Lavoro notturno: le indicazioni Inail per prevenire i rischi attraverso alimentazione, sonno e organizzazione aziendale

Lavoro notturno: le indicazioni Inail per prevenire i rischi attraverso alimentazione, sonno e organizzazione aziendale

Alimentazione, sonno e microbiota: perché sono collegati. Il ruolo protettivo della dieta mediterranea. Cosa può fare l’azienda per i lavoratori notturni

Il lavoro notturno non rappresenta soltanto una diversa distribuzione dell’orario di lavoro. L’alterazione del ritmo circadiano può incidere sui meccanismi fisiologici che regolano sonno e veglia, metabolismo energetico e secrezione ormonale, con possibili conseguenze sulla salute e, indirettamente, anche sulla sicurezza durante l’attività lavorativa.

È questo il punto di partenza della pubblicazione Inail 2026 “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione”, elaborata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila). Il documento analizza gli effetti del lavoro notturno sull’organismo e individua una serie di misure preventive che coinvolgono alimentazione, qualità del sonno, attività fisica e organizzazione degli ambienti di lavoro.

Per i professionisti della sicurezza il tema assume particolare rilievo perché il lavoro notturno può influire non soltanto sullo stato di salute nel medio-lungo periodo, ma anche sulle prestazioni neurocognitive, sull’attenzione e sulla memoria, con un conseguente aumento del rischio di errori, infortuni e incidenti.

Quando si parla di lavoro notturno

Il documento Inail richiama innanzitutto la definizione contenuta nel d.lgs. 66/2003.

Per lavoro notturno si intende la prestazione svolta durante un periodo di almeno 7 ore consecutive comprendente l’intervallo tra le 00:00 e le 05:00.

È invece considerato “lavoratore notturno” chi svolge almeno 3 ore di lavoro durante tale periodo per almeno 80 giorni all’anno, fatte salve le diverse disposizioni eventualmente previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Per i lavoratori a tempo parziale il limite minimo viene riproporzionato.

L’Inail ricorda inoltre che il lavoro notturno è considerato usurante ai fini pensionistici, quando viene svolto in modo continuativo e regolare, secondo quanto previsto dal d.lgs. 67/2011.

La dimensione del fenomeno è significativa: secondo i dati Istat richiamati nella pubblicazione, nel 2022 i lavoratori notturni in Italia erano circa 3 milioni, in prevalenza uomini, con una presenza importante nei settori della sanità, dei trasporti e dell’ospitalità.

Lavoro notturno e alterazione del ritmo circadiano

Uno dei principali aspetti analizzati dall’Inail riguarda il cosiddetto disallineamento cronobiologico.

L’organismo umano segue infatti un ritmo circadiano che regola numerose funzioni fisiologiche lungo l’arco delle 24 ore. L’attività svolta nelle ore normalmente dedicate al riposo interferisce con questi meccanismi, alterando in particolare il ciclo sonno-veglia, il metabolismo e la secrezione ormonale.

Secondo il documento, questo disallineamento può contribuire a compromettere l’equilibrio metabolico sistemico e la funzionalità cardiovascolare. Gli studi epidemiologici e sperimentali richiamati dall’Inail evidenziano inoltre una relazione tra lavoro notturno e modificazione delle abitudini alimentari: cambiano gli orari dei pasti e aumenta la tendenza verso un’alimentazione quantitativamente o qualitativamente non equilibrata.

Tra i comportamenti osservati figurano un maggiore consumo di prodotti altamente processati, grassi saturi, zuccheri semplici e sodio, oltre a un possibile incremento dell’assunzione di caffeina nel tentativo di contrastare la sonnolenza derivante da un sonno di qualità insufficiente.

Quali effetti può avere il lavoro notturno sulla salute

Il quadro delineato dalla pubblicazione è ampio.

I lavoratori notturni risultano maggiormente esposti al rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, ictus, obesità, disturbi gastrointestinali, problemi della fertilità, alcuni tipi di tumore e disturbi psichiatrici quali depressione e ansia. Il documento richiama inoltre il disagio psicosociale e l’abuso di alcol.

Un aspetto particolarmente importante in chiave di prevenzione degli infortuni riguarda gli effetti sulle prestazioni neurocognitive.

