Pellicole solari per vetri: sistemi di schermatura solare passiva combinati a sistemi di sicurezza

Pellicole solari per vetri: sistemi di schermatura solare passiva combinati a sistemi di sicurezza

Guida tecnica alle pellicole solari per vetri: caratteristiche tecniche, norme UNI/EN di riferimento, requisiti di qualità, criteri di posa e controlli per garantire comfort termico e sicurezza

L’evoluzione delle normative sull’efficienza energetica e sulla sicurezza, unita a una crescente sensibilità verso il comfort abitativo e la sostenibilità ambientale, ha reso l’applicazione di pellicole solari per vetri una soluzione tecnologica consolidata e sempre più strategica nel settore delle costruzioni.

La pellicola solare per vetri è utilizzata per modificare in modo mirato le proprietà ottiche, termiche e meccaniche delle superfici vetrate, sia esistenti sia di nuova installazione. Si tratta di film multistrato a matrice polimerica, progettato con specifiche caratteristiche funzionali che permettono il controllo selettivo della radiazione solare incidente. Tale selettività consente di ridurre gli apporti termici indesiderati, migliorare il comfort interno e incrementare l’efficienza energetica complessiva dell’edificio, contribuendo al contempo alla sicurezza delle superfici vetrate. L’applicazione avviene mediante adesione diretta alla lastra, senza necessità di sostituire il serramento o l’elemento trasparente esistente. In questo modo, la vetrata acquisisce nuove prestazioni in termini di controllo solare, riduzione dell’abbagliamento e, in alcuni casi, resistenza meccanica e contenimento dei frammenti in caso di rottura.

Le pellicole anticalore ad alte prestazioni, in particolare quelle a selettività spettrale, rappresentano una soluzione tecnicamente efficace per il raggiungimento di stringenti obiettivi prestazionali, soprattutto negli interventi di riqualificazione energetica in cui l’installazione di schermature solari esterne non risulti tecnicamente o architettonicamente realizzabile.

Il presente articolo offre una panoramica completa per progettisti e tecnici: descrive tipologie e caratteristiche prestazionali delle pellicole antisolari, i requisiti di qualità secondo le normative UNI, EN e ISO pertinenti e fornisce indicazioni per la loro corretta specifica nei capitolati speciali d’appalto. Vengono affrontati i criteri di accettazione in cantiere, i controlli di qualità in produzione e posa, le modalità di installazione a regola d’arte e i criteri di misurazione e contabilizzazione. L’obiettivo è fornire un manuale operativo per la gestione integrale dell’intervento, dalla specifica tecnica al collaudo.

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Pellicole solari per vetri: definizione e ambito di applicazione

Dal punto di vista costruttivo, sono laminati compositi costituiti da sottili film multistrato in poliestere, spesso metallizzati, accoppiati a un adesivo specifico per l’applicazione su vetro. Il materiale di base è generalmente polietilene tereftalato (PET) di grado ottico, selezionato per l’elevata trasparenza, la stabilità dimensionale e la resistenza meccanica. Una volta applicate, tali soluzioni migliorano il comportamento energetico della superficie trattata, riducendo l’apporto di calore solare, l’abbagliamento e il fenomeno di surriscaldamento interno. Le versioni tecniche di qualità filtrano inoltre la componente infrarossa della radiazione e bloccano la quasi totalità dei raggi ultravioletti (tipicamente oltre il 99%), contribuendo alla protezione di arredi e occupanti dai danni fotoindotti.

Le pellicole solari vengono installate mediante adesione diretta alla superficie vetrata, consentendo di incrementarne le prestazioni senza intervenire sulla sostituzione del serramento o dell’elemento trasparente. Questa caratteristica le rende particolarmente idonee sia nelle nuove costruzioni sia negli interventi di riqualificazione energetica e funzionale del patrimonio edilizio esistente.

In funzione della tipologia scelta, possono inoltre incrementare la sicurezza passiva della lastra, favorendo il contenimento dei frammenti in caso di rottura e migliorandone la resistenza agli urti.

L’impiego delle pellicole anticalore in ambito edilizio risponde a molteplici esigenze progettuali: contenimento dei carichi termici estivi, miglioramento del comfort termo-visivo, protezione dai raggi UV, aumento della sicurezza delle superfici trasparenti, tutela della privacy e qualificazione estetica delle facciate.

Grazie alla loro versatilità applicativa, tali sistemi trovano impiego in contesti residenziali, terziari, commerciali, industriali e anche nel settore dei beni culturali, dove risultano particolarmente apprezzati per il carattere non invasivo dell’intervento.

