Sicurezza nei cantieri stradali: normativa, rischi e procedure operative
Guida alla sicurezza nei cantieri stradali: normativa, segnaletica, rischi, DPI, formazione, recinzione, POS e procedure operative INAIL
La sicurezza nei cantieri stradali è un tema estremamente complesso perché richiede di gestire contemporaneamente i rischi propri delle lavorazioni e quelli generati dall’interferenza con il traffico veicolare, rischi cantieristici e rischi legati all’uso dei mezzi e alla presenza del traffico veicolare adiacente alle aree di lavoro.
Nella valutazione devono essere considerati sia i rischi per i lavoratori impegnati nel cantiere sia quelli per persone e veicoli che transitano nelle vicinanze. Prima dell’installazione devono inoltre essere analizzati tipologia della strada, traffico, accessi laterali, presenza di pedoni, attività commerciali e interferenze con la viabilità esistente.
Ecco una rapida guida per chi si occupa di sicurezza nei cantieri basata sull’analisi delle norme e sulle indicazioni fornite dall’INAIL nel corso degli anni. Particolarmente utili sono le linee guida INAIL e ASPI dedicate alla sicurezza nei cantieri autostradali ma utili come riferimento per qualsiasi altro contesto.
Qual è la normativa sulla sicurezza dei cantieri stradali?
Il quadro di riferimento combina il D.Lgs. 81/2008 con il Codice della Strada, il relativo regolamento, il D.M. 10 luglio 2002 sul segnalamento temporaneo e il D.M. 22 gennaio 2019 sulle attività svolte in presenza di traffico.
Riferimento
Cosa disciplina
D.Lgs. 81/2008
tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, organizzazione del cantiere, valutazione dei rischi, POS/PSC, DPI, viabilità e recinzione
D.Lgs. 285/1992, art. 21
opere, depositi e cantieri sulle strade
D.P.R. 495/1992, artt. 30 e seguenti
segnalamento temporaneo e relativi dispositivi
D.M. 10 luglio 2002
schemi segnaletici temporanei differenziati per categoria di strada
D.M. 22 gennaio 2019
procedure per posa, mantenimento e rimozione della segnaletica nelle attività in presenza di traffico e formazione degli addetti
L’art. 30 del D.P.R. 495/1992 stabilisce che lavori, depositi e cantieri su strada debbano essere dotati di sistemi di segnalamento temporaneo mediante segnali specifici autorizzati dall’ente proprietario.
Il D.M. 10 luglio 2002 sviluppa questi principi attraverso schemi segnaletici differenziati per categoria di strada. Il D.M. 22 gennaio 2019 integra il quadro dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, disciplinando le procedure operative per l’apposizione della segnaletica nelle attività svolte in presenza di traffico veicolare. Quest’ultimo ha sostituito il precedente decreto interministeriale del 4 marzo 2013.
Quali documenti di sicurezza servono in un cantiere stradale?
La documentazione deve tradurre la valutazione dei rischi in misure operative specifiche per il singolo cantiere.
Il POS dell’impresa esecutrice deve descrivere le attività, i rischi e le relative misure di prevenzione e protezione. Il PSC, quando previsto dal Titolo IV del D.Lgs. 81/2008, coordina invece le scelte progettuali, organizzative e le interferenze tra le diverse lavorazioni e imprese.
La valutazione dei rischi del cantiere stradale deve trovare concreta rappresentazione nel POS, anche mediante tavole e schemi esplicativi.
L’Allegato XV al D.Lgs. 81/2008 richiede che il PSC consideri espressamente area di cantiere, organizzazione, lavorazioni e interferenze, oltre alle relative misure preventive e protettive.
Per un cantiere stradale questo significa che il documento non può limitarsi alle lavorazioni edili in senso stretto: deve affrontare anche traffico, accessi, pedoni, mezzi d’opera, deviazioni, occupazione della carreggiata e fasi di installazione e rimozione del cantiere.
Quali sono i principali rischi nei cantieri stradali?
