UNI/PdR 194: nuove regole per la certificazione di tubi e raccordi in PVC

UNI/PdR 194: nuove regole per la certificazione di tubi e raccordi in PVC

Scopri requisiti, controlli, audit e prove previsti per certificare tubi e raccordi in PVC e garantire qualità, tracciabilità e conformità

La nuova UNI/PdR 194:2026 definisce un quadro comune per la valutazione della conformità dei sistemi di tubazioni in PVC. Il documento disciplina controlli di fabbrica, audit, campionamenti, prove di laboratorio, sorveglianza sul mercato e gestione delle non conformità, con l’obiettivo di rendere più uniforme e trasparente la certificazione dei prodotti.

La prassi di riferimento, pubblicata ed entrata in vigore il 9 luglio 2026, è intitolata “Sistemi di tubazioni in PVC – Linee guida per la valutazione della conformità”.

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Cos’è la UNI/PdR 194:2026

La UNI/PdR 194:2026 è una prassi di riferimento elaborata dal tavolo tecnico “Valutazione di conformità tubi e raccordi in PVC”, condotto da UNI con la partecipazione di PVC Forum Italia, organismi di certificazione, Accredia e imprese del settore.

Non si tratta di una norma nazionale, ma di un documento pubblicato da UNI nell’ambito previsto dal Regolamento europeo n. 1025/2012, che raccoglie prescrizioni e procedure condivise dagli operatori coinvolti.

La prassi non introduce direttamente un obbligo legislativo generalizzato. Costituisce, tuttavia, il riferimento tecnico per le organizzazioni che intendono ottenere una certificazione di prodotto basata sul nuovo schema. Può inoltre essere richiamata nei capitolati, nei contratti di fornitura e nelle specifiche tecniche predisposte da committenti pubblici e privati.

A quali prodotti si applica

La UNI/PdR 194:2026 riguarda la valutazione della conformità di tubi e raccordi destinati a sistemi di tubazioni in PVC, sia in pressione sia non in pressione.

Il campo di applicazione comprende i prodotti disciplinati dalle seguenti serie di norme:

UNI EN ISO 1452, relativa ai sistemi in PVC-U per adduzione d’acqua, fognature e scarichi interrati o fuori terra in pressione;
UNI EN 1401, relativa ai sistemi in PVC-U per fognature e scarichi interrati non in pressione;
UNI EN 1329, relativa ai sistemi in PVC-U per scarichi a bassa e alta temperatura all’interno degli edifici.

La prassi riguarda quindi il prodotto fabbricato e immesso sul mercato, non l’esecuzione dell’impianto.

La posa delle tubazioni è esclusa

Un aspetto da evidenziare è l’esclusione delle attività di posa. La UNI/PdR 194:2026 non stabilisce requisiti per:

progettazione delle reti;
installazione delle tubazioni;
formazione dei posatori;
collaudo dell’opera nel suo complesso;
manutenzione del sistema installato.

La conformità disciplinata dalla prassi riguarda esclusivamente tubi e raccordi prodotti in fabbrica.

Per progettisti, direttori dei lavori e imprese installatrici, la certificazione può rappresentare un elemento utile per la selezione dei materiali, ma non sostituisce le verifiche progettuali e di corretta posa.

L’obiettivo della nuova prassi UNI/PdR 194:2026

L’obiettivo principale del nuovo documento è aumentare la fiducia del mercato nella conformità dei prodotti in PVC, attraverso uno schema di certificazione omogeneo e verificabile.

La valutazione deve essere effettuata da un organismo di certificazione indipendente di terza parte, accreditato secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17065 sulla base della stessa prassi di riferimento. Le prove devono invece essere affidate a laboratori operanti secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025.

Il sistema segue lo schema di certificazione di prodotto di tipo 5 previsto dalla UNI CEI EN ISO/IEC 17067. Esso non si limita alla prova iniziale di un campione, ma comprende:

valutazione iniziale del processo produttivo;
prove sui prodotti;
verifica del controllo della produzione in fabbrica;
sorveglianza periodica;
campionamenti presso il fabbricante e sul mercato;
mantenimento nel tempo della certificazione.

Il controllo della produzione in fabbrica

Il fabbricante deve istituire, documentare e mantenere un sistema di controllo della produzione capace di garantire la conformità continuativa dei prodotti alle norme dichiarate.

