Aree idonee rinnovabili Toscana: approvata la proposta di legge regionale

Aree idonee rinnovabili Toscana: approvata la proposta di legge regionale

La Giunta Toscana approva la proposta di legge sulle aree idonee per impianti da fonti rinnovabili: novità per fotovoltaico, eolico, agrivoltaico, vincoli e semplificazioni

La Giunta regionale della Toscana ha approvato l’8 giugno 2026 la proposta di legge sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili.

Il provvedimento individua ulteriori spazi utilizzabili per fotovoltaico, eolico, agrivoltaico, idroelettrico, solare termico, termodinamico e fotovoltaico galleggiante, integrando il quadro definito dalla normativa nazionale.

Secondo la Regione, la Toscana produce già il 51% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Con il nuovo pacchetto normativo l’obiettivo è arrivare, entro il 2030, a circa due terzi della produzione energetica regionale da FER, valorizzando geotermia, fotovoltaico, eolico, idroelettrico e nuove soluzioni tecnologiche.

La proposta interesserà 157 dei 273 Comuni toscani e punta a coniugare sviluppo degli impianti e tutela del paesaggio, tema particolarmente sensibile in un territorio caratterizzato da un patrimonio storico, culturale e ambientale diffuso.

Quali sono le aree idonee in Toscana

La Toscana intende ampliare gli spazi disponibili rispetto a quelli già previsti dalla normativa nazionale. Tra le aree considerate idonee rientrano, in particolare:

aree del demanio pubblico;
aree degradate;
aree antropizzate;
superfici impermeabilizzate;
aree industriali e logistiche;
aree prossime alle infrastrutture viarie;
aree destinate ad autoconsumo e comunità energetiche.

Tra le novità segnalate rientra l’estensione alle aree prossime alle strade di interesse regionale, oltre a quelle già considerate dalla disciplina nazionale, e la possibilità di individuare aree a una distanza minima di 250 metri dai complessi industriali, sempre nel rispetto dei vincoli esistenti.

Fotovoltaico, eolico, agrivoltaico e impianti galleggianti

Il provvedimento non riguarda soltanto fotovoltaico ed eolico a terra. La proposta di legge considera anche:

solare termico;
solare termodinamico;
idroelettrico;
agrivoltaico;
fotovoltaico galleggiante.

Per gli impianti idroelettrici sono previste condizioni specifiche: l’idoneità è ammessa solo in assenza di nuove opere in alveo non integrate nelle briglie esistenti. Per il fotovoltaico sull’acqua, invece, l’impianto deve occupare meno del 60% della superficie del bacino o dell’invaso.

Agrivoltaico: continuità agricola e requisiti tecnici

Un capitolo specifico riguarda le aree agricole.

La proposta prevede limiti alla superficie agricola utilizzata destinabile agli impianti: fino all’1% della SAU a livello regionale e fino al 3% a livello comunale, salvo diverse soglie concordate con i Comuni.

L’agrivoltaico potrà essere favorito anche oltre tali limiti in presenza di aree agricole abbandonate, purché non ricadano in aree tutelate dal punto di vista paesaggistico e siano rispettate le condizioni previste dalla disciplina regionale.

Per accedere alle procedure semplificate, gli impianti agrivoltaici dovranno garantire la continuità dell’attività agricola o pastorale, coinvolgere un’azienda agricola e rispettare i requisiti tecnici che saranno definiti dalla Regione.

Aree non idonee e vincoli paesaggistici

La proposta individua anche casi in cui l’idoneità decade.

Per fotovoltaico, solare termico e termodinamico, la non idoneità opera nei beni tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e in una fascia di 500 metri dai relativi perimetri.

Per l’eolico il limite è più ampio: l’idoneità decade nei beni tutelati e in una fascia di 3 km. Per idroelettrico e fotovoltaico flottante, invece, la non idoneità riguarda aree protette e aree paesaggisticamente vincolate.

Previsto anche un meccanismo per evitare l’effetto cumulo: ogni impianto genera una fascia di rispetto entro la quale le ulteriori aree idonee decadono, così da prevenire concentrazioni eccessive di impianti sul territorio.

Procedure più veloci e piano di accelerazione

Il pacchetto approvato dalla Giunta comprende anche il mandato agli uffici regionali per la pubblicazione del PRIZAT, il Piano regionale delle zone di accelerazione.

Si tratta dello strumento previsto dalla normativa nazionale per individuare aree nelle quali favorire la realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili con iter più rapidi. La Regione evidenzia inoltre la volontà di prevedere procedure che, in determinati casi, non richiedano il rilascio della Valutazione di Impatto Ambientale.

Il piano sarà pubblicato nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica e resterà disponibile per 60 giorni, così da consentire a cittadini, enti e portatori di interesse di consultare la proposta e presentare osservazioni.

Monitoraggio annuale e ruolo degli enti locali

La Regione definisce la nuova disciplina come “dinamica”. L’idea è verificare ogni anno l’andamento della potenza installata rispetto agli obiettivi previsti e, se necessario, correggere la traiettoria.

Il monitoraggio sarà accompagnato da una governance condivisa con Comuni e Province, anche attraverso ANCI e UPI. Gli enti locali potranno contribuire all’aggiornamento della disciplina e proporre modifiche, compresa l’individuazione cartografica di nuove aree agricole idonee.

Inoltre, è prevista la pubblicazione di una mappa regionale aggiornata progressivamente, con dati georeferenziati sullo stato delle autorizzazioni e degli impianti presenti sul territorio.

Verso nuove semplificazioni autorizzative

Il pacchetto sulle aree idonee sarà completato con una seconda proposta di legge dedicata a ulteriori semplificazioni amministrative per il rilascio delle autorizzazioni.

La Regione intende utilizzare gli spazi consentiti dalla disciplina nazionale per sostenere gli investimenti nelle rinnovabili, in particolare nelle aree del demanio e del patrimonio regionale.

Per tecnici, progettisti, imprese ed enti locali, il provvedimento rappresenta quindi un passaggio importante: la nuova mappatura delle aree idonee potrà incidere sulla localizzazione degli impianti, sulla valutazione preliminare dei vincoli e sulla programmazione degli interventi legati alla transizione energetica.

Come progettare un impianto fotovoltaico nelle aree idonee

La nuova disciplina regionale rende ancora più importante la fase preliminare di valutazione dell’intervento: prima di avviare l’iter autorizzativo occorre verificare la localizzazione dell’impianto, la presenza di vincoli, la compatibilità con l’area individuata e le prestazioni attese.

Una volta accertata la possibilità di intervento, il progettista deve passare alla fase tecnica: dimensionamento dell’impianto, studio dell’orientamento e dell’inclinazione dei moduli, valutazione degli ombreggiamenti, stima della producibilità, analisi economica e predisposizione della documentazione.

Per gestire queste attività può utilizzare un software professionale per la progettazione di impianti fotovoltaici. Il programma consente di progettare impianti su copertura, a terra, su facciata o pensiline, partendo da zero, da file DXF/DWG o da modelli BIM IFC. Con la modellazione 3D/BIM è possibile definire il campo fotovoltaico, valutare l’irraggiamento solare, analizzare gli ombreggiamenti e ottenere elaborati tecnici e relazioni utili alla progettazione.

In questo modo il tecnico può trasformare la verifica normativa dell’area in un progetto fotovoltaico completo, coerente con le condizioni reali del sito e con gli obiettivi di produzione energetica.

 

 

 

 

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