Guida tecnica al calcestruzzo cellulare

Guida tecnica al calcestruzzo cellulare

Scopri  le caratteristiche del calcestruzzo cellulare, le norme, la corretta posa in opera e gli  impieghi in cantiere, con focus sui capitolati

Il calcestruzzo cellulare, noto anche come “calcestruzzo aerato autoclavato” o “calcestruzzo alveolare“, si configura come un materiale da costruzione leggero ad alte prestazioni, sviluppato agli inizi del XX secolo e progressivamente affermatosi in edilizia per la produzione di blocchi e pannelli, grazie alle sue peculiari caratteristiche fisico-meccaniche ed energetiche. Caratterizzato da una struttura microcellulare controllata, conferisce infatti stabilità chimico-fisica nel tempo e un equilibrio tra requisiti meccanici, termici e dimensionali che ne giustificano l’ampia diffusione nell’edilizia moderna.

A tal riguardo, il presente articolo esamina le caratteristiche tecniche e prestazionali del calcestruzzo cellulare, i riferimenti normativi UNI e tutte le applicazioni in edilizia; vengono dettagliati i requisiti di qualità, le modalità di posa in opera e, infine, l’analisi in merito al capitolato speciale d’appalto. La fornitura e posa in opera di elementi in calcestruzzo cellulare dovrà essere espressamente disciplinata mediante specifica voce di elenco prezzi e relativa descrizione tecnica, con indicazione delle caratteristiche prestazionali minime richieste, delle modalità esecutive e dei controlli di accettazione in cantiere.

Con il giusto software per i capitolati puoi impostare correttamente le voci di capitolato relative al calcestruzzo cellulare e definirne con precisione, già in fase progettuale, le caratteristiche prestazionali richieste.

Terminologia tecnica dei calcestruzzi leggeri

Nel settore delle costruzioni è frequente la confusione tra diverse tipologie di calcestruzzi alleggeriti: tuttavia, la normativa tecnica impone distinzioni rigorose basate sulla struttura dei vuoti e sul metodo di maturazione.

Il calcestruzzo cellulare si distingue nettamente dal calcestruzzo alveolare e dai calcestruzzi con inerti leggeri per la sua microstruttura omogenea e isotropa; mentre il calcestruzzo alveolare ottiene la sua porosità attraverso l’eliminazione della frazione fine degli aggregati, lasciando vuoti macroscopici tra i granuli di inerte grosso, il calcestruzzo cellulare autoclavato genera una porosità diffusa a livello microscopico tramite una reazione chimica controllata. La distinzione è fondamentale non solo ai fini delle prestazioni termiche, ma soprattutto per la stabilità dimensionale e la resistenza meccanica, che nell’AAC sono garantite dalla formazione di cristalli di Tobermorite idrata durante il ciclo in autoclave.

È, quindi, opportuno distinguere i vari termini utilizzati.

Calcestruzzo aerato autoclavato 
Il termine tecnico corretto, corrispondente all’inglese Autoclaved Aerated Concrete (AAC), descrive il materiale prodotto attraverso un processo di aerazione chimica e successiva maturazione in auto‐clave. Questa è la denominazione scientifica e normativa adottata nelle norme UNI EN e nella letteratura tecnica internazionale. Il calcestruzzo aerato si distingue per la caratteristica struttura porosa ottenuta mediante sviluppo di gas durante la fase di impasto.

Calcestruzzo cellulare
È il sinonimo più diffuso e ampiamente accettato nel contesto italiano. Il termine calcestruzzo cellulare fa riferimento alla struttura interna costituita da celle (o pori) chiuse e non comunicanti, uniformemente distribuite nella matrice cementizia. Questa denominazione è comunemente utilizzata nei capitolati d’appalto, nelle voci di computo metrico e nella comunicazione tecnico-commerciale.

Calcestruzzo cellulare autoclavato
Denominazione che enfatizza il processo di maturazione in autoclave, elemento distintivo che conferisce al materiale le sue proprietà meccaniche definitive. Il calcestruzzo cellulare autoclavato si distingue dai materiali cellulari non autoclavati per la formazione di silicati di calcio idrati cristallini (principalmente Tobermorite) che garantiscono stabilità e durabilità nel tempo.

