Linee guida BIM 2026 per le stazioni appaltanti

Linee guida BIM 2026 per le stazioni appaltanti

Le indicazioni pratiche fornite dalla Commissione per il monitoraggio BIM istituita presso il MIT sulla corretta adozione del BIM  negli appalti pubblici

Il MIT ha emanato delle linee guida operative che chiariscono la gestione informativa digitale prevista dal D.Lgs. 36/2023, supportando stazioni appaltanti ed enti concedenti nell’uso efficiente delle risorse, nella qualità delle opere e nella tempestiva esecuzione dei contratti, in attuazione del principio del risultato. Ricordiamo che dal 1° gennaio 2025 è obbligatorio adottare metodi e strumenti digitali (BIM) per opere pubbliche sopra i 2 milioni di euro, estesi anche ai beni culturali. L’obbligo segna un cambio di paradigma: non riguarda solo la progettazione, ma anche organizzazione, procedimenti amministrativi e gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera.

Linee guida operative BIM per le stazioni appaltanti

Il processo di digitalizzazione del settore delle costruzioni e dei contratti pubblici in Italia ha subito una profonda accelerazione. Con la pubblicazione delle “Linee Guida per la gestione informativa digitale per le stazioni appaltanti e gli enti concedenti” (20 febbraio 2026), il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha tracciato la rotta definitiva per l’implementazione del Building Information Modeling (BIM) e dell’Information Management all’interno della Pubblica Amministrazione.

Questo documento non si limita a fornire indicazioni tecniche, ma configura un vero e proprio mutamento di paradigma organizzativo, giuridico e procedurale, in piena attuazione del “principio del risultato” sancito dal nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023).

Dal BIM all’information Management: il nuovo paradigma

Le Linee Guida chiariscono fin da subito un aspetto terminologico e concettuale fondamentale: il Codice preferisce non limitarsi all’acronimo BIM, ma abbraccia la categoria più ampia ed evoluta di Information Management (Gestione Informativa Digitale), in perfetta aderenza alla norma internazionale UNI EN ISO 19650.

Il modello informativo non è più visto solo come una rappresentazione tridimensionale, ma come un ecosistema di dati strutturati (geometrici, fisici, funzionali) che accompagna l’opera per l’intero ciclo di vita. Il cuore pulsante di questo ecosistema è l’Ambiente di Condivisione Dati (ACDat o CDE – Common Data Environment), una piattaforma interoperabile basata su formati aperti non proprietari (come l’IFC – Industry Foundation Classes), essenziale per garantire la trasparenza, la tracciabilità e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti.

Soglie di obbligatorietà e regime transitorio

Il Codice fissa una data spartiacque: il 1° gennaio 2025. A decorrere da tale data, l’adozione della gestione informativa digitale diventa obbligatoria per la progettazione e realizzazione di opere di nuova costruzione e per interventi su costruzioni esistenti con un importo stimato dei lavori superiore a 2 milioni di euro.

Per gli interventi su edifici storico-artistici (soggetti al Codice dei Beni Culturali), la soglia di obbligatorietà è innalzata a quella di rilevanza euro-unitaria (art. 14), per mitigare l’impatto sulle stazioni appaltanti meno strutturate. Sono inoltre esclusi gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, a meno che non riguardino opere già realizzate originariamente in BIM.

I tre pilastri dell’implementazione (adempimenti preliminari)

Per evitare che il BIM si riduca a un mero adempimento formale, le Linee Guida impongono alle stazioni appaltanti tre “adempimenti preliminari” irrinunciabili:

Piano di Formazione del Personale: la formazione non deve essere episodica, ma strutturale. Prevede un’alfabetizzazione digitale di base per tutto il personale (inclusi RUP, amministrativi e legali) e una formazione specialistica per le nuove figure tecniche;
Atto di Organizzazione: un documento di governance interna (da integrare nel PIAO per le PA) che definisce formalmente ruoli, responsabilità, flussi di lavoro e standard operativi. L’approccio deve essere basato sul rischio (risk-based), utilizzando il BIM per mitigare varianti in corso d’opera, contenziosi e ritardi;
Dotazioni Hardware e Software: l’acquisizione di un ACDat adeguato, software di visualizzazione e verifica dei modelli (model checking/clash detection) e, se la progettazione è interna, software di authoring BIM.

Le nuove figure professionali

Il documento del MIT recepisce e istituzionalizza tre figure chiave per la gestione dei processi digitali, le quali dovrebbero essere preferibilmente reperite all’interno dell’organico della stazione appaltante:

Gestore dei processi digitali (BIM Manager): opera a livello organizzativo. Definisce gli standard, redige i modelli dei documenti di gara (come il Capitolato Informativo) e assicura l’allineamento tra processi aziendali e strumenti digitali;
Gestore dell’Ambiente di Condivisione dei Dati (CDE Manager): Opera a livello di ecosistema. Configura l’ACDat, gestisce i profili di accesso, i flussi di validazione e garantisce la sicurezza informatica e l’integrità dei dati;
Coordinatore dei flussi informativi (BIM Coordinator): Opera a livello del singolo intervento. Supporta il RUP, verifica il Piano di Gestione Informativa (pGI) dell’appaltatore, coordina le consegne e gestisce le interferenze (clash) tra i modelli disciplinari.

La prevalenza contrattuale del modello informativo

Una delle novità giuridiche più dirompenti trattate dalle Linee Guida è la prevalenza contrattuale dei modelli informativi sugli elaborati grafici tradizionali (2D), nei limiti in cui ciò sia “praticabile tecnologicamente”. Questo significa che, in caso di discordanza tra un elaborato bidimensionale e il modello BIM, è quest’ultimo a dettare legge, a meno che la differenza non derivi da limiti tecnologici esplicitamente dichiarati nel Piano di Gestione Informativa. Il modello BIM diventa così l’oggetto giuridico centrale del contratto di lavori pubblici.

Le Linee Guida del MIT sanciscono che la digitalizzazione non è più un’opzione o un mero strumento tecnico, ma una condizione strutturale della capacità amministrativa. L’adozione del BIM e dell’Information Management è vista come il volano per garantire la massima tempestività nell’esecuzione delle opere, la riduzione dei costi imprevisti e la trasparenza dei processi. Il successo di questa riforma dipenderà ora dalla capacità delle stazioni appaltanti di investire in competenze, riorganizzare i propri flussi interni e abbracciare pienamente la cultura del dato condiviso.

 

Leggi l’approfondimento: Obbligo BIM negli appalti pubblici: la guida completa

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