Il sistema deve comprendere procedure relative a:

controllo delle materie prime;
processo produttivo;
prove sul prodotto;
identificazione e manutenzione delle attrezzature;
taratura degli strumenti;
tracciabilità;
stoccaggio e movimentazione;
marcatura;
gestione dei reclami;
trattamento dei prodotti non conformi;
competenza e formazione del personale.

Le prove e le ispezioni devono essere registrate in modo da conservarne la tracciabilità anche quando vengono rilevate carenze o non conformità. L’organizzazione deve inoltre identificare chiaramente le figure responsabili delle attività di controllo.

Come funziona la certificazione

Il percorso delineato dalla UNI/PdR 194:2026 può essere suddiviso in quattro passaggi principali:

ispezione iniziale;
campionamento;
prove di laboratorio;
sorveglianza e mantenimento.

Ispezione iniziale dello stabilimento

L’ispezione iniziale serve a verificare se l’organizzazione possiede strutture, procedure, personale e attrezzature adeguate per produrre tubi e raccordi conformi.

L’audit comprende, in particolare, il controllo:

delle materie prime in ingresso e del relativo stoccaggio;
delle fasi del processo produttivo;
delle prove iniziali di tipo;
delle prove di verifica del processo;
delle prove di rilascio del lotto;
delle attrezzature di produzione e controllo;
della riferibilità metrologica e dell’incertezza di misura;
dello stoccaggio del prodotto finito;
dei reclami e delle non conformità;
dell’uso del certificato e dei marchi;
del piano di fabbricazione e controllo;
della rintracciabilità;
delle competenze degli addetti ai controlli e ai collaudi.

Il sistema impostato dalla prassi è strettamente collegato ai requisiti della UNI EN ISO 9001, pur mantenendo come obiettivo specifico la certificazione dei prodotti.

Campionamento iniziale

Durante l’ispezione iniziale, l’ispettore incaricato dall’organismo di certificazione preleva i campioni nello stabilimento, alla presenza di un rappresentante del fabbricante.

I campioni devono essere:

scelti casualmente;
rappresentativi della produzione;
disponibili in quantità e dimensioni sufficienti per l’esecuzione delle prove previste;
identificati in modo da garantirne la rintracciabilità.

Tubi e raccordi vengono suddivisi in gruppi dimensionali secondo le specifiche tecniche applicabili alle tre famiglie di prodotto.

L’organismo di certificazione deve predisporre un programma che copra prove iniziali e prove di mantenimento, applicando nel ciclo triennale un criterio di rotazione tra gruppi dimensionali, classi di pressione, classi di schiacciamento, tipologie di raccordo e sistemi di giunzione.

Cosa succede in caso di mancata produzione

La mancata disponibilità di un prodotto al momento dell’audit non elimina l’obbligo di campionamento.

L’organismo deve aggiornare il programma e recuperare il campione nelle verifiche successive, ricorrendo, quando necessario, ad audit supplementari.

Quando nel ciclo triennale non è possibile completare il piano, l’organismo può:

ridurre il campo di applicazione della certificazione;
sospendere specifici prodotti;
arrivare alla revoca del certificato.

Per reintegrare i prodotti nello scopo certificato devono essere effettuate le prove di terza parte o le prove testimone previste. Dopo una revoca, il produttore deve presentare una nuova domanda di certificazione.

La sorveglianza annuale

La conformità non viene verificata soltanto in occasione del rilascio iniziale del certificato. La produzione è sottoposta a sorveglianza continuativa attraverso:

prove di rilascio del lotto effettuate dal fabbricante;
prove di verifica del processo;
prove testimone svolte sotto la responsabilità dell’organismo di certificazione;
ispezioni periodiche presso lo stabilimento;
campionamenti dei prodotti presenti sul mercato.

La prassi prevede una visita ordinaria annuale presso ciascun sito produttivo e un campionamento di prodotti certificati sul mercato.

L’ispettore deve poter accedere ai reparti di produzione, ai magazzini e alle aree interessate dalle attività di controllo. L’accordo di certificazione può inoltre prevedere verifiche con breve preavviso o senza preavviso.

Le prove sui campioni

Almeno una volta all’anno vengono prelevati campioni presso il sito produttivo e sottoposti a prova presso un laboratorio accreditato o qualificato dall’organismo di certificazione secondo i criteri della UNI CEI EN ISO/IEC 17025.