Calcestruzzo autoclavato
Termine abbreviato che sottintende la natura cellulare del materiale. Il calcestruzzo autoclavato identifica univocamente il CAA nel linguaggio tecnico corrente, distinguendolo dal calcestruzzo ordinario che non subisce trattamento in autoclave.

Calcestruzzo alveolare
È importante distinguere il calcestruzzo alveolare dal calcestruzzo cellulare aerato autoclavato. Il calcestruzzo alveolare è un materiale diverso, prodotto utilizzando un inerte grosso di dimensioni uniformi (monogranulare), legato da pasta di cemento. Questo processo crea un sistema di vuoti (alveoli) intercomunicanti, a differenza delle celle chiuse e isolate del CAA. Il calcestruzzo alveolare trova applicazione principalmente in opere di drenaggio e alleggerimento, mentre il CAA è destinato a murature e tamponamenti con funzione di isolamento termico.

Norme di riferimento

Dal punto di vista normativo, i prodotti in calcestruzzo aerato per elementi murari sono disciplinati da:

UNI EN 771-4:2015 per blocchi da muratura (specifica requisiti prestazionali e marcatura CE) e UNI EN 12602:2016 per elementi armati prefabbricati. che ne definisce requisiti prestazionali, tolleranze dimensionali e criteri di marcatura CE

Secondo la UNI EN 771-4:2015, il produttore è obbligato a dichiarare:

resistenza a compressione, specificando la direzione del carico rispetto alle facce di posa;
stabilità dimensionale: valutata attraverso il valore di movimento dovuto all’umidità;
resistenza al gelo/disgelo: fondamentale per elementi destinati all’uso esterno senza protezione;
conducibilità termica: dichiarato per condizioni di progetto specifiche.

La norma classifica i blocchi in Categoria I o Categoria II. La stragrande maggioranza dei blocchi AAC utilizzati in ambito strutturale appartiene alla Categoria I, la quale prevede un controllo della produzione in fabbrica tale da garantire che la resistenza a compressione dichiarata non abbia una probabilità di insuccesso superiore al 5%.

UNI EN 206, per quanto concerne gli aspetti generali del conglomerato cementizio;
UNI EN 1992-1-1 (Eurocodice 2), per la classificazione dei calcestruzzi leggeri strutturali è trattata nella che inquadra i materiali con massa volumica ridotta ai fini del calcolo strutturale.

L’uso dell’AAC come materiale per muratura strutturale portante o per tamponature non portanti è disciplinato dalle NTC 2018: in particolare, stabiliscono che tutti i materiali e prodotti strutturali devono essere identificati e qualificati sotto la responsabilità del fabbricante.
Per l’impiego in zona sismica, le NTC 2018 impongono requisiti minimi di resistenza caratteristica fbk per gli elementi resistenti e di resistenza media fm per le malte di allettamento. Il calcestruzzo aerato autoclavato è esplicitamente menzionato come idoneo per la realizzazione di muratura portante ordinaria, previa verifica dei parametri meccanici e geometrici.

Composizione e processo produttivo

Il calcestruzzo cellulare è un materiale ecologico prodotto a partire da materie prime naturali e abbondanti; a differenza dei calcestruzzi tradizionali, non utilizza aggregati grossi come ghiaia o pietrisco. Il calcestruzzo autoclavato è un conglomerato cementizio leggero caratterizzato dalla presenza, all’interno della propria matrice, di una fitta rete di microcelle d’aria prevalentemente non comunicanti. Tali cavità, uniformemente distribuite, conferiscono al materiale una struttura porosa a matrice chiusa, assimilabile per morfologia a quella di un corpo spugnoso minerale.

Materie prime

I componenti principali sono:

sabbia silicea,
cemento portland,
calce (ossido di calcio),
acqua,
gesso,
agente espandente (polvere di alluminio).

Nel dettaglio

Componente
Funzione
Percentuale indicativa

sabbia silicea
aggregato principale, finemente macinato
60-70%

cemento portland:
legante primario
15-25%

calce (ossido di calcio)
reazione chimica con silice
5-10%

acqua
impasto e idratazione
variabile

gesso
regolazione tempi di presa
2-5%

polvere di alluminio
agente espandente
0,05-0,8%

Fasi del processo produttivo

Il processo industriale per la produzione del calcestruzzo è altamente controllato e si articola nelle seguenti fasi.