Quadro normativo e requisiti di qualità

La conformità normativa delle pellicole solari per vetri è il pilastro su cui si fonda la validità tecnica dell’intervento, specialmente in ambito pubblico o aziendale. Non esiste una singola norma che copra tutto, ma un insieme di standard tecnici da rispettare.

UNI EN 15755: la norma di prodotto

La norma UNI EN 15755-1:2014 “Vetro per edilizia – Pellicole polimeriche autoadesive” è il riferimento specifico per il settore. Essa definisce non solo le caratteristiche fisiche minime (resistenza a trazione, allungamento a rottura, forza di adesione), ma stabilisce soprattutto i criteri di accettazione visiva per le pellicole installate. Questa norma è fondamentale per dirimere controversie tra committenza e applicatore. Stabilisce che la perfezione assoluta (assenza totale di particelle di polvere) è impossibile in un’applicazione in situ rispetto a una produzione in fabbrica. La norma definisce densità massime di difetti puntiformi accettabili per metro quadro, differenziando tra “zona di visione” centrale e “zona di bordo” perimetrale.

UNI EN 410 e UNI EN 673: le norme di calcolo energetico
Per certificare le prestazioni energetiche, i datasheet devono riportare valori calcolati secondo:

UNI EN 410:2011: definisce le metodologie per determinare le caratteristiche luminose e solari (trasmissione, riflessione, assorbimento, fattore solare g). È essenziale verificare che i dati tecnici non siano basati su standard americani (NFRC o ASTM) che utilizzano condizioni al contorno diverse (spettro solare, temperature), portando a discrepanze anche significative.
UNI EN 673:2011: definisce il metodo di calcolo della trasmittanza termica (valore U). È rilevante principalmente per le pellicole Low-E o per il calcolo globale del serramento post-intervento.

UNI EN 12600: la prova del pendolo
Per le pellicole di sicurezza, la classificazione deve seguire la UNI EN 12600 “Prova del pendolo“. Il test simula l’impatto di un corpo molle (pneumatici da 50 kg) contro il vetro pellicolato.

Classificazione 2B2: tipica delle pellicole di sicurezza base (100 micron). Indica che il vetro non si rompe o si rompe in modo sicuro trattenendo i frammenti. È il requisito minimo spesso richiesto per adeguamenti D.Lgs 81/2008 nei luoghi di lavoro.
Classificazione 1B1: requisito superiore, tipico di pellicole più spesse (>175 micron) spesso combinate con sistemi di ancoraggio al telaio, per prevenire la caduta nel vuoto.

UNI EN 13501-1: reazione al fuoco 
Negli edifici pubblici, le pellicole devono rispettare i requisiti di reazione al fuoco ai sensi della UNI EN 13501-1. La maggior parte delle pellicole professionali in poliestere rientra nella classe B-s1, d0 (Materiale combustibile molto limitato, produzione di fumi molto limitata, nessun gocciolamento ardente). È obbligatorio richiedere il certificato di reazione al fuoco aggiornato prima della posa.

Tipologie e classificazione tecnologica delle pellicole

Le pellicole per vetri si dividono in macro-categorie in base alla loro posizione nell’involucro, nonché in funzione della tecnologia costruttiva, del meccanismo di funzionamento e delle prestazioni specifiche offerte.  La scelta corretta è determinante non solo per la prestazione energetica, ma per la sopravvivenza stessa della lastra vetraria.

Pellicole per installazione interna (pellicole interne)
Le pellicole per interni vengono applicate sulla superficie interna del vetro e sono più comuni per gli edifici esistenti.
Vantaggi: sono protette dagli agenti atmosferici, quindi hanno una durata maggiore (garanzie tipiche di 10-15 anni). Il costo di installazione è generalmente inferiore non richiedendo piattaforme aeree esterne.
Limiti: la loro efficacia termica è limitata dal fatto che il calore deve attraversare il vetro per essere riflesso o assorbito. Nel caso di vetri doppi o tripli, l’installazione di una pellicola assorbente o riflettente interna intrappola il calore all’interno della lastra interna o nell’intercapedine, aumentando drasticamente il rischio di stress termico e rottura. Pertanto, su vetrocamera moderni, l’uso di pellicole interne è limitato a tipologie molto chiare o riflettenti con basso assorbimento.

