Otoprotettori DPI: cosa sono e quando servono

Otoprotettori DPI: cosa sono e quando servono

Gli otoprotettori sono DPI di terza categoria utilizzati per ridurre gli effetti del rumore sull’udito. Scopri normativa, obbligo e tipologie

Il rumore è un suono indesiderato o una sensazione uditiva sgradevole, fastidiosa e intollerabile dal nostro orecchio. Negli ambienti di lavoro è considerato una delle principali cause di malattie professionali.

Un ruolo importante per la protezione e la tutela della salute e dell’integrità del lavoratore è svolto dai DPI che vengono classificati in base alla parte del corpo che proteggono (DPI arti superiori, DPI dell’udito, DPI delle vie respiratorie, ecc.) e in base alla natura del rischio connesso all’attività lavorativa (DPI di I categoria, DPI di II categoria e DPI di III categoria).

La scelta dei DPI deve essere fatta con la valutazione dei rischi sul luogo di lavoro e della stesura del DVR. I DPI sono scelti a seconda della tipologia di rischio (generico o specifico/normato). Ovviamente non è sempre facile e c’è bisogno di conoscenze specialistiche o di un software per la redazione del DVR che prevede automaticamente il calcolo e la scelta dei DPI in relazione all’esito della valutazione del rischio.

Cosa sono gli otoprotettori e quando servono

Gli otoprotettori sono dispostivi di protezione individuale che consentono ai lavoratori di proteggere il proprio udito dall’esposizione eccessiva ai rumori e che allo stesso tempo devono dare comunque una percezione dell’ambiente circostante in caso di segnali acustici d’emergenza. Appartengono ai dispositivi di protezione individuale di terza categoria.

I protettori dell’udito hanno la caratteristica di ridurre il rumore in virtù della loro progettazione e del tipo di materiale utilizzato per assorbire e/o riflettere il suono. I dispositivi che hanno solo questa funzione vengono chiamati dispositivi passivi e costituiscono la base per tutte le altre modalità di funzionamento aggiuntive.

Alcune delle attività per le quali può rendersi necessario mettere a disposizione attrezzature di protezione individuale dell’udito sono:

lavori nelle vicinanze di presse per metalli;
lavori che implicano l’uso di utensili pneumatici;
attività del personale a terra negli aeroporti;
battitura di pali e costipazione del terreno;
lavori nel legname e nei tessili.

Obbligo DPI otoprotettori: cosa dice la normativa

Per prevenire la perdita dell’udito nei luoghi di lavoro è fondamentale adottare correttamente le misure di prevenzione e protezione previste dalla normativa vigente. Questo implica sia il mantenimento dei livelli di esposizione entro i limiti fissati per legge, sia la fornitura ai lavoratori di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) per salvaguardare l’udito.

Il riferimento normativo principale è il D.Lgs. 81/08 che, al Capo II del Titolo VIII, stabilisce tutte le misure necessarie per proteggere i lavoratori dai rischi legati all’esposizione al rumore.

In particolare, il testo contiene le seguenti disposizioni:

l’articolo 189: fissa i valori limite di esposizione e i valori di azione in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore e alla pressione acustica di picco;
l’articolo 190: individua i criteri per la valutazione del rischio;
l’articolo 192: specifica le misure di prevenzione e protezione da adottare per eliminare o ridurre l’esposizione al rumore;
l’articolo 193: descrive gli obblighi del datore di lavoro riguardo alla fornitura di dispositivi di protezione individuale per l’udito ai lavoratori esposti;
l’articolo 196: stabilisce l’obbligo di sorveglianza sanitaria per i lavoratori che superano i livelli di esposizione previsti.

A queste disposizioni si aggiungono:

la norma UNI EN 458/2016 (aggiornata al 2026) che fornisce raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione dei protettori dell’udito e le linee guida sui metodi di calcolo per valutare l’attenuazione del rumore da parte degli otoprotettori;
il regolamento UE 2016/425 che classifica i DPI in 3 categorie, in ordine crescente a seconda della tipologia di rischio per la quale offrono protezione.

Otoprotettori DPI: tipologie

Gli otoprotettori sono generalmente disponibili in due forme principali:

cuffie;
inserti auricolari.