Una corretta valutazione della sicurezza nei cantieri stradali deve comprendere:
il rischio di investimento da mezzi in movimento, macchine e attrezzature;
la movimentazione dei mezzi;
gli scavi;
le attrezzature;
la caduta di materiali;
cadute dall’alto o in profondità, cadute in piano;
folgorazione;
seppellimento;
ambienti confinati;
movimentazione manuale dei carichi;
ustioni e tagli, rumore;
polveri;
rumore;
vibrazioni;
sostanze pericolose;
polveri;
condizioni climatiche (radiazioni solari).
Particolare attenzione va data all’interfaccia tra cantiere e strada aperta al traffico.
Come si progettano accesso, allestimento e disallestimento del cantiere stradale?
La sicurezza deve essere progettata prima dell’ingresso effettivo nell’area di lavoro.
Accesso del personale, interferenze, percorsi, zone operative, campi logistici, sottoservizi e fasi di installazione e rimozione devono essere pianificati in funzione del contesto specifico.
In merito agli aspetti operativi legati all’accesso e all’allestimento, è necessario che il personale sia formato e informato sui rischi specifici, conosca le misure previste nella documentazione di sicurezza e disponga dei DPI necessari.
Come deve essere gestito l’accesso al cantiere?
L’accesso del personale non deve essere considerato un semplice ingresso fisico nell’area di lavoro, ma una fase sottoposta a specifiche verifiche preliminari.
Per il personale delle imprese, compresi lavoratori autonomi, consulenti e altre figure operative, il documento prevede che l’ingresso sia subordinato, tra gli altri aspetti, a:
formazione e informazione sui rischi specifici;
conoscenza delle misure di prevenzione e protezione previste dal POS e integrate da PSC o DUVRI;
disponibilità dei DPI necessari per le attività da svolgere;
presenza del nominativo del lavoratore nella documentazione relativa allo specifico cantiere;
idoneità sanitaria e formazione coerenti con le mansioni svolte;
percorso di orientamento previsto dal Gestore dell’infrastruttura;
eventuale Autorizzazione a Manovra, nei casi previsti.
Oltre alle regole generali di sicurezza, vanno considerati aspetti come l’utilizzo dei DPI, la gestione dei rischi rilevanti, l’ordine e la pulizia dei luoghi di lavoro e le modalità di segnalazione e analisi di incidenti e quasi incidenti. La partecipazione viene formalizzata mediante verifica dell’apprendimento e, quando necessario, rilascio dell’autorizzazione all’accesso o alle manovre.
Anche visitatori e fornitori di prestazioni devono essere informati sui rischi presenti e sulle misure da rispettare. Può essere utile prevedere una procedura di ingresso tracciabile, con informativa sui rischi, emergenze, vie di esodo, punti di raccolta e compilazione di un modulo dedicato.
Cosa deve contenere il Piano di installazione del cantiere?
Per i campi logistici e i cantieri fissi, le Linee INAIL–Aspi prevedono la predisposizione, prima dell’inizio dei lavori, di un Piano di installazione del cantiere, costruito confrontando quanto previsto nel PSC con le condizioni effettivamente riscontrate al momento della consegna dell’area.
Il Piano deve rappresentare in modo chiaro almeno:
l’inquadramento dell’area e della viabilità di accesso;
il perimetro della recinzione;
gli accessi al cantiere;
la segnaletica di sicurezza;
la viabilità interna;
le lavorazioni previste;
la presenza di servizi interrati o aerei;
le interferenze con attività o cantieri limitrofi;
gli apparecchi di sollevamento e le eventuali interferenze tra gli stessi;
gli agenti chimici utilizzati e le relative modalità di stoccaggio;
le attività affidate in subappalto;
i servizi igienico-assistenziali;
i punti di allaccio e distribuzione di acqua, energia, messa a terra e altri servizi;
magazzini, depositi e aree di stoccaggio;
la gestione dei rifiuti;
l’idoneità di strutture e apprestamenti già esistenti.
Il Piano di installazione viene qualificato dalle Linee come documento complementare e di dettaglio del POS e viene sottoposto allo stesso processo di verifica.