La riduzione dell’attenzione e della memoria correlata al lavoro notturno può infatti determinare, secondo Inail, un aumento del rischio di errori, infortuni e incidenti, sia sul lavoro sia al di fuori dell’ambiente lavorativo.

Per chi si occupa di salute e sicurezza, quindi, la gestione del lavoro notturno non può essere ricondotta esclusivamente al rispetto formale dell’orario di lavoro: occorre considerare anche i fattori che possono incidere su vigilanza, affaticamento e capacità di mantenere adeguati livelli di attenzione durante il turno.

Alimentazione, sonno e microbiota: perché sono collegati

Il documento Inail approfondisce anche la relazione tra alterazione dei ritmi circadiani e comportamento alimentare.

Nei lavoratori notturni viene generalmente osservata una minore aderenza alla dieta mediterranea, associata a una qualità del sonno più bassa e a livelli superiori di ansia e stress.

Può inoltre verificarsi un aumento dell’appetito riconducibile a diversi fattori: maggiore disponibilità di cibo durante il turno, alterazioni della regolazione sonno-veglia e degli ormoni coinvolti nel controllo dell’appetito, oltre a elementi psicologici connessi alla pressione lavorativa. Ne può derivare un maggiore consumo di pasti ricchi di zuccheri e grassi saturi.

Turni notturni e pattern alimentari inadeguati possono inoltre influenzare negativamente composizione e funzionalità del microbiota intestinale, favorendo condizioni di disbiosi.

Il microbiota contribuisce al mantenimento dell’omeostasi dell’organismo, alla digestione dei nutrienti e alla difesa da agenti patogeni. Attraverso l’asse intestino-cervello partecipa inoltre alla comunicazione tra intestino e sistema nervoso centrale mediante segnali nervosi, ormonali e immunitari.

Il ruolo protettivo della dieta mediterranea

Tra le strategie nutrizionali indicate dall’Inail assume un ruolo centrale la dieta mediterranea.

Il modello alimentare basato su frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio extravergine di oliva può contribuire, secondo le evidenze richiamate nella pubblicazione, a mitigare alcuni effetti negativi del lavoro notturno.

In particolare, la dieta mediterranea presenta caratteristiche antinfiammatorie e antiossidanti, favorisce la sensibilità all’insulina e la salute cardiovascolare e può aiutare a limitare l’aumento di peso associato al lavoro a turni.

Inail sottolinea inoltre il possibile ruolo di questo modello alimentare nel mantenimento dell’eubiosi intestinale, privilegiando alimenti freschi e integrali e riducendo il consumo di prodotti altamente processati.

Il documento inserisce però la nutrizione all’interno di una strategia più ampia: l’intervento preventivo dovrebbe comprendere anche riduzione del consumo di alcol, cessazione del fumo, regolare attività fisica, corretta igiene del sonno e controllo strategico dell’esposizione alla luce ambientale.

Cosa può fare l’azienda per i lavoratori notturni

Una delle sezioni di maggiore interesse operativo della pubblicazione è quella dedicata a “Cosa fare in azienda”.

L’Inail osserva che durante i turni notturni la scelta degli alimenti può risultare fortemente condizionata dalla chiusura delle mense e degli esercizi commerciali. La prevenzione passa quindi anche dalle caratteristiche concrete dell’ambiente di lavoro.

L’organizzazione dovrebbe consentire ai lavoratori di disporre di alternative alimentari adeguate, ad esempio attraverso servizi di catering o delivery selezionati, ma soprattutto garantendo spazi attrezzati nei quali conservare, preparare o riscaldare gli alimenti portati da casa.

Tra le dotazioni espressamente indicate nel documento figurano sala ristoro, frigorifero, forno a microonde e bollitore.

Anche i distributori automatici assumono un ruolo non secondario: il loro assortimento dovrebbe essere diversificato e orientato verso alimenti più salutari, riducendo la disponibilità di snack eccessivamente dolci, salati, ricchi di grassi e poveri di fibre.

Un ulteriore elemento riguarda il coinvolgimento diretto dei lavoratori. Secondo Inail, i lavoratori dovrebbero partecipare alla progettazione e alla gestione delle iniziative di promozione della salute, in modo da aumentarne la consapevolezza rispetto agli effetti del lavoro notturno e alle misure preventive e, allo stesso tempo, valorizzarne esperienza e ruolo attivo.