Cuffie

Le cuffie sono costituite da conchiglie che coprono le orecchie e creano un contatto ermetico con la testa per mezzo di cuscinetti morbidi, solitamente riempiti con liquido e/o espanso. Le conchiglie sono solitamente rivestite con materiale fonoassorbente. Esse sono collegate da una fascia di tensione (archetto di sostegno), solitamente di metallo e/o plastica.

Quando la cuffia è indossata dietro alla testa o sotto il mento, spesso è montata una cinghia di sostegno flessibile su ciascuna conchiglia o sull’archetto di sostegno in prossimità delle conchiglie, per sostenere la cuffia. Alcune cuffie hanno una conchiglia destinata solo all’orecchio sinistro e un’altra conchiglia destinata all’orecchio destro.

Le cuffie possono essere disponibili in una gamma di taglie media, piccola e grande. Le cuffie di taglia media si adattano alla maggior parte degli utilizzatori. Le cuffie di taglia piccola o di taglia grande sono progettate per adattarsi agli utilizzatori per i quali non sono adatte le cuffie di taglia media.

Le cuffie possono essere:

con archetti di sostegno che passano sopra alla testa, dietro alla nuca, sotto il mento e universali. Le cuffie con archetto di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento consentono di indossare contemporaneamente un elmetto di sicurezza. Gli archetti universali possono essere indossati sulla testa, dietro alla nuca o sotto il mento. Gli archetti universali, gli archetti di sostegno dietro alla nuca e sotto il mento possono essere integrati da cinghie di sostegno che assicurino un adattamento affidabili alla cuffia;
montate su elmetto consistono in conchiglie singole collegate a bracci che sono fissati ad un elmetto industriale di sicurezza o ad altra attrezzatura che possa servire come fissaggio del protettore dell’udito. I bracci sono regolabili in modo che le conchiglie possano essere posizionate sulle orecchie.

Inserti auricolari

Gli inserti auricolari sono progettati per essere inseriti nel condotto uditivo oppure per coprire l’entrata del condotto uditivo. Talvolta sono provvisti di un cordino o di un archetto di interconnessione o di presa. Possono essere monouso oppure riutilizzabili.

Essi si dividono in:

inserti auricolari preformati: gli inserti auricolari preformati possono essere facilmente inseriti nel condotto uditivo senza essere precedentemente modellati. Sono disponibili in una varietà di materiali e in più taglie;
inserti auricolari modellabili dall’utilizzatore: gli inserti auricolari modellabili dall’utilizzatore sono fabbricati di materiali comprimibili che l’utilizzatore modella prima di inserirli nel condotto uditivo. Dopo l’inserimento, questi sono progettati per espandersi e formare una chiusura ermetica nel condotto uditivo;
inserti auricolari con archetto: sono inserti auricolari performati collegati ad un archetto che li preme nel condotto uditivo o contro l’entrata del condotto uditivo. Alcuni sono destinati a essere utilizzati in più di una posizione, per esempio con l’archetto sotto il mento;
inserti auricolari modellati personalizzati: sono modellati singolarmente per adattarsi alla forma dei condotti uditivi dell’utilizzatore. Possono essere forniti con vari filtri per offrire una gamma di attenuazione.

Leggi l’approfondimento “Categorie DPI

Calcolo dei livelli di esposizione

I modelli di calcolo adottati per stimare i livelli di esposizione giornaliera o settimanale di ciascun lavoratore, l’attenuazione e adeguatezza dei dispositivi sono i modelli riportati nella normativa tecnica.

In particolare ai fini del calcolo dell’esposizione personale al rumore è stata utilizzata la seguente espressione che impiega le percentuali di tempo dedicato alle attività, anziché il tempo espresso in ore/minuti:

Formula calcolo livelli esposizione

dove:

LEX è il livello di esposizione personale in dB(A);
LAeq, i è il livello di esposizione media equivalente Leq in dB(A) prodotto dall’i-esima attività comprensivo delle incertezze;
pi è la percentuale di tempo dedicata all’attività i-esima.

Ai fini della verifica del rispetto del valore limite 87 dB(A) per il calcolo dell’esposizione personale effettiva al rumore l’espressione utilizzata è analoga alla precedente dove, però, si è utilizzato al posto di livello di esposizione media equivalente il livello di esposizione media equivalente effettivo che tiene conto dell’attenuazione del DPI scelto.

I metodi utilizzati per il calcolo del LAeq,i effettivo e del ppeak effettivo a livello dell’orecchio quando si indossa il protettore auricolare, a seconda dei dati disponibili, sono quelli previsti dalla norma UNI EN 458.

