Pagamenti PA ai professionisti: quando scatta il blocco, quando è prevista la decurtazione

Pagamenti PA ai professionisti: quando scatta il blocco, quando è prevista la decurtazione

Pubblica amministrazione obbligata alla verifica di morosità fiscale in caso di pagamenti ai professionisti. La norma e le nuove soglie introdotte dalla legge di Bilancio

Il D.P.R. 602/1973 impone alle pubbliche amministrazioni – prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un compenso – di verificare, anche telematicamente, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento.

La morosità fiscale può comportare il blocco o la decurtazione del pagamento della parcella.

La norma ha subito un’importante modifica con la Legge di Bilancio 2026. Ecco cosa è importante sapere.

Blocco dei pagamenti PA ai professionisti: cosa prevede la norma

La norma che stabilisce il blocco dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni ai professionisti è l’articolo 48-bis del D.P.R. 602/1973.

Essa subordina il pagamento dei compensi ai liberi professionisti da parte delle pubbliche amministrazioni alla verifica della loro regolarità fiscale.

La verifica fiscale precede ogni pagamento di importo superiore a 5.000 euro, riguarda ogni tipo di incarico (dalle consulenze ai progetti fino alla rappresentanza legale) e riguarda tutti gli emolumenti, compresi quelli dovuti da soggetti diversi dalla Pa per incarichi con compensi a carico dello Stato.

La procedura prevede che prima di eseguire un pagamento di importo superiore a 5.000 euro, la PA inoltri, in via telematica, richiesta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

L’Agente delle Entrate, nei cinque giorni feriali successivi al ricevimento della richiesta, esegue le opportune verifiche. Se Agenzia delle Entrate-Riscossione comunica che il soggetto non risulta inadempiente oppure se entro i cinque giorni feriali successivi al ricevimento della comunicazione non ha fornito alcuna risposta, la PA provvede al pagamento.

Se da questa verifica emerge invece che il destinatario del versamento ha debiti scaduti per almeno 5.000 euro, l’ente pubblico sospende il pagamento per un periodo di 60 giorni, in attesa che l’agente della riscossione notifichi il pignoramento presso terzi.

La procedura, a decorrere dal 1° gennaio 2026, è stata estesa ai pagamenti maggiori di 2.500 euro effettuati in favore di dipendenti pubblici.

Non rilevano:

le somme che, sebbene siano state iscritte a ruolo, non sono state ancora “recepite” nella cartella di pagamento;
i debiti per i quali è stata ottenuta la rateazione, la rottamazione o la sospensione della riscossione;
gli avvisi di accertamento non esecutivi e di liquidazione;
gli avvisi di recupero del credito d’imposta;
gli avvisi bonari.

Pagamenti PA ai professionisti: le nuove soglie della Legge di Bilancio 2026

L’articolo 1, comma 725, della legge 199/2025 – aggiungendo il comma 1-ter all’articolo 48-bis del D.Lgs. 602/1972 – stabilisce che le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica, prima di effettuare il pagamento di un importo fino a 5.000 euro agli esercenti di arti e professioni per l’attività professionale svolta, anche in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato, verificano se i medesimi beneficiari siano inadempienti all’obbligo di versamento, derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare.

In caso affermativo, il relativo pagamento da parte delle amministrazioni andrà in favore:

dell’agente della riscossione, fino al completamento del debito rimanente;
del beneficiario, nel caso in cui parte delle somme superino l’ammontare del debito.

La nuova disposizione si applica a decorrere dal 15 giugno 2026.

Cosa cambia dal 2026 per i professionisti che lavorano con le PA?

Fino al 15 giugno 2026:

vige l’obbligo di verifica per pagamento di importo pari o superiore ai 5.000 euro;
scatta il blocco del pagamento in caso di debiti fiscali scaduti per almeno 5.000 euro;
per gli importi inferiori a 5.000 euro non vige l’obbligo di verifica degli adempimenti fiscali.

Dopo il 15 giugno 2026 si aggiunge un nuovo meccanismo automatico, specifico per i lavoratori autonomi:

l’obbligo di verifica è esteso a pagamenti al di sotto dei 5.000 euro;
in caso di morosità di qualunque importo, la PA provvede a versare direttamente all’agente della riscossione le somme a questi dovute e l’eventuale differenza al professionista.

In pratica, se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento di qualunque ammontare, è prevista una ”decurtazione” da parte della Pubblica amministrazione che sottrarrà l’importo dovuto al compenso da riconoscere per la prestazione professionale, entro il limite dell’importo effettivamente iscritto a ruolo (“fino a concorrenza del debito risultante dalla verifica”) consentendo comunque l’erogazione della parte eccedente.

In pratica, i compensi ai professionisti vengono ricalcolati al netto dei debiti fiscali: gli interessati non si vedranno fermare l’intero compenso, ma solo la quota necessaria a onorare il debito del diretto interessato.

Cosa vede fare il professionista per non rischiare il blocco o la decurtazione dei pagamenti?

Al momento, i professionisti che stanno per ricevere pagamenti da parte di una pubblica amministrazione dovrebbero richiedere l’estratto di ruolo all’agente della riscossione e controllare se sussistono debiti che potrebbero mettere a rischio la corresponsione dell’onorario.

 

 

 

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