Per RSPP, medici competenti e figure aziendali coinvolte nella prevenzione, queste indicazioni offrono quindi una chiave di lettura concreta: l’ambiente nel quale si svolge il turno può facilitare oppure ostacolare l’adozione di comportamenti protettivi.

Le indicazioni pratiche per chi lavora di notte

Accanto agli interventi aziendali, la pubblicazione dedica una sezione alle abitudini individuali.

Le principali indicazioni Inail possono essere sintetizzate in questo modo:

dormire, quando possibile, alcune ore nel pomeriggio prima del turno;
mantenere una struttura regolare dei pasti, con tre pasti principali e due spuntini nell’arco delle 24 ore;
consumare il pasto serale prima di iniziare il turno;
fare colazione prima del riposo successivo al turno;
se è necessario uno spuntino notturno, privilegiare frutta e/o verdura;
mantenere una corretta idratazione;
evitare le bevande stimolanti nelle ore precedenti il riposo;
ridurre o evitare l’alcol;
assicurarsi almeno 7 ore di riposo continuativo;
rendere l’ambiente destinato al sonno adeguato sotto il profilo di temperatura, oscurità e silenzio;
evitare l’uso di dispositivi elettronici nelle 1-2 ore precedenti il sonno.

Il riferimento nutrizionale resta la Piramide della dieta mediterranea aggiornata al 2025, che il documento utilizza anche per formulare specifiche raccomandazioni relative alla frequenza di consumo delle diverse categorie alimentari.

Le raccomandazioni nutrizionali della pubblicazione

La tabella 1 riportata a pagina 2 del documento raccoglie le raccomandazioni dietetiche destinate a soggetti adulti sani in età lavorativa.

Tra le indicazioni figurano il consumo quotidiano di frutta e verdura, la preferenza per cereali integrali, pesce e legumi, l’utilizzo dell’olio extravergine di oliva come principale condimento e la limitazione di sale, zuccheri, alcol, dolci, bevande zuccherate, carne rossa e salumi.

Sono inoltre indicate specifiche frequenze di consumo: per esempio, da 3 a 6 porzioni settimanali di legumi, da 2 a 3 porzioni di pesce e 1-2 porzioni di carne bianca. Le dimensioni delle porzioni devono comunque essere adattate al fabbisogno energetico individuale.

La tabella 2, a pagina 3, traduce questi principi in una distribuzione orientativa dei consumi durante la giornata, distinguendo tra colazione, spuntini, pranzo e cena e indicando quali alimenti privilegiare quotidianamente e quali consumare con frequenza settimanale o mensile.

Prevenzione del lavoro notturno: l’approccio deve essere integrato

Il messaggio conclusivo del documento Inail va oltre l’aspetto strettamente nutrizionale.

Gli interventi attuati nei luoghi di lavoro possono essere organizzativi, formativi e sanitari e, quando vengono progettati sulla base delle evidenze disponibili, possono contribuire a migliorare la salute fisica e mentale dei lavoratori e la qualità delle prestazioni.

Nel caso specifico dei lavoratori notturni, strategie personalizzate riguardanti sonno, attività fisica e alimentazione possono contribuire alla prevenzione primaria delle patologie croniche, al miglioramento del benessere psicofisico e, soprattutto sotto il profilo della sicurezza operativa, ad aumentare la vigilanza e ridurre l’affaticamento.

Per i tecnici della sicurezza questo rappresenta probabilmente l’elemento più importante della pubblicazione: il rischio correlato al lavoro notturno richiede una lettura multidimensionale.

Turnazione, recupero, organizzazione degli spazi, disponibilità di alimenti adeguati, informazione dei lavoratori, qualità del sonno e stili di vita costituiscono fattori tra loro collegati. L’obiettivo non è quindi intervenire su un singolo comportamento, ma creare condizioni organizzative capaci di sostenere nel tempo salute, vigilanza e capacità di svolgere il lavoro in sicurezza.

La pubblicazione “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione”, edizione 2026, è stata realizzata dall’Inail – Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale. Gli autori sono M.R. Marchetti, A. Martini, R. Bentivenga, A. Marinaccio ed E. Pietrafesa.

Approfondimenti

Per un quadro completo della problematica “Lavoro notturno: definizione, normativa e valutazione rischi

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