La UNI/PdR 194:2026 stabilisce anche un controllo dei prodotti prelevati sul mercato. L’organismo di certificazione deve acquistare i campioni presso uno dei rivenditori dichiarati dal produttore, preferibilmente selezionando diametri differenti da quelli già verificati in fabbrica.

Prodotti conformi alla UNI EN 1329

Per tubi e raccordi destinati agli scarichi interni all’edificio, le prove previste sui campioni di mercato comprendono:

densità;
resistenza all’impatto;
diametro esterno;
spessore della parete;
temperatura di rammollimento Vicat, per i raccordi;
effetti del calore, per i raccordi.

Prodotti conformi alla UNI EN 1401

Per i prodotti destinati a fognature e scarichi interrati non in pressione sono previste verifiche su:

densità;
resistenza all’impatto;
diametro esterno;
spessore della parete;
Vicat, per i raccordi;
effetti del calore, per i raccordi.

Prodotti conformi alla UNI EN ISO 1452

Per i sistemi in pressione, le prove di mercato riguardano:

diametro esterno;
spessore della parete;
resistenza all’impatto;
resistenza alla pressione a breve termine.

Il produttore deve inoltre dichiarare il valore massimo di densità del prodotto certificato, espresso in g/cm³. L’organismo verifica la coerenza del valore dichiarato attraverso le prove sui campioni.

Come vengono gestite le non conformità

Quando un campione prelevato sul mercato non supera una prova, viene attivata una procedura straordinaria che coinvolge il produttore e l’organismo di certificazione.

L’esito negativo non viene comunicato al rivenditore presso il quale è stato effettuato il prelievo. I risultati sono gestiti in modo riservato dall’organismo, che informa il fabbricante e l’organismo di accreditamento.

Il fabbricante deve presentare:

il trattamento immediato della non conformità;
l’analisi delle cause;
la valutazione dell’eventuale estensione del problema ad altri lotti o prodotti;
le azioni correttive;
le modalità di verifica dell’efficacia degli interventi.

L’organismo di certificazione valuta il piano e, secondo un approccio basato sul rischio, può adottare provvedimenti di sospensione o revoca del certificato. Tutti gli eventi devono essere registrati e messi a disposizione dell’organismo di accreditamento.

Marchio UNI: quando può essere utilizzato

La certificazione può essere accompagnata dal Marchio UNI “Prodotti”, ma il suo utilizzo non è automatico.

Su richiesta dell’organizzazione, l’organismo di certificazione può concedere l’uso del marchio per i prodotti certificati secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17065 e la UNI/PdR 194:2026.

Per farlo, l’organismo deve:

sottoscrivere con UNI l’accordo per l’utilizzo del marchio;
stabilire regole per la concessione della licenza;
disciplinare l’uso combinato del proprio marchio e del Marchio UNI;
controllare le dichiarazioni di conformità associate;
verificare che il riferimento alla prassi sia corretto.

Il marchio attesta che i requisiti del prodotto sono definiti da una norma o da una prassi UNI e che l’organismo che ha rilasciato il certificato opera sotto accreditamento.

Quanto dura la certificazione

La certificazione prevista dalla UNI/PdR 194:2026 ha una validità potenzialmente illimitata. Ciò non significa, però, che il certificato venga rilasciato senza successive verifiche.

La sua validità è subordinata a tre condizioni:

superamento positivo delle attività annuali di mantenimento;
rispetto del piano triennale di campionamento;
assenza di sospensioni o provvedimenti di ritiro.

Lo stato di validità può essere verificato anche attraverso la banca dati di Accredia. Gli audit di sorveglianza devono essere svolti ogni anno e, secondo la prassi, hanno una durata pari a quella dell’audit iniziale.

Durata e organizzazione degli audit

Per l’audit iniziale la prassi indica una durata minima di:

un giorno-uomo, pari a 8 ore, per ciascun sito produttivo che utilizza tecnologie omogenee;
mezza giornata-uomo, pari a 4 ore, per ogni tecnologia di produzione aggiuntiva.

L’impegno può aumentare quando sia necessaria la partecipazione di esperti tecnici per completare le competenze del gruppo di audit.

Tutte le sedi operative pertinenti devono essere sottoposte a verifica almeno una volta nell’anno solare. La documentazione dell’audit deve individuare chiaramente il perimetro della certificazione, la sede legale e i siti produttivi interessati.

Quali competenze devono avere gli auditor

La UNI/PdR 194:2026 introduce requisiti specifici per la competenza del gruppo di audit.