Otoprotettori DPI: selezione

I protettori dell’udito individuali devono essere selezionati in modo tale che, se utilizzati correttamente e per tutta la durata dell’esposizione, eliminano o riducono al minimo il rischio per l’udito. Poiché esistono diversi tipi di protettori dell’udito destinati all’uso in una ampia gamma di ambienti di rumore, è importante scegliere un tipo appropriato.

Alcuni dei fattori da considerare sono:

attenuazione sonora;
ambiente di lavoro;
comunicazione essenziale legata al lavoro;
compatibilità con altri dispositivi di protezione individuale;
come è utilizzato il protettore dell’udito;
gruppi di utilizzatori speciali e fattori di carattere medico;
comfort dell’utilizzatore e requisiti ergonomici;
conformità ai requisiti pertinenti per l’elettronica incorporata.

La procedura di selezione dovrebbe essere riesaminata a intervalli regolari per assicurare che sia mantenuta un’attenzione efficace. Quando vengono considerati tutti i fattori nel processo di selezione, l’esito più importante è che il protettore dell’udito sia utilizzato durante l’intero periodo di esposizione al rumore.

Selezione dei DPI otoprotettori secondo l’attenuazione sonora

I protettori dell’udito dovrebbero essere scelti secondo l’attenuazione sonora da essi fornita. La valutazione dell’attenuazione può essere effettuata secondo uno dei 4 metodi previsti dalla UNI EN 458/2016.

Per determinare se un protettore dell’udito è idoneo (dal punto di vista fisico) è necessario stimare il livello di pressione sonora effettivo all’orecchio quando viene utilizzato.

I metodi per prevedere l’attenuazione sonora dei protettori dell’udito sono:

metodo per banda d’ottava;
metodo HML;
metodo di controllo HML;
metodo SNR;
metodo per rumori impulsivi.

Tutti e quattro i metodi consentono di prevedere il livello effettivo di pressione sonora ponderato A totale, a livello dell’orecchio quando si indossa il protettore all’udito (L’p,A). Quando cambiano gli ambienti rumorosi e/o la durata di esposizione, dovrebbe essere calcolato e utilizzato il livello di esposizione al rumore giornaliero.

In alcuni di questi casi può essere appropriato, per ragioni di comodità, utilizzare più di un protettore dell’udito, ognuno selezionato secondo l’Lp,A,eq per i diversi ambienti di rumore.

Metodo per banda d’ottava

Il metodo per banda d’ottava è il metodo più preciso. Esso comporta sia i livelli di pressione sonora della banda d’ottava sul luogo di lavoro sia i dati di attenuazione della banda d’ottava del protettore dell’udito sottoposto a valutazione. Questo metodo consiste in un calcolo della riduzione del rumore sulla base dei livelli di pressione sonora in banda d’ottava sul luogo di lavoro e dei dati di attenuazione per banda d’ottava per il protettore dell’udito sottoposto a valutazione.

Metodo HML

Il metodo HML si basa sui tre valori di attenuazione, H, M e L, derivati dai dati di attenuazione per banda d’ottava di un protettore dell’udito. Questi valori, se associati ad una misurazione del livello di pressione sonora ponderato A e del livello di pressione sonora ponderato C del rumore, sono utilizzati per calcolare la riduzione prevista del livello di rumore (PNR). Il valore PNR è successivamente sottratto dal livello di pressione sonora ponderato A osservato per calcolare il livello effettivo di pressione sonora ponderato A a livello dell’orecchio quando si indossa il protettore dell’udito.

Metodo di controllo HML

Il metodo di controllo HML rappresenta un’abbreviazione del metodo HML che utilizza esempi di sorgenti di rumore che hanno generalmente un determinato contenuto di frequenza.

Metodo SNR

Il metodo SNR specifica un singolo valore di attenuazione, la riduzione semplificata del livello del rumore (SNR). Il valore SNR viene sottratto da una misurazione del livello di pressione sonora totale ponderato C per calcolare il livello effettivo di pressione sonora ponderato A a livello dell’orecchio quando si indossa il protettore dell’udito.

