Apertura su muro portante: fasi
L’apertura di un vano in una parete in muratura portante rientra fra gli interventi locali a patto che non alteri il comportamento globale della struttura
L’apertura di un vano in una parete in muratura rientra fra gli interventi locali a patto che non alteri significativamente il comportamento globale della struttura (circolare 21 gennaio 2019, n. 7 p.C8.4.1).
In questo articolo, analizziamo le fasi coinvolte nell’apertura di un vano in un muro portante, le prescrizioni delle norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018) e della annessa Circolare esplicativa n. 7/2019. Aprire un muro portante significa creare un’apertura all’interno di esso, ad esempio per realizzare una finestra o una porta.
Questo processo deve essere eseguito con estrema precisione, poiché un’apertura mal progettata o eseguita può compromettere la stabilità dell’intera struttura. Con il software calcolo cerchiature puoi eseguire le necessarie verifiche conformi al p.C8.4.1 per aperture, chiusure o modifiche di vani in pareti murarie preesistenti.
Cos’è un muro portante?
Prima di esaminare nel dettaglio il processo di apertura di un foro o di un vano in un muro portante, è essenziale definire chiaramente il concetto di muro portante.
I muri portanti costituiscono gli elementi strutturali fondamentali di un edificio in muratura, responsabili del trasferimento dei carichi verticali dall’edificio stesso alle fondazioni (i carichi verticali gravanti sono agenti sui solai o orizzontamenti, quest’ultimi trasferiscono i carichi alle murature e queste alle fondazioni).
In sostanza, agiscono come lo scheletro portante dell’edificio. Oltre a svolgere questa cruciale funzione di supporto, i muri portanti devono anche resistere alle forze orizzontali, come la pressione del vento e le azioni sismiche durante un terremoto.
Apertura vano in muratura portante: cosa prevede la circolare n. 7/2019
La Circolare esplicativa n. 7/2019, contenente le istruzioni per l’applicazione delle NTC 2018, fa rientrare l’intervento di apertura di un vano in una parete in muratura portante nella categoria degli interventi locali a condizione che la realizzazione dell’apertura si accompagni ad opportuni rinforzi o che comunque non alteri significativamente rigidezza, resistenza nei confronti delle azioni orizzontali e capacità di deformazione della struttura.
Secondo quanto riportato dalla Circolare del 2019, infatti, l’apertura di un vano in una parete in muratura può considerarsi quale intervento locale a patto che non alteri significativamente il comportamento globale della struttura (p.C8.4.1).
Per questa categoria di intervento, infatti, non è richiesta la valutazione della sicurezza globale dell’opera ma, nel caso di rafforzamento locale finalizzato al miglioramento del funzionamento di elementi strutturali o alla limitazione di meccanismi di collasso, è richiesta la valutazione della variazione del livello locale di sicurezza. Questo significa che è necessario garantire che il pannello murario conservi la sua rigidezza, resistenza e capacità di deformazione entro limiti accettabili.
La circolare non specifica numericamente questi limiti, ma un riferimento utile può essere un documento di comprovata validità della Regione Toscana, che suggerisce una variazione massima del ±15% nella rigidezza (da intendersi fra l’ante e il post operam, cioè fra prima e dopo l’apertura del vano).
Le linee guida, tratte dal documento tecnico della Regione Toscana, mirano a garantire la sicurezza strutturale e la stabilità dell’edificio. Le linee guida suggeriscono quali misure di buon senso:
evitare la rimozione totale: è altamente raccomandato evitare la completa eliminazione di una parete portante. Questo è fondamentale per mantenere la stabilità strutturale dell’edificio;
considerare limiti geometrici: l’apertura di un nuovo vano dovrebbe rispettare specifici limiti geometrici per garantire la solidità della struttura. Tali limiti includono:
distanza dal muro ortogonale: l’apertura dovrebbe essere posizionata a una distanza maggiore o uguale a 50 cm dal muro ortogonale più vicino. Tuttavia, questa restrizione non si applica se il muro oggetto dell’apertura prosegue oltre il muro ortogonale;
distanza da porte o finestre: nel caso di pareti perimetrali esterne, l’apertura dovrebbe trovarsi a una distanza maggiore o uguale a 1 metro dall’angolo dell’edificio. Questa misura include anche lo spessore del muro trasversale, assicurando così la stabilità dell’apertura.