Pellicole per installazione esterna (pellicole esterne)
Applicate sulla faccia esterna del vetro, le pellicole esterne rappresentano la soluzione tecnicamente più corretta per il controllo solare.
Meccanismo: intercettano e respingono la radiazione solare prima che questa penetri nella massa vetrosa del sistema finestra. Questo massimizza il TSER e minimizza l’assorbimento termico delle lastre, eliminando quasi del tutto il rischio di shock termico su vetri non temperati.
Tecnologia: richiedono un Hard Coat (rivestimento anti-graffio) molto più robusto e idrorepellente per resistere a pioggia, smog, lavaggi frequenti e radiazione UV diretta.
Durata: inferiore alle pellicole interne a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici. Le garanzie variano tipicamente da 3 a 5 anni per posa orizzontale (lucernari) e da 5 a 10 anni per posa verticale, a seconda della tecnologia e della sigillatura dei bordi.

Pellicole combinate sicurezza + controllo solare

Le pellicole combinate uniscono le proprietà di controllo solare (tramite strati metallizzati o nanoceramici) alla resistenza meccanica del poliestere spesso, offrendo riqualificazione energetica e messa in sicurezza in un unico intervento.
Queste pellicole sono costituite da strati multipli di poliestere ad alta tenacità, con spessori maggiori che variano da 100 micron (4 mil) a oltre 300 micron (12-14 mil) che, oltre a respingere calore, rinforzano il vetro aumentandone la resistenza all’urto e trattenendo i frammenti in caso di rottura. L’adesivo è formulato per avere un aggrappaggio strutturale molto più forte.
Funzione: trattengono i frammenti di vetro in caso di rottura (accidentale, atto vandalico, esplosione), trasformando un vetro float pericoloso in un vetro di sicurezza conforme alla EN 12600.
Queste pellicole antisfondamento antisolari sono utili in contesti dove serva sia il risparmio energetico sia l’adeguamento alle norme di sicurezza vetrate (ad es. edifici pubblici, scuole, vetrine esposte al sole e al rischio di rottura).

Protezione solare e antisfondamento

Pellicole Low-E (Basso Emissive) per tutte le stagioni
Mentre le pellicole solari tradizionali lavorano sull’estate, le pellicole Low-E possiedono un rivestimento metallico speciale sul lato interno che riflette l’infrarosso a onda lunga (calore radiante emesso dai corpi scaldanti interni) verso l’interno della stanza. Questo migliora il valore U del vetro (isolamento termico invernale) fino al 30-40%, rendendo un vetro singolo performante quasi quanto un doppio vetro standard. Tuttavia, la loro installazione e pulizia richiede attenzioni specifiche data la delicatezza del coating superficiale.

Pellicole riflettenti metallizzate costituiscono la tipologia più tradizionale e performante in termini di reiezione dell’energia solare. La struttura comprende uno o più strati metallizzati, generalmente in alluminio o leghe metalliche, applicati mediante vaporizzazione o deposizione catodica. Il meccanismo di funzionamento si basa sulla riflessione di una quota significativa della radiazione solare incidente, con valori di energia solare totale respinta (TSER) che possono superare l’86%.
Le pellicole riflettenti offrono prestazioni elevate in termini di controllo del carico termico e garantiscono un effetto privacy diurno, conferendo alla vetrata un aspetto “a specchio” quando osservata dall’esterno. L’elevata riflessione esterna può tuttavia determinare impatti estetici significativi sulla facciata e potenziali fenomeni di abbagliamento verso l’ambiente circostante, aspetti che devono essere valutati in fase progettuale.

Pellicole spettralmente selettive rappresentano una delle tecnologie più avanzate disponibili sul mercato. Sono progettate per operare una discriminazione selettiva sulla radiazione solare incidente: risultano quasi trasparenti alla luce visibile, mantenendo elevati valori di trasmissione luminosa (VLT), mentre riflettono efficacemente la porzione infrarossa (IR) dello spettro, principale responsabile dell’apporto termico.
Queste pellicole, spesso basate su nanotecnologie multistrato o strutture polimeriche prive di metalli, consentono di massimizzare l’ingresso di luce naturale negli ambienti interni riducendo contestualmente il carico termico. L’assenza di metalli elimina i rischi di corrosione e le interferenze con i segnali di telefonia mobile o GPS. Le pellicole per vetri contro il sole spettralmente selettive sono particolarmente indicate per edifici di pregio architettonico, contesti storici o applicazioni dove è fondamentale preservare la trasparenza e l’aspetto originale del vetro.