Selezione dei DPI dell’udito secondo l’ambiente di lavoro

Oltre alla selezione acustica è necessario prendere in considerazione anche le influenze presenti nell’ambiente di lavoro. Queste possono includere: temperatura, polvere, sostanze pericolose, macchinari in movimentazione, vibrazione, localizzazione delle sorgenti di rumore ecc. Inoltre, è necessario tener presente anche dei segnali di avvertimento e dei suoni informativi.

La selezione dei protettori dell’udito deve considerare i seguenti tipi di rumore:

rumore continuo;
rumore fluttuante;
rumore a breve termine intermittente o ripetuto;
rumore impulsivo;
rumore a bassa frequenza dominante;
toni puri ad alta frequenza nel rumore (aumento del rischio di danni uditivi);
presenza di suoni informativi.

Per il rumore continuo, fluttuante o intermittente, la selezione è determinata dal livello di esposizione al rumore giornaliero (LEX,8h). Per il rumore impulsivo la selezione è determinata dal livello di esposizione al rumore giornaliero (LEX,8h) e dal livello di pressione sonora di picco (Lp,Cpicco).

Suoni informativi

In molti luoghi di lavoro è importante che i suoni siano sentiti chiaramente e distintamente. Questi suoni possono essere comunicazioni verbali, segnali di avvertimento, suono di macchine o musica. Quando il riconoscimento di suoni come segnali di avvertimento è critico, sono preferibili i protettori dell’udito passivi con riposta a frequenza piatta. In caso di rumore non continuo, dovrebbero essere presi in considerazione i protettori dell’udito con attenuazione in funzione del livello sonoro. A seconda del contenuto di frequenza del segnale di avvertimento devono essere considerati i protettori dell’udito con un’adeguata risposta in frequenza.

Fattori ambientali non acustici

Oltre ai fattori acustici che influenzano la selezione, è necessario prendere in considerazione anche altri fattori ambientali quali:

temperatura;
contaminazione e condizioni di lavoro non pulite;
parti in movimento di macchine;
incompatibilità individuale dell’utilizzatore;
tipi di lavoro da svolgere.

Valutazione dell’esposizione al rumore

L’articolo 190 del D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro di effettuare una valutazione del rischio rumore all’interno della propria azienda con lo scopo di individuare i lavoratori esposti al rischio ed attuare gli interventi di prevenzione e protezione. In particolare, la valutazione deve tenere conto dei seguenti aspetti:

livello, tipo e durata dell’esposizione (ivi inclusa ogni esposizione a rumore impulsivo);
valori limite di esposizione e i valori di azione previsti dall’articolo 189;
tutti gli effetti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori particolarmente sensibili al rumore, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e i minori;
a livello tecnico (per quanto possibile), tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l’attività svolta e fra rumore e vibrazioni;
tutti gli effetti indiretti sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori risultanti da interazioni fra rumore e segnali di avvertimento o altri suoni che vanno osservati al fine di ridurre il rischio di infortuni;
informazioni sull’emissione di rumore fornite dai costruttori dell’attrezzatura di lavoro in conformità alle vigenti disposizioni in materia;
l’esistenza di attrezzature di lavoro alternative progettate per ridurre l’emissione di rumore;
prolungamento del periodo di esposizione al rumore oltre l’orario di lavoro normale, in locali di cui è responsabile;
informazioni raccolte dalla sorveglianza sanitaria, comprese, per quanto possibile, quelle reperibili nella letteratura scientifica;
disponibilità di dispositivi di protezione dell’udito con adeguate caratteristiche di attenuazione.

Valori limite di esposizione e valori d’azione

L’articolo 189 del D.Lgs. 81/08 fissa, in relazione al livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX) e alla pressione acustica di picco (ppeak), i seguenti valori di riferimento:

valori limite di esposizione rispettivamente LEX = 87 dB(A) e ppeak = 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 muPa);
valori superiori di azione: rispettivamente LEX = 85 dB(A) e ppeak = 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 muPa);
valori inferiori di azione: rispettivamente LEX = 80 dB(A) e ppeak = 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 muPa).

Nel caso in cui l’attività lavorativa sia caratterizzata da un’alta variabilità dell’esposizione giornaliera al rischio rumore è possibile sostituire, ai fini dell’applicazione dei valori sopra riportati, il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale a condizione che:

il livello di esposizione settimanale al rumore, come dimostrato da un controllo idoneo, non ecceda il valore limite di esposizione di 87 dB(A);
siano adottate le adeguate misure per ridurre al minimo i rischi associati a tali attività.