In questo modo l’allestimento non viene progettato soltanto sulla carta: deve riflettere le reali condizioni del luogo nel momento in cui il cantiere viene effettivamente aperto.
Come devono essere organizzati recinzioni, percorsi e spazi interni?
L’organizzazione degli spazi deve mantenere il cantiere in condizioni ordinate, sicure e salubri, separando per quanto possibile le diverse funzioni e riducendo le interferenze.
La recinzione ha la funzione di separare e proteggere il cantiere rispetto all’ambiente esterno. La configurazione deve essere scelta in funzione dell’ubicazione, della natura delle opere, delle esigenze di controllo degli accessi e dei rischi interferenziali. La recinzione può delimitare aree di lavoro, depositi, zone di transito dei mezzi e spazi destinati alla movimentazione dei materiali.
Per la viabilità interna, vanno previsti percorsi pedonali distinti, delimitati e segnalati, in modo da garantire transiti sicuri e limitare le interferenze con i mezzi di cantiere.
Anche depositi e zone di stoccaggio devono essere posizionati in modo da non ostacolare la circolazione di persone e veicoli. Quando sono presenti materiali con rischio di incendio o esplosione, occorre inoltre prevedere collocazioni, separazioni e segnalazioni coerenti con la loro pericolosità.
Come si gestiscono servizi e sottoservizi interferenti?
Prima dell’avvio delle lavorazioni deve essere effettuato il censimento delle interferenze, con particolare riferimento alle linee interrate e aeree presenti nell’area.
Il censimento deve riportare i seguenti elementi:
posizione plano-altimetrica delle linee;
aree nelle quali i servizi interferiscono con scavi, movimentazioni o altre lavorazioni;
caratteristiche delle reti;
misure preventive e protettive;
eventuali accordi con gli enti gestori.
Il censimento non è statico: deve essere aggiornato durante i lavori quando vengono risolte interferenze esistenti o ne emergono di nuove. In caso di nuove interferenze non precedentemente individuate, i piani devono prevedere comunicazione immediata alle figure responsabili, valutazione delle misure necessarie e, se richiesto dalle condizioni di rischio, anche la sospensione delle attività interessate.
Particolare attenzione va dedicata anche alle linee elettriche aeree e alle interferenze ferroviarie, con recepimento nel PSC e nei POS delle eventuali prescrizioni relative a modalità operative, orari, disalimentazioni, sospensione dell’esercizio e misure di protezione.
Quali controlli devono essere effettuati durante l’installazione del cantiere?
La fase di installazione deve essere sottoposta a controlli prima che inizino le attività operative su:
stato iniziale delle aree;
corretta modalità di posa della segnaletica;
conformità della segnaletica allo schema previsto;
eventuali anomalie riscontrate durante l’allestimento.
Durante la posa della segnaletica, l’impresa deve verificare il rispetto delle procedure di sicurezza da parte degli addetti e la coerenza con PSC, ordine di lavoro o verbale di coordinamento. CSE, Direzione Lavori o rappresentanti del Gestore possono effettuare controlli a campione; dopo la posa è previsto un controllo qualitativo mediante checklist.
Un principio rilevante è che le lavorazioni non devono iniziare finché i controlli non hanno avuto esito conforme e le eventuali anomalie non sono state risolte.
Come si mantiene sicuro il cantiere durante i lavori?
Per i cantieri con durata superiore alle 24 ore, deve essere prevista una verifica periodica dello stato di efficienza della segnaletica e delle condizioni generali dell’area.
In particolare, il preposto dell’appaltatore o dell’impresa esecutrice deve verificare ad ogni inizio e fine turno:
efficienza della segnaletica;
ordine e pulizia;
corretta sistemazione di materiali e attrezzature;
assenza di elementi che possano essere spostati dal vento o proiettati verso le corsie aperte al traffico.
CSE, Direzione Lavori o preposti dell’esercizio possono svolgere controlli a campione insieme al preposto dell’impresa, utilizzando le checklist previste dalle Linee. Le eventuali anomalie devono essere corrette e la loro risoluzione verificata.
Come deve avvenire il disallestimento del cantiere?