Le indicazioni della circolare n. 7/2019 e i pareri degli organismi tecnico-consultivi hanno funzione applicativa e ausiliaria e non possono introdurre requisiti tassativi ulteriori rispetto alle norme tecniche.
Apertura su muro portante: fasi
L’apertura di una porta o di una finestra in un muro portante è un processo che richiede attenzione a diversi aspetti, comprese le prescrizioni normative. Le principali fasi sono:
fase 1: prima di intraprendere l’apertura di un vano, è fondamentale condurre una valutazione preliminare. Questa fase coinvolge l’identificazione precisa del punto in cui si desidera creare l’apertura, nonché la pianificazione delle sue dimensioni. La posizione e le dimensioni dell’apertura devono essere scelte con cura per evitare futuri problemi strutturali;
fase 2: per garantire la sicurezza durante l’apertura del vano, è necessario puntellare il solaio nell’area interessata. Questo processo rinforza la parte della parete sovrastante e distribuisce il carico in modo appropriato, riducendo le sollecitazioni sulla zona;
fase 3: successivamente si procede all’asportazione graduale di piccole porzioni di muratura. Durante questo processo, vengono creati contemporaneamente dei supporti verticali chiamati spallette. L’asportazione e la creazione delle spallette avvengono in modo progressivo dal basso verso l’alto. Questo è un passaggio cruciale per garantire la stabilità della struttura;
fase 4: dopo aver predisposto le spallette, viene realizzata una piattabanda orizzontale che assume il ruolo portante della muratura precedentemente rimossa. La piattabanda può essere creata in diversi modi, ma uno dei più comuni prevede l’uso di due profilati metallici uguali posti sui lati della parete, fissati insieme mediante bulloni e sigillati con malta cementizia (cerchiatura). Realizzare una cerchiatura non è sempre richiesta, essa infatti è necessaria soltanto quando la riduzione di rigidezza o resistenza del pannello murario a seguito dell’apertura del vano è maggiore del 15% quindi si sopperisce alla riduzione di rigidezza e resistenza inserendo un sistema di rinforzo costituito appunto dalla cerchiatura;
fase 5: vengono create le basi di appoggio per sostenere il nuovo vano porta. Una volta che il cemento utilizzato per la piattabanda ha raggiunto la sua resistenza necessaria, è possibile procedere con la demolizione della muratura rimanente, lavorando dall’alto verso il basso per ottenere l’apertura desiderata.
Apertura muro portante: valutazione della struttura esistente
Prima di procedere con l’apertura vano in muratura portante, è fondamentale iniziare con una valutazione approfondita della struttura esistente. Un ingegnere strutturale esperto deve esaminare le piantine dell’edificio e verificare la fattibilità dell’apertura. Questo passo è importante per evitare dissesti strutturali e garantire la sicurezza dell’edificio. É necessario prendere in considerazione:
geometria strutturale: comprendere la geometria dell’edificio aiuta a individuare l’origine dei problemi strutturali e le possibili evoluzioni nel tempo;
dettagli costruttivi: valutare la qualità dei collegamenti tra pareti verticali, orizzontamenti e pareti, nonché la presenza di elementi come cordoli di piano o altri dispositivi di collegamento, verificare l’esistenza di architravi strutturali sopra le aperture e la presenza di elementi capaci di gestire spinte eventuali. Prestare attenzione anche agli elementi non strutturali che potrebbero essere vulnerabili;
tipologia della muratura: comprendere la tipologia della muratura è essenziale. Questa può essere a un paramento, a due o più paramenti, con o senza collegamenti trasversali. Valutare anche le caratteristiche costruttive, come il tipo di materiale utilizzato (mattoni o pietra) e la regolarità della disposizione;
proprietà dei materiali: questo processo comprende la valutazione della qualità della muratura e, se necessario, la conduzione di test sperimentali per determinare le caratteristiche meccaniche. L’obiettivo principale è assicurarsi che la muratura possa sopportare le azioni statiche e dinamiche previste per l’edificio in questione;
comportamento dei maschi murari: questi elementi costituiscono una parte significativa della muratura portante e comprendere come si comportano è essenziale per garantire la stabilità dell’apertura del vano.
