edifici campione e di supportare tecnici comunali e protezione civile.
Che cos’è ACAMIR?
ACAMIR è l’Archivio Campano Monitoraggio Infrastrutture e Rischi. È un progetto che consente la gestione digitale e georeferenziata dei ponti della Regione Campania, integrando dati BIM, GIS e ispezioni periodiche per prioritizzare gli interventi di manutenzione.
A chi è utile HIRPUS ’26?
HIRPUS ’26 è utile a ingegneri, architetti, tecnici comunali, enti pubblici, imprese, operatori di protezione civile e amministratori locali interessati a prevenzione sismica, resilienza territoriale, digitalizzazione del costruito e gestione dell’emergenza.
Fonte: Read More