Oltre a queste categorie principali, esistono pellicole speciali per esigenze particolari, ad esempio pellicole termiche basso-emissive (in grado di ridurre la dispersione di calore invernale abbassando l’emissività del vetro), pellicole anti-UV trasparenti (quasi invisibili, usate in musei o negozi per bloccare i raggi ultravioletti senza alterare luce e aspetto) e pellicole oscuranti o privacy (molto scure o satinati, più orientate a funzioni di riservatezza/decoro che al controllo termico). Nel redigere il capitolato è importante usare la terminologia tecnica corretta e indicare esattamente la tipologia di pellicola richiesta (es. “pellicola solare riflettente esterna, tipo argento 20, spessore 50 µm”) per evitare ambiguità in fase di gara.

Caratteristiche tecniche e requisiti prestazionali

Dal punto di vista prestazionale, le pellicole solari per vetri vengono qualificate tramite una serie di parametri ottici ed energetici standard, misurati secondo la norma UNI EN 410:2011, di cui i produttori forniscono schede tecniche con gli indici più rilevanti, tra cui:

trasmissione luminosa (TL o VLT%): frazione di luce visibile (% sul totale incidente) che attraversa il vetro con pellicola. Indica quanta luminosità naturale permane all’interno: pellicole molto scure o riflettenti avranno VLT bassa (10–30%), pellicole neutre selettive possono mantenere VLT elevate (30–70% o più);
riflessione luminosa (RL o VLR%) – percentuale di luce visibile riflessa dalla superficie vetrata (verso l’esterno e/o verso l’interno). Valori alti (20–50%) indicano effetto specchio marcato all’esterno e possibile riflessione interna di notte; valori bassi (<15%) indicano aspetto più neutro;
assorbimento solare (%) – quota di energia solare totale assorbita dal vetro+pellicola, che viene in parte ri-emessa (una parte verso l’esterno, una parte verso l’interno per convezione/rirraggiamento). Un alto assorbimento implica che il vetro si scalderà di più sotto il sole, fattore da considerare per il rischio di shock termico su vetri esistenti;
energia solare trasmessa (%) – quota di energia solare che attraversa direttamente la vetrata nell’ambiente interno. Questo insieme all’assorbimento determina il calore effettivamente entrante;
fattore solare g-value (FS o g) – definito come la percentuale totale di energia solare incidente che effettivamente entra nell’ambiente attraverso il vetro+pellicola. È la somma della quota trasmessa direttamente e di quella assorbita dal vetro che viene riemessa verso l’interno. Il fattore solare rappresenta l’efficacia complessiva della schermatura: più è basso, migliore è la prestazione anticalore. Ad esempio, un fattore solare 0,30 (30%) significa che il 70% del calore viene bloccato. Le migliori pellicole riflettenti arrivano ad FS ~0,15–0,20, mentre pellicole neutre possono attestarsi intorno a 0,35–0,50. Nota: per i vetri doppi, si distingue spesso tra fattore solare del solo vetro e fattore solare del sistema vetro+pellicola; le normative energetiche si riferiscono al valore combinato;
coefficiente di ombreggiamento (SC) – rapporto adimensionale tra il flusso solare entrante attraverso il vetro con pellicola e quello di un vetro chiaro singolo di riferimento. È un indice usato in letteratura impiantistica: SC = 0,5 equivale indicativamente a fattore solare ~0,5 (50%). Anche qui, minori valori indicano maggiore potere schermante;
riflettanza infrarossa (IRR%) – percentuale di radiazione infrarossa (onde corte) respinta dal sistema vetro+pellicola. Valori elevati (es. 90–95%) indicano che la pellicola è molto efficace nel riflettere la componente termica solare;
filtro UV (%) – percentuale di radiazione ultravioletta bloccata. Le pellicole di qualità bloccano almeno il 99% degli UV (UV trasmesso <1%) per proteggere interni e persone dai raggi dannosi;
emissività termica – proprietà della superficie interna della pellicola di ri-irradiare calore all’infrarosso lungo (quello emesso dagli oggetti caldi all’interno). Alcune pellicole hanno un coating basso-emissivo che riduce le perdite di calore in inverno (emissività E < 0,5), contribuendo anche all’isolamento termico (parametro U);
trasmittanza termica U (W/m²K) – se il produttore la fornisce, indica la dispersione termica invernale del vetro con pellicola. In genere le pellicole solari standard non cambiano significativamente il valore U di un vetro esistente (a meno che siano pellicole specifiche basso-emissive); tuttavia, applicazioni a doppio vetro camera possono vedere lieve riduzione di U grazie all’effetto basso emissivo di alcune pellicole (es. portando U da 5,8 a ~5,5 W/m²K su vetro singolo 4 mm). Nei capitolati, se rilevante per il calcolo energetico invernale, si può richiedere la dichiarazione dell’emissività o ∆U con pellicola.

