Piano ambientale di gestione del cantiere: come si redige e come viene integrato nei CAM
Con il D.M. 25/11/2025 la redazione del Piano Ambientale di Gestione del Cantiere diventa obbligatoria per l’applicazione dei CAM: cos’è, i contenuti obbligatori, perché è importante
Il Piano ambientale di gestione del cantiere è una delle specifiche di progetto richieste dai Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento del servizio di progettazione e direzione lavori di interventi edilizi e opere di ingegneria civile, come definiti dal D.M 25/11/2025.
Ricordiamo che il riferimento ai CAM negli appalti pubblici è obbligatoria ai sensi dell’articolo 57 comma 2 del Codice dei contratti pubblici. Il Piano ambientale di gestione del cantiere rappresenta una novità dell’aggiornamento 2025 dei CAM e dal 2 febbraio 2026 costituisce strumento essenziale per la loro corretta applicazione.
Che cos’è il piano di gestione del cantiere?
Il Piano Ambientale di Gestione del Cantiere è uno strumento operativo obbligatorio per i lavori pubblici che mira a integrare criteri di sostenibilità ambientale nella fase esecutiva dei cantieri: definisce tutte le misure, le procedure e i controlli necessari per ridurre l’impatto ambientale durante l’esecuzione dei lavori.
Serve a garantire che le attività del cantiere rispettino i Criteri Ambientali Minimi stabiliti dalla normativa italiana e gli eventuali requisiti aggiuntivi richiesti dal committente pubblico.
I criteri progettuali previsti dal piano ambientale definiscono le modalità per un’organizzazione e gestione sostenibile del cantiere. Il progettista li integra sia nel progetto di cantiere sia nel capitolato speciale d’appalto del progetto esecutivo, adattando le misure alle caratteristiche, alla durata e alla dimensione dell’intervento. I relativi costi devono essere correttamente indicati nel quadro economico dell’opera.
L’applicazione dei criteri è verificata tramite la relazione prevista dal criterio 2.1.1 “Relazione CAM di progetto”, che deve riportare lo stato ante operam, gli interventi pianificati, i risultati attesi e lo stato post operam.
Il Piano ambientale di gestione del cantiere trova la sua disciplina principale nel capitolo 2.5 “Specifiche tecniche relative al cantiere” dei CAM Edilizia, con particolare riferimento al criterio 2.5.1 “Prestazioni ambientali del cantiere“.
Si tratta di un adempimento obbligatorio (come tutti i criteri contenuti nel medesimo capitolo), ai sensi dell’articolo 57 comma 2 del Codice e si applicano anche agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Struttura e contenuti del piano ambientale di gestione del cantiere
Il Piano ambientale di gestione del cantiere si articola in due fasi documentali distinte, ma interconnesse:
fase progettuale: il progettista integra il piano nel progetto di cantiere e nel capitolato speciale d’appalto del progetto eseguendo le specifiche tecniche relative alla gestione ambientale del cantiere. Tali contenuti vengono descritti nella “Relazione CAM di progetto” (criterio 2.1.1), documento obbligatorio che deve essere elaborato fin dal primo livello di progettazione (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica – PFTE);
fase esecutiva: l’impresa aggiudicataria elabora la “Relazione CAM dell’impresa appaltatrice” (criterio 3.1.1) e il “Piano operativo per la gestione del cantiere”, documenti che dettagliano le misure concrete che l’impresa adotterà per rendere operativi i contenuti della relazione CAM elaborata dal progettista.
Contenuti obbligatori del Piano ambientale di cantiere
Il Piano ambientale di cantiere deve includere, per le attività di preparazione e conduzione del cantiere, le seguenti azioni obbligatorie:
Individuazione delle criticità ambientali
Il Piano deve identificare le possibili criticità legate all’impatto nell’area di cantiere e alle emissioni di inquinanti sull’ambiente circostante, definendo le misure previste per la loro eliminazione o riduzione. Questa analisi deve considerare:
caratteristiche morfologiche e geologiche del sito;
presenza di recettori sensibili (abitazioni, scuole, ospedali, aree protette);
condizioni meteoclimatiche prevalenti;
vulnerabilità degli ecosistemi circostanti;
presenza di vincoli paesaggistici e ambientali.
Protezione delle risorse naturali, paesaggistiche e storico-culturali
Devono essere definite misure specifiche per la protezione delle risorse presenti nell’area del cantiere, quali:
recinzione e protezione degli ambiti interessati da fossi e torrenti: le fasce ripariali devono essere delimitate e protette per evitare interferenze con le attività di cantiere. La protezione deve garantire il mantenimento della vegetazione ripariale e delle condizioni di naturalità degli alvei;
protezione di filari o altre formazioni vegetazionali autoctone: le formazioni vegetali esistenti devono essere preservate mediante recinzioni adeguate e segnalazioni chiare per il personale di cantiere.
applicazione delle misure previste dai piani paesistici: qualora l’area di cantiere ricada in siti tutelati ai sensi delle norme del piano paesistico, si applicano le misure specifiche previste da tali strumenti di pianificazione.
Rimozione delle specie alloctone invasive
Il Piano deve prevedere la rimozione delle specie arboree e arbustive alloctone invasive, in particolare Ailanthus altissima (Ailanto) e Robinia pseudoacacia (Robinia), comprese radici e ceppaie. Per l’individuazione delle specie alloctone si deve fare riferimento alla “Watch-list della flora alloctona d’Italia” pubblicata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Le operazioni di rimozione devono essere condotte con tecniche che garantiscano l’eliminazione completa dell’apparato radicale per evitare la ricrescita. Il materiale vegetale rimosso deve essere gestito come rifiuto e non può essere utilizzato per compostaggio o pacciamatura in loco.