Considerando complessivamente auditor ed eventuali esperti tecnici, il gruppo deve possedere adeguata esperienza nei sistemi di tubazioni in plastica. La prassi richiede, in particolare, esperienza presso enti che svolgono attività di valutazione della conformità oppure presso aziende produttrici del settore plastico.

Sono inoltre richieste conoscenze in materia di:

UNI EN ISO 19011;
UNI CEI EN ISO/IEC 17065;
UNI CEI EN ISO/IEC 17025;
UNI/PdR 194:2026;
schemi di certificazione;
norme di prodotto;
metodi di prova;
criteri di campionamento.

La qualificazione prevede attività di osservazione durante gli audit e almeno un audit concluso positivamente in affiancamento a personale già qualificato.

Il piano triennale di campionamento

L’Appendice B contiene un esempio operativo di piano di campionamento iniziale e di mantenimento.

Nella fase iniziale, i campioni devono rappresentare:

tipologia di prodotto;
gamma dimensionale;
sistemi di giunzione;
formulazioni;
classi di pressione;
tipologie di raccordo;
prodotti compresi nella richiesta di certificazione.

Per le prove iniziali di tipo, l’organismo può accettare rapporti presentati dal produttore, purché emessi da laboratori accreditati oppure da laboratori qualificati secondo i criteri applicabili della UNI CEI EN ISO/IEC 17025.

Il produttore deve anche dimostrare di aver eseguito le prove di rilascio del lotto, indicate come BRT – Batch Release Test, e le prove di verifica del processo, indicate come PVT – Process Verification Test.

Durante il mantenimento, la selezione deve ruotare nell’arco di tre anni, assicurando la rappresentatività dell’intera gamma certificata. Il piano deve essere aggiornato alla conclusione di ogni triennio.

Le figure B.1 e B.2, riportate alle pagine 12 e 13 della prassi, mostrano esempi di matrici per tubi e raccordi nelle quali incrociare diametri, classi di pressione, formulazioni, sistemi di giunzione, anni di prova e campioni prelevati presso i rivenditori.

La lista di riscontro per le verifiche ispettive

L’Appendice C fornisce una lista di riscontro informativa che può essere utilizzata durante gli audit.

La checklist è articolata in sei sezioni:

Sezione A – Informazioni generali
Comprende:

tipo di audit;
ragione sociale del fabbricante;
stabilimento verificato;
norma di certificazione;
certificato di riferimento;
famiglie di prodotto presenti durante la visita.

Sezione B – Processi del sistema
Verifica, tra gli altri elementi:

sistema di gestione;
processi produttivi;
gestione delle modifiche;
formazione del personale;
disponibilità delle norme;
controllo dei documenti;
subappalti;
tracciabilità;
reclami;
non conformità;
uso dei marchi.

Sezione C – Processo produttivo
Riguarda:

piano di fabbricazione e controllo;
accettazione delle materie prime;
controlli in produzione;
formulazioni;
prove iniziali di tipo;
modifiche del prodotto;
BRT e PVT;
attrezzature;
strumenti di misura;
stoccaggio;
imballaggio e trasporto;
marcatura.

Sezione D – Laboratorio del fabbricante
Controlla:

responsabilità e competenze;
prove qualificate;
procedure;
condizioni ambientali;
gestione degli strumenti;
incertezza di misura;
validazione del software;
conservazione dei campioni.

Sezione E – Campioni per prove esterne
Registra identificazione, quantità, metodo di prova, lotto, data di produzione e luogo di prelievo.

Sezione F – Prove in witnessing
Documenta le prove svolte alla presenza dell’ispettore, riportando strumenti, tarature, riferibilità metrologica, valore misurato, criterio di accettazione ed esito.

Il codice etico

L’Appendice D introduce un codice etico rivolto ai produttori e agli organismi coinvolti nella certificazione.

Il documento richiama principi di:

autonomia;
trasparenza;
integrità;
responsabilità;
correttezza;
tutela della reputazione del sistema di certificazione.

Un passaggio particolarmente rilevante riguarda i casi di sospensione o revoca: il produttore non dovrebbe rivolgersi a un diverso organismo per ottenere un certificato equivalente e aggirare il provvedimento adottato.

Il sistema di accreditamento deve favorire la circolazione delle informazioni necessarie affinché gli organismi possano conoscere le segnalazioni e operare in modo coerente.