La rimozione del cantiere non coincide con il semplice smontaggio della segnaletica: prima della riapertura al traffico è necessario verificare che l’area sia effettivamente sicura.
Prima della rimozione, il preposto dell’appaltatore o dell’impresa esecutrice deve accertare:
pulizia della piattaforma;
assenza di materiali o residui;
assenza di anomalie che possano generare rischi per il traffico;
avvenuta risoluzione delle criticità rilevate durante i controlli.
Il sopralluogo deve essere svolto con le figure di controllo previste e documentato mediante apposita checklist. Solo dopo la verifica delle condizioni di sicurezza può essere autorizzata la rimozione del cantiere. Le anomalie non immediatamente risolvibili devono essere comunicate e gestite attraverso specifiche misure correttive.
Durante la rimozione della segnaletica possono inoltre essere effettuati controlli a campione sulle modalità operative adottate dagli addetti, purché siano disponibili condizioni che consentano la sosta e il controllo in sicurezza.
Come deve essere organizzata la viabilità all’interno del cantiere?
Una corretta viabilità di cantiere non consiste soltanto nel predisporre una strada interna. Occorre progettare preventivamente flussi di persone e mezzi, caratteristiche geometriche e portanti delle piste, accessi, sensi di marcia, aree di manovra, limiti di velocità e protezioni, riducendo al minimo le interferenze tra circolazione e lavorazioni.
La viabilità interna del cantiere deve essere progettata in funzione dei mezzi utilizzati, dei carichi, delle caratteristiche del terreno e delle interferenze con lavoratori e lavorazioni, privilegiando la separazione tra percorsi pedonali e carrabili.
E’ raccomandata inoltre, ove possibile, una circolazione a senso unico per limitare le retromarce dei mezzi pesanti e ridurre il rischio di investimento.
Come devono essere separati i percorsi pedonali da quelli carrabili?
La viabilità delle aree di cantiere deve prevedere percorsi pedonali distinti, delimitati e segnalati, in modo da garantire transiti sicuri. Le viabilità carrabili devono invece avere sezione e capacità portante adeguate e consentire il corretto drenaggio e smaltimento delle acque meteoriche.
Nella progettazione possono essere previsti, in funzione del contesto:
marciapiedi;
segregazioni fisiche;
passerelle pedonali prefabbricate;
percorsi specificamente segnalati;
sbarramenti delle strade non accessibili ai pedoni.
I pericoli presenti lungo i percorsi devono essere eliminati oppure chiaramente segnalati; le strade vietate ai pedoni devono essere bloccate e accompagnate da cartelli che rendano riconoscibile la natura del rischio. Anche materiali e attrezzature devono essere collocati in aree dedicate, evitando di ostacolare il passaggio di persone e mezzi.
Particolare attenzione deve essere riservata ai punti nei quali pedoni e mezzi possono entrare in conflitto: accessi, attraversamenti, aree di manovra, zone di carico e scarico e prossimità delle lavorazioni.
Come devono essere progettate le piste di cantiere?
Le piste e i percorsi carrabili devono essere dimensionati sulla base delle condizioni reali di utilizzo. Vanno considerati anche il tipo di terreno, i mezzi che vi transiteranno, i carichi, le sagome dei veicoli e le condizioni ambientali, assicurando portanza, pendenze compatibili e curve percorribili in sicurezza.
Nel progetto delle piste devono essere specificati almeno:
materiali impiegati per la realizzazione;
larghezza;
lunghezza;
pendenze;
raggi di curvatura;
sensi di marcia;
aree di manovra.
Per percorsi con pendenze superiori al 30% e presenza di curve, il progettista deve valutare la tipologia di barriera o delimitazione più appropriata.
La stabilità della viabilità costituisce un ulteriore elemento progettuale. Per piste di accesso, vie carrabili principali, piani di posa e aree di manovra, le Linee INAIL–Aspi prevedono che l’appaltatore predisponga una relazione di verifica della stabilità del terreno, anche mediante prove specifiche come le prove su piastra.
Perché è preferibile la circolazione a senso unico?