1. Preparazione e miscelazione: le materie prime (cemento Portland, calce, sabbia silicea) vengono dosate con precisione e macinate a umido per creare una miscela fluida e omogenea, chiamata “boiacca”.

2. Aerazione e lievitazione: la boiacca viene versata in grandi vasche o stampi metallici. A questo punto viene aggiunta la polvere di alluminio che reagisce con l’idrossido di calcio presente nell’impasto, sviluppando bolle di idrogeno gassoso. Questo processo, simile a una lievitazione, fa espandere la massa, generando bolle di idrogeno che “lievitano” la miscela e creano una struttura a celle chiuse piena d’aria.

3. Presa e solidificazione: l’impasto viene colato in grandi stampi. Il processo di espansione si arresta quando i leganti cementizi iniziano la fase di presa, solidificando la massa e intrappolando le bolle. L’idrogeno, essendo molto leggero, si disperde nell’atmosfera e viene sostituito da aria, che rimane inglobata nelle celle conferendo al materiale il suo eccezionale potere isolante.

4. Taglio: una volta raggiunta una consistenza solida ma ancora “morbida” (simile a una torta), il grande blocco viene estratto dagli stampi e tagliato con fili d’acciaio di alta precisione per ottenere blocchi, pannelli e altri elementi delle dimensioni desiderate.

5. Maturazione in autoclave: questa è la fase cruciale che conferisce al materiale le sue proprietà finali. I prodotti tagliati vengono inseriti in grandi autoclavi e sottoposti a un trattamento con vapore saturo a circa 190 °C per circa 11-12 ore, a una pressione di circa 190 bar. In autoclave avviene la maturazione idrotermale: la sabbia (silice) reagisce con la calce formando cristalli di silicato di calcio idrato, che conferiscono al materiale la sua resistenza meccanica stabile nel tempo.

In particolare, il trattamento in autoclave rappresenta l’elemento distintivo rispetto ad altre tipologie di calcestruzzi cellulari non autoclavati, garantendo maggiore omogeneità, resistenza meccanica e controllo delle deformazioni igrometriche.

Al termine del ciclo in autoclave, i blocchi di calcestruzzo cellulare autoclavato risultano pronti all’uso e presentano un volume composto per circa 20-30% da materiale solido e 70-80% da aria intrappolata in micropori.

Le diverse tipologie di prodotti e classificazione

Tipologie

In funzione del legante principale, esistono due tipologie del calcestruzzo aerato a seconda della maggiore o minore percentuale di calce e cemento: il calcestruzzo cellulare a base cemento (composto da sabbia, cemento, calce, gesso, acqua, alluminio) e il calcestruzzo cellulare a base calce (composto da sabbia, calce, cemento, acqua, alluminio) sebbene, in entrambi i casi, il prodotto finale è analogo poiché la reazione in autoclave converte i reagenti nel medesimo silicato di calcio idrato stabile.

Un’ulteriore distinzione va fatta tra il materiale autoclavato da quello ottenuto senza autoclave: il calcestruzzo aerato non autoclavato (detto anche “cemento cellulare in cantiere”) è prodotto con schiuma o agenti aeranti ma fatto indurire a temperatura ambiente ed ha prestazioni meccaniche e stabilità dimensionale inferiori e viene utilizzato soprattutto per sottofondi alleggeriti e riempimenti isolanti, dove non è richiesta elevata resistenza a compressione. Il calcestruzzo aerato autoclavato, invece, grazie al trattamento in autoclave, sviluppa una struttura cristallina robusta che gli conferisce proprietà meccaniche e durabilità superiori, sufficienti per realizzare elementi strutturali e di tamponamento con garanzie di qualità.

Classificazione

Il sistema costruttivo in CAA è completo e versatile, offrendo una vasta gamma di prodotti per ogni esigenza progettuale: la classificazione può essere effettuata in base alla funzione statica, alla destinazione d’uso e al formato dimensionale.