Cosa cambia per i produttori di tubi e raccordi

Per i fabbricanti, l’applicazione della UNI/PdR 194:2026 richiede una gestione strutturata e documentata dell’intero processo.

Prima di presentare la domanda di certificazione sarà opportuno verificare:

aggiornamento del piano di fabbricazione e controllo;
procedure per materie prime e fornitori;
disponibilità delle norme tecniche applicabili;
qualificazione delle prove interne;
registrazione delle BRT e PVT;
adeguatezza del laboratorio;
taratura degli strumenti;
tracciabilità tra materie prime, lotto e prodotto;
gestione delle modifiche di formulazione o processo;
separazione dei prodotti non conformi;
controllo della marcatura;
gestione dei reclami;
disponibilità di campioni rappresentativi;
individuazione dei rivenditori presso cui effettuare i controlli di mercato.

Particolare attenzione deve essere dedicata alla copertura del piano triennale: una gamma molto ampia, con più diametri, classi, raccordi, formulazioni e sistemi di giunzione, richiede una programmazione accurata per evitare riduzioni del campo di certificazione.

Cosa cambia per organismi e laboratori

Gli organismi di certificazione devono predisporre uno schema conforme alla UNI CEI EN ISO/IEC 17065 e ai requisiti aggiuntivi della prassi.

Dovranno quindi definire:

criteri di competenza degli auditor;
durata degli audit;
piano triennale di campionamento;
procedure di sorveglianza sul mercato;
qualificazione dei laboratori;
modalità di gestione delle non conformità;
criteri di sospensione, riduzione e revoca;
regole per l’eventuale utilizzo del Marchio UNI;
registrazioni da rendere disponibili ad Accredia.

I laboratori dovranno dimostrare competenza tecnica sui singoli metodi di prova, disponibilità di attrezzature adeguate, controllo delle condizioni ambientali, riferibilità metrologica e corretta valutazione dell’incertezza di misura.

Le conseguenze per progettisti e stazioni appaltanti

La UNI/PdR 194:2026 non introduce nuovi criteri di progettazione e non disciplina la scelta del diametro o il dimensionamento delle reti.

Può però diventare un riferimento utile per qualificare i prodotti nei capitolati. Il progettista o la stazione appaltante potranno, ad esempio, richiedere che tubi e raccordi:

siano conformi alla norma di prodotto applicabile;
provengano da uno stabilimento sottoposto a sorveglianza;
siano coperti da certificazione di terza parte;
siano compresi nello specifico campo di applicazione del certificato;
siano identificabili e rintracciabili;
siano sottoposti anche a controlli sul mercato.

È importante verificare non soltanto l’esistenza del certificato, ma anche:

la sua validità;
il riferimento esplicito alla UNI/PdR 194:2026;
la sede produttiva coperta;
le norme di prodotto indicate;
le famiglie, i diametri e le classi effettivamente certificati.

UNI/PdR 194:2026: i punti chiave

La nuova prassi introduce un sistema organico basato su:

certificazione indipendente di terza parte;
controllo permanente della produzione;
audit annuali;
campionamento in fabbrica e sul mercato;
piano di prove con copertura triennale;
rotazione tra gruppi dimensionali e tipologie;
laboratori accreditati o qualificati;
procedure condivise per le non conformità;
possibilità di utilizzare il Marchio UNI;
requisiti specifici per la competenza degli auditor;
validità del certificato subordinata al mantenimento continuo.

La UNI/PdR 194:2026 non modifica le caratteristiche tecniche che tubi e raccordi devono possedere secondo le rispettive norme di prodotto. Definisce, invece, come tali caratteristiche devono essere verificate e mantenute nel tempo attraverso un sistema comune di audit, prove e sorveglianza.

L’elemento più significativo è il passaggio da una verifica limitata al singolo campione a un controllo esteso all’intera organizzazione: materie prime, produzione, laboratorio, personale, strumenti, tracciabilità, marcatura, rete commerciale e gestione delle criticità.

Per i produttori si traduce in maggiori esigenze di pianificazione e documentazione; per gli organismi di certificazione comporta criteri più uniformi; per progettisti, imprese e committenti offre uno strumento aggiuntivo per valutare l’affidabilità dei prodotti in PVC presenti sul mercato.

La UNI/PdR 194:2026 è scaricabile gratuitamente dal sito UNI

Approfondimenti

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