Pellicole solari vetro esterno-interno

Oltre ai parametri prestazionali, requisiti di qualità importanti per le pellicole includono:

uniformità e trasparenza: la pellicola applicata deve risultare otticamente neutra, senza distorsioni ottiche significative né difetti visibili. Sono da evitare prodotti che presentino gradienti di colore, punti, striature o imperfezioni nel coating metallico. In capitolato è possibile prevedere una verifica visiva in controluce per controllare l’assenza di difetti;
adesione e durata: l’adesivo deve garantire tenuta nel tempo senza scollamenti, distacchi ai bordi o formazione di bolle. Le pellicole di qualità professionale offrono garanzie pluriennali (es. garanzia 10 anni per applicazioni interne nelle condizioni d’uso standard). È opportuno richiedere che il produttore sia certificato ISO 9001 per il controllo qualità e che il prodotto sia accompagnato da certificazioni ufficiali delle prestazioni (rapporti di prova di laboratorio su parametri solari, meccanici, di reazione al fuoco, ecc.);
stabilità agli agenti esterni: per pellicole esterne, resistenza ai raggi UV, agli agenti atmosferici e alle escursioni termiche è fondamentale. Si possono richiedere test di invecchiamento accelerato (es. esposizione UV secondo ISO 4892) che attestino l’assenza di ingiallimento, delaminazioni o riduzione di prestazioni dopo tot ore di esposizione. Anche la resistenza ai graffi (scratch resistance) della superficie è un requisito di qualità: le pellicole professionali sono dotate di strato superficiale indurito per resistere a pulizie e usura;
compatibilità con il substrato vetrato: non tutte le pellicole sono adatte a ogni tipo di vetro. Vetri già trattati (es. basso-emissivi, temperati, stratificati) o vetri spessi possono subire stress termici se accoppiati a pellicole molto assorbenti. È buona prassi richiedere che l’offerente verifichi la compatibilità termica della pellicola proposta con i vetri esistenti, evitando rischi di rottura da shock termico.

Analisi del rischio termico e compatibilità

L’applicazione di una pellicola modifica l’equilibrio termico della lastra, introducendo il rischio di rottura per stress termico: questo è l’aspetto più critico della progettazione. In pratica, quando una pellicola assorbente viene applicata all’interno di un vetrocamera, la lastra interna assorbe una quantità significativa di energia solare (αe), riscaldandosi molto più di quanto farebbe il vetro trasparente. Il centro del vetro si dilata termicamente. Tuttavia, i bordi del vetro sono “nascosti” all’interno del telaio (battuta), rimanendo in ombra e dissipando calore per conduzione verso il serramento, restando quindi più freddi. Si crea un gradiente termico (ΔT) tra il centro caldo e il bordo freddo. Questo induce una tensione di trazione lungo il perimetro. Se questa tensione supera la resistenza critica del bordo del vetro, si innesca una cricca che parte perpendicolarmente dal bordo e poi serpeggia attraverso la lastra.
L’analisi del rischio deve considerare:

il tipo di vetro: il vetro temperato ha una resistenza allo shock termico circa 4-5 volte superiore al vetro float (ricotto). Su vetro temperato, il rischio è quasi nullo. Il vetro stratificato non temperato è invece molto sensibile;
ombreggiamenti esterni: ombre nette e parziali proiettate da aggetti, balconi, alberi o edifici adiacenti creano zone fredde sulla stessa lastra esposta al sole, esacerbando il ΔT;
assorbimento della pellicola: pellicole interne con assorbimento energetico solare (Ae) > 45-50% sono considerate ad alto rischio su vetri camera non temperati;
storia del vetro: sbeccature o difetti sul bordo non visibili perché coperti dal fermavetro riducono drasticamente la resistenza del vetro, fungendo da innesco per la rottura.

Se l’analisi evidenzia un rischio, le soluzioni sono:

utilizzare una pellicola esterna (il calore non entra nel vetro);
utilizzare una pellicola interna ad altissima riflettività e bassissimo assorbimento (es. assorbimento < 35%);
evitare pellicole nere o molto scure su vetri non temperati.

Installazione e messa in opera

La posa in opera rappresenta la fase critica del processo. Anche la miglior pellicola, se installata in condizioni non idonee o con tecnica errata, comporterà il distacco, la creazione di bolle e la corrosione. Di seguito le fasi da seguire e relative prescrizioni per una corretta installazione.