Otoprotettori DPI: cura e manutenzione

La norma UNI EN 458:2016 fornisce anche le indicazioni per una corretta cura e manutenzione degli otoprotettori.

I protettori dell’udito dovrebbero essere sottoposti a interventi regolari di manutenzione e pulizia al fine di evitare una perdita di attenuazione. Gli stessi inserti auricolari non dovrebbero essere indossati mai da più di una persona.

In circostanze dove può essere necessario che le stesse cuffie siano utilizzate da più di una persona, esse dovrebbero essere igienicamente pulite tra gli utilizzi.

L’utilizzo di coperture monouso dei cuscinetti delle cuffie può essere appropriato, tuttavia si dovrebbe considerare che ciò può produrre una perdita di attenuazione. Informazioni sulla cura e la manutenzione dei protettori dell’udito dovrebbero essere fornite a tutte le persone che possono necessitare di indossare protettori dell’udito e dovrebbero essere ripetute a intervalli regolari.

La contaminazione di protettori dell’udito ad opera di sostanze estranee, soluzioni, residui, liquidi, polveri, materiale particolato ecc. potrebbe essere causa di irritazioni o abrasioni cutanee. L’utilizzatore dovrebbe assicurarsi di avere le mani pulite quando manipola protettori dell’udito, in modo particolare gli inserti auricolari. Le cuffie e gli inserti auricolari riutilizzabili dovrebbero essere puliti e conservati seguendo le istruzioni del fabbricante.

Particolare attenzione va prestata durante la pulizia di protettori dell’udito che incorporano componenti elettronici e altri componenti specializzati che non devono essere immersi nei liquidi.

UNI EN 458:2026, novità sui protettori uditivi

In vigore dal 26 febbraio 2026, questa guida aggiorna selezione, uso, cura e manutenzione dei DPI uditivi per datori di lavoro, RSPP e HSE. Sostituisce l’edizione 2016, enfatizzando la protezione effettiva reale anziché solo dati di laboratorio.

Novità chiave:

Fit testing: ora fortemente raccomandato per verificare l’adattamento individuale (con PAR e allegato metodi); passa da “controllo generico” a verifica precisa.
Prestazione reale: allegato su field performance, legando fitting, formazione e motivazione a risultati sul campo.
Esposizione effettiva: focus su L’NR, L’NR,peak e livelli all’orecchio rispetto a normative (80/85/87 dB(A)).
DPI elettronici/connessi: aggiornamenti su wireless, audio sicurezza/entertainment (riferimenti EN 352-9/10).
Sostenibilità: nuovo Allegato H su fabbricazione, manutenzione, smaltimento e ciclovita.

Impatto pratico: procedure più mature per aziende (fit test, compatibilità, norme aggiornate ex D.Lgs. 81/08). Da “prodotto giusto” a “uso giusto sulla persona giusta”.

Leggi qui per una trattazione più approfondita della UNI EN 458:2026

Otoprotettori DPI: sorveglianza sanitaria

Il datore di lavoro ha l’obbligo di sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori la cui esposizione al rumore supera i valori superiori di azione.

La sorveglianza viene condotta periodicamente, generalmente una volta all’anno, salvo diversa indicazione del medico competente, che deve essere adeguatamente giustificata e riportata nel documento di valutazione dei rischi.

Tale giustificazione deve inoltre essere comunicata ai rappresentanti per la sicurezza dei lavoratori in base alla valutazione del rischio. L’autorità di vigilanza può, con provvedimento motivato, modificare i contenuti e la periodicità della sorveglianza sanitaria stabiliti dal medico competente.

La sorveglianza sanitaria può essere estesa anche ai lavoratori esposti a livelli di rumore superiori ai valori inferiori di azione, su loro richiesta, qualora il medico competente ritenga opportuna tale misura.

Uso dei dispositivi di protezione individuali

Quando i rischi legati all’esposizione al rumore non possono essere eliminati attraverso le misure di prevenzione e protezione previste dall’articolo 192, il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire dispositivi di protezione individuale (DPI) per l’udito, in conformità al Titolo III, Capo II della normativa e alle seguenti condizioni:

se l’esposizione al rumore supera i valori inferiori di azione, il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei lavoratori i dispositivi di protezione per l’udito;
se l’esposizione al rumore è pari o superiore ai valori superiori di azione, è obbligatorio che i lavoratori utilizzino tali dispositivi.