Protezione delle specie arboree e arbustive autoctone di interesse storico e botanico
Le specie arboree e arbustive autoctone di interesse storico o botanico devono essere protette mediante:
protezione con materiali idonei (pannelli in legno, reti protettive) per escludere danni alle radici, al tronco e alla chioma;
divieto assoluto di usare gli alberi per l’infissione di chiodi, appoggi e per l’installazione di corpi illuminanti, cavi elettrici;
divieto di disposizione depositi di materiali di cantiere in prossimità degli esemplari protetti (distanza minima dalla proiezione della chioma);
protezione dell’apparato radicale durante gli scavi mediante tecniche non invasive.
Efficienza energetica e riduzione delle emissioni
Il Piano deve definire le misure per aumentare l’efficienza nell’uso dell’energia nel cantiere e per minimizzare le emissioni di inquinanti e gas climalteranti, con particolare riferimento all’uso di tecnologie a basso impatto ambientale,quali lampade a basso consumo o LED, generatori eco-diesel silenziati, pannelli solari per la produzione di acqua calda e soluzioni analoghe.
Abbattimento del rumore e delle vibrazioni
In conformità alla Legge 26 ottobre 1995, n. 447 (“Legge quadro sull’inquinamento acustico”) e sulla base della valutazione previsionale di impatto acustico, nonché considerando la rilevazione del rumore prevista dalla documentazione di sicurezza sui luoghi di lavoro, devono essere individuate misure efficaci per ridurre rumore e vibrazioni derivanti da scavi, carico e scarico materiali, taglio dei materiali, impasto del cemento, disarmo e altre lavorazioni. Tali misure possono includere l’installazione di schermature o coperture antirumore, fisse o mobili, nelle aree più critiche, e l’impiego di gruppi elettrogeni super silenziati e compressori a ridotta emissione acustica.
Sistemi di filtraggio delle acque di cantiere
Nel piano bisogna prevedere sistemi di filtraggio delle acque di cantiere.
Acque piovane
Gestione delle acque piovane mediante raccolta per uso in cantiere e sistemi di drenaggio e scarico controllato.
Contenere polveri e fumi
Definizione di misure per contenere polveri e fumi, tramite irrorazioni periodiche o altre tecniche di abbattimento.
Protezione suolo e sottosuolo
Protezione del suolo e del sottosuolo, prevenendo perdita di materia organica, calo di biodiversità, contaminazioni, erosione o salinizzazione, attraverso monitoraggio di sversamenti e interventi di rimozione e smaltimento di suolo contaminato.
Tutela acque superficiali e sotterranee
Tutela delle acque superficiali e sotterranee mediante impermeabilizzazione delle aree di deposito temporaneo di rifiuti non inerti e trattamento delle acque di dilavamento prima del loro recapito finale.
Riduzione impatto visivo
Riduzione dell’impatto visivo del cantiere tramite schermature e sistemazioni a verde, con particolare attenzione ad abitazioni vicine e habitat con specie sensibili alla presenza umana.
Demolizioni selettive
Realizzazione di demolizioni selettive, individuando spazi per la raccolta di materiali destinati a riuso, recupero o riciclo.
Raccolta differenziata
Implementazione della raccolta differenziata per imballaggi, rifiuti pericolosi e speciali, con individuazione di aree dedicate dotate di cassonetti o contenitori etichettati e adeguati per la raccolta differenziata.
Guida ARPAT 2018 per la redazione del piano di cantierizzazione
I CAM spiegano che bisogna far riferimento alle Linee guida Arpat 2018 per la redazione del piano ambientale di gestione del cantiere. Le linee guida Arpat parlano di “piano ambientale di cantierizzazione”. Nello specifico, secondo le Linee Guida per la gestione dei cantieri ai fini della protezione ambientale, Report ARPAT 2018, l’impresa, quando previsto dall’atto conclusivo, dovrà predisporre prima dell’avvio dei lavori un Piano Ambientale di Cantierizzazione (PAC), da trasmettere in formato digitale tramite PEC agli Enti competenti.
Il documento serve a gestire l’impatto ambientale del cantiere, identificando criticità e definendo pratiche sostenibili. Include tutte le componenti ambientali coinvolte, macchinari, materiali, logistica e fasi lavorative. Va integrato con il Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Terre e Rocce da Scavo, per ridurre impatti e rispettare i principi DNSH.
Il PAC dovrà contenere, in relazione allo specifico progetto:
Planimetrie dettagliate (cartacee se di grandi dimensioni) con indicazione del contesto ambientale locale, comprensive di:
organizzazione interna dell’area di cantiere;
posizione e dimensioni degli impianti fissi di lavoro;
collocazione e dimensioni degli impianti di abbattimento degli inquinanti;
ubicazione e dimensioni dei depositi per materie prime e rifiuti;
localizzazione delle reti di raccolta delle acque meteoriche e di lavorazione.
Relazione tecnica dettagliata, contenente:
descrizione dei dimensionamenti e delle modalità di gestione degli impianti fissi di lavoro;
indicazione dei dimensionamenti e delle modalità operative per gli impianti di trattamento e smaltimento degli inquinanti generati dalle varie lavorazioni;
classificazione dei rifiuti prodotti e modalità di gestione (deposito, stoccaggio, recupero o smaltimento);
valutazione tecnica della capacità di trattamento degli impianti e della loro efficacia nel tempo, con indicazione delle attività di manutenzione previste.
Una valutazione tecnica che sviluppi soluzioni, da porre in essere a cura dell’Impresa, atte a minimizzare l’impatto associato alle attività di cantiere (comprese eventuali limitazioni delle attività) in particolare per quanto riguarda le emissioni di polveri, l’inquinamento acustico e l’inquinamento delle risorse idriche e del suolo.
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