Condizioni ambientali di cantiere, l’ambiente di lavoro deve essere rigorosamente controllato:

l’intervallo ideale della temperatura è 15°C – 25°C. La temperatura minima assoluta è +5°C (o +8°C per alcune pellicole esterne). Sotto tale soglia, la soluzione acquosa di posa rischia di congelare o di non evaporare, impedendo la polimerizzazione dell’adesivo (curing). Sopra i 30°C o sotto l’irraggiamento solare diretto, l’evaporazione è troppo rapida, causando l’adesione precoce e intrappolando bolle d’aria impossibili da rimuovere;
evitare la contaminazione: è vietato installare pellicole contemporaneamente a lavori polverosi (cartongesso, levigatura pavimenti, demolizioni). Se necessario, si deve nebulizzare acqua nell’aria per abbattere le particelle in sospensione prima della posa.

Preparazione della superficie, la pulizia deve essere clinica, non basta lavare il vetro è necessario decontaminarlo:

protezione con teli impermeabili e assorbenti a terra e sui davanzali;
lavaggio preliminare con acqua e detergente neutro;
raschiatura con passaggio sistematico di un raschietto con lama in acciaio inox o carbonio (nuova per ogni finestra o sostituita frequentemente) su tutta la superficie bagnata. Questo rimuove residui di vernice, silicone, uova di insetti e depositi minerali invisibili. Nota: la raschiatura è vietata su vetri con coating superficiali esposti o su policarbonato;
finitura tramite passaggio con spugna abrasiva bianca (non-scratch) e successiva raclatura con tergivetro in gomma di alta qualità. I bordi vanno puliti con carta tecnica che non rilascia pelucchi.

Applicazione e spatolatura, le pellicole si installano “a umido”:

si utilizza acqua (preferibilmente distillata o filtrata) miscelata con una soluzione scivolante . Il dosaggio è cruciale: troppo sapone impedisce l’adesione, troppo poco causa l’incollaggio immediato;
mentre si rimuove la pellicola protettiva, si nebulizza abbondantemente l’adesivo esposto per neutralizzare la carica statica che attirerebbe polvere;
il film viene appoggiato sul vetro bagnato. L’acqua permette di farlo scivolare in posizione;
si nebulizza la faccia esterna del film per lubrificare la spatola. Si utilizzano spatole professionali in poliuretano con manico rigido. La tecnica prevede passate sovrapposte dal centro verso l’esterno, applicando una forza considerevole (vari kg per cm lineare) per espellere la massima quantità d’acqua possibile. Una spremitura insufficiente è la causa primaria di distorsioni ottiche prolungate e distacchi futuri.

Rifilatura e sigillatura, il film deve essere tagliato lasciando una luce libera di 1-2 mm tra il bordo del film e la guarnizione/telaio. Questo spazio è vitale per:

permettere la fuoriuscita dell’acqua residua durante la spatolatura;
evitare che il film tocchi la guarnizione, che potrebbe sollevarsi o rilasciare siliconi contaminanti;
compensare le dilatazioni termiche differenziali. Per le pellicole esterne, è obbligatoria la sigillatura perimetrale con silicone neutro compatibile. Senza sigillatura, l’acqua piovana e lo smog si infiltreranno sotto il film, ossidando i metalli e causando il distacco.

Criteri di accettazione e controlli qualità dalla posa al collaudo

Per garantire che le pellicole per vetri rispettino effettivamente i requisiti richiesti, è fondamentale curare i controlli di qualità lungo tutto il processo: dalla produzione in fabbrica, alla posa in opera, fino al collaudo finale in situ. In particolare:

controlli in produzione (fabbrica): i prodotti forniti devono provenire da produttori qualificati che applicano un sistema di controllo qualità certificato. In fabbrica, ogni lotto di pellicola deve essere sottoposto a verifiche di spessore, adesione, qualità ottica e rispondenza ai valori prestazionali dichiarati;
controlli durante la posa con la pianificazione delle attività di posa: temperature estreme o forte umidità possono inficiare l’adesione, quindi l’installatore deve scegliere tempi e modalità idonee. Il D.L. può richiedere all’installatore di eseguire prove preliminari su un vetro campione per valutare l’aspetto della pellicola e la compatibilità, prima di procedere su larga scala. Durante la posa effettiva, i controlli qualità includono quelli già menzionati (pulizia, niente bolle, allineamento). Inoltre, se il capitolato prevede campionature o “mock-up” (simulazioni di installazione in scala ridotta), il D.L. dovrà approvare il mock-up prima di autorizzare la posa su tutti i serramenti;
collaudo in sito: il collaudo finale rappresenta l’ultima fase del controllo qualità. Il collaudo delle opere deve avvenire secondo criteri oggettivi per evitare contenziosi basati su percezioni soggettive. In particolare:

ispezione visiva con lente d’ingrandimento o illuminazione radente artificiale, distanza di osservazione: minimo 2.5 – 3.0 metri dalla vetrata, angolo: osservazione perpendicolare (±30∘), condizioni di luce: luce diurna diffusa (cielo coperto) o illuminazione artificiale uniforme (mai sotto luce solare diretta o fari alogeni puntati, che esaltano micro-difetti irrilevanti per la visione normale)principio di accettabilità: se un difetto non è visibile o non disturba la visione dalle condizioni sopra descritte, l’installazione è conforme
test strumentali (es. test di adesione, prova d’urto simulata, ecc.);

non conformità e azioni correttive: se uno qualsiasi dei controlli evidenzia problemi (prodotto non conforme, posa difettosa, ecc.), il capitolato deve attribuire chiaramente la responsabilità all’appaltatore, il quale dovrà sostituire o ripristinare a proprie spese le parti non accettate.

In sintesi, la qualità finale del lavoro con pellicole per vetri è frutto sia di un buon prodotto (controllato all’origine) sia di una posa eseguita a regola d’arte. Un capitolato ben fatto stabilisce criteri di controllo trasparenti in ogni fase, dando al Direttore Lavori gli strumenti per garantire che l’opera finita, vetrate trattate con pellicole solari, soddisfi pienamente i requisiti di progetto in termini di prestazioni, estetica e sicurezza.

Criteri di misurazione e contabilizzazione

La quantificazione economica delle opere in pellicola deve essere chiara nel contratto d’appalto per evitare dispute sui quantitativi. Esistono due criteri di misurazione:

misura “netta in opera”: si paga solo la superficie di vetro effettivamente coperta (L×H visibile). È il metodo più trasparente per il committente, ma il prezzo unitario deve essere maggiorato per coprire lo sfrido tecnico;
misura “vuoto per pieno”: si calcola la superficie considerando la larghezza del rotolo utilizzato (es. 152 cm) per l’altezza del taglio. Questo metodo scarica il costo dello sfrido direttamente nel computo metrico.

Manutenzione e durabilità

Le pellicole sono prodotti di lunga durata, ma non eterni, la loro vita utile dipende dalla tecnologia e dalla manutenzione. In particolare hanno un ciclo di vita atteso pari a:

12 – 20 anni per le pellicole interne. Il degrado avviene per lenta ossidazione dei metalli (se presenti) o degradazione dell’adesivo;
5 – 10 anni (verticali), 3 – 5 anni (inclinati/orizzontali) per le pellicole esterne. Il degrado è accelerato da UV, pioggia acida e abrasione meccanica.

FAQ

1. La pellicola scurisce molto l’ambiente?

Dipende dalla VLT. Una pellicola selettiva (es. 3M Prestige 70) è quasi invisibile. Una pellicola glare control per uffici (VLT 20-35%) riduce la luce eccessiva migliorando il contrasto visivo.

2. Le pellicole si staccano o fanno le bolle?

Le pellicole professionali installate da tecnici certificati non fanno bolle. Le bolle sono sintomo di scarsa qualità dell’adesivo o, più spesso, di cattiva installazione (pulizia insufficiente o mancata rimozione dell’acqua).

3. Quanto dura la garanzia?

Tipicamente 10 anni per interni e 5-10 anni per esterni (verticali).

4. Le pellicole fanno morire le piante?

No. Le piante usano la luce visibile (PAR) e in parte il rosso/blu per la fotosintesi, non gli UV (che vengono bloccati). Spesso le piante crescono meglio perché non subiscono lo stress da calore eccessivo.

5. Le pellicole solari per vetri eliminano davvero il caldo negli ambienti estivi?

Le pellicole a controllo solare di buona qualità possono ridurre sensibilmente il calore trasmesso attraverso i vetri. I modelli più performanti respingono fino al 80–95% dell’energia solare incidente, abbassando il fattore solare della vetrata anche sotto 0,20–0,30. Ciò si traduce in ambienti interni più freschi di diversi gradi nelle ore più calde e in un minor utilizzo del condizionatore. Naturalmente l’efficacia percepita varia in base all’intensità del sole e all’isolamento generale dell’edificio, ma in uffici e abitazioni con ampie vetrate esposte a sud la differenza è apprezzabile fin dal primo giorno di applicazione.