Il datore di lavoro seleziona i DPI per l’udito che garantiscono la riduzione o l’eliminazione del rischio, previa consultazione con i lavoratori o i loro rappresentanti. È inoltre responsabile della verifica dell’efficacia dei DPI forniti.

Il datore di lavoro considera l’attenuazione prodotta dai DPI per l’udito solo per valutare l’efficacia di tali dispositivi e per assicurarsi che il limite massimo di esposizione venga rispettato. I dispositivi sono considerati adeguati se, correttamente utilizzati, soddisfano le prestazioni richieste dalle normative tecniche applicabili.

Misure di prevenzione e protezione

Il datore di lavoro è tenuto a eliminare i rischi alla fonte o ridurli al minimo attraverso le seguenti misure:

adozione di metodi di lavoro che riducano l’esposizione al rumore;
selezione di attrezzature adeguate al lavoro da svolgere, che emettano il minor rumore possibile, includendo attrezzature conformi ai requisiti del Titolo III, finalizzate a limitare l’esposizione al rumore;
progettazione adeguata delle strutture e dei luoghi di lavoro;
fornitura di informazioni e formazione sull’uso corretto delle attrezzature, al fine di ridurre al minimo l’esposizione al rumore;
adozione di misure tecniche per contenere il rumore, quali: schermature, involucri o rivestimenti con materiali fonoassorbenti per il rumore trasmesso per via aerea;
sistemi di smorzamento o isolamento per il rumore strutturale;
implementazione di programmi di manutenzione delle attrezzature, dei luoghi di lavoro e dei sistemi impiegati;
migliore organizzazione del lavoro, riducendo la durata e l’intensità dell’esposizione al rumore e programmando orari di lavoro adeguati con sufficienti periodi di riposo.

Se la valutazione del rischio, come previsto dall’articolo 190, rileva che i valori superiori di azione sono superati, il datore di lavoro deve elaborare e attuare un programma di misure tecniche e organizzative per ridurre l’esposizione al rumore, tenendo conto delle misure sopra descritte.

Le aree di lavoro in cui i lavoratori possono essere esposti a rumori superiori ai valori di azione devono essere segnalate chiaramente. Queste zone devono essere delimitate e l’accesso limitato, quando tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione. Qualora l’attività preveda l’utilizzo di locali di riposo forniti dal datore di lavoro, il rumore in tali ambienti deve essere ridotto a un livello compatibile con la loro funzione e le condizioni di utilizzo.

Quali sono i danni causati dal rumore: ipoacusie

L’esposizione prolungata nel tempo a livelli significativi di rumore in ambiente di lavoro può provocare effetti negativi sulla salute, tra i quali la diminuzione permanente della capacità uditiva o ipoacusia da rumore, che rappresenta ancora oggi una delle malattie professionali più diffuse.

I sintomi dell’ipoacusia da rumore sono sordità progressiva, difficoltà alla comprensione delle parole e dei suoni in ambiente rumoroso, acufeni (fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni), iperacusia (ridotta capacità di tollerare rumori esterni).

Si tratta di una vera e propria patologia, che può essere:

ipoacusia da trauma acustico acuto derivante da rumori improvvisi e molto violenti (ad esempio esplosioni);
ipoacusia da trauma acustico cronico dovuta ad un’esposizione prolungata al rumore nel luogo in cui si vive e si lavora.

Oltre all’ipoacusia, un altro effetto del rumore sull’uomo è l’acufene, un fischio continuo e fastidioso che può incidere in maniera significativa sulla vita quotidiana.

Cosa sono le sostanze ototossiche

Le sostanze ototossiche (tossiche per l’orecchio) sono sostanze che possono danneggiare la funzione dell’orecchio interno e l’effetto combinato delle sostanze chimiche ototossiche, per inalazione o per contatto cutaneo e dell’esposizione al rumore è particolarmente dannoso per l’udito.

Sono generalmente classificate in occupazionali e non occupazionali. Mentre le sostanze ototossiche non occupazionali sono per lo più costituite da farmaci come antibiotici, salicilati, antineoplastici, ecc., quelle occupazionali sono individuate essenzialmente nei:

solventi (etilbenzene, stirene, esano, alcool n-butilico, ecc.);
metalli (piombo, mercurio, manganese, ecc.);
asfissianti (emonossido di carbonio ed acido cianidrico).

Fonte: Read More