Blocchi per muratura non portante

Blocchi per tramezzature interne
Elementi con spessori ridotti, da 50 a 150 mm, caratterizzati da densità comprese tra 350 e 500 kg/m³. Sono destinati alla realizzazione di pareti divisorie interne senza funzione strutturale. Le caratteristiche principali includono:

peso ridotto (da 4 a 12 kg per blocco secondo le dimensioni);
facilità di movimentazione e posa;
lavorabilità eccellente per tracce impiantistiche;
buon isolamento acustico tra ambienti.

Blocchi per tamponamento esterno
Elementi con spessori maggiori, da 200 a 480 mm, utilizzati per realizzare le pareti perimetrali di edifici con struttura portante a telaio (in c.a., acciaio o legno). Le densità tipiche variano da 300 a 500 kg/m³ per ottimizzare le prestazioni termiche. Permettono di creare un involucro edilizio altamente isolante e leggero, spesso senza necessità di isolamento aggiuntivo (cappotto termico).

Blocchi per muratura portante
Elementi caratterizzati da maggiore densità (da 500 a 700 kg/m³) e resistenza a compressione (classe ≥ 4 N/mm² secondo UNI EN 771-4). Consentono la realizzazione di edifici interamente in calcestruzzo aerato autoclavato, con muratura portante fino a tre piani fuori terra in zona non sismica, secondo le prescrizioni delle NTC 2018.
I vantaggi delle murature portanti in CAA includono:

eliminazione dei ponti termici strutturali (assenza di pilastri e travi in c.a.);
omogeneità dell’involucro edilizio;
semplificazione delle lavorazioni in cantiere;
riduzione dei tempi di costruzione.

Elementi speciali

Per completare il sistema costruttivo e garantire continuità materica e prestazionale, sono disponibili elementi speciali:

Architravi armati
Elementi prefabbricati in CAA armato, dimensionati per sopportare i carichi gravanti sulle aperture di porte e finestre. Disponibili in diverse lunghezze (da 1,25 a 3,00 m) e altezze (da 175 a 365 mm), eliminano la necessità di casserature e getti in opera.

Blocchi a U (canaletta)
Elementi sagomati a sezione aperta, utilizzati per la realizzazione di:

cordoli armati in corrispondenza dei solai;
architravi gettati in opera per luci elevate;
irrigidimenti verticali (pilastrini integrati nella muratura);
velette e cassonetti per avvolgibili.

Il blocco a U permette di mantenere l’omogeneità termica della parete, evitando il ponte termico che si creerebbe con un cordolo in c.a. tradizionale.

Blocchi angolari e complementari
Elementi sagomati per la corretta realizzazione degli spigoli, delle mazzette di porte e finestre, e per l’adattamento a geometrie particolari senza necessità di tagli in cantiere.

Pannelli e lastre

Oltre ai blocchi, il calcestruzzo cellulare autoclavato viene prodotto sotto forma di pannelli, utilizzati per diverse applicazioni:

Pannelli per isolamento termico a cappotto (ETICS)
Lastre in CAA di spessore da 50 a 200 mm rappresentano un’alternativa minerale, traspirante e incombustibile ai sistemi ETICS con isolanti sintetici (EPS, XPS). Classificati in Euroclasse A1 di reazione al fuoco, eliminano le problematiche legate all’infiammabilità dei cappotti tradizionali.

Pannelli per solai e coperture
Elementi armati prefabbricati per la realizzazione di solai e coperture. Disponibili in spessori da 150 a 375 mm e lunghezze fino a 6,00 m, permettono la posa rapida senza necessità di puntellazioni
intermedie per luci contenute.

Pannelli per pareti
Elementi di grande formato per la realizzazione di pareti in tempi ridotti, particolarmente indicati per edifici industriali, commerciali e agricoli.

Elementi per coperture e solai

Il sistema in CAA comprende anche soluzioni per orizzontamenti:

Pannelli solaio armati: elementi autoportanti con armatura interna in acciaio.
Pannelli copertura: elementi sagomati per coperture inclinate.
Lastre di alleggerimento: per solai collaboranti con getto integrativo.

Caratteristiche tecniche principali

Il calcestruzzo cellulare rientra nella più ampia categoria dei calcestruzzi leggeri, ossia conglomerati cementizi caratterizzati da una massa volumica generalmente compresa tra 300 e 2000 kg/m³, sensibilmente inferiore rispetto a quella del calcestruzzo ordinario, tipicamente variabile tra 2200 e 2600 kg/m³. Nel caso specifico del calcestruzzo cellulare, i valori più ricorrenti per impieghi edilizi non strutturali si collocano frequentemente nell’intervallo 300–800 kg/m³, con classi superiori per applicazioni portanti.