6. Le pellicole anticalore rendono gli ambienti più bui?

Dipende dal tipo di pellicola scelta. Le pellicole riflettenti tendono a ridurre di più la luce entrante (possono avere trasmissione luminosa anche sotto il 20-30%, creando un effetto leggermente oscurante simile a vetri fumé). Invece le pellicole neutre selettive sono progettate per lasciare passare una buona quantità di luce visibile: molte hanno trasmissione tra il 50% e il 70%, quindi mantengono gli ambienti luminosi pur bloccando gran parte dell’infrarosso. In fase di capitolato o di scelta, è importante bilanciare controllo solare e luminosità: se l’ambiente ha già poca luce naturale, meglio optare per pellicole ad alta trasmissione (neutre); se l’abbondanza di luce non è un problema e si vuole minimizzare il calore e l’abbagliamento, si possono usare pellicole più oscuranti. I produttori forniscono il dato di trasmissione luminosa (VLT%) da considerare.

7. Applicare una pellicola può far rompere il vetro per shock termico?

In casi normali e con prodotti adeguati, no, le pellicole sono progettate anche tenendo conto di questo rischio. Tuttavia, è vero che una pellicola altera il modo in cui il vetro assorbe e rilascia il calore: film molto scuri su vetri spessi o già danneggiati potrebbero aumentare leggermente il rischio di rotture termiche (dilatazioni disomogenee). Per prevenire problemi, si seguono le linee guida della norma UNI 7697: si valuta la tipo di vetro e la posizione. Ad esempio, su un vetro singolo non temperato di grande spessore esposto a forte sole, si preferisce una pellicola esterna (che riflette il calore prima che entri nel vetro) oppure una pellicola interna ma non eccessivamente assorbente. Molti produttori forniscono elenchi di compatibilità o effettuano calcoli di check termico. In sintesi, con una corretta scelta e posa (ed eventualmente prevedendo vetri temperati in situazioni critiche), il rischio di rottura spontanea del vetro resta molto basso.

8. Qual è la durata di vita di una pellicola per vetri?

Le pellicole di alta qualità hanno una vita utile di svariati anni. In applicazioni interne, al riparo dagli agenti atmosferici, le pellicole solari durano tipicamente 10-15 anni prima che si notino degradi significativi (ad es. lieve scolorimento o minor adesione). In applicazioni esterne, la vita è più breve a causa di pioggia, sole diretto, escursioni termiche: in media 5-7 anni, estendibili a 10 con prodotti top di gamma o in climi non estremi. Molti produttori infatti offrono garanzie: ad esempio 10 anni per uso interno, 5 anni per uso esterno, coprendo discolorazioni, delaminazioni o distacchi anomali. La longevità dipende anche da una corretta manutenzione: pulizie effettuate con metodi delicati e nessuna abrasione ne allungano la vita. È bene ricordare che, essendo reversibili, le pellicole possono essere rimosse e sostituite quando esauriscono il loro ciclo, senza danni permanenti ai vetri originali.

9. Le pellicole a controllo solare sono a norma per edifici pubblici (scuole, ospedali, ecc.)?

Sì, purché si utilizzino prodotti certificati e si rispettino le normative pertinenti. In edifici pubblici è cruciale che le pellicole scelte abbiano:

Certificazione di reazione al fuoco, ad esempio classe B-s1-d0 secondo UNI EN 13501-1, per essere installate su vie di esodo o ambienti affollati senza aumentare il carico di incendio.
Prestazioni di sicurezza se servono a mitigare rischi di infortunio: in scuole, asili, ospedali, i vetri devono essere sicuri fino a una certa altezza. Se i vetri esistenti non lo sono, si devono applicare pellicole antisfondamento certificate (almeno classe 2B2 UNI EN 12600).
Conformità CAM se l’appalto lo richiede: oggi molte PA chiedono prodotti a basso impatto ambientale, per cui avere pellicole con EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto) e rispettose dei Criteri Ambientali Minimi è un plus. In pratica, esistono sul mercato pellicole specifiche per usi pubblici che soddisfano tutti questi requisiti (sicurezza, fuoco, CAM). Un capitolato ben fatto li elenca e dunque i prodotti offerti dovranno essere corredati delle relative certificazioni, risultando pienamente “a norma” per l’utilizzo previsto.

Ogni dettaglio tecnico merita una protezione adeguata. Gestisci la sicurezza del tuo cantiere con l’affidabilità del software capitolati speciali.

 

 

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