Dove gli spazi lo consentono, è preferibile una viabilità interna a senso unico, principalmente per limitare le manovre in retromarcia dei mezzi pesanti.
Il tracciato deve inoltre essere studiato in modo da evitare, per quanto possibile, interferenze con le attività svolte direttamente nelle aree operative. Quando gli spazi sono ridotti e le manovre non possono essere evitate, può essere necessario prevedere l’assistenza a terra da parte di un preposto che indichi al conducente le corrette modalità di movimento.
La retromarcia rappresenta infatti una condizione particolarmente delicata nei cantieri, soprattutto in presenza di angoli ciechi, personale a piedi, materiali depositati o spazi di manovra limitati.
Come devono essere organizzate le rampe di accesso agli scavi?
Le rampe destinate ai mezzi devono avere una carreggiata solida, adeguata a sopportare i veicoli previsti, e una pendenza compatibile con le caratteristiche dei mezzi.
L’accesso pedonale al fondo dello scavo deve essere, in via prioritaria, indipendente da quello carrabile. Quando la separazione non è realizzabile, la rampa deve consentire un franco di almeno 70 cm oltre la sagoma del veicolo; se nei tratti lunghi tale spazio è disponibile soltanto su un lato, sull’altro devono essere previste piazzole o nicchie di rifugio a intervalli non superiori a 20 metri.
Vanno previste protezioni specifiche nelle zone maggiormente esposte, come:
lati delle rampe prospicienti il vuoto;
zone di scavo;
aree interessate dall’uso di macchinari;
percorsi destinati al trasporto dei carichi;
aree di deposito dei materiali.
Come devono essere gestiti ingresso e uscita dei mezzi?
L’ingresso e l’uscita dal cantiere devono essere progettati tenendo conto delle interferenze con la viabilità preesistente. Nei cantieri collocati sulla piattaforma stradale o autostradale, le manovre devono essere eseguite adottando i dispositivi di sicurezza e segnalazione previsti dalle procedure, evitando sia situazioni di pericolo sia turbative al traffico.
Per le aree logistiche e i cantieri fissi, gli accessi possono avvenire dalla viabilità ordinaria o direttamente dalla piattaforma stradale/autostradale e devono essere individuati con precisione in progetto. Per gli accessi alle aree logistiche sono previsti cancelli carrabili e pedonali di larghezza non inferiore a 5 metri, normalmente mantenuti chiusi, e uno spazio calmo di profondità compresa tra 5 e 8 metri quando l’ingresso avviene direttamente da una strada aperta al traffico.
Anche la planimetria del Piano di installazione deve rappresentare espressamente viabilità di accesso, accessi, segnaletica e viabilità interna, affinché l’organizzazione dei flussi sia definita prima dell’avvio delle attività.
Quali limiti e regole devono rispettare i mezzi all’interno del cantiere?
La circolazione dei mezzi deve essere regolata da condizioni definite e facilmente comprensibili agli operatori.
Le Linee INAIL–Aspi indicano, tra le misure preventive:
limiti di velocità;
segnaletica di avvicinamento, posizione e sicurezza;
rispetto delle distanze da scavi, ponteggi, impalcature e altre zone pericolose;
segnalazione e sbarramento delle strade non percorribili;
definizione delle aree di sosta e delle zone di carico e scarico;
assistenza di un moviere quando le condizioni di manovra lo richiedono.
Per i mezzi operativi e gli automezzi, la Sezione B stabilisce inoltre che la velocità degli spostamenti in cantiere non debba essere superiore a 15 km/h. La scelta del mezzo deve essere coerente con tipo e quantità di carico, percorso e condizioni del tracciato, così da mantenere la stabilità del veicolo.
Durante le manovre il conducente deve accertarsi di non creare condizioni di pericolo e, quando necessario, deve essere assistito da un lavoratore a terra con funzione di moviere. In sosta deve essere azionato il freno di stazionamento, mentre la distanza di sicurezza tra i mezzi deve essere definita considerando velocità, caratteristiche della strada, carico trasportato e condizioni dei freni.
Come devono essere gestite le aree di carico, scarico e sosta?