La ridotta massa volumica è determinata dalla presenza di una struttura porosa omogeneamente distribuita all’interno della matrice cementizia. Tale porosità è ottenuta mediante l’introduzione di un agente espandente (generalmente polvere di alluminio) che, reagendo in ambiente alcalino, genera idrogeno e produce una micro-alveolatura diffusa. Il successivo processo di maturazione in autoclave, in ambiente saturo di vapore ad alta pressione, consente la formazione di fasi idrosilicate cristalline (tra cui la tobermorite), responsabili della stabilità dimensionale e delle prestazioni meccaniche del materiale.

Dal punto di vista prestazionale, la configurazione microcellulare comporta:

isolamento termico: grazie alla struttura a micro-celle chiuse, il materiale funge da barriera naturale al flusso di calore, consentendo di ridurre la capacità termica del materiale ed eliminare, così, la necessità di sistemi di isolamento a cappotto aggiuntivi;
resistenza al fuoco: favorito dalla natura minerale e dall’assenza di componenti combustibili, l’ACC è un materiale minerale incombustibile, classificato in Euroclasse A1 ai sensi della norma EN 13501-1. In caso di incendio, non emette fumi tossici né vapori nocivi, e la sua bassa conducibilità termica impedisce il surriscaldamento della faccia non esposta al fuoco;
assorbimento acustico: il materiale in questione ha buone proprietà di  assorbimento acustico, correlate alla dissipazione dell’energia sonora nella rete di vuoti interconnessi;
densità apparente: bassa, con conseguente riduzione dei carichi permanenti sulle strutture;
resistenza a compressione: calibrata in funzione della densità, idonea sia per murature non portanti sia, in specifiche classi, per murature portanti;
lavorabilità in cantiere: facilità di taglio e sagomatura e precisione geometrica, che consente posa con malta sottile o collanti specifici.

Alla luce di tali caratteristiche, il calcestruzzo cellulare si configura come un materiale tecnologicamente evoluto, in grado di coniugare leggerezza, prestazioni termo-acustiche e sostenibilità costruttiva, risultando particolarmente idoneo nei sistemi edilizi ad alte prestazioni energetiche.

Forme di impiego

In ambito progettuale, l’impiego del calcestruzzo cellulare deve essere valutato in funzione della destinazione d’uso (tamponamenti, tramezzature, elementi portanti, pannelli prefabbricati), delle classi di resistenza a compressione dichiarate dal produttore e delle prescrizioni normative vigenti in materia di sicurezza strutturale, efficienza energetica e requisiti acustici passivi degli edifici.

Il calcestruzzo aerato è impiegato prevalentemente sotto forma di:

blocchi per muratura portante e di tamponamento;
pannelli prefabbricati armati per pareti e solai;
elementi speciali (architravi, pezzi sagomati, componenti isolanti).

Gli elementi sono prodotti in stabilimento con controllo industriale del processo e forniti pronti per la posa in opera, garantendo uniformità prestazionale e conformità alle specifiche tecniche di progetto.

Indicazioni per la posa in opera

Una corretta installazione è la chiave per garantire la durabilità e le prestazioni di una muratura in calcestruzzo cellulare.

Malta collante: utilizzare esclusivamente la malta collante a giunto sottile (spessore 2-3 mm) fornita o raccomandata dal produttore. Va stesa con un’apposita cazzuola dentata su tutta la superficie orizzontale del blocco.
Posa del primo corso: il primo corso di blocchi deve essere posato su uno strato di malta tradizionale, perfettamente livellato, per correggere eventuali imperfezioni del solaio di base.
Giunti verticali: i blocchi con profili maschio-femmina si posano a secco sui giunti verticali. I blocchi con facce lisce o tagliati in cantiere devono essere incollati anche sul giunto verticale.
Giunti di dilatazione: le murature in CAA non devono essere incollate rigidamente alle strutture portanti (pilastri, travi). È essenziale lasciare un giunto elastico di 1-2 cm, da riempire con materiale comprimibile (es. schiuma poliuretanica, lana di roccia), per assorbire le diverse dilatazioni termiche ed evitare la formazione di crepe.
Correzione dei ponti termici: in corrispondenza di elementi strutturali in c.a., è necessario prevedere la correzione del ponte termico, ad esempio applicando pannelli isolanti minerali, per garantire la continuità dell’isolamento.