Calcolo della rigidezza, resistenza e deformabilità
Per calcolare la rigidezza, resistenza e deformabilità della parete in muratura, è necessario considerare il comportamento meccanico dei maschi murari. Ecco alcuni punti chiave:
rigidezza del maschio murario: i maschi murari possono essere schematizzati come elementi deformabili a flessione e taglio. La deformabilità tagliante non può essere trascurata, quindi i moduli elastici normali e tangenziali devono essere ridotti per tener conto della fessurazione del muro. Le caratteristiche di rigidezza del pannello murario e dei maschi murari in esso presenti, dipende dalla rigidezza delle fasce di piano, ossia la porzione di muratura al di sopra delle aperture compresa fra due maschi murari consecutivi;
resistenza del maschio murario: la resistenza del maschio murario può essere valutata considerando tre meccanismi di rottura: pressoflessione, fessurazione diagonale e taglio scorrimento. Ad ogni meccanismo di rottura è associato un valore di taglio resistente e il valore del taglio resistente della parete sarà il minimo dei valori ottenuti per questi meccanismi;
spostamento ultimo del maschio murario: la capacità di deformazione del maschio murario è determinata come una percentuale dell’altezza del setto. Il valore percentuale dipende dal meccanismo di rottura, con la pressoflessione che garantisce una maggiore duttilità rispetto al taglio.
La rigidezza dell’intero pannello murario sarà data dalla somma delle rigidezze dei singoli maschi murari presenti così come la resistenza della parete muraria è data dalla somma delle resistenze dei singoli maschi, mentre lo spostamento ultimo del pannello è definito come il minimo valore di spostamento ultimo fra quelli calcolati per i singoli setti.
La valutazione della parete riguardo alla sua rigidezza, resistenza e capacità di deformazione deve essere condotta sia nello stato iniziale (o stato di fatto) che nello stato futuro previsto dopo l’apertura. Qualora si verifichi una variazione di tali parametri che esca dai limiti di variazione considerati non significativi, approssimativamente nell’ordine del +/- 15%, sarà necessario affiancare all’intervento di apertura del vano la creazione di un telaio di cerchiatura che servirà a ripristinare la rigidezza e la resistenza che vengono compromesse dalla realizzazione del vano. Per definire accuratamente lo schema del telaio e garantire che la realizzazione dello stesso e i dettagli delle connessioni tra gli elementi rispettino le condizioni previste nel calcolo strutturale puoi usare il software calcolo cerchiature.
Procedimenti e autorizzazioni per aprire una porta in un muro portante
L’apertura di una porta in un muro portante è un intervento soggetto a specifiche autorizzazioni e procedure che devono essere seguite attentamente per garantire la conformità alla normativa e la sicurezza strutturale dell’edificio.
Per iniziare i lavori, è necessario presentare una SCIA al Comune (comunicazione che segnala l’inizio dei lavori).
Oltre alla SCIA, potrebbe essere necessario depositare una pratica strutturale presso gli uffici del Genio Civile. Questa pratica riguarda gli aspetti strutturali dell’intervento e assicura la conformità alle normative edilizie vigenti.
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