Le aree destinate a sosta, carico e scarico devono essere collocate in modo da non creare interferenze con la viabilità e con le lavorazioni in corso.
Le Linee INAIL–Aspi prevedono aree specifiche per i veicoli che trasportano materiali e richiedono di gestire le interferenze sia con l’ambiente circostante sia con le attività operative. La sosta deve essere limitata al tempo necessario per completare le operazioni previste.
La circolazione in prossimità di scavi e opere provvisionali deve essere inoltre pianificata in modo da evitare urti, danneggiamenti o cedimenti che possano provocare oscillazioni o ribaltamenti dei mezzi.
Quali comportamenti devono seguire lavoratori e visitatori?
L’organizzazione della viabilità deve essere accompagnata da regole operative coerenti. Chi entra in cantiere è tenuto a:
rispettare segnaletica verticale e orizzontale;
rispettare i limiti di velocità;
utilizzare preferibilmente i percorsi pedonali dedicati;
non transitare o sostare vicino ai mezzi d’opera;
dare precedenza ai mezzi d’opera in caso di incrocio;
prestare attenzione ai dispositivi acustici e luminosi dei veicoli;
seguire le indicazioni del preposto sulle modalità di accesso, manovra, parcheggio e spostamento a piedi.
Quale segnaletica serve nei cantieri stradali?
La segnaletica temporanea deve informare, guidare e rendere riconoscibile con sufficiente anticipo l’anomalia determinata dal cantiere. Deve essere adattata alla strada, al traffico, alla durata dei lavori, alla visibilità e alla configurazione dell’area.
Il D.M. 10 luglio 2002 costituisce ancora il riferimento tecnico per gli schemi segnaletici differenziati per categoria di strada. Il disciplinare disciplina cantieri fissi, cantieri mobili, deviazioni, restringimenti, emergenze e dispositivi temporanei.
Per i cantieri fissi il sistema comprende normalmente:
segnaletica di avvicinamento;
segnaletica di posizione;
segnaletica di fine prescrizione.
I cantieri mobili richiedono invece sistemi che avanzino in modo coordinato con le lavorazioni e mantengano adeguata visibilità e preavviso. Il materiale INAIL ricorda inoltre quattro principi fondamentali del segnalamento temporaneo: adattamento, coerenza, credibilità, visibilità e leggibilità.
Chi deve essere formato per la posa e la rimozione della segnaletica?
I lavoratori e i preposti coinvolti nella pianificazione, nel controllo e nell’apposizione della segnaletica stradale devono ricevere una formazione specifica coerente con le attività svolte.
L’Allegato II del D.M. 22 gennaio 2019 disciplina lo schema formativo per preposti e lavoratori addetti alle attività di pianificazione, controllo, posa, integrazione e rimozione della segnaletica destinata ai lavori in presenza di traffico. Il decreto affianca questa formazione agli obblighi generali previsti dal D.Lgs. 81/2008.
La formazione specifica deve essere collegata alle procedure effettivamente adottate: spostamenti a piedi, veicoli operativi, ingresso e uscita dal cantiere, emergenze, cantieri fissi e interventi in galleria sono tra gli ambiti trattati dall’Allegato I del decreto.
Per approfondimenti, leggi “Segnaletica di sicurezza dei cantieri stradali: norme e prassi di riferimento”
Quali DPI devono utilizzare gli addetti ai cantieri stradali?
I DPI devono derivare dalla valutazione dei rischi e non possono essere considerati un’alternativa alle misure tecniche, organizzative e collettive.
Il materiale INAIL sui cantieri stradali proposto di seguito dedica specifiche schede ad abbigliamento ad alta visibilità, calzature, otoprotettori, casco, protezioni per occhi e viso, guanti e protezione delle vie respiratorie. La dotazione concreta dipende dalla lavorazione e dai rischi individuati nel POS.
Nel contesto stradale l’abbigliamento ad alta visibilità assume particolare importanza, ma non elimina il rischio di investimento: deve inserirsi in un sistema che comprende organizzazione dei lavori, delimitazione, presegnalazione, separazione dalle corsie di traffico e procedure operative.
Fonte: Read More