Capitolato speciale d’appalto e CAM

L’inserimento puntuale delle prescrizioni relative al calcestruzzo cellulare nel capitolato speciale d’appalto consente di garantire coerenza tra progetto esecutivo, requisiti prestazionali dell’involucro edilizio e obblighi contrattuali dell’Appaltatore, riducendo il rischio di contestazioni in fase di esecuzione e collaudo.

In particolare, nel documento in esame dovranno essere precisati almeno i seguenti parametri:

massa volumica nominale a secco, generalmente compresa tra 300 e 800 kg/m³ per impieghi non strutturali, ovvero superiore per applicazioni portanti;
classe di resistenza a compressione dichiarata dal produttore;
conducibilità termica dichiarata (λD) ai fini delle verifiche energetiche di progetto;
reazione e resistenza al fuoco, in conformità alla normativa vigente;
tolleranze dimensionali e categoria di planarità dei blocchi;
tipologia di malta o collante da impiegare (malta sottile specifica per AAC o malta tradizionale, secondo prescrizione progettuale).

La ridotta massa volumica del materiale, determinata dalla presenza di una microstruttura porosa omogeneamente distribuita nella matrice cementizia e ottenuta mediante processo di autoclavazione, comporta una significativa diminuzione dei carichi permanenti sulle strutture portanti. Tale aspetto assume rilevanza contrattuale in quanto incide sulle verifiche statiche e sismiche dell’opera, nonché sulle modalità di movimentazione e posa in cantiere.

Pertanto, dovranno inoltre essere disciplinati:

le modalità di stoccaggio in cantiere, atte a preservare l’integrità degli elementi e limitarne l’assorbimento di umidità;
le prescrizioni di posa in opera, inclusa la realizzazione dei giunti, l’inserimento di eventuali armature di rinforzo nei corsi di malta e la corretta esecuzione dei collegamenti con le strutture in c.a.;
i controlli di accettazione, con verifica documentale (marcatura CE, DoP) e, ove previsto, controlli dimensionali e prestazionali;
le modalità di contabilizzazione (a metro quadrato di muratura finita, comprensiva di sfridi e pezzi speciali, salvo diversa indicazione).

Voci di capitolato tipo
Si riportano esempi di voci di capitolato per opere in calcestruzzo aerato autoclavato:

Muratura di tamponamento
Muratura di tamponamento in blocchi di calcestruzzo aerato autoclavato conformi alla UNI EN 771-4, classe di densità [specificare], spessore cm [specificare], posati con malta collante a giunto sottile conforme alle indicazioni del produttore. Sono compresi: la fornitura e posa dei materiali, la formazione di spalle e sguinci, i tagli e gli adattamenti, gli sfridi, la sigillatura dei giunti alle strutture, la pulizia finale. È escluso: l’intonaco, la correzione dei ponti termici, gli architravi. Misurazione: in opera a m² di superficie effettiva con detrazione dei vani superiori a 1,00 m².

Tramezze interne
Tramezza interna in blocchi di calcestruzzo cellulare autoclavato conformi alla UNI EN 771-4, classe di densità [specificare], spessore cm [specificare], posati con malta collante a giunto sottile. Sono compresi: la fornitura e posa dei materiali, il livellamento del primo corso su malta, i tagli, gli sfridi, il giunto elastico in sommità e alle strutture verticali. È escluso: l’intonaco. Misurazione: a m² in opera con detrazione dei vani superiori a 1,00 m².

Requisiti CAM

Il nuovo decreto CAM (D.M. 24 novembre 2025) introduce requisiti specifici per i materiali da costruzione. Il paragrafo 2.4.3 – “Prodotti prefabbricati in calcestruzzo, in calcestruzzo vibrocompresso e in calcestruzzo aerato  autoclavato” stabilisce un requisito fondamentale: il contenuto di materia recuperata, riciclata o di sottoprodotto, deve essere pari ad almeno il 7,5% in peso sul peso totale del prodotto. I prodotti in calcestruzzo, in calcestruzzo vibrocompresso devono essere fabbricati con un contenuto di materia recuperata, riciclata o di sottoprodotto, pari ad almeno il 5% sul peso del prodotto.

Il calcestruzzo contribuisce, inoltre, al rispetto degli ulteriori criteri:

2.4.1 Emissioni in ambienti interni (inquinamento indoor)
2.5.4 Piano di riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti da C&D
2.3.17 Piano di decostruzione e demolizione selettiva a fine vita

La conformità a tale requisito non può più essere attestata tramite autodichiarazioni. Il decreto richiede prove documentali specifiche, tra cui:

Dichiarazione Ambientale di Prodotto di Tipo III (EPD), conforme alle norme UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025
Certificazione “ReMade in Italy®”
Certificazione tracciabilità dei materiali, rilasciata da un organismo di valutazione della conformità
Certificazione di prodotto secondo la prassi di riferimento UNI/PdR 88

Oltre al contenuto di riciclato, il calcestruzzo aerato autoclavato contribuisce positivamente al rispetto di altri criteri CAM, come quelli relativi alle basse emissioni di composti organici volatili (VOC) negli ambienti interni (par. 2.5.1) e alla progettazione orientata al disassemblaggio e alla riciclabilità a fine vita (par. 2.4.14).

Se lavori alla redazione di un capitolato o alla scelta dei materiali per un progetto edilizio, verifica le caratteristiche del calcestruzzo cellulare più adatto alle tue esigenze tecniche e consulta le specifiche prestazionali aggiornate per la tua opera con un software contenente i capitolati speciali pronti all’uso, sempre aggiornati e semplici da personalizzare.

FAQ

Qual è la differenza tra calcestruzzo cellulare e calcestruzzo alveolare?

Il calcestruzzo cellulare (CAA) presenta pori chiusi e non comunicanti, ottenuti mediante aerazione chimica e maturazione in autoclave. Il calcestruzzo alveolare ha invece vuoti intercomunicanti, ottenuti con aggregati monogranulari. Il CAA è destinato a murature isolanti, mentre l’alveolare è usato per drenaggi e alleggerimenti.

Il calcestruzzo aerato autoclavato può essere usato per murature portanti in zona sismica?

Sì, con limitazioni. Per murature a giunto sottile: in zone con agS ≤ 0,075g è consentito fino a 3 piani (10,5 m); in zone con 0,075g < agS ≤ 0,15g fino a 2 piani (7 m) con blocchi fb,k ≥ 5 N/mm². Oltre 0,15g non è consentito per murature portanti.

Quali sono i valori di conducibilità termica del calcestruzzo cellulare?

La conducibilità termica λ varia da 0,08 W/mK (densità 300 kg/m³) a 0,17 W/mK (densità 700 kg/m³). Questi valori permettono di realizzare pareti monostrato conformi ai requisiti energetici senza
cappotto termico.

Qual è la norma di riferimento per i blocchi in calcestruzzo aerato autoclavato?

La norma di prodotto è la UNI EN 771-4:2015 “Specifica per elementi per muratura – Parte 4: Elementi di calcestruzzo aerato autoclavato per muratura”. I metodi di prova sono definiti nella serie UNI EN 772.

Come si posa il calcestruzzo cellulare?

Il primo corso si posa su malta tradizionale livellata. I corsi successivi con malta collante a giunto sottile (2-3 mm), stesa con cazzuola dentata. I giunti verticali dei blocchi con profilo maschio-femmina restano a secco. È essenziale lasciare un giunto elastico (10-20 mm) tra muratura e strutture in c.a.

Quali sono i requisiti CAM per il calcestruzzo aerato autoclavato?

Il D.M. 23/06/2022 (par. 2.5.3) richiede un contenuto minimo di materia riciclata del 7,5% in peso. La conformità deve essere attestata mediante EPD, certificazione ReMade in Italy® o certificazione secondo UNI/PdR 88.

Il calcestruzzo cellulare è incombustibile?

Sì, è classificato in Euroclasse A1 (incombustibile senza prove). Offre resistenza al fuoco fino a REI 240 in funzione dello spessore, senza emissione di fumi o gas tossici.

 

 

 

